Nevrosi ossessiva: il legame del desiderio nel percorso dell’impossibile

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CONTEÚDO

ARTICOLO ORIGINALE

MEDEIROS, Tanise Antunes Suassuna de [1], LEITE, Laurence Bittencourt [2]

MEDEIROS, Tanise Antunes Suassuna de. LEITE, Laurence Bittencourt. Nevrosi ossessiva: il legame del desiderio nel percorso dell’impossibile. Revista Científica Multidisciplinar Núcleo do Conhecimento. Anno. 06, ed. 12, vol. 05, pag. 161-176. Dicembre 2021. ISSN: 2448-0959, Link di accesso: https://www.nucleodoconhecimento.com.br/psicologia-it/legame-del-desiderio

ASTRATTO

Questo articolo si concentrerà su una questione specifica: la struttura nevrotica ossessivo-compulsiva e la relazione del desiderio. In questo modo, lo studio avvicinerà il concetto di desiderio (inconscio) come investimento erotico, dal concetto di mancanza, mettendolo in relazione con le manifestazioni della psiche come sintomo nell’ossessivo, come la colpa, il dubbio e la sofferenza per il pensiero. , caratteristico di questo. L’obiettivo dello studio è mettere in evidenza come avviene il rapporto del nevrotico ossessivo con il suo desiderio. Lo studio è il risultato di una ricerca bibliografica nel contesto dell’approccio psicoanalitico, che utilizza la teoria freudiana-lacaniana come marcatori centrali attraverso alcuni suoi lavori, oltre al materiale scritto di alcuni suoi commentatori, sul tema proposto. Infine, l’articolo sviluppa e conclude il complesso rapporto dell’ossessivo con il suo desiderio come prototipo problematico in una scelta ambivalente del soggetto di desiderare o non desiderare, di essere dipendente dall’Altro, trovandosi intrappolato nella domanda dell’altro.

Parole chiave: nevrosi ossessiva, sintomo, desiderio.

1. INTRODUZIONE

Sigmund Freud ha creato la psicoanalisi dalla sua scoperta dell’inconscio attraverso l’ascolto di donne isteriche, e da allora la sua teoria è stata diffusa e ampiamente dibattuta da diversi teorici della linea e dalle loro diverse scuole, oltre che messa come oggetto di studio nel mondo accademico ambiente come un nuovo campo di conoscenza. Questo articolo si concentrerà su una questione specifica: la struttura nevrotica ossessivo-compulsiva.

Nel bel mezzo della ricerca svolta per la produzione di questo articolo, è stato possibile concordare con autori come Coppus e Bastos (2012) quando hanno affermato circa i ridotti accenni di nevrosi ossessiva nell’ambiente accademico, dove i rapporti con il tema si può ritrovare, affrontando, ad esempio, il concetto di libido legato ad un forte investimento nei pensieri del soggetto ossessivo, nonché la presenza di un superio frustato, provocando un senso di colpa e dubbio che allontana il soggetto dalla realtà. È stato anche possibile trovare un riferimento a un desiderio impossibile da realizzare e, infine, letture sul favoloso caso clinico scritto da Freud, meglio noto come “L’uomo dei topi” e sui suoi rapporti con la fase anale.

La storia della nevrosi ossessiva si presentava come un quadro complesso per la psicoanalisi nel suo insieme. Tenendo conto di questa scoperta di Freud e delle riletture di Lacan riferite alla struttura, vale la pena ricordare quanto afferma Rinaldi (2003):

Neurose obsessiva apresenta uma complexidade e uma riqueza de aspectos que levou, de um lado, Freud a dizer que se tratava do tema mais gratificante da pesquisa psicanalítica, e de outro, Lacan a chamar a atenção para uma carência teórica, que deriva justamente da diversidade de facetas apresentadas por essa configuração discursiva. (p. 65)

Così, il concetto di nevrosi ossessiva, termine creato da Freud nel 1894 per designare un disturbo che produce sofferenza psichica al soggetto, riguarda l’imbarazzo del soggetto nei confronti del suo desiderio inconscio, cioè il desiderio rimosso. Freud ha persino riferito degli impasse linguistici della nevrosi ossessiva confrontando, soprattutto, l’isteria:

A linguagem de uma neurose obsessiva, ou seja, os meios pelos quais ela expressa seus pensamentos secretos, presume-se ser apenas um dialeto da linguagem da histeria; é, porém, um dialeto no qual teríamos de poder orientar-nos a seu respeito com mais facilidade de vez que se refere com mais proximidade às formas de expressão adotadas pelo nosso pensamento consciente do que a linguagem da histeria. Sobretudo, não implica o salto de um processo mental a uma inervação somática – conversão histérica – que jamais nos pode ser totalmente compreensível. (FREUD, 1909, p. 16)

