L’espressione del futuro del presente in lingua portoghese

0
28
DOI: ESTE ARTIGO AINDA NÃO POSSUI DOI SOLICITAR AGORA!
PDF

ARTICOLO ORIGINALE

MONKEN, Priscila Mattos [1]

MONKEN, Priscila Mattos. L’espressione del futuro del presente in lingua portoghese. Revista Científica Multidisciplinar Núcleo do Conhecimento. Anno 05, Ed. 12, Vol. 10, pp. 93-105. dicembre 2020. ISSN: 2448-0959, Link di accesso: https://www.nucleodoconhecimento.com.br/testi/del-futuro-del-presente

Data la varietà delle categorie linguistiche, si identifica che l’occupazione del futuro del presente può essere enunciata in modi diversi. Pertanto, questo articolo mirava ad analizzare le forme verbali che esprimono il futuro del presente all’interno della lingua portoghese, verificando l’occorrenza e il comportamento di questo nei cartoni animati. Più tardi, in altri studi, ci occuperemo più specificamente, nella variante dei fumetti capixabas degli autori Milson Henriques e Zappa, sotto il focus della teoria della Variazione, presentata da William Labov. Così, utilizzando la metodologia di revisione bibliografica, analizzeremo le tre varianti che esprimono il futuro secondo concetti affrontati da Dubois (2001), Houaiss (2001), Mateus et al (1986), tra gli altri. Concludiamo che, nei fumetti, c’è l’uso predominante della perifrasi, che denota la fede nell’evento espresso e rivela sentimenti del personaggio. Tuttavia, è necessario continuare i nostri studi al fine di espandere la conoscenza della grammatica tradizionale con particolare attenzione al futuro del presente.

Parole chiave: forme verbali, futuro del presente, variazione linguistica.

INTRODUZIONE

In portoghese brasiliano, il futuro del presente può essere enunciato, come categoria linguistica, in diversi modi, come il sintetico (me ne vado), il periferico o analitico (me ne vado) e il presente indicativo (lascio). Vale anche la pena menzionare, sebbene non siano al centro della nostra ricerca, le forme modali (devo uscire) e le forme triple (comincerò ad uscire tutte le sere).

Il nostro lavoro si basa sul corpus di fumetti che saranno ulteriormente sviluppati in altri studi. Questo corpus ha una lingua scritta che assomiglia al linguaggio orale, perché è innovativo e non si limita al seguente servile i dettami della grammatica normativa. Guarderemo le tre varianti che esprimono il tempo futuro, come indicato sopra. Obiettivi, quindi, verificare l’occorrenza e il comportamento del futuro del presente nei cartoni animati per mostrare quali sono i contesti che favoriscono una certa forma linguistica, per confrontarsi successivamente con dati di ricerca come quelli di altre varietà linguistiche, come il linguaggio orale negli editoriali dei giornali. In un passo successivo, analizzeremo il processo di grammaticalizzazione che la costruzione studiata attraversa. Abbiamo scoperto che la forma sintetica è sempre meno usata, poiché vediamo una maggiore incidenza di coniugazioni perifriche che sono disponibili in ordine decrescente dell’intensità del significato lessicale dell’ausiliario. Notiamo anche che i verbi ausiliari perdono gradualmente la nozione di tempo e diventano modali, poiché i verbi nella costruzione del futuro del presente perdono il loro pieno significato e acquisiscono un carattere di certezza e incertezza, assunzione, condizione, bisogno, requisito, possibilità o impossibilità di un dato evento. Questa modalità è definita da Ingedore Koch e Mário Villaça (2001) come “la grammaticalizzazione degli atteggiamenti soggettivi dell’oratore e la sua trasposizione al contenuto dell’espressione”.

Per una migliore comprensione della nostra ricerca, chiariamo alcuni concetti di futuro e di tempo: il futuro è definito da Jean Dubois (2001, p. 300) come un “tempo che si trova l’espressione in un momento dopo il momento presente, dopo ora”. Afferma anche che “il futuro è espresso da combinazioni di dichiarazioni verbali (Verrà) o da avverbi (Viene domani)”.

Per Houaiss (2001), il futuro del presente è un tempo verbale della modalità indicativa che colloca una possibile azione o uno stato in un istante più tardi di quello in cui si trova il discorso.

