Psicopedagogie e arte terapia incontri nel processo di apprendimento dell’insegnamento

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ARTICOLO ORIGINALE

MAINARDI, Maria Lucia Teixeira [1], AMARAL, Célia Regina Da Silva [2]

MAINARDI, Maria Lucia Teixeira. AMARAL, Célia Regina Da Silva. Psicopedagogie e arte terapia incontri nel processo di apprendimento dell’insegnamento. Revista Científica Multidisciplinar Núcleo do Conhecimento. Anno 05, Ed. 02, Vol. 03, pp. 39-54. febbraio 2020. ISSN: 2448-0959, collegamento di accesso: https://www.nucleodoconhecimento.com.br/formazione-it/psicopedagogie

Questo articolo tratta di una ricerca su Psychopedagogy, in cui due esperienze vissute in classe sono riportate e mirate a comprendere il processo di insegnamento che impara nei bambini con difficoltà a migliorare le loro prestazioni scolastiche e l’interazione con gli altri bambini. Le materie scelte erano due bambini: uno della scuola privata e l’altro di un’unità municipale di istruzione della prima infanzia, perché dimostravano difficoltà nel presentare il linguaggio, l’interazione e la socializzazione. Per questa ricerca sono stati eseguiti i concetti di Psicopedagogia e Art Therapy. L’obiettivo di questa ricerca era dimostrare che sia la Psicopedagogia che la Terapia artica possono essere facilitatori dello sviluppo cognitivo di questi bambini, considerando che l’incontro di attività di disegni, dipinti e modellazione agisce sulle emozioni dei bambini che hanno difficoltà a verbalizzare le loro scoperte nell’apprendimento.

Parole chiave: psicopedagogia, arteterapia, bambini, difficoltà, apprendimento.

INTRODUZIONE

Questo articolo tratta di una ricerca di una monografia in Psicopedagogia, in cui due esperienze vissute in classe sono riportate e mirate a comprendere il processo di apprendimento nei bambini con difficoltà per migliorare le loro prestazioni scolastiche, l’interazione e la socializzazione con altri bambini.

Le materie scelte erano due bambini: uno della scuola privata di istruzione della prima infanzia e l’altro di un’unità municipale di istruzione della prima infanzia, perché hanno dimostrato difficoltà nel presentare la lingua e l’interazione.

[…] anche se conosciamo le nozioni di terapia artistica perché include nel suo contesto il trattamento psicoterapeutico, che utilizza l’espressione artistica come mediazione (danza, teatro, musica e altri), la nostra conoscenza è ancora limitata, per quanto riguarda la rappresentazione plastica: disegno di pittura, incisione, modellazione, maschera, burattino. (PAIN, 1996, p.9)

Per questa ricerca, i concetti di Psicopedagogia e Art Therapy sono stati accoppiati.  L’obiettivo di questa ricerca era dimostrare che sia la Psicopedagogia che la Terapia artica possono essere facilitatori dello sviluppo cognitivo di questi bambini considerando che l’incontro di attività di disegni, dipinti e modellazione agisce sulle emozioni dei bambini che hanno difficoltà a verbalizzare le loro scoperte nell’apprendimento. Valorizzare il mondo giocoso con storie fiabesche, giocattoli a ruote come forma di ricostruzione interna.

La psicopedagogia e la terapia artistica hanno punti simili nella conduzione e nella prevenzione delle difficoltà nell’apprendimento dei bambini e hanno come diagnosi e intervento. I professionisti dovrebbero concepire un occhio acuto e una nozione acuta di comprensione per comprendere i messaggi che vengono trasmessi attraverso la forma non verbale di comunicazione.

A questo scopo è necessario osservare tutti i comportamenti presentati dal bambino come il suo camminare, il tono di voce, il suo “ritmo” generale tratta questo studio di problemi semplici e comuni, così come mostra la simboligia infantile e modi creativi di trattare in ogni caso.

La psicopedagogia, così come la terapia artistica, mira al benessere dello sviluppo e dell’equilibrio nel campo dell’apprendimento e nella consapevolezza di sé. E ha riferimenti teorici comuni che hanno definito concetti simili e che dice rispetto espressione di sé. È un’arte illimitata legata al processo terapeutico che trasforma ed espande il potenziale creativo.

Queste due aree di studio mirano al benessere, allo sviluppo, all’equilibrio, nel campo dell’apprendimento e dell’autoconsapevolezza. Pertanto, è un modo di lavorare utilizzando il linguaggio artistico come base di comunicazione cliente-professionale, vale a dire, insegnante – studente. E la sua essenza è la creazione non estetica e l’elaborazione artistica per la salute e l’apprendimento.