Quindi, portando alla luce il desiderio nella nevrosi ossessiva, vale la pena chiedersi come questo desiderio sia legato a questa struttura? Inizialmente Rinaldi (2003) illustra una risposta affermando che, proprio come nella nevrosi, è presente il desiderio, il nevrotico ossessivo, pur essendo sulla stessa linea, il suo sintomo è diverso quando il soggetto si trova di fronte al desiderio nell’Altro, dove esso provocherà angoscia, portandolo a legarsi alla richiesta dell’Altro come forma di difesa. Cioè, il nevrotico ossessivo non sarà in grado di sostenere da solo il suo desiderio, rivelando la sua limitazione dalla richiesta dell’Altro invece che dal suo desiderio.

Secondo Freud (1909), il desiderio (inconscio) è presente nel soggetto umano, chiaramente come investimento, rappresentazione, produzione di una mancanza, attesa di appagamento; il desiderio, quindi, si presenta come uno dei concetti chiave per la psicoanalisi nel processo di scoperta dell’inconscio, che struttura la psiche umana, presentato fin dal primo tema. Questa manifestazione del desiderio nel soggetto nevrotico ossessivo, saldamente legato alla colpa e al sentimento di angoscia, fa di questo stesso desiderio una missione impossibile.

La clinica contemporanea sembra ancora confermare molte delle affermazioni freudiane sulla complessa struttura ossessiva. Le impasse teoriche, la profonda ambivalenza segnalata da Freud e vissuta nella vita del nevrotico ossessivo, hanno ricevuto numerosi contributi dallo psicoanalista francese Jacques Lacan, successore di Freud, contribuendo in modo molto significativo alla comprensione e al miglioramento della sofferenza psichica.

Comprendiamo infine che questa ricerca sulla struttura clinica prescelta ha la sua rilevanza di fronte a innumerevoli pazienti che ricercano l’approccio psicoanalitico freudiano-lacaniano, oltre che l’area della psicologia clinica in generale. Sulla base di questa rilevanza, la ricerca consente di approfondire gli studi psicoanalitici sulla sofferenza ossessiva e dei suoi sintomi e, naturalmente, di comprendere come il desiderio inconscio nel soggetto, al ritorno, produca dalle piccole preoccupazioni alle sofferenze più gravi .

2. LA NEVROSI OSSESSIVA

Sigmund Freud ha designato la nevrosi ossessiva usando il termine Zwangsneurosis. La parola Zwang si riferisce a una sorta di costrizione interna, una compulsione e una forza interne imperative. Farias e Cardoso (2013) elogiano i contributi di Freud affermando che la scelta del termine “nevrosi ossessiva” non è casuale, poiché considera le caratteristiche della struttura legate a questo vincolo interno in cui si spiegano le ossessioni, sia nei pensieri che nelle azioni. .

Ribeiro (2011), riportando sulla presentazione della nevrosi ossessiva da parte di Freud nel 1896, nell’articolo intitolato “L’ereditarietà e l’eziologia delle nevrosi”, nella sua prima forma pubblica, mette in evidenza la sua “innovazione nosografica”, dichiarando che, durante l’esecuzione di le sue analisi sull’inconscio, gli era stato necessario affiancare all’isteria la nevrosi da ossessione. L’autore afferma inoltre che:

Freud também nos diz que o obsessivo crê na representação recalcada. Esse fenômeno da crença (Glauben) ou descrença (Unglauben) na representação vai ser, aliás, de extrema importância no estabelecimento do diagnóstico diferencial entre a neurose obsessiva e a paranoia, que é uma psicose. Fiquemos por ora com a neurose obsessiva: o sujeito crê na autorrecriminação, crê na representação recalcada, e é essa crença que lhe permite duvidar. (RIBEIRO, 2011, p. 17)