Il tempo è concettualizzato da Jean Dubois (2001) come una categoria grammaticale solitamente associata a un verbo e che traduce diverse categorizzazioni in tempo reale o naturali. Maria Helena de Mira Mateus et al (1986, p. 104) aggiunge che “nei tempi naturali portoghesi sono il presente, il passato e il futuro”, fa anche l’osservazione che poiché il futuro esprime sempre un valore modale, in lingue in cui non è grammaticalizzato, è discutibile considerarlo un tempo.

METODOLOGIA

TEORIA SOCIOLINGUISTICA

Tutte le lingue, in qualsiasi momento storico e ovunque, non saranno mai uguali – uniformi -, la loro caratteristica essenziale è l’eterogeneità. Se viaggiamo attraverso il Brasile, possiamo osservare diversi modi di parlare che rivelano divergenze fonetiche, cinetiche, morfologiche, lessicali, semantiche, pragmatiche. Ci sono somiglianze, tuttavia, i diversi modi di esprimere ciò che pensiamo ci consentano di valutare i modi di parlare come diversi modi di esprimersi.

Anche quando studiamo i modi di parlare di persone dello stesso luogo, ci rendiamo conto che la varietà della lingua presenta differenze che corrispondono a una diversità sociale come l’origine geografica, il genere delle persone, l’etnia.

Anche i modi di parlare dei culti brasiliani variano. Tuttavia, presentano tratti comuni significativi perché sono parlati da persone con un’istruzione superiore di istruzione formale. I parlanti istruiti, costantemente esposti alla norma standard, spesso cercano di avvicinarsi a un ideale linguistico colto che chiamiamo standard.

Lo studio delle relazioni tra le varianti sociali e linguistiche che caratterizzano un certo fenomeno linguistico è chiamato sociolinguistica. L’avvento di questa teoria -Sociolinguistica- avvenne negli anni ’60 negli Stati Uniti, principalmente grazie alle opere di Labov, che ci mostrano che la lingua cambia e varia, sottolineando l’inadeguatezza delle teorie linguistiche che trattano il linguaggio come immutabile. L’obiettivo della sociolinguistica, come in Alkmin (2001), è quello di studiare la lingua parlata in situazioni reali di utilizzo.

Secondo Labov (apud TARALLO, 1990), il termine Sociolinguistica è ridondante, poiché ogni studio della lingua è – o dovrebbe essere – sociale, perché il linguaggio è un evento sociale, che basa tutte le società. Labov, fin dalla sua ricerca iniziale, mette in relazione il fenomeno linguistico con il fatto sociale. Si noti quindi che la variazione linguistica esistente può avere o meno un carattere stigmatizzato o, al contrario, di prestigio sociale. Secondo Scherre (2000), in lingua portoghese, molti fenomeni come l’assenza di accordo – nominale, verbale – sono stigmatizzati, mentre usi come l’imperativo non lo sono. Abbiamo verificato che l’uso della forma perifstica per indicare il futuro del presente non è stigmatizzato, ed è anche frequentemente usato nei testi scritti.

È interessante per la Sociolinguistica verificare quali fattori influenzano l’uso della forma sintetica per indicare il futuro del presente e delle sue varianti, in questo caso la forma perifrástica (partire + infinito) e il presente dell’indicativo. Per questa analisi, la sociolinguistica variazionista utilizza un programma statistico, Varbrul 2S, che consente di calcolare i fattori che più agiscono sul fenomeno in questione.

LA VISIONE DEL FUTURO DEL PRESENTE IN ALCUNE GRAMMATICHE DELLA LINGUA PORTOGHESE

Le grammatiche normative del portoghese elencano alcuni usi dei tempi verbali senza alludere ad aspetti alla base del loro significato e del loro funzionamento, strettamente correlati al tempo verbale in tempo cronologico, anche di fronte agli usi verbali in cui non esiste tale relazione. Si rivolgono alla lingua scritta, perché dettano regole per regolare e misurare la lingua letteraria scritta, senza considerare variazioni linguistiche, come l’alternanza della forma sintetica di espressione del futuro (lo farò) dalla forma perifrica (lo farò). Pertanto, non offrono uno studio completo sui verbi, poiché le loro considerazioni, sebbene abbiano contribuito molto allo studio che proponiamo oggi, sono insoddisfacenti. Sulla base del rilevamento di questo aspetto, abbiamo usato la grammatica descrittiva e la grammatica funzionalista per contrastare la visione tradizionale della lingua. La grammatica funzionalista, secondo Maria Helena de Moura Neves (1997), ha il suo interesse focalizzato sulla verifica di come si ottiene la comunicazione di una lingua, il che implica considerare le strutture delle espressioni linguistiche come configurazioni di funzioni, ognuna delle quali è vista come un modo diverso di significato nella preghiera. Così, le varie forme del futuro sono analizzate lì avendo come parametri di riferimento come cognizione e comunicazione, processo mentale, interazione sociale e cultura, cambiamento e variazione, acquisizione ed evoluzione.

