Marcia atletica: analisi del presunto concetto innaturale di questo sport

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ARTICOLO ORIGINALE

BERTOLINO, Cláudio Luis [1]

BERTOLINO, Cláudio Luis. Marcia atletica: analisi del presunto concetto innaturale di questo sport. Revista Científica Multidisciplinar Núcleo do Conhecimento. Anno 05, Ed. 06, Vol. 07, pp. 49-60. giugno 2020. ISSN: 2448-0959, Link di accesso: https://www.nucleodoconhecimento.com.br/educazione-fisica-it/marcia-atletica

La Marcia Atletica, una gara di atletica leggera, di movimento ciclico derivato dalla marcia ordinaria e altamente tecnica, parte del programma olimpico dal 1906, disputata anche ai Mondiali di atletica leggera e in coppe del mondo esclusive, porta oltre alle proprie difficoltà l’attributo scomodo della modalità innaturale. Questo saggio mirava all’analisi comparativa dei principali modelli di movimento dei marciatori agli standard di due gruppi e altri quattro eventi di atletica leggera: gare di resistenza, gare di velocità, salto in lungo, salto triplo, lancio del dardo e ostacoli di 110 m; ha osservato alcune caratteristiche e conseguenze per i segmenti corporei più richiesti del praticante di ciascuno di essi, risultando che alcune richieste meccaniche aggressive prodotte da tutte le prove sono state verificate e sempre superiori a quelle osservate nell’Andatura, da cui si può concludere l’impertinenza della presunta proprietà ad essa attribuita, o, che avrebbe un grado inferiore di innaturalità in relazione a tutte le prove qui analizzate.

Parole chiave: Andatura atletica, atletica, biomeccanica.

INTRODUZIONE

Gli attributi per un dato movimento umano, sportivo o funzionale, possono essere i più vari e dipendenti dall’osservatore, in base alle loro esperienze e preferenze. Una semplice passeggiata eseguita da un individuo maturo nel coordinare le abilità può essere vista come goffa, scartata o elegante all’altra estremità.

Parallelamente alle preferenze, abbiamo la biomeccanica nella reggenza dell’analisi della causa e dell’effetto del movimento; nel tempo, anche discipline importanti come anatomia, antropometria, neurofisiologia, fisiologia, biochimica, psicologia, fisica, matematica, tra gli altri, caratterizzando così la biomeccanica come un’area di natura interdisciplinare (Amadio e Serrão, 1999).

La Marcia Atletica (figura 1) è una competizione di atletica leggera, dei più antichi partecipanti ai Giochi Olimpici (Grecia – Giochi Olimpici Interim 1906) (Aquari, 2004) e l’atletica è considerata sport reale nei Giochi e base per tutti gli altri, perché lì, sulla base della fisica, i suoi movimenti fondamentali si applicano per adattamento ed estensione.

Figura 1 – Tecnica dell’andatura atletica


Fonte: Goals (1990)

Nonostante la vicinanza al camminare, il più naturale dei movimenti, innaturale è stato nel tempo il peggior incarico alla Marcia Atletica, che ha generato una sfiducia ad ogni passo del marciatore atleta, sotto forma di domande sulla sicurezza ortopedica e sul mantenimento della gara nel programma olimpico, e quindi, abbiamo un altro caso di diffusione di informazioni sfavorevoli non dimostrate , che rafforza il concepimento attribuito a Goebbels: “Una bugia raccontata mille volte diventa vera”.

È difficile conoscere l’origine, senza basi scientifiche, di una tale affermazione che ancora si propaga, crea effetti negativi alla disciplina e ai suoi praticanti, ma che ha già provocato alcune reazioni difensive da parte di allenatori e atleti della specialità (CADA, 2014).

I detrattori della Marcia sono vicini, comunemente legati all’atletica e lontani dalla neutralità; quando i leader sportivi, creando ostacoli di ogni tipo al loro sviluppo, e ancor più, nel momento in cui non assegnano risorse in modo uguale ad altri eventi dello sport (Sampaio, 2016), così come nella figura di allenatori non legati allo sport, tuttavia, conjesuing sugli aspetti tecnici e sulla natura del loro movimento.

Nel bene della verità c’è il grave problema del controllo sulla regola che caratterizza la Marcia: il contatto ininterrotto con il terreno (IAAF, 2016), l’aspetto principale che lo differenzia dalla gara, ma problemi di arbitrato sono presenti anche nel più popolare degli sport in quasi tutto il mondo, così come in molte altre modalità, e tutte, compresa la marcia , passare attraverso il continuo processo evolutivo della questione.