Pertanto, per una migliore comprensione della suddetta struttura, è opportuno descrivere che nella sua scoperta Freud concettualizza la nevrosi ossessiva attraverso la sofferenza dei pensieri. In altre parole, il teorico descrive le idee ossessive come un sintomo risultante dalla formazione di un “impegno privato”. Continuando con le parole di Ribeiro (2011), quando il soggetto si trova in un’esperienza sessuale, è naturale che in questo contesto possa esserci una produzione traumatica da lui operata quando compie un tale atto, tuttavia, per il soggetto che produrrà ossessioni, questo incontro sessuale genera in lui un godimento eccessivo, provocando, attraverso questo piacere, la colpa e il rimprovero per essersi concesso a questo contatto. Tuttavia, il meccanismo di difesa ossessivo, la rimozione (nevrosi classica), deriva da una rappresentazione del trauma, con il sentimento affettuoso spostato su un altro sentimento, cioè su una sostituzione dell’idea rimossa. Pertanto, il frutto di questo processo per la persona ossessiva provoca un tormento basato sull’idea di autopunizione per il fatto accaduto, nello stesso tempo che sembra ridurre l’importanza dell’evento traumatico, proprio perché tampona i suoi effetti con produzione sintomatica. In questo modo il pensiero ossessivo per Freud, in fondo, sarà in relazione con l’affetto, ma diventa incomprensibile quando sposta e sostituisce la rappresentazione originaria con un’altra apparentemente estranea alla prima. I pensieri ossessivi sono contrari all’equilibrio, nonostante presentino una forza chiaramente immutabile, conclude l’autore.

Tuttavia, Freud osservò più chiaramente i sintomi della nevrosi ossessiva quando giunse ai suoi studi sul caso di un paziente, per il quale realizzò l’analisi intitolata “The Rat Man”. Il medico descrive il caso di un giovane, con un background accademico in giurisprudenza, che gli disse di aver sofferto di idee ossessive fin dall’infanzia. La sua ricerca per l’analisi era dovuta al fatto che i suoi sintomi si manifestavano più intensamente quattro anni prima, all’epoca. Afferma che la sua malattia era principalmente limitata ai pensieri ossessivi che qualcosa potesse accadere a due persone a cui teneva, essendo suo padre e una giovane donna che ammirava e teneva in grande considerazione. Aggiunge anche che gli impulsi ossessivi che sentiva gli facevano credere nel tagliarsi la gola con un rasoio e nel creare difese contro cose che gli sembravano insignificanti. (FREUD, 1909-1910/2013).

Freud, accogliendo la richiesta del paziente, attraverso la sua tecnica di libera associazione di idee, gli ha permesso di raccontare la sua storia, come erano strutturate le sue dinamiche familiari, le sue esperienze affettuose e sessuali, e così l’analista, osservando nel suo discorso, sottolinea il infanzia del paziente. Durante l’analisi degli Uomini Ratto, Freud ha potuto osservare «una completa nevrosi ossessiva, alla quale non manca alcun elemento essenziale, allo stesso tempo nucleo e prototipo della malattia successiva, come se l’organismo elementare il cui studio — esso solo — può darci la misura della complessa organizzazione della malattia attuale”. (FREUD, 1909-1910/2013, p. 22).

Secondo Suarez (2011), il pensiero di Freud era che la malattia fosse nell’infanzia, cioè fosse la malattia stessa e non solo l’inizio, che di conseguenza ammetteva i sintomi di una nevrosi ossessiva presenti. Pertanto, l’autore conclude:

A pulsão escópica no menino coloca em primeiro plano o gozo do olhar articulado à fantasia de ver mulheres nuas, fantasia que sustenta o desejo. Um medo vem se opor ao desejo sob a forma de uma construção lógica: “se… então”: “Se desejo ver uma mulher nua, então meu pai deverá morrer”. Do registro da inquietante estranheza, a angústia se impõe ao sujeito como afeto penoso. Emerge então como defesa a necessidade de realizar atos que se opõem à ideia obsessiva. (SUAREZ, 2011, p. 03)

Il caso de “L’uomo topo” è un classico delle storie cliniche della psicoanalisi, in cui Freud ha potuto osservare gli elementi presenti fin dall’infanzia che si manifestano come ossessivi, fin dalle prime esperienze del soggetto nell’ordine sessuale. Il caso mostra anche ciò che Freud è stato in grado di analizzare attraverso la relazione del paziente sulla nevrosi ossessiva:

A criança, como vimos, estava sob o domínio de um componente do instinto sexual, o desejo de olhar [escopofilia]; como resultado deste, existia nele uma constante recorrência de um desejo muito intenso relacionado com pessoas do sexo feminino que o agradavam – ou seja, o desejo de vê-las nuas. Esse desejo corresponde à última idéia obsessiva ou compulsiva; e se a qualidade da compulsão ainda não estava presente no desejo, era porque o ego ainda não se havia posto em oposição a ele e ainda não o encarava como algo estranho a si próprio (FREUD, 1909, p. 91).