Nella Grammatica di Ingedore Koch e Mário Villaça (2001), vediamo che il verbo serve a segnare la posizione che i fatti enunciati occupano nel tempo, e che questa come categoria grammaticale, è effettuata esclusivamente dal verbo e, come categoria nocionale, da morfemi, lessemi e altre espressioni. Gli autori contribuiscono allo studio del futuro differenziando la forma semplice e composta, aggiungendo alla visione tradizionale la nozione di aspetto. Pertanto, il futuro semplice è considerato come un tempo più lineare, in quanto indica i fatti dopo il momento dell’enunciazione, mentre il composto futuro viene utilizzato per esprimere il futuro come evento finito, non indicando esattamente le relazioni di tempo.

Nella grammatica descrittiva, cerchiamo di spiegare i meccanismi linguistici che coinvolgono determinati usi delle forme analitiche e sintetiche del futuro del presente.

La nostra ricerca riguarda il pregiudizio dell’analisi linguistica proposto da Labov, in cui abbiamo varianti linguistiche che, secondo Tarallo (1990), sono modi diversi di dire la stessa cosa nello stesso contesto senza cambiamenti semantici. Abbiamo verificato, da questo punto di vista, la preferenza di alcune forme invece di altre, questo accade perché il linguaggio esprime non solo l’individuo dal suo carattere di creazione, ma anche l’ambiente sociale dal suo carattere di ripetizione, accettazione della norma.

IL CORPUS DELLA RICERCA: L’ANALISI DEL FUMETTO

Penha Lins (2002), nei suoi studi sui testi comici, dice che queste sono una modalità del linguaggio e che operano con due codici di segni grafici: immagine e linguaggio scritto. Tra gli elementi che compongono i fumetti, ciò che dà più dinamismo al testo sono i palloncini, che, secondo l’autore, aumentano il livello di significato. Lyyten (1985) elenca, oltre al più usato, il balloon-speech, altri come balloon-thought, balloon-boom, balloon-fear, e chiarisce che le parole e le espressioni sono salvate dagli effetti di questo o quel palloncino.

L’onomatopea appare nei fumetti associati a una figura o a una situazione, completando così il linguaggio e facilitando l’interpretazione o l’induzione di questo.

Moya (1977) parla dell’inclusione delle parole nel campo delle immagini dei fumetti. Afferma che le parole subiscono un trattamento plastico, sono ora disegnate, diventando elementi importanti per il testo.

I fumetti sono pubblicati quotidianamente sulle pagine interne dei giornali e le loro narrazioni sono strutturate da codici, linguistica e grafica. Questo linguaggio così innovativo che unisce visivo a verbale, che ci avvicina alla lingua parlata, una realtà sociale e che spesso ci rivela umorismo, è la base ideale per i nostri studi di variazione dell’uso del futuro del presente, perché i fumetti ci offrono uno studio su un linguaggio scritto che avvicinandoci all’orale ci permette di entrare in un universo creativo e allo stesso tempo attenuto alle regole grammaticali.

L’PARTIRE PERÍFRASE + INFINITO

L’uso della forma perifrástica per designare il futuro del presente è poco discriminato nei portoghesi. Sempre più parlanti portoghesi scelgono l’uso della perfezione partire + infinita al posto del futuro, il che ci porta alla convinzione che ci troviamo di fronte a un processo di grammaticalizzazione della perifrasi.

La forma perifrica sta entrando nella lingua parlata per codificare la modalità inerente al tempo futuro e codificare gradualmente l’aspetto.

Il futuro non consente l’espressione di una modalità fattuale, poiché ha un valore temporale, che accetta solo asserzioni in base alla valutazione della possibilità o dell’impossibilità che l’oratore fa circa il verificarsi di uno stato delle cose. In questo senso, questa circostanza compromette la determinazione del valore della verità dell’assunzione quando viene enunciata, permettendoci di affermare che c’è sempre un valore modale legato al valore temporale.

Per esprimere il futuro, l’oratore usa varie forme verbali, come il presente dell’indicativo, il futuro del presente della forma indicativa e la forma perifrica, che è raramente prevista nelle grammatiche tradizionali.

Comunemente il verbo partire + infinito è considerato come ausiliario temporale, il che indica il futuro, tuttavia, meno spesso, abbiamo il verbo andare come aiuto per l’aspetto o come verbo modale. Gli studiosi considerano il verbo andare come modale, ad eccezione di Almeida (1980), non giustificare tale classificazione. Abbiamo quindi una domanda sul futuro, se appartiene alla categoria di tempo o alla categoria di modalità. Tradizionalmente, vediamo come un tempo di categoria, come affermato da Siqueira (1987) e Silva (1997), che considerano i verbi modali, al massimo, come un’eccezione. Altri studiosi, come Mattoso Câmara Jr., vedono la modalità di espressione come semplice e quella del tempo come derivata. Così, sostiene Câmara (1957, p. 223), presentando argomenti funzionali e diacronici: “l’avvento della categoria del futuro non è determinato dalla necessità di espressione temporale, alcune esigenze modali lo materializzano, in modo che il futuro inizi come un muto”. Eugenio Coseriu (1957) mantiene una posizione intermedia, considerando che il futuro vissuto è davvero un tempo modale. Maria Carlota Rosa (1994), a sua volta, distingue tra futuro e futurità, la prima è una categoria morfologica, come vediamo nei morfemi indicatori di quel tempo verbale, e la futurità è una nozione che designa il futuro del presente come modalità indicativa e non come tempo verbale. Sten (apud ROSA, 1999) considera la temporalità di base in futuro e parla di alcuni usi modali, che considera derivati dalla funzione temporale.

Ci chiediamo se, nel caso del verbo partire + infinito, la designazione della futurità sia la sua funzione primordiale, indicata dal suo aspetto morfologico di ausiliario, o se l'”ir” designi la futurità dalla semantica del verbo stesso, essendo, quindi, un fatto secondario, come nei verbi modali dovere e avendo che sono considerati tempo ausiliario da Ilari (1997).

VAI NEL SISTEMA DEI VERBI MODALI IN UNA DESCRIZIONE ANALE

In un’analisi della semantica del verbo partire + infinito, dal punto di vista della Teoria dell’Azione, abbiamo scoperto che andare fa parte, tranne che per l’uso nel passato perfetto della modalità indicativa, nel sistema semantico dei verbi modali, e questo nei due usi che chiamiamo orientamento anazionale ed epistemico. Nel contesto della Teoria dell’Azione, elaborata per i verbi modali del tedesco, da Brunner Redder (1983), che è applicabile anche ai verbi modali della lingua portoghese, i verbi modali nell’occupazione non epistemica fanno parte di due insiemi semantici: un insieme che designa obiettivi gentili (appartengono a questo sottoinsieme, in portoghese: andare, volere, volere, volere, volere, pensare, voler avere) e l’altro insieme e pesi dell’azione (potere qualifica e pesa alternative di azione (potere qualifica e pesa alternative d’azione (potere qualifica e pesa alternative di azione (potere , conoscere, saper, deve, avere, dover, e, come verbi modali impersonali: in forma, in forma, rispettare, soddisfare, dare, dover essere, essere di, essere leciti, essere mister, essere necessari, essere possibili, essere preziosi).

I verbi modali che designano un obiettivo azionale differiscono l’uno dall’altro nei seguenti aspetti:

– Posizione nelle frasi del processo d’azione

– (non) Identità tra l’agente a livello obiettivo a livello di obiettivo e l’a-direttore del

– Certezza dell’obiettivo azionale

-Domanda se l’obiettivo azionale si trova all’interno o all’esterno dello spazio controllato dall’agente.

I verbi modali che qualificano e meditano sulle alternative di azione differiscono nel tema di tre domande:

– la questione su cui si fonda l’esistenza dell’azione alternativa in questione;

– la questione di quale sia il peso attribuito all’azione alternativa in questione, rispetto alle altre possibili alternative, presenti nello stock di conoscenze dei partner di comunicazione;

– La questione del risultato del peso attribuito all’azione alternativa di cui trattasi.

I verbi modali epistemici differiscono:

– Per quanto riguarda la genesi della qualifica epistemica, che si tratti di evidenza (intenzione e opinione) o inferenziale (potere, dovere, necessità e non necessità);

– il tipo di inferenza responsabile della fonte delle prove;

– Per quanto riguarda la probabilità dello stato delle cose a tema (solo verbi modali epistemici-inferenziali)

 FUTURO DEL PRESENTE: VISIONE SOCIOLINGUISTICA

Come si vede nella sezione relativa alla metodologia, la Sociolinguistica laboviana propone di studiare la relazione tra lingua e società, considerando il sistema linguistico come eterogeneo, ma suscettibile alla sistematizzazione. È importante che la sociolinguistica verifichi l’esistenza di forme varianti e se tali forme tendano a diventare un cambiamento o meno. Yacovenco (2002) ritiene che quando si studia un fenomeno di variazione o cambiamento, è necessario seguire i seguenti passaggi: restrizioni; adattamento, valutazione e transizione; Implementazione. Nella fase delle restrizioni, abbiamo stabilito le variabili, sociali o linguistiche, che influenzano il fenomeno analizzato. Nel caso del futuro del presente, basato sullo studio di Gibbon (2001), abbiamo stabilito le seguenti variabili linguistiche: modalità verbale, tipo semantico del verbo, persona di parola, influenza dei verbi ausiliari, segni di futurità. Aggiungiamo il parallelismo fattorialmente attivo sull’uso di una delle variabili indipendenti.

Nel passaggio chiamato docking, analizziamo in che modo la variazione e il cambiamento influiscono sulla cosiddetta lingua. Anche in questa fase si verifica la valutazione, che si riferisce “allo studio sui cambiamenti e sui loro effetti sulla struttura linguistica e sull’efficienza comunicativa” (YACOVENCO, 2002, p. 158). Pertanto, basiamo la ricerca sul funzionalismo americano, in modo da cercare di spiegare, sulla base dei precetti di questa teoria, la grammaticalizzazione della forma perifrástica. Questo passo sarà ulteriormente sviluppato nei lavori futuri.

La transizione e l’attuazione si riferiscono al cambiamento linguistico stesso. Il primo verifica le fasi intermedie tra variazione e cambiamento, mentre il secondo cerca di valutare quali sono i fattori coinvolti nell’efficacia del cambiamento linguistico.

Analizzeremo di seguito i fattori linguistici che influenzano l’uso del futuro del presente nella lingua portoghese.

MODALITÀ VERBALE

Secondo Gibbon (2003), la perifrasi tende ad apparire legata ai tempi della modalità indicativa ed è inibita dal congiuntivo, poiché questa modalità è considerata incertezza, dubbio e ipotesi, mentre l’indicativo segna la certezza sull’affermazione. Gibbon verifica quindi l’influenza del modo verbale della preghiera legata sull’uso della forma perifrástica. Secondo alcuni autori (MATEUS et al., 1993 apud GIBBON, 2003), la forma perifsiastica dovrebbe essere interpretata come modale, esprimendo certezza circa la realizzazione del fatto espresso nell’affermazione. Tuttavia, notiamo che, poiché la modalità indicativa esprime la modalità, l’indicazione del tempo futuro è espressa dalla forma perifrástica, essendo, quindi, questa forma nel processo di grammaticalizzazione, non essendo interamente all’altezza della funzione del tempo di codifica, perché la sua motivazione iniziale sarebbe quella di segnare la modalità.

TIPO SEMANTICO DEL VERBO

Come sottolinea Gibbon (2003), i verbi, che sono caratterizzati dall’indicazione del movimento, limitano l’uso della forma perifrástica per indicare il futuro del presente, perché, se si verificasse l’uso della frase della parte, ci sarebbe una doppia marcatura del movimento. Così, i verbi con denotazione del moto hanno maggiori probabilità di usare la forma presente o sintetica per indicare il futuro del presente. D’altra parte, abbiamo osservato (GIBBON, 2003) che il principale fattore condizionante dell’uso della forma perifstica è il carattere statico del verbo, sia nella preghiera legata ai dati che nel verbo principale stesso che è accoppiato con l’partire nella perifrase.

PERSONA DEL DISCORSO

Secondo lo studio di Gibbon (2003), uno dei fattori condizionanti dell’uso della forma perifriatica è la partecipazione degli interlocutori, cioè la presenza della prima e della seconda persona del discorso, poiché, accanto alla nozione di temporalità, c’è, come già affermato, la nozione di modalità nell’espressione del futuro dalla forma analitica. Una delle questioni affrontate è che la presenza di interlocutori favorisce l’espressione della certezza e di altre intenzionalità, nell’enunciazione, da qui il favoritismo della forma perifstica. Al contrario, il fattore che inibisce questa forma è l’uso della terza persona nel discorso, forse perché è una forma che non coinvolge i partecipanti all’interazione, non compromettendo così l’espressione.

CONCLUSIONI PARZIALI

Crediamo che nei fumetti, grazie al nostro studio iniziale, abbiamo più uso della peryphrine, denotando più fiducia nell’evento espresso dai personaggi e sentimento rivelatore. Abbiamo notato che in una situazione di maggiore informalità la perfezione è ampiamente utilizzata e quindi, nel genere ibrido dei fumetti, abbiamo pensato che questa sarebbe stata una giustificazione della scelta per tali forme di espressione.

All’inizio della nostra ricerca, abbiamo sentito il bisogno di ampliare le nostre conoscenze sulle proposte delle grammatiche tradizionali riguardanti l’espressione del futuro del presente. Di conseguenza, continueremo i nostri studi per un insegnamento più umanizzato e per la vita, che rompe con le dinamiche di ripetizione e riproduzione dei contenuti.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

ALKMIN, Tânia Maria. Sociolinguística. In: MUSSALIN, Fernanda, BENTES, Anna Christina (orgs). Introdução à linguística: domínios e fronteiras. São Paulo: Cortez, 2001.

BECHARA, Evanildo. Moderna gramática da língua portuguesa. Rio de Janeiro: Lucerna, 2002.

CAMARA JR., Joaquim Mattoso. História e estrutura da língua portuguesa. Rio de Janeiro: Padrão, 1975.

CUNHA, Celso e CINTRA, Lindley. Nova gramática do português contemporâneo. Rio de Janeiro: Nova Fronteira,2000.

GIBBON, Adriana de Oliveira. A expressão do tempo futuro na língua falada de Florianópolis: gramaticalização e variação. Boletim da Abralin. N 26, vol. 2, 2003:29-32.

GIBBON, Adriana de Oliveira. A gramaticalização da forma perifrástica (ir+infinitivo) como codificadora do tempo futuro: o percurso a partir de fatores semânticos, discursivos e sociais. Cadernos do CNLF, série IV, n7, 2000 (versão on-line).

JOHNEN, Thomas. Da integração semântica de ir + infinitivo no sistema dos verbos modais numa perspectiva de descrição semântica no âmbito de uma teoria de ação. Filologia e linguística portuguesa. São Paulo, Humanitas, V. S, pl143-176, 2003.

LINS, Maria da Penha Pereira. O humor em tiras de quadrinhos: uma análise de alinhamentos e enquadres em Mafalda. Vitória: Grafer,2002.

LUFT, Celso Pedro. Moderna Gramática Brasileira. São Paulo: Globo,2000.

MATEUS, Maria Helena Mira et al. Gramática da língua portuguesa. Coimbra: Almedina,1983.

NEVES, Maria Helena de Moura. A gramática funcional. São Paulo: Martins Fontes, 1997.

NEVES, Maria Helena de Moura. A gramática funcional. São Paulo: Martin Fontes, 2001.

NEVES, Maria Helena de Moura. Gramática do português falado. Vol. VII. São Paulo: editora da UNICAMP, 1999.

VILELA, Mário e KOCH, Ingedore Villaça. Gramática da Língua Portuguesa. Coimbra: Almedina, 2001.

[1] Laurea magistrale in Cognizione e Lingua. Specializzazione in Revisione del Testo. Laurea in lettere portoghese.

Presentato: dicembre 2020.

Approvato: dicembre 2020.

DEIXE UMA RESPOSTA

Please enter your comment!
Please enter your name here