Dove la Marcia Atletica si è sviluppata ed è stata stabilita finora, e da dove è stato creato lo stigma del movimento innaturale per essa; atletica leggera, sarà anche in questo saggio, il fornitore degli oggetti delle analisi, la fonte per stabilire competizioni al fine di valutare l’origine dell’attributo, da un dibattito basato su che possa caratterizzare definitivamente la Marcia Atletica solo in quello che è: modalità sportiva olimpica, caratteristiche e regole proprie, senza margini per spostarlo da solo nel campo innaturale dei movimenti sportivi, che costituisce l’obiettivo di questo studio , mediante analisi comparativa dei principali modelli di movimento dei marciatori ai modelli di due gruppi e ad altri quattro eventi di atletica leggera, osservando caratteristiche e conseguenze per i segmenti corporei più richiesti del praticante di ciascuno di essi.

METODI

Il campione consisteva in 02 gruppi di eventi di atletica leggera: gare di resistenza e gare di velocità, più 04 eventi di atletica leggera: salto in lungo, salto triplo, lancio del dardo e 110m con barriere, e il confronto tra andatura ed eventi di campionamento si è verificato nei principali segmenti del corpo coinvolti in tutti loro, osservando i modelli tecnici dei movimenti , adottato a livello internazionale (Atleticastudi, 1984; FIDAL, s.d.) per contemplare l’alta resa.

Sono state analizzate anche le seguenti quantità: forza d’impatto, adattamenti fisiologici e alterazioni morfologiche degli atleti di questi eventi di atletica leggera, confrontandoli con le stesse grandezze del test dell’andatura attraverso le conseguenti modifiche imposte dal processo di allenamento sistematizzato, che possono rivelare non solo conclusioni, ma anche favorire altre teorie e interventi per stabilire presunti gradi di natura, o assenza di esso nei diversi movimenti atletici e altre questioni , ricordando che l’impegno dello sport è per le prestazioni, o, il superamento dei limiti.

RISULTATI

ANALISI DELLE FORZE D’IMPATTO

La forza di reazione al suolo verificata nel sistema muscoloscheletricho del praticante dell’andatura atletica ad ogni passo ha un valore approssimativo di 1,35 x peso corporeo (PC), mentre lo stesso valore significa rispettivamente 2,9 (Williams, 1985) e 3,5 x PC nelle gare di resistenza e velocità (Bruniera e Amadio, 1993).

All’estremo dei carichi nell’articolazione del ginocchio ci sono i test di salto in lungo, accusando da 11,1 a 16,4 volte il PC (Hay, 1993), e nel salto triplo vicino a 22 x PC (Amadio, 1998). Tendini e altre parti morbide sono quindi soggetti a carichi vicini ai limiti di sollecitazione.

ANALISI DEI MOVIMENTI IN ALCUNE REGIONI DEL CORPO

Come i quattro eventi di salto di atletica, anche i quattro eventi del gruppo di lancio mirano a superare l’azione gravitazionale e si affidano a implementi ormai altamente tecnologici per la sua esecuzione. Nella prova del lancio del dardo (Figura 2), è stata osservata un’elevata aggressività nelle regioni interne del gomito, che non c’è lanciatore di dardo che non si sia allontanato dalle sue attività specifiche a causa del dolore cronico in esso, e che la strada richiesta sia veramente antifisiologia (Santos; Fernandes; Massada e Masada, 2014). Oltre al gomito, i lanciatori di dardo sono anche variamente influenzati da problemi alla spalla, mentre l’atleta in marcia mantiene un movimento anteroposterior delle braccia delle pulci senza sovrappeso (figura 3).

Figura 2 – Dardist al momento del rilascio

Fonte: Tutti i disegni (s.d.)

Figura 3 – Postura delle braccia del marciatore


Fonte: Damilano (1984)

Indubbiamente, la regione dei fianchi è la più nota nel movimento della Marcia Atletica. La dinamica dell’asse laterale-laterale dell’anca dell’atleta durante l’andatura descrive un movimento circolare di 360º in senso antiorario alle estremità, dalla sequenza alternata degli spostamenti anteriore e superiore inferiore dello stesso (figura 4). Lo spostamento di questo asse nel piano trasversale garantisce una maggiore ampiezza del passo fino al 25% (Deporte, 1987), e nel piano frontale, limita la verticalizzazione del baricentro dell’atleta durante la fase di propulsione, tra 01 e 04 centimetri.

I praticanti delle gare degli ostacoli di 110 metri (figura 5) sono tra coloro che più richiedono le articolazioni coxofemorali, quando eseguono angoli inferiori a 45º tra la coscia della gamba d’attacco e il tronco, in concomitanza con un rapimento della gamba di rimbalzo che produce un angolo di 90º tra coscia e tronco, nell’atto di superare ciascuna delle 10 barriere in meno di 0,5 secondi.

 Figura 4 – Azione rotazionale dei fianchi del marciatore


Fonte: La Torre; Visini (s.d.)

 Figura 5 – Intervalli dei fianchi del barreirista


Fonte: Righi; 1984 – Mannella

ADATTAMENTI FISIOLOGICI E CAMBIAMENTI MORFOLOGICI

Adattamenti coronari: ispessimento della parete ventricolare dal 15 al 20% (Maron e Pelliccia, 2006) e ingrossamento della stessa cavità (Sharma, 2003) sono importanti fenomeni fisiologici che si verificano negli atleti di esplosione, e nei finanziatori, denominazione per i test che comprendono l’Andatura Atletica.

Molti altri adattamenti fisiologici non apparenti e temporanei sono verificati in entrambe le categorie di atleti, ma quando si tratta di cambiamenti morfologici aumentando la massa muscolare, in grado di generare forza e velocità e imposti anche dal processo di allenamento, questi sono verificati negli atleti dell’esplosione, che comprende i praticanti di gare di velocità, lanci e salti, essendo tali modifiche permanenti.

DISCUSSIONE

L’atletica leggera è la forma più antica di sport organizzato. La sua era moderna ebbe luogo all’inizio del XIX secolo; si compone di 24 eventi maschili e 23 femminili, con divisioni per gare, salti, tiri, marce e combinata, e per campo, pista e strada (IAAF, 2016).

Ci sono molti test e un’enorme varietà di movimenti specifici, eppure solo il movimento della Marcia Atletica riceve la distinzione dispregiativa dell’innaturale, che per definizione è contraria alle leggi della natura, mentre il naturale è prodotto da esso, da dove si deduce che più o più grandi sono le modifiche per un dato prodotto, minore è l’aspetto naturale in esso.

Questo scenario continua a porre seri ostacoli e rischi al presente e al futuro della Marcia; dal discredito alla messa in discussione del suo mantenimento nel programma olimpico. A fianco, la questione dell’arbitrato, inerente alla disciplina, con le raccomandazioni del Comitato IAAF Marcia atletica (Associazione internazionale delle federazioni di atletica leggera) recentemente consegnate al Consiglio IAAF nella ricerca di una risoluzione (IAAF, 2019), e la questione della Pecha “innaturale”, curata al momento, alla ricerca di un giusto posizionamento per la disciplina nella mente delle persone.

Sembra pertinente classificare il movimento della Marcia Atletica come allenatore specifico, dopo i cambiamenti verso le prestazioni, a partire dal movimento naturale attraverso il naturale adattato (Sant, 1996). Tale condizione può essere verificata in diversi eventi di atletica leggera, ma sembra che pochi partano e rimangano con un gesto motorio come o più vicino al naturale come la Marcia.

Inoltre, con la sua origine nei movimenti naturali, non solo l’andatura, ma tutti gli eventi di atletica hanno subito cambiamenti, spesso profondi, ognuno instancabilmente indagato fino a raggiungere il suo miglior standard per correre, saltare, lanciare o marciare, nella direzione di fornire prestazioni più elevate e quindi, affrontando sia il movimento tematico che altri, come antropometria, fisiologia e psicologia , ad esempio, e nella prospettiva che i cambiamenti allontanino qualcosa dal loro asse naturale, si scopre che tutti sono prodotti per il nuovo fine, stabilendo una nuova originalità per il movimento.

La forza di impatto al suolo è uno dei principali parametri presi in considerazione per la valutazione della sicurezza ortopedica o dei rischi di lesioni in attività motorie dirette alla salute o allo sport.

A dire questo, test in cui l’uomo raggiunge quasi 9 metri in un solo salto, e 18 metri in tre salti consecutivi, con l’obiettivo di superare la gravità, in presenza di alti livelli di impatto sul sistema muscoloscheletricho di conseguenza, sono movimenti naturali e l’Andatura Atletica, per trasferimento, senza gravità controcorrente e senza produrre alti urti e alti rischi articolari , se lo è, può essere un’assurdità.

Per il lancio del dardo, un atleta prende slancio con una corsa veloce di 35 metri, spinge l’attrezzo della fibra di carbonio di 800 grammi, che esce dalla sua presa a 100 km /h e raggiunge i 90 metri di distanza (IAAF, 2017), circostanza possibile grazie alle dure richieste nella regione del gomito, e sta a noi cercare di trovare modi di prevenzione che controbilanciano questo gesto tecnicamente falso e altamente aggressivo dal punto di vista funzionale (Santos; Fernandes; Massada e Massada, 2014).

Un atleta in marcia compie il suo corso con il movimento anteroposterior delle braccia attraverso le articolazioni delle spalle e i gomiti fletidos in 90º, senza sovrappeso e conseguenze per queste quattro articolazioni. Confrontando dal punto di vista biomeccanico e le potenziali conseguenze dell’aggressività con le regioni menzionate, tra il marciatore e il lanciatore, ci si può chiedere quale di essi contribuirebbe a un movimento con un più alto grado di innaturalità.

Considerando le particolarità dei movimenti della regione dell’anca per i due test, si osserva che i marciatori li eseguono simmetricamente, ripetutamente per un lungo periodo di tempo, con piccole ampiezze articolari e in base alla resistenza muscolare, mentre gli barreiristas li eseguono in modo asimmetrico, anche ripetitivo, ma per un breve periodo di tempo, con ampie ampiezze articolari e basato sull’esplosione muscolare. Nonostante le apparenti richieste nella regione dell’anca dei marciatori e dei barcaioli, non ci sono le lesioni tipiche per entrambi i test, ma quando si analizzano le ampiezze articolari, la velocità di movimento e la forza d’impatto imposte per i due, è possibile raccogliere informazioni importanti nella direzione di una conclusione che risponda meglio ai movimenti dei fianchi, della barreirista o del marciatore , sono più vicini a un movimento naturale.

Cambiamenti morfologici apparenti (Maron; Pelliccia, 2006) e atleti permanenti che praticano la maggior parte degli eventi di atletica leggera, ma non nei marciatori, indicando che, dal punto di vista del più naturale il meno modificato, c’è una buona ragione per preservare lo sport.

TRANSIZIONE E EREDITÀ

Al termine di una carriera sportiva ad alte prestazioni, solitamente relativamente intensa e breve, la vita continua, quando si raccomanda immediatamente una fase di detraining, che può durare fino a 24 mesi. È il graduale declino delle capacità acquisite, a livelli compatibili con gli indicatori di salute di un organismo comune, e non più quello che ha prodotto valori compatibili con lo sport agonistico, è tempo di favorire il ripristino fisiologico, strutturale e psicologico dell’individuo, senza problemi, adattarlo alla nuova realtà, e una volta compiuta questa fase, il mantenimento dell’attività fisica ad altri livelli e diretto alla salute sarà al centro dell’attenzione.

La natura e la predominanza degli stimoli a cui subiscono i marciatori facilitano il nuovo processo, il detraining, così come il nuovo stile di vita fisicamente attivo, basato sul condizionamento fisico generale (Raoni, 2012; Frómeta e Takahashi, 2004) e anche conferire un certo vantaggio rispetto a velocisti, lanciatori e saltatori, in questo passaggio da atleta a post-atleta, quando possono mantenere la loro attività sportiva professionale in termini di movimenti specifici. E cosa spiegherebbe meglio tale facilità di trasferimento dell’atleta in marcia in un praticante comune di attività fisica focalizzato sulla salute, con la possibilità di marciare ma la vicinanza multilaterale di questo sport con la nuova realtà in cui elementi di attività fisica lontani dalla vita quotidiana sono meno fattibili?

CONCLUSIONE

È saggio dire che il corpo umano non è stato progettato agli estremi raggiunti negli sport ad alte prestazioni, tanto che è difficile raggiungere l’eccellenza con meno di 10 anni di un’ardua sistematizzazione focalizzata, con capacità innate e ampliate, con molti aggiustamenti e miglioramenti tecnici, a costo di varie lesioni a volte con sequele e rinunce in altre sfere della vita. Pertanto, abbiamo notato, discusso, e discusso la necessità e l’inergenzia delle modifiche in vari campi e non solo in quello relativo al movimento dell’atleta, per l’atletica ed esteso a tutti gli sport, quindi, e anche se solo questa componente della modalità è stata analizzata, attraverso gli accordi per soddisfare gli standard tecnici osservati come più profondi e con maggiore potenziale deleterio alle strutture muscoloscheletriche dei praticanti di due gruppi più quattro eventi di atletica prima della Marcia Atletica , suggerirei già che nominare la modalità in questione dinanzi agli altri come innaturale sia un’idea infondata o almeno semplicistica.

Innaturale agli occhi di alcuni sembra ancora affrettato e incoerente chiamare la Marcia Atletica e solo essa, poiché nel setaccio della scienza, dove il soggetto più interessa, questo non è stato dimostrato, e inadeguato perché può delineare e diffondere idee e comportamenti sbagliati.

RIFERIMENTI

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[1] Specializzato in Formazione Sportiva, Laureato in Educazione Fisica.

Inviato: Maggio, 2020.

Approvato: luglio 2020.

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