In uno dei capitoli di un suo testo intitolato “La natura e il meccanismo della nevrosi ossessiva”, Freud parla del rapporto che le esperienze sessuali hanno nella prima infanzia nella nevrosi ossessiva e nell’isteria. Tuttavia, sottolinea che la nevrosi ossessiva non si riferisce alla passività sessuale come accenna all’isteria, ma ad atti sessuali che vengono praticati con la partecipazione attiva del soggetto durante l’esperienza, generando piacere, poiché esiste una differenziazione nell’eziologia nevrotica ossessiva che si manifesta con il sesso maschile (FREUD, 1893-1899/1906).

Freud ha osservato che il sostrato della nevrosi ossessiva, all’inizio dei suoi studi, sarebbe basato sul tempo in cui lo sviluppo della libido, durante la fase infantile, avverrebbe, dai traumi sessuali vissuti attraverso azioni piacevoli per il soggetto (FREUD, 1893). -1899/1906). Inoltre, Freud descrive due periodi importanti da menzionare in questo articolo, che si verificano durante l’infanzia sulla sessualità e il suo rapporto con la nevrosi ossessiva, dove evidenzia il primo periodo come “immoralità infantile”. In questo periodo di sviluppo ci sono quei momenti che sono in grado di produrre il germe di una nevrosi successiva. Cioè, all’inizio, ciò che rende possibile la rimozione, ciò a cui il soggetto è precluso, sono le esperienze in cui si trova nella seduzione sessuale, nel piacere e nel benessere sessuale, tuttavia, passando per l’aggressività nei confronti del sesso opposto, in seguito si trasforma in atti che promuovono l’autopunizione (FREUD, 1893-1899/1906).

Il periodo precedente si conclude all’inizio di quella che Freud chiamava “maturazione” sessuale, che può avvenire molto presto. Le citate esperienze che il soggetto attraversa, promuovono ricordi che saranno legati al sentimento di autoaccusa dal piacere che si è generato, potendo così avere questa esperienza repressa e sostituita da un sintomo come difesa, ad esempio il sentimento di vergogna e diffidenza in se stessi sono sintomi che saranno presenti nel periodo di salute del soggetto, periodo in cui Freud lo classifica come una difesa vincente (FREUD, 1893-1899/1906).

Infine, questo argomento si può chiudere con il periodo successivo alla maturazione, caratterizzato come quello della malattia, considerando il ritorno del rimosso, cioè i ricordi dei vissuti in cui il soggetto ha potuto reprimere, ritorno come sintomo dovuto a il fallimento della repressione.difesa. Nello stesso testo, già citato, Freud si interroga sul ritorno di questi ricordi, dove possono essere risvegliati nell’individuo spontaneamente e accidentalmente, magari da trigger, o da problemi sessuali che il soggetto può “innescare” ora come residuo di questi. Così, questi ricordi ritornano alla coscienza come autoaccusa, come rappresentazioni e affetti ossessivi, in sostituzione della memoria originaria che ha causato il sintomo (FREUD, 1893-1899/1906).

Dunque «esistono due forme di nevrosi ossessiva, a seconda che il passaggio alla coscienza sia forzato solo dal contenuto nemico dell’atto che comporta l’autoaccusa, oppure anche dall’affetto autoaccusante legato a quell’atto» (FREUD, 1893 -1899/1906, pag. 100).

2.1 PROFERIRE IL SINTOMO NELLA NEUROSI OSSESSIVA

Souto (2012) evidenzia il sintomo nel nevrotico ossessivo come una sfida perché è visto come fonte di piacere e soddisfazione, dove il soggetto non vuole rinunciare a questo sintomo, a differenza dell’isteria, dove il sintomo appare come fonte di dispiacere . Il sintomo ossessivo è costruito anche dalla sua organizzazione e pulizia, in quanto il soggetto si crede speciale nel suo amor proprio e si crede migliore dell’altro per la sua intatta condizione di perfezione, aggrappandosi al sintomo come soddisfazione sostitutiva.

Considerando il contesto della nevrosi, nella struttura nevrotica ossessiva sono presenti anche meccanismi di difesa che sono presenti nella formazione dei sintomi, costituendosi in modo complesso e in varie forme, ovvero la rimozione, la regressione e la formazione reattiva (SOUTO, 2012).

Esemplificando brevemente questi tre meccanismi di difesa, la rimozione si presenta inizialmente come un meccanismo di difesa universale della nevrosi, presentandosi anche nell’ossessivo, in vista del suo obiettivo di mantenere represse le esperienze negative dell’infanzia, cioè di sostenere queste esperienze sessuali, collegate al complesso di Edipo, lontano da sé, perché considerati traumatici e perché generano dispiacere quando vengono ricordati (SOUTO, 2012).

Così, Souto (2012) pone una domanda in cui Freud si pone in relazione alla nevrosi ossessiva: come funziona la rimozione nella struttura ossessiva, se l’esperienza sessuale considerata traumatica è fonte di piacere per il soggetto durante l’infanzia? Perché allora questi dovrebbero essere repressi? L’autore riporta la rivelazione di Freud sull’equilibrio dell’apparato psichico, affermando che esso funziona secondo il principio di costanza, cioè tutto ciò che può minacciare tale equilibrio, siano esse esagerate o carenti le pulsioni, «è sentito dall’apparato psichico come un aumento della tensione che provoca dispiacere, diventando così una condizione per la repressione” (SOUTO, 2012, p. 3). L’autore porta anche una spiegazione dei sintomi della nevrosi ossessiva all’interno di una visione lacaniana:

A partir daí, podemos entender por que, para o neurótico obsessivo, o prazer a mais ou, para usar um termo lacaniano, o gozo, é muitas vezes acompanhado de sentimentos de angústia, pânico, culpa, depressão etc. Ou, ainda, porque, muitas vezes, o obsessivo acaba por evitar o prazer para não ter que se haver com essa diferença entre a satisfação obtida e a satisfação esperada. É por isso que, na base da experiência do obsessivo, existe sempre o que Lacan chamou de “certo receio de desinflar” (LACAN, 1960-1961/1992, p.235), relacionado com o que resulta do encontro com a satisfação. (SOUTO, 2012, p. 4).

Un’altra forma di meccanismo di difesa nella nevrosi ossessiva è il caso della regressione. Souto (2012) afferma su ciò che propone Freud, dove il soggetto ha la tendenza a ripetere l’esperienza traumatica in cui è fissata la sua libido, cioè si possono pensare a esperienze negative che, di conseguenza, hanno generato traumi, ma che non avrebbe raggiunto un senso fallico dell’ordine sessuale, ma avendo la libido legata alla fase sadica anale.

Souto (2012) continua a spiegare la teoria di Freud affermando che, nella regressione, la libido del soggetto sarà ancora legata alle complesse problematiche di Edipo, perché quando gli viene impedito di soddisfare per paura della castrazione, l’individuo regredirà al livello in cui la tua libido, forzata, tornerà al punto in cui troverà soddisfazione in una certa fase precedente del suo sviluppo, quindi ci sarà un’interruzione del suo processo. Le rappresentazioni della libido devono diventare aggressive, in modo che, per la persona ossessiva, affrontare la castrazione sia un punto di blocco, mascherandola così da aggressività. Successivamente, Souto (2012) citando Freud (1926/1976) chiarisce:

Assim, através da regressão, não só os impulsos agressivos iniciais serão despertados de novo, mas também uma proporção de novos impulsos libidinais terá que seguir o caminho prescrito para eles pela regressão e surgirá, também, como tendências agressivas destrutivas: “O eu nada poderá empreender que não seja atraído para a esfera desse conflito” (FREUD, 1926/1976, p.141).

Infine, Souto (2012) solleva la questione delle formazioni reattive, cioè Freud riferirà che il nevrotico ossessivo presenterà anche in sostituzione degli altri due meccanismi sopra menzionati, attraverso il suo sintomo, due tecniche che lo aiutano a disfare ciò che è stata fatta da un’esperienza traumatica, quindi, isolando questa esperienza. L’autore esemplifica le parole di Freud riportando questo processo di cui viene colpito il soggetto ossessivo, ripetendo l’azione che gli ha causato un’impressione traumatica a partire da un “simbolismo motorio”, perché il nevrotico ha sentimenti negativi sulla scena vissuta, giudicando ciò che crede di avere sbagliato nel tentativo di dissipare quanto accaduto, ripete la scena “correttamente”, ma di fatto, secondo Freud, il soggetto si ritrova a vivere entrambe le azioni nella sua realtà, ripetendo così il “fallimento dell’azione”.

L’altra strategia in cui la persona ossessiva utilizzerà il suo sintomo è come isolare un’impressione così traumatica. Freud collegherà questa strategia al “tabù del toccare” tipico del nevrotico ossessivo. Questo sistema funzionerà come un modo per il soggetto di isolare l’esperienza traumatica dai processi mentali naturali della psiche in modo che non ci sia contatto con tali pensieri, avendo così un distacco, compreso l’affetto.

Sedeu (2011) evidenzia un discorso di Freud sull’esistenza del dubbio che «corrisponde alla percezione interna che il paziente ha della propria indecisione, la quale, per effetto dell’inibizione del suo amore attraverso il suo odio, si impossessa di lui in di fronte a qualsiasi azione”.intenzionale” (SEDEU, 2011, p.242 apud SOUTO, 2011, p. 123). Il dubbio è così presente nell’ossessivo a causa del suo rapporto ambivalente di amore e odio con l’oggetto; questa ambivalenza che si accende nel soggetto tenta di sfuggire al sentimento di angoscia, che viene poi identificato con il sintomo, Souto (2012) afferma che la persona ossessiva affronta il sé, dando forma al suo narcisismo, pur mettendo alla prova il suo desiderio . In questo gioco si avvale della domanda: come può la persona ossessiva affrontare l’annullamento del suo desiderio?

2.2 IL LUOGO DEL DESIDERIO NELLA NEUROSI OSSESSIVA

Sapendo che la sintomatologia dell’ossessivo deriva da piacevoli vissuti infantili, quando poi vengono repressi, diventa possibile porre domande e riflessioni sul posto del desiderio nel nevrotico ossessivo, su come viene sostenuto e su come appare di fronte a i suoi limiti. “Per l’ossessivo, il desiderio si presenta nel suo stato di condizione assoluta, che gli è costitutiva, come puro desiderio” (RINALDI, 2003, p. 66-67).

Rinaldi (2003) porta la dinamica del desiderio in modo molto esauriente, sottolineando come Freud nei suoi studi sulla nevrosi ossessiva trovasse interrogativi attraverso i problemi vissuti nel rapporto del soggetto con il desiderio nei primi giorni del trauma, evidenziando una distinzione in relazione all’isteria, perché è noto che la persona ossessiva ha vissuto l’esperienza con grande piacere, cioè in modo attivo. L’autore ricorda che Freud, in seguito, dopo aver analizzato il caso degli Uomini Ratto, aveva rivolto la sua attenzione a un concetto interessante sull’argomento:

A precoce desfusão pulsional que marca seu desenvolvimento, por meio da desvinculação da tendência destrutiva, que está na origem dos impasses vividos pelo obsessivo na aproximação do objeto do desejo, na sua agressividade recalcada, e na forma ambivalente de se dirigir ao Outro. (RINALDI, 2003, p. 66)

L’autore, riprendendo alcuni concetti dalla teoria lacaniana, evidenzia un punto importante da discutere circa l’articolazione in cui l’ossessivo si pone in relazione al fallo significante e l’enfasi della morte per se stesso, dove comporrà i suoi sintomi, rivelando così i limiti e le difficoltà che incontra nell’affrontare il sostegno del suo desiderio (RINALDI, 2003).

Durante questo processo, basato su Lacan, l’autore afferma: il soggetto desidererà molto oltre. Contrariamente all’isteria che pone il suo desiderio nel desiderio dell’Altro, l’ossessivo farà sì che il suo desiderio superi tutto, e nella misura in cui nega l’Altro, va a sbattere contro il proprio desiderio, e nella misura in cui entra in un distruttivo e di ambiguità, mira annullare l’Altro o il proprio desiderio:

É desse momento que ele se afasta, na medida em que alcançá-lo significa matar o desejo. Lacan chama a atenção para o fato de que, mais do que uma distância do objeto, trata-se na neurose obsessiva de uma distância do desejo. (RINALDI, 2003, p. 67)

Si osserva che nel tentativo di desiderare, l’ossessivo vedrà questo approccio come pericoloso, dove gli provocherà una certa angoscia considerando che il desiderio è nell’Altro, esistente in modo strano per il soggetto, c’è quindi un dilemma riguardo la distruzione dell’Altro e di mantenerlo, allo stesso tempo, per ottenere il proprio desiderio, con conseguente dipendenza dall’oggetto – Altro (RINALDI, 2003). In questa lotta tra il mantenimento e la distruzione dell’oggetto, risulta tutta l’ambivalenza del nevrotico ossessivo.

Pensando alla via d’uscita che il soggetto trova per dissipare il suo desiderio, lo fa coprire con la domanda dell’Altro, avendo così una negazione del proprio desiderio. Così, «l’ossessivo attende sempre che l’Altro gli chieda qualcosa, un movimento con il quale annulla il desiderio dell’Altro, riducendolo a domanda. Ma è attraverso questo che sostiene il suo desiderio di escluso» (RINALDI, 2003, p. 67).

È interessante pensare alla richiesta di questo Altro che anche l’ossessivo sia legato, cioè il soggetto sia richiesto, data la spiegazione di Freud dove conclude che durante le esperienze infantili del rapporto con la domanda dell’Altro, soprattutto derivanti dall’Altro materno, egli ha un effetto siderale per il soggetto. Almeida esprime nei suoi studi sul desiderio, questo rapporto primordiale tra l’ossessivo e sua madre (2010):

O fato de sentir-se demasiadamente amado pela mãe direciona a abordagem a ser seguida na determinação da função fálica na estrutura obsessiva. O sujeito obsessivo foi particularmente investido como objeto de desejo da mãe, foi privilegiado em seu investimento fálico. (p. 50)

In un primo momento, nella fase infantile del soggetto, il bambino porta un’energia libidica che sarebbe impossibile scaricare da solo, avendo bisogno dell’aiuto di un Altro, in questo caso adulto, per scaricarla. Tuttavia, questo processo iniziale avverrebbe più comunemente con l’aiuto della madre (Altro della Madre), o di chi occupa questo posto, aiutando così il bambino nel processo di liberazione di un accumulo di energia, soddisfacendo cioè questo bisogno, oralmente, durante l’allattamento tramite aspirazione, ad esempio, abilitando quello che Freud chiamava “bahnung”, una sorta di “tracciamento” che sarebbe associato nel processo neuronale del bambino allo stato di “eccitazione” come sensazione di disagio, e all’oggetto che facilitava il dimissione, registrando così l’esperienza soddisfacente nell’apparato psichico (ALMEIDA, 2010).

Sempre sui vissuti del bambino, Freud afferma che questo percorso intrapreso verrebbe utilizzato dall’individuo come un’apertura che faciliterebbe lo scarico dell’energia prodotta dall’eccitazione o dal desiderio stesso, mantenendo così, attraverso il ripetersi dello stato citato, il figura dell’oggetto reinvestito. Tuttavia, il teorico afferma che poiché non vi è reciprocità di questo processo da parte dell’oggetto esterno, il bambino si fermerebbe quindi a una “allucinazione” e successivamente sarebbe frustrato nel tentativo di scaricare l’energia come la prima volta immaginata, passando per ripetere questa esperienza alla ricerca della soddisfazione investita, di fronte al vuoto, dove si può caratterizzare l’emergere del desiderio (ALMEIDA, 2010). Perciò il desiderio, per così dire, nasce da un’assenza, da una mancanza.

Almeida (2010) cita anche Lacan che effettuerà una rilettura dell’Edipo freudiano, dove spiegherà il Complesso di Edipo in tre tempi diversi, in cui in questo primo momento il bambino, di fronte a questo vuoto, inizia a immaginarsi come un oggetto “intero” che riempirà questo vuoto – dell’Altro. “Si pone come oggetto fallico della madre e, in questo primo periodo, non può ancora essere vista come soggetto, ma come mancanza, come complemento della mancanza della madre. Lei è il fallo della madre”. (ALMEIDA, 2010, p. 40).

Gli autori giungono ad affermare che il luogo in cui si posiziona il bambino rispetto alla madre è necessariamente importante per la sua costruzione di essere umano, in vista di questo momento in cui il soggetto resterà isolato nel luogo materno, in quello materno desiderio, bisognoso di qualsiasi oggetto diverso dalla madre, essendo questo il suo primo Altro – evidenziando l’Altro con l’iniziale maiuscola per essere il primo e più grande oggetto del soggetto –, in un rapporto ambivalente di presenza e assenza. Sostenere il soggetto in questa posizione fallica, o lasciarla, avrà conseguenze che determineranno la sua struttura psichica per il resto della sua vita. “Per il bambino è tanto importante trovarsi nella posizione alienante di parlare dell’Altro, di sentirsi oggetto del desiderio della madre, quanto di poter uscire da lei e diventare un soggetto”. (ALMEIDA, 2010, pag. 40)

Si vede quindi che il soggetto ossessivo si costituisce attraverso la relazione edipica come l’oggetto del fallo materno, anche se all’inizio la funzione del padre è lì “come assenza”, o, velata; quindi il bambino vedrà il desiderio della madre come qualcosa da realizzare, cioè, in senso fallico, essendo questo oggetto, un oggetto che il padre non può essere. In questo mezzo di fantasia tra desiderio e fallo materno, l’autore conclude:

No processo de identificação à figura paterna – como tal, detentor do falo – o sujeito obsessivo se vê fortemente preso à identificação de ser o falo da mãe. O sujeito obsessivo, na sua condição de detentor do falo, pode ser encarado como um nostálgico: os obsessivos são os nostálgicos do ser. (ALMEIDA, 2010, p. 50)

Pensare quindi alla nostalgia dell’ossessivo è forse pensare a un sintomo, che il soggetto può presentare come ritorno dell’esperienza come fallo della madre, e la madre oi suoi futuri rappresentanti, come oggetto perduto tendente all’angoscia. Andrade & Winograd (2018) apud Lambotte (2007) nei loro studi sulla nostalgia affermano che “così come nella malinconia, in relazione all’oggetto perduto, l’individuo nostalgico non può interessarsi a nulla, se non a questa intensa aspirazione al ritorno ” (pag. 360).

Tuttavia, il luogo del desiderio dell’ossessivo è un luogo sfidante, problematico, è la ricerca di un oggetto, che nel campo della fantasia, inizialmente, appare come un desiderio nell’ordine dell’irrealtà. “Si vede che il bisogno è capace di essere soddisfatto degli oggetti disponibili nella realtà, il che non è il caso del desiderio, che non è soddisfatto di essi perché implica una deviazione dall’ordine naturale” (BALLÃO e LONGHINI, 2016, pag.03).

Gli autori sottolineano il luogo fallico come spazio immaginario in cui il soggetto si colloca, cioè sarà tra la domanda d’amore e la domanda di soddisfazione che il desiderio si organizzerà, risultando in una doppia relazione che posiziona la domanda. Questo posizionamento parlerà del desiderio che cerca una risposta ben oltre, ma una risposta concreta, in modo che il suo desiderio sia soddisfatto. È lì che l’Altro appare come luogo della parola, a cui l’ossessivo rivolgerà la sua domanda, nonché luogo in cui il desiderio deve essere scoperto (BALLÃO e LONGHINI, 2016).

In questo modo, ci sarà una contraddizione in questo processo, poiché l’Altro a cui si rivolge l’ossessivo ha anche un desiderio, e, quindi, l’ossessivo si pone in una posizione estranea (BALLÃO e LONGHINI, 2016). Da qui la grande scoperta: l’ossessivo sarà sorretto dal desiderio dell’Altro, affinché il suo desiderio possa avere accesso ed essere soddisfatto.

Gli autori citano quanto dice Lacan sulla fantasia ossessiva che il soggetto si ponga in dipendenza da questo Altro, per sostenere la sua richiesta:

No texto Demanda e desejo nas fases oral e anal, Lacan (1992) observa que o termo oblatividade é uma fantasia obsessiva. Tudo para o outro. É o que escutamos do obsessivo. E, Lacan diz, que é isso mesmo que ele faz, por estar na perpétua vertigem da destruição do outro, nunca faz o bastante para a manutenção desse outro. Mas, onde é que está a raiz disso? A raiz da oblatividade parece estar ligada a esfera de relações da fase anal, onde o sujeito só satisfaz uma necessidade para a satisfação de um outro e o outro assume plenamente o domínio (BALLÃO e LONGHINI, 2016, p. 06 apud LACAN, 1992).

Così, il nevrotico ossessivo rimarrà in questa relazione ambivalente tra desiderare e non desiderare per paura della castrazione; tra sostenersi nell’Altro, manifestando al tempo stesso pulsioni aggressive nel tentativo di distruggere questo Altro, che diventerà impasse per la sua esistenza, attraverso sintomi e difese al servizio dell’inconscio. Alla fine, la nevrosi ossessiva forma una struttura davvero particolare, complessa e curiosa.

3. CONSIDERAZIONI FINALI

Per concludere, il termine “nevrosi ossessiva” racchiude le caratteristiche di una struttura in cui convergono un insieme di ossessioni, sia nei pensieri che nelle azioni. Il suo rapporto con il desiderio parte dal prototipo problematico in questa articolazione, dalla scelta ambivalente di desiderare o meno, e dalla sua dipendenza dall’Altro. Un altro punto interessante su questo contesto nella struttura nevrotica ossessiva, parla dei meccanismi di difesa che sono presenti nella formazione di sintomi che si costituiscono in modo complesso, essendo la rimozione, la regressione e la formazione di reazioni che sono state anche esposte in questo studio.

Un altro punto da chiarire è che nella nevrosi ossessiva, come in ogni nevrosi, è presente il desiderio. Tuttavia, ciò che lo differenzierà dalle altre nevrosi è che il desiderio, anche se presente, è ambivalente ed esitante. Cioè, il nevrotico ossessivo dimostrerà grandi difficoltà nel sostenere il suo desiderio da solo, con la sua stessa richiesta, rivelando il suo limite e invertendo, dalla richiesta dell’Altro, il posto del suo desiderio. