Sindromi di Munchausen e Munchausen per procura: alcune note di Psychology

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RECENSIONE ARTICOLO

RIBEIRO, Thayanne Mayul de Souza Borges [1]

RIBEIRO, Thayanne Mayul de Souza Borges. Sindromi di Munchausen e Munchausen da Parte del Proxy: alcune note di Psicologia. Revista Científica Multidisciplinar Núcleo do Conhecimento. Anno 05, Ed. 05, Vol. 09, pp. 90-98. maggio 2020. ISSN: 2448-0959, collegamento di accesso: https://www.nucleodoconhecimento.com.br/psicologia-it/sindromi-di-munchausen

L’articolo ha lo scopo di presentare alcune note di psicologia sulle sindromi di Munchausen (SM) e Munchausen da Proxy (SMPP), cercando di capire i termini e sintomi. E, in seguito, fornire sovvenzioni agli operatori sanitari per un eventuale intervento e trattamento. Da una revisione della letteratura, attraverso la consultazione dei dati elettronici e dei libri pubblicati disponibili, dando la priorità ai testi dal 1999 al 2019 sull’argomento. Si osserva che la letteratura indica la sindrome di Munchausen come una patologia più comune di quanto viene diagnosticato che colpisce individui ben informati circa il farmaco da utilizzare per il trattamento della malattia che credono di avere. Mentre nella Sindrome di Munchausen da Proxy le vittime sono bambini di solito portati al servizio sanitario dalle loro madri o tutori. Il miglioramento della cura diventa essenziale, soprattutto quando la vittima è il bambino.

Parole chiave: sindrome di Munchausen, sintomi, sindrome di Munchausen per procura.

INTRODUZIONE

Il barone di Muchausen era un militare tedesco che partecipò alla guerra contro i turchi a metà del XVIII secolo, divenne una figura nota per vagare per le città, raccontando storie fantasiose di azioni impossibili. Il medico inglese Richard Ascher ha reso omaggio a questo personaggio utilizzando il termine Sindrome di Munchausen per designare un disturbo psichiatrico.

Una caratteristica importante osservata in questi pazienti in relazione al disturbo la loro riluttanza a eseguire un trattamento psicologico dopo la dimissione ospedaliera. Di fronte a questa possibilità c’è un’intensificazione dei segni e dei sintomi presentati. È difficile capire i motivi per cui questi individui sviluppano questa condizione, soprattutto quando la simulazione dei sintomi si verifica con un bambino, ed è prodotta dalla propria madre, precisamente colui che dovrebbe essere responsabile della cura e della protezione del bambino. Si ritiene che l’intenzione sia quella di beneficiare delle cure fornite dal team sanitario per la presunta malattia presentata dal bambino (PIRES e MOLLE, 1999).

La ricerca è stata guidata dalla seguente domanda: come dovrebbe essere l’atteggiamento adottato dai professionisti di fronte a un caso di Sindrome di Munchausen, soprattutto quando la vittima è un bambino e la madre o responsabile della sua cura è la persona che produce la malattia, assumendola indirettamente per procura.

Il tema è scientificamente rilevante, perché attualmente ci sono pochi studi relativi al soggetto, raramente affrontati nei programmi di professionisti della salute. I professionisti hanno difficoltà a diagnosticare le sindromi, tra gli altri fattori, a causa della scarsa conoscenza che è disponibile su di loro, a causa di una scarsa letteratura sull’argomento. Inoltre, molti pazienti negano l’esistenza di una malattia psichiatrica, oltre all’atteggiamento del colpevole di negare qualsiasi tipo di accusa, nei casi di sindrome di Munchausen per procura. È essenziale comprendere i segni e i sintomi legati alle sindromi, conoscendo le caratteristiche delle persone coinvolte e i meccanismi utilizzati nella simulazione, al fine di fornire sovvenzioni per gli operatori sanitari nel riconoscimento di queste patologie per un possibile intervento e un trattamento più appropriato.

CONCETTUALIZZAZIONE E CHARACTERI- DI SINDROME di MUNCHAUSEN

Secondo Oliveira (2018) La sindrome di Munchausen è stata menzionata per la prima volta nel 1951 dal medico inglese Richard Ascher che ha presentato il termine ispirato al barone di Manchhausen, Karl Friedrich Hieronymus, che ha vissuto ad Hannover, in Germania nel XVIII secolo. Braga (2007) cita Penna (1992) sottolineando che la malattia si chiama Sindrome di Munchausen (SM), perché, come il barone, i pazienti vagano negli ospedali negli ospedali, raccontando storie fittizie sulle malattie, creando sintomi al fine di catturare l’attenzione dell’equipe medica.

Il medico inglese Ascher ha coniato il termine Sindrome di Munchausen per caratterizzare un disturbo psichiatrico che induce l’individuo a creare intenzionalmente storie di salute fantasiose (NETO et al., 2017). Attualmente per la diagnosi e il trattamento probabile, si ritiene che le lamentele simulate di solito influenzano diversi organi o variano nel corso della malattia.

L’International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems (ICD-10) è all’interno del Gruppo Altri disturbi della personalità e del comportamento degli adulti (F68 presente all’interno di disturbi fittizi). Caratterizzato da simulazione ricorrente e manipolazione dei sintomi, a volte con automutilazione. Al fine di causare segni e sintomi che assomigliano a una patologia. La motivazione è intrinseca e mira ad assumere il ruolo di paziente per ricevere un trattamento medico. È spesso associato a grandi disturbi della personalità e della relazione.

Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5) lo classifica come un disturbo factitioso imposto su se stesso. I criteri diagnostici sono: A. il soggetto simula segni psicologici e fisici, producendo lesioni o malattie; disturbo fassicurato B. agisce come un paziente incapace o ferito; C. assume comportamenti fraudolenti anche in assenza di un chiaro indennizzo esterno; D. questo comportamento non è chiarito dal disturbo, simile a un delirio o ad altre condizioni psicotiche specifiche; Episodi ricorrenti molti eventi di simulazione della malattia e/o induzione di lesioni (NETO et al., 2017).

Aranha et al. (2007) sottolinea che il disturbo del factidio è caratterizzato dalla produzione di sintomi da parte del paziente di proposito, il cui obiettivo è quello di assumere il ruolo di paziente e, quindi, ottenere l’attenzione dell’equipe medica. I pazienti sono collocati in situazioni ad alto rischio, come infezioni ricorrenti della pelle dovute a contaminazione delle feci, ipoglicemia non e ricorrente in pazienti con accesso insulinico, febbre di cause indeterminate o uso improprio di farmaci prescritti.

Gli autori di cui sopra sottolineano un’importante caratteristica osservata in questi pazienti in relazione al disturbo alla loro riluttanza a eseguire un trattamento psicologico isolato dalla dimissione ospedaliera. Di fronte a questa possibilità c’è un’intensificazione dei segni e dei sintomi presentati, molti presentano tratti fortemente manipolativi, al fine di controllare la situazione, anche trattando con professionisti esperti e competenti. Quando non riescono a controllare la situazione cercano di sfuggire al servizio e smettono di frequentare l’ospedale dove sono stati seguiti, poi cercano un altro (ARANHA et al., 2007).

I pensieri, i sentimenti o i comportamenti eccessivi che il soggetto presenta sono accompagnati da una serie di sintomi somatici, le cui caratteristiche sono: pensieri esagerati e ricorrenti sulla gravità dei sintomi; altezza di ansia per la propria salute o sintomi; l’aumento del tempo e dell’energia si è concentrato sui sintomi o sui problemi di salute (ARAÚJO  e NETO, 2014).

CONCETTUALIZZAZIONE E CHARACTERIM DI SINDROME di MUNCHAUSEN DA PROXY

Gueller (2009) cita che nel 1977 Prato ha chiamato la Sindrome di Munchausen per procura (SMPP) come condizione in cui genitori o tutori creano o simulano sintomi di malattie nei bambini. Ciò si traduce in numerosi interventi medici pericolosi e procedure. L’autore dimostra apparentemente un interesse e un coinvolgimento esacerbati nella cura dei bambini. Tuttavia, è responsabile della produzione della malattia assumendola indirettamente per delega.

Secondo il DSM-5 la diagnosi della sindrome di Munchausen da Parte del Proxy è un disturbo factitious è visto come quello imposto all’altro. La diagnosi è legata all’aggressore e non alla vittima, dal momento che riceve una diagnosi di abuso (DSMV, 2014). Tuttavia, la determinazione attribuita a questa entità e i criteri diagnostici generano controversie nell’ambiente scientifico. Le caratteristiche assunte dall’autore quando assume la malattia indirettamente per procura sono per esacerbare i sintomi, falsificare o produrre storie cliniche, prove di laboratorio, lesioni fisiche, oltre a indurre ospedalizzazioni con procedure terapeutiche rischiose (PIRES e MOLLE, 1999).

DIAGNOSI E GESTIONE DELLE SINISMI

La diagnosi è fatta da un’anamnesi e da un prudente esame fisico. I dati portati dai membri della famiglia e da altre referte mediche diventano essenziali. La diagnosi differenziale pertinente è la presenza di una vera malattia fisica. (GATTAZ et al., 2003). Molti negano l’esistenza di una malattia psichiatrica. Quando la simulazione viene scoperta e l’ipotesi di una malattia fisica viene scartata, la sensazione di assistenza inizialmente rilasciata dal personale dell’ospedale viene sostituita da una sensazione di fallimento e rifiuto spesso associata a sentimenti di rabbia, frustrazione.

Aranha et al. (2007) riaffermare che i sentimenti tendono a suscitare un trasferimento negativo nell’equipe sanitaria quando è evidente la natura fenita della malattia. C’è difficoltà nel caratterizzare ciò che motiva questi pazienti ad agire in questo modo. Si ritiene che siano alla ricerca di qualcosa come l’accettazione e l’affetto. Questi sentimenti possono aver avuto origine nel rapporto stabilito con i genitori, e in qualche modo viene trasferito ai professionisti della salute. L’approccio consigliato non è quello di affrontare il paziente, offrendo loro misure che consentono il loro recupero. E coinvolgendolo nel piano di trattamento (GATTA, 2003).

La strategia fondamentale nella gestione di questi pazienti è la diagnosi precoce, secondo Aranha et al. (2007), al fine di prevenire un aumento delle sofferenze e il rischio di inutili autolesionismo ed esame. Nelle prime fasi della malattia, un intervento psichiatrico tende ad avere successo, oltre a una psicoterapia ausiliaria nel rafforzare l’identità e l’autostima.

È essenziale stabilire un legame terapeutico con il paziente. Powell and Boast (1993) citato da Gattaz et al. (2003) ha indicato la terapia cognitiva comportamentale come uno degli approcci per gestire questa sindrome. Proporre la formazione delle competenze sociali e della psicoeducazione. L’obiettivo del primo è quello di fornire un repertorio diversificato di comportamento sociale funzionale in modo che il soggetto possa emettere comportamenti più assertivi nelle relazioni interpersonali esprimendo sentimenti migliori, opinioni sempre nel rispetto degli altri.  Il secondo cerca di motivare l’individuo per il trattamento attraverso il chiarimento dei sintomi e del modello cognitivo, condividendo la concettualizzazione cognitiva.

Tuttavia, non c’è consenso sul miglior approccio terapeutico da adottare per il trattamento della sindrome di Munchausen (ARANHA et al., 2007).

La sindrome di Munchausen da Proxy è una patologia considerata come una grave forma di violenza infantile, poiché il bambino presenta false condizioni patologiche, prodotte da uno dei suoi tutori, di solito la madre.  È necessario che il professionista contatti il Comitato per la protezione dei bambini, i servizi sociali, la madre e il bambino siano deferiti al Tribunale dei bambini (BORGES, 2016).

Braga (2007) cita la tecnica tripartita citando Bleipartit (1992), la madre e il bambino possono essere frequentati contemporaneamente, poiché il rapporto tra i due è scosso, questo tipo di psicoterapia, potrebbe consentire il salvataggio del legame tra madre e figlio, perso in mezzo al dolore e alla sofferenza. Pertanto, la madre presenta una difficoltà emotiva e ha bisogno di essere accolta dal team, in un lavoro multidisciplinare. Così lei può trovare sostegno e accettare il trattamento della sua patologia.

CONSIDERAZIONI FINALI

Si verifica che ci sono pochi studi e pubblicazioni sia sulla sindrome di Munchausen che sulla sindrome di Munchausen da Proxy in portoghese, questo finisce per ostacolare il riconoscimento e la corretta gestione della malattia. La ricerca di chiarimenti rende il team sanitario veri ricercatori, alla ricerca di informazioni nella cartella clinica del paziente. Una caratteristica rilevante osservata in questi pazienti in relazione al disturbo di fronte a questa possibilità c’è un’intensificazione dei segni e dei sintomi presentati e quando non possono manipolare la situazione cercano di sfuggire al servizio ospedaliero. Il riconoscimento della malattia da parte dell’equipe sanitaria è essenziale per il trattamento. Anche se il ruolo e le prestazioni degli operatori sanitari in considerazione di questa situazione non sono ancora ben definiti, in particolare lo psicologo a causa della mancanza di informazioni e pubblicazioni, sulla diagnosi e la gestione della sindrome. E molti pazienti negano l’esistenza di una malattia psichiatrica. Lo studio in questione può essere visto come una base per ulteriori ricerche per ampliare la discussione e la comprensione sull’argomento.

RIFERIMENTI

ASSOCIAÇÃO AMERICANA DE PSIQUIATRIA. Manual Diagnóstico e estatístico de transtornos mentais DSM. 5 ed. Porto Alegre: Artmed, 2014.

ARANHA, G. et al. Transtorno Factídio: um desafio para as diversas especialidades.  Revista Associação Médica Brasileira, n.86, v.1, p.14-19,2007. Disponível em: http://www.revistas.usp.br/revistadc/article/view/59168 Acesso em: 12 dez. 2019.

ÁRAUJO, C.; NETO, F.L. A nova classificação Americana para os Transtornos Mentais-o DSM-5. Revista Brasileira de Terapia Cognitiva Comportamental. v.16, n.1, p.67-82,2014. Disponível em:  http://pepsic.bvsalud.org/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S1517-55452014000100007 Acesso em: 12 jan. 2020.

BRAGA, M. S. Um Estudo teórico sobre a Síndrome de Munchausen por procuração. Trabalho de Conclusão (Especialização Psicologia Clínica-Ênfase na Infância). Instituto de Psicologia. Universidade Federal do Rio Grande do Sul. Porto Alegre, 21p. 2007.Disponível em: http://www.lume.ufrgs.br/bitstream/handle/10183/12293/000606736.pdf?sequence=1Acesso em: 28 fev. 2020.

BORGES, Y. M. Reflexões Psicojurídicas sobre a Síndrome de Munchausen Por Procuração. Trabalho de conclusão de curso (graduação). Instituto Brasiliense de Direito Público-IDP. Escola de Direito de Brasília, 27p. 2016. Disponível em: http://dspace.idp.edu.br:8080/xmlui/handle/123456789/2082 Acesso em: 12 jan. 2020.

CID10. ORGANIZAÇÃO MUNDIAL DA SAÚDE. Classificação Estatística Internacional de Doenças e Problemas Relacionados à Saúde. São Paulo: Edusp, 2017.

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GATTAZ, W. et al. Síndrome de Munchausen: Diagnóstico e Manejo Clínico. Revista de Associação Médica Brasileira. v. 49, n.2, p 220-224, 2003. Disponível em: https://www.scielo.br/scielo.php?pid=S0104-42302003000200045&script=sci_abstract&tlng=pt Acesso mar.2020.

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OLIVEIRA, D.R. Síndrome de Munchausen by Proxy: Características Psicopatólogicas e Personalidade dos Agressores. Tese (Dissertação de Mestrado Integrado em Medicina). Instituto de Ciências Biomédicas Abel Salazar. Universidade Federal do Porto, p.48.2018. Disponível em: https://repositorio-aberto.up.pt/bitstream/10216/115436/2/283723.pdf Acesso em: 28 nov. 2019.

PIRES, J.M.; MOLLE, L. D.;  Síndrome de Munchausen- relato de dois casos. Jornal de Pediatria, v.75, n.4, 281-286, 1999. Disponível em: http://www.jped.com.br/conteudo/99-75-04-281/port.pdf Acesso em: 07 fev. 2020.

[1] Psicologo. Specialista in salute mentale e cura psicosociale e in terapia cognitiva comportamentale facoltà brasiliana di insegnamento, ricerca ed estensione. Laurea in Pedagogia Facoltà FORTIUM-DF.

Enviado: Maio, 2020.

Aprovado: Maio, 2020.

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