I linguaggi plastici, sonori, drammatici, corpo e letterari, che coinvolgono le tecniche di disegno, pittura, modellazione, costruzioni, suono, musicalizzazione, danza, dramma, poesia e giocattolo della ruota cantato. In questi follow-up, viene applicata anche una valutazione per dimostrare i risultati conseguiti.

A questa qualità della vita in un istituto scolastico che la scienza della Psicopedagogia si applica alla conoscenza della Psicologia che costituisce un modo di vedere e sentire il bisogno del bambino come elemento principale e percese esso il modo in cui è.

La rilevanza di questo articolo è l’associazione delle due aree della conoscenza, perché il lavoro psicopedagogico e l’arte terapeutica mirano alla crescita culturale emotiva per studenti e insegnanti, dal momento in cui forniscono il benessere dell’altro, In questo senso l’obiettivo generale di questo studio era: comprendere il processo di apprendimento nei bambini con difficoltà la loro scuola interattiva e le prestazioni affettive.

E come obiettivo specifico: identificare i bambini con maggiori difficoltà a verbalizzare attraverso il loro immaginario e confrontare le prestazioni tra i bambini frequentati attraverso La Psicopedagogia, avendo in questo processo la terapia artistica come facilitatore dell’insegnamento/apprendimento.

QUADRO TEORICO

BREVE STORIA DELLA PSICOPEDAGOGIA

La psicopedagogia è nata in Europa, all’inizio del secolo. I primi centri psicopedagogici sono stati fondati in Francia nel 1946 da J. Boutonier e George Mauco, che hanno cercato di ri-apt bambini con comportamenti socialmente inappropriati a scuola o a casa e assistere i bambini con difficoltà di apprendimento, anche se i bambini erano intelligenti, i centri hanno riunito la conoscenza della psicologia, psicocanalisi e pedagogia. (MERY, apud BARBOSA, 2000).

In Sud America i primi studi psicopedagogici sono emersi nel 1960, e in Argentina influenzati dalle correnti europee e a Buenos Aires negli anni ’70, sono emersi centri psicopedagogici.

In Brasile a Porto Alegre negli anni ’70 sono iniziati i corsi di formazione specialistica in psicopedagogia, concentrandosi sui problemi di apprendimento, avendo come uno dei principali diffusori il professore argentino Jorge Visca, che ha pubblicato attraverso un corso in diverse città brasiliane.

La psicopedagogia è nata come un’occupazione empirica a causa della necessità di assistere i bambini con difficoltà di apprendimento, le cui cause sono state studiate dalla medicina e dalla psicologia. Nel corso del tempo, che inizialmente era un’azione sussidiaria di queste discipline, è stato profilato come conoscenza indipendente e complementare, in possesso di un oggetto di studio (il processo di apprendimento) e risorse diagnostiche, broker e risorse preventive di propria. (VISCA, 1987, p.7).

La psicopedagogia non è una disciplina ma interdisciplinare, perché opera in vari settori della conoscenza, degli studi e delle opere nell’apprendimento umano, offre un campo di intervento i cui limiti sono ampi. Il processo di apprendimento umano stesso è un fenomeno complesso che coinvolge più fattori e sfida qualsiasi tentativo di spiegazione da un singolo discorso scientifico.

Secondo Fernandez (1990). L’essere umano impara dal suo organismo individuale ereditato e dal suo corpo costruito in modo spettacolare, da un’intelligenza costruita in modo interazionista, vale a dire il soggetto e l’ambiente in cui vive sono permeati da desideri, sia suoi o altri.

Questi apprendimenti si svolgono all’interno del legame umano, il cui primo nucleo è nella famiglia, perché l’essere umano è l’unico essere che ha bisogno, fino alla fine della sua vita, di imparare per vivere.

Allessandrine (1996) sottolinea che la psicopedagogia lavora prassi con la totalità dell’essere, permettendo allo studente di svilupparsi integralmente. Essa ritiene inoltre che sia un modo per lui di costruire la sua conoscenza e il processo di apprendimento permanente. L’autore è un master in Psicologia, Psicopedagogia e, Art Therapy ha studiato il costruttivismo di Jean Piaget e le sue conseguenze nei pensieri clinici, nel modo di pensare il mondo nell’universo della formazione concettuale e della costruzione cognitiva.

Per sintetizzare le teorie presentate, è stato elaborato un framework per comprendere la definizione degli autori dei concetti di base che supportano questo articolo.

Tabella 01: Definizione degli autori su alcuni concetti di base della ricerca

Concetti

                PSICOPEDAGOGIA ARTTERAPIA
ALLESSANDRINI: La psicopedagogia lavora prassi con la totalità dell’essere, consentendo allo studente di sviluppare il suo sviluppo integrale. Essa ritiene inoltre che sia un modo per lui di costruire la sua conoscenza e il suo processo di apprendimento per tutta la sua vita.

BARBOSA: L’apprendista è un numero intero; allo stesso tempo che ha aspetti comuni a tutti gli apprendisti, hanno una particolarità che si intreccia con le relazioni che stabilisce come mezzo al momento dell’interazione.

VISCA: La psicopedagogia è nata come un’occupazione empirica a causa della necessità di assistere i bambini con difficoltà di apprendimento, le cui cause sono state studiate da Medicina e Psicologia. Nel corso del tempo, che inizialmente era un’azione sussidiaria di queste discipline, è diventato oggetto di studio (processo di apprendimento) e risorse diagnostiche, broker e risorse preventive.

FERNANDEA: L’apprendimento è un processo la cui matrice è legare, giocoso e la sua radice del corpo; il suo dispiegarsi, creativo si mette in gioco attraverso l’articolazione: intelligenza, desiderio, equilibrio, assimilazione e alloggio.  

 

 

PAIN: La terapia artistica gioca un ruolo importante – di seguire il processo di apprendimento ed essere testimone della tua avventura, aiutando a superare gli ostacoli incontrati, considerando un punto di vista soggettivo. Pertanto, deve esserci uno standard nell’osservazione dei soggetti che svolgono un’attività creativa per decidere l’opportunità e il contenuto dell’intervento

CIORNAI: L’importanza della soggettività e dell’inconscio (“di ciò che influenza e pesa sulle scelte umane non obbediscono alle leggi cartesiane, alla logica razionale”) e alle immagini oniriche e pittoriche come elemento diagnostico e rivelatore di ciò che diventa rivelatore nelle opere di Freud, Jung.

FERGUSON: Riguarda gli studi sulla complessa soggettività umana e sulla sua trasformazione, vale a parte la trasformazione della coscienza: essere consapevoli della propria coscienza.

VALADARES; FUSI: L’arteterapia come processo per stimolare la creatività permette ai clienti di esprimere e comunicare idee ed emozioni, consentendo l’aumento dell’autostima e dell’espressione emotiva, riducendo la loro ansia.

JUNG: Il processo di individuazione è un’ingegneria tra il centro di auto-organizzazione da cui emana l’azione normativa che l’autore ha chiamato il “Nucleo Atomico” del nostro sistema Psyche.

Fonte: Raccolta dei ricercatori/2007.

DEFINIZIONE DI ART THERAPY

Secondo Pain(1996), queste attività hanno in comune l’obiettivo della rappresentazione visiva del dominio figurativo, dalla trasformazione della materia. Poiché è un’area recente, risalente al dopoguerra, è necessario prendere la parola “arte” nel senso che ha acquisito nella seconda metà del secolo, in cui non è più un mestiere della ricreazione della bellezza ideale, né è al servizio della religione o dell’esaltazione alla natura.

Questa osservazione costituisce un riconoscimento della rottura dell’arte contemporanea con quelle che l’hanno preceduta, chiedendo ai nostri tempi quale sia la funzione dell’arte e quale cambiamento sia possibile, dalla scelta delle tecniche da utilizzare e anche dall’ideologia del soggetto che la vive.

Il linguaggio dell’Arte terapia diventa ibrido, dalla consapevolezza che altri popoli utilizzano vari mezzi di arte terapeutica. Tuttavia, il disegno e la pittura sono quelli che più esprimono la contestualizzazione del “essere se stessi”, portando l’individuo servito ad acquisire una migliore qualità della vita, relazionandosi e integrandosi con il loro ambiente e con il mondo che li circonda.

Delle tendenze attuali, secondo Pain (1996), il lavoro in art therapy è il più vicino alla clinica psicoterapeutica, che considera l’attività plastica come un mezzo secondario perché attribuisce l’effetto terapeutico proveniente dagli scambi verbali intorno al contenuto del lavoro.

[…] anche se conosciamo le nozioni di terapia artistica perché include nel suo contesto il trattamento psicoterapeutico, che utilizza l’espressione artistica come mediazione (danza, teatro, musica e altri), la nostra conoscenza è ancora limitata, per quanto riguarda la rappresentazione plastica: disegno di pittura, incisione, modellazione, maschera, burattino. (PAIN, 1996, p.9)

 D’altra parte, l’Arte terapia sostiene l’individuo in modo che, attraverso le immagini acquisite nel suo universo interiore, dia un significato, esplorando ed purgando conflitti soggettivi.

L’arteterapia, per l’autrice, ha un ruolo importante che è quello di seguire il processo di apprendimento ed essere testimone della sua avventura, contribuendo a superare gli ostacoli incontrati, considerandoli, allo stesso tempo, da un punto di vista soggettivo e oggettivo. Per questo, è necessario avere norme nell’osservazione dei soggetti che svolgono un’attività creativa e, d’altra parte, decidere l’opportunità e il contenuto degli interventi.

Nel contesto del terapeuta è necessaria una grande capacità di concentrazione ogni volta che il processo di costruzione simbolica è considerato come un’avventura continua, in cui le trasformazioni successive sono più importanti del risultato finale. Secondo l’ultima definizione, Art Therapy:

[…] si basa sulla convinzione che il processo creativo coinvolto nell’attività artistica sia terapeutico e arricchente la qualità della vita delle persone. La terapia artistica è l’uso terapeutico dell’attività artistica nel contesto di un rapporto professionale da parte di persone che sperimentano malattie, traumi o difficoltà nella vita, così come da persone che cercano lo sviluppo personale. Attraverso la creazione di arte e la riflessione sui processi e le opere d’arte risultanti, le persone possono ampliare la conoscenza di se stessi e degli altri, aumentare l’autostima, affrontare meglio i sintomi, lo stress e le esperienze traumatiche, sviluppare risorse fisiche, cognitive ed emotive e godere e godere del fare vitalità del fare artistico. I terapisti d’arte sono professionisti con formazione sia in arte che in terapia. Ha conoscenze sullo sviluppo umano, la teoria psicologica, la pratica clinica, le tradizioni spirituali, multiculturali e artistiche e il potenziale curativo dell’arte. Usano l’arte nei trattamenti, nelle valutazioni e nella ricerca, offrendo consigli ai professionisti in aree correlate. Gli artherapisti lavorano con persone di tutte le età, individui, coppie, famiglie, gruppi e comunità. (AATA, 2003).

Allessandrini (1969), è stato l’implementatore di laboratori creativi e l’elaborazione di una metodologia per lavorare in laboratorio terapeutico, contestualizza che si tratta di uno spazio in cui il partecipante, attraverso un’attività artistica, esprime creativamente un’immagine, che viene elaborata nella scoperta e nella sensibilizzazione.

Pensare secondo il dolore Pain; Jarreau (apud ALLESSANDRINI, 1969) che considera l’atelier terapeutico come un luogo di avventura, in cui il partecipante sceglie i rischi che vuole correre, quando entra in contatto con il materiale che aveva affinità: un’azione interessante invece di una bella fare. Creare è esplorare mondi interiori, risvegliarsi attraverso la sensibilizzazione, dialogare e sentire il materiale che aflora le emozioni, condividendo e valutandone il risultato finale.

Per esplorare i mondi interiori è necessario comprendere l’altro con lo sviluppo umano, il suo tempo cosciente e inconscio.

La psicologia, secondo Winnicott (apud ALLESSANDRINI, 2004) ha studiato il meccanismo cosciente e inconscio della psiche. In questo senso, lo svelamento dei processi psichici di Freud, Jung, Winnicott e altri ci aiutano, in modo forte, a comprendere l’importanza di tali meccanismi nello sviluppo umano.

CASO DI STUDIO I

Questo articolo ha riguardato un resoconto dell’esperienza vissuta in un istituto scolastico pubblico comunale, con l’obiettivo di diagnosticare alcuni problemi di apprendimento, sullo sfondo del rapporto tra genitori e figli dell’educazione della prima infanzia. Questa analisi si verifica in base ai cambiamenti nel comportamento dei bambini durante il corso, così come sull’evoluzione nello sviluppo dell’apprendimento con i bambini con difficoltà a verbalizzare.

Il presente studio si è basato su osservazioni nel giardino I e II, in cui abbiamo trovato un bambino, il cui nome fittizio è (M) che presenta difficoltà di apprendimento, in particolare nel linguaggio e nella lingua, essendo di sei anni, studiando la mattina a Jardim l e nel pomeriggio a Jardim ll, sotto la cura dello stesso insegnante in entrambi i turni. Si sottolinea che un colloquio è stato condotto con i loro parenti, insegnanti e altri colleghi nelle loro classi.

Sappiamo che l’apprendimento nei primi anni scolastici è un fattore primario nello sviluppo dei bambini, sia a scuola che in famiglia, oltre ai fattori affettivi-emotivi che permettono al bambino di acquisire le sue conoscenze con grande successo. Pertanto, i preparativi di attività ludiche che coinvolgono motricità, concentrazione, equilibrio e percezione per verificare quali difficoltà di apprendimento (M) presentato.

L’articolo si basa sulla lettura dal punto di vista della Psicologia analitica strutturata da Carl Gustav Jung, in cui si pone l’accento sul rapporto tra la famiglia e l’apprendimento, perché secondo Jung (apud SARGO, 2005, p.57):

[…], la base indispensabile per lo sviluppo dell’Ego del bambino è il suo rapporto con la madre personale o il sostituto, che umanizza l’archetipo della Grande Madre, il cui standard è quello di fornire sicurezza e, soprattutto, protezione per la continuità dell’esistenza di questo essere. Questo archetipo è governato dai principi del piacere della fertilità, della sensualità, dell’emozione e della nutrizione.

Da,

 […] in questo ciclo, non solo ha un senso di nutrimento fisico, ma soprattutto di nutrimento affettivo. In questa misura, si comprende che il cibo dato senza affetto non è in grado di nutrirsi con la qualità in entrambi i casi (ibid. p.58)

Pertanto, è necessario che il rapporto del bambino con la madre nei primi mesi di vita sia indispensabile e di carattere eccezionale.

Durante l’intervista con genitori e nonni è stato osservato che la nascita di (M) è stata un po’ problematica, dal momento che il bambino in questione è nato dal normale parto a casa con otto mesi di gestazione, ricoverato in ospedale a Santa Casa de Miseric-rda per una settimana, a causa della presentazione di macchie sul suo corpo, chiamato cianosi. Come riporta anche sua madre (M) è sempre stata una bambina debilitata incline alle malattie, e fino all’età di quattro anni è stata trattata con farmaci per polmonite e solo dopo una certa consultazione con la polmonologa è stato rilevato un problema cardiaco, che l’ha portata a essere costantemente medicata con farmaci controllati e a doversi visitare periodicamente dai medici , oltre a fare regolarmente i test.

(M) presenta difficoltà nel linguaggio, vale a dire il linguaggio e, per questo motivo, la sua scrittura, vale a dire i suoi documenti o codici scritti non sono ancora abbastanza sviluppati per la sua età. Poi, i suoi insegnanti chiesero a sua madre di chiedere l’aiuto e l’accompagnamento di un logopedista. Così, la madre del bambino ha chiesto un rinvio al medico, tuttavia, questa signora aveva perso il ruolo, la guida medica, per un tale specialista.

Quello che possiamo osservare e rilevare durante le nostre interviste con i genitori di (M) è interessante in quanto ci sono somiglianze nei comportamenti dei genitori con il bambino, perché il tono della voce è basso e molto cauto quando si esprime; non sono per parlare molto, ma per osservare molto; parlano solo quando sono istigati. Inoltre, sia i genitori che le persone che vivono con (M) non hanno l’abitudine di leggere e parlare tra loro; la madre svolge solo i compiti della casa, come se fosse il suo obbligo totale e non dimostra alcuna voce di comando per i suoi figli; sono figure apatiche, con espressioni molto tristi e sofferenti.

Per quanto riguarda l’interazione in classe, ha difficoltà a relazionarsi, perché rileviamo che lui/lei non può completare le attività proposte. In pochi istanti inizia, ma poi rinuncia a procedere. Abbiamo identificato in (M), che non ha reagito agli stimoli ed è quasi sempre apatico.  Durante le attività sviluppate in gruppo, cerca sempre di allontanarsi.

Abbiamo notato, quindi, che si esprime molto di più dopo gli interventi, anche se in modo debole e precario, perché ha una buona coordinazione motoria spessa (corsa, salto e superamento ostacolo). Alla fine del secondo semestre si è scoperto che il bambino si stava già esprimendo volontariamente, per esempio, che sarebbe andato in bagno, sorridendo quando sua madre è arrivata a prenderlo, oltre ad aver ripetutamente mostrato interesse a maneggiare il giocattolo alfabyte, preso per eseguire interventi psicopedagogici, tra cui dover parlare con (M) che c’erano altri meccanismi, vale a dire altre forme di scrittura come la matita , per esempio, dal momento che si è rifiutato di registrare i suoi codici scritti in questo modo semplice. (E) attraverso un sacco di conversazione per convincere se stessa e attraverso la collaborazione di alcuni bambini e gli insegnanti che l’hanno accompagnata.

Alla luce della Psicologia Analitica di Jung è stato verificato che la difficoltà di (M) nell’apprendimento deriva dalla mancanza di maggiore contatto fisico, affetto, regole didattiche, sia da parte della madre che del padre, perché non ha voce di comando, maggiore dialogo con il bambino, dimostra solo una certa iperprotezione.

Per Jung (apud SARGO, 2005, p.166):

 Sappiamo che le implicazioni delle relazioni interpersonali nel processo di apprendimento sono senza dubbio indiscutibili. Una relazione insoddisfacente può creare conflitti nei bambini che generano oltre a difficoltà specifiche (scrittura, lettura, ragionamento) come la dispersione dell’apatia e l’indisciplina. Questi comportamenti sono sintomi generati da meccanismi di difesa, utilizzati da bambini e adolescenti contro le influenze esterne degli adulti, in modo che possano darsi, senza essere disturbati, ai processi interni della fantasia (p.166)

CASO DI STUDIO II

Questo caso e studio di osservazione aveva come principio il monitoraggio dello sviluppo dell’apprendimento dello studente (E), nome fittizio, dello studente del Giardino I di una scuola privata. Monitorare la crescita di un bambino è come piantare un seme e vederlo germogliare gradualmente, con alcuni momenti di interruzione causati da malattie come l’influenza, allergie e altri che spesso impediscono al bambino di andare a scuola con più soddisfazione.

Per iniziare, un’intervista con la madre del bambino per conoscere lui (E.), e anche sulla sua famiglia. La madre del bambino ha riferito di aver avuto una gravidanza normale, senza problemi: aveva cure prenatali e aveva un buon follow-up medico. Tuttavia, la sua consegna era Cesarian, perché il bambino aveva l’ombelico avvolto intorno al collo. Dopo la nascita, pochi giorni dopo, la madre si rese conto che il bambino aveva la pelle giallastra e gli occhi. Preoccupata, l’ha portata dal pediatra che l’ha informata che si trattava di ittero e che avrebbe dovuto prendere il sole ogni mattina prima di fare il bagno. (E) è il secondo figlio e ha cinque anni. (E) sviluppato molto bene, kittenu, camminato al momento giusto, imparato nel suo spazio, cioè, nella sua casa, per salire, scendere e riconoscere i suoi limiti. Fino a un anno i suoi genitori vivevano ancora insieme e all’età di due ne facevano parte e da allora si è capito quanto mancasse la presenza del padre. Questa mancanza ha cominciato a interferire con l’apprendimento e l’accordo per sviluppare le loro attività. Queste scoperte sono state rilevate in Jardim l, perché quest’anno è in Jardim ll. In una delle interviste con gli insegnanti di (E.), ci ha informato sul rapporto con gli amici in classe e se durante le attività ha sviluppato bene la coordinazione motoria fine e spessa.

Gli insegnanti hanno riferito che socializza bene con i suoi amici, tranne che con un ragazzo della stessa età, più con una dimensione fisica molto più grande e che ci è voluto un po ‘di tempo per abituarsi alla studentessa. Ed è stato anche riferito che l’intero processo di sviluppo è stato buono in alcuni parametri secondo l’insegnante, ma ha avuto un grande carico emotivo che gli ha impedito, per esempio, di partecipare alle attività festive che richiedevano danza, movimento con il corpo, citando come esempio una delle presentazioni del giorno della festa di giugno in cui tutti gli amici di (E) ballavano la tipica danza carimb , ma è diventato statico e non aveva nessuno che lo fa muovesse.

Le sequenze di osservazioni riguardanti l’apprendimento si basavano sulle attività proposte nell’ambito del programma scolastico. L’insegnante ha inoltrato le attività e ha sempre detto “Non so come fare questo” e non ha mostrato alcun interesse a guardare a ciò che gli altri stavano facendo. Il più delle volte era sempre accompagnato dalle sue bambole legate ai disegni guardati dalla televisione, con cui parlava ed era distratto.

Dopo una serie di osservazioni continue è stato percepito la sua sicurezza (E.) quando sono state registrate le attività psicopedagogiche con enfasi sull’arte terapeutica, è sempre iniziato con la sensibilizzazione, lavorando il respiro in modo che ci fosse un rilassamento e i bambini erano più a loro agio per la scelta del gioco. Quando è stato fatto un giocattolo della ruota, i bambini sono stati invitati a scegliere tra la canzone “Tante arance mature” o “Tutti gli anatroccoli sanno nuotare”. Hanno scelto “Tante arance mature”.

Questa canzone parla di colori, istigando l’apprendimento, lasciandoli più sciolti, più partecipativi e senza resistenza. E ‘stato il caso di (E.) in quel momento il punto chiave è capitato di farti partecipare. Uno scherzo è stato eseguito nella casa di (E), perché la madre vorrebbe partecipare a questa attività di terapia artistica. Partecipò, imitò i movimenti che chiese di voltare le spalle. Dopo che il giocattolo ruota era finito, gli è stato chiesto di prendere il materiale, matite, fogli di carta sulfite. E in silenzio ognuno sedeva al suo posto e cominciò a disegnare: si osservava il suo potenziale creativo e ciò che poteva rivelarci con la sua storia.

È giunto il momento per (E) di condividere il suo disegno, perché è finito prima, cosa che non ha fatto prima quando ha applicato la terapia artistica. Tutti dovevano finire, anche perché era un gruppo di cinque bambini. Chiedendo loro chi vuole parlare del tuo disegno? (E) -risposta: Io! Ha descritto il suo disegno in questo modo: “Questi qui, (nel caso in cui fosse in cima al giornale), questi che sono qui sono le nuvole” quel giorno pioveva e ha detto che aveva molta paura della pioggia e del tuono e proprio sul piè di pagina della pagina ha attirato i bambini a giocare a ruota e mi ha detto che erano le arance mature, rivelando –” Questi ragazzi sono felici perché stanno tutti ballando , forse si riferiva alla persona stessa.

Si percepisce che il suo rifiuto di fare il lavoro scolastico era associato ai giochi e, da quel giorno in poi, (E.) ha fatto tutti i compiti senza lamentarsi.

Secondo Rubinstein (1999, p.32):

Sperimenta il “non sapere” con una condizione da conoscere. Essere in grado di vivere un processo di insegnamento/apprendimento in cui il terapeuta può anche mostrarsi nel suo processo di apprendimento e in cui è presente anche il “non sapere”, nel senso che non ha la risposta a tutto per affrontare l’errore in senso costruttivo e anche carente, nel senso della nostra incompletezza, deve essere costantemente presente nel processo di intervento. Sperimentare durante il trattamento questi due aspetti contribuirebbe certamente alla costituzione di un soggetto che impara in modo creativo e produttivo.

E in questo modo si percepisce quando un bambino ha bisogno di maggiore attenzione, oltre all’insegnante stesso che si comprende come una persona che affronta le sfide, l’angoscia e la tristezza dei bambini e la loro non conoscenza. Dai lati dell’arte psicopedagogica e terapeutica, è necessario imparare ad affrontare questi problemi che infastidiscono le anime dei bambini. A questo proposito, fare un’analogia con la saggezza delle api per costruire la conoscenza e nuovi follow-up per migliorare la qualità del loro miele. Questa è un’analogia con le scoperte dei bambini nel loro apprendimento.

Le api hanno una regina che mostra o si erge come guardiano dell’alveare, mentre gli alveari vanno a caccia per la quale il fiore migliore darà un buon miele, vale a caso, il risultato alla fine del loro lungo lavoro. Questo accompagna lo sviluppo e l’apprendimento di un bambino: ciò che accade su questo percorso sarà la responsabilità dei genitori e degli insegnanti nella produzione della consapevolezza di essere se stesso, onde e oscillazioni che rappresentano la crescita cognitiva del bambino.

CONCLUSIONE

Si ritiene che, una volta raggiunta la fine di questo articolo, gli obiettivi siano stati raggiunti, sia nell’arte psicopedagogica che terapeutica, perché si percepisce che gli strumenti di lavoro utilizzati erano innovativi e che i bambini studiati hanno avuto l’opportunità di riscoprirsi come veri studenti.

Nel caso del bambino (M.) l’uso dello strumento Alphabyte, che sarebbe fuori dalla sua portata, vale a dire, fuori dalla sua realtà ha causato la sua performance in relazione alla scrittura (codici) e il discorso per migliorare in modo significativo. E come accennato dall’insegnante, i genitori del bambino sono persone ospitate, perché non insistono a cercare il trattamento appropriato per esso. Ma queste domande possono servire da esempio in modo che in futuro (M), rivendicare i vostri diritti come cittadino e continuare alla ricerca di una migliore istruzione e non diventare più inerte o ospitate, come i vostri genitori.

Nel caso II il bambino (E) che ha trovato in un semplice strumento, come la massa di modellazione, un mezzo per creare situazioni familiari che vorrebbero che si verificasse nella loro vita reale, trasmesse, l’insegnante e la ricercatrice, che potrebbero esprimersi molto bene con altri mezzi, non solo con il linguaggio orale, ma con il linguaggio dell’arte.

Un punto esposto in questo articolo è stata la costruzione della conoscenza in tutta la rete didattica, in cui ci sarebbe stata la pianificazione del progetto e il ruolo di mediazione dell’insegnante.

Sempre partendo dalla nozione che l’apprendimento avviene quando l’individuo nasce e che lo sviluppo e l’apprendimento si costituiscono a vicenda, in un’unità dialettica, l’oggetto dello studio interagisce con il mondo, dando all’educazione un ruolo fondamentale.

Per questo motivo, non si può vedere l’educazione della prima infanzia solo come un luogo di svago, cura o preparazione dell’apprendimento futuro, ma come uno spazio per la costruzione della conoscenza e l’espansione dell’universo simbolico dei bambini.

Partendo dalla concezione storico-culturale, tutti coloro che fanno parte di questa rete educativa infantile fungono da mediatori tra il bambino e la conoscenza. Non siamo osservatori della maturazione del bambino, né di coloro la cui responsabilità principale è solo quella di trasmettere informazioni assorbite. Come mediatori, li mettiamo in contatto con diversi contenuti o modi per trovarli e li aiuteremo criticamente a farli prosefare. I bambini e la conoscenza emergeranno res-significati in ogni incontro, perché a partire dalle conoscenze precedenti già acquisite dal bambino, l’insegnante indicherà il percorso di nuovi contenuti concettuali.

L’insegnante diventa un intercessore, vale a essere quello che promuove l’intercessione tra il bambino e la conoscenza, indicando, ad ogni intercessione, le sue possibilità di nuove connessioni con altri campi della conoscenza, causando l’emergere della nozione di costruzione della conoscenza in rete.

Avendo questa conoscenza, va considerato che il soggetto che impara deve essere coinvolto in trasformazioni costanti e che cambia dopo ogni nuova interazione. Dopo tutto, soggetto e mezzo non esistono come istanze isolate, perché ciò che ognuno è, in ogni momento, è definito dalle loro interazioni che provocano continuamente nuove configurazioni.

La costruzione della conoscenza, in questa prospettiva, dovrebbe essere legata a progetti che hanno come tema eventi sociali che i bambini stanno vivendo al momento o eventi culturali che sono previsti nel programma scolastico (come la visita a mostre o escursioni) o che sono decisi e pianificati da bambini e / o insegnanti. Questo li porterà alla necessità di una divisione dei compiti e alla ricerca di informazioni in diverse fonti, che porterà all’apprendimento collaborativo e alla produzione di conoscenze tanto desiderate in rete.

Abbiamo la chiarezza che l’asse tra Psicopedagogia e Terapia Art, svelato in questo articolo, è di fondamentale importanza, al fine di rassegnare le dimissioni dell’incontro del bambino con la conoscenza, pur affrontando molti ostacoli. Tale incontro dovrebbe essere vissuto a scuola come qualcosa di attraente, necessario per la vita e la cittadinanza.

Si conclude – che dobbiamo contare sull’aiuto e l’aiuto di altri professionisti specializzati (psicopedagoga, logopedista, art terapeuta e altri), insieme con l’insegnante nell’universo scolastico, in modo che le possibilità di far progredire lo sviluppo dei bambini siano più piene e più vere, in modo che, infine, tutti nel prossimo futuro abbiano più opportunità nella loro istruzione.

Si suggerisce che nuove ricerche siano condotte nel settore della terapia artistica con Psychopedagogy qui a Belém do Parà e che a questi professionisti siano date opportunità, perché queste due specialità contribuiscono in modo speciale con gli insegnanti nella vita di tutti i giorni per capire i fatti che sperimentano in classe, dal momento che spesso hanno fondamento. A questo punto, l’insegnante avrà più partecipazione ai discorsi delle leggi della scuola, aiutando a capire perché ascoltare i bambini o dialogare con loro, partendo dal punto di vista del bambino, andando alla ricerca della comprensione delle loro preoccupazioni e desideri, così come i loro meccanismi di apprendimento, riconoscendo che il bambino dovrebbe svilupparsi attraverso un apprendimento con la famiglia e il gruppo di cui fa parte.

Avere in Terapia Art l’aiuto per fornire ai bambini le condizioni per stabilire un rapporto di apprendimento differenziato con i loro coetanei e con il mondo che li circonda, facendoli capire ed esprimersi attraverso sensi, forme, colori e immagini.

RIFERIMENTI

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[1] Specialista in Psicopedagogia Istituzionale. Università statale della valle di Acara. Laurea: Laurea in Arti Visive e Tecnologia dell’Immagine – Università dell’Amazzonia.

[2] Miglioramento del piano di lavoro annuale e delle risorse tecnolo. Specializzazione nell’Insegnamento del terzo grado. Specializzazione in Psicologia Educativa. Laurea magistrale in Master.

Inviato: giugno 2019.

Approvato: febbraio 2020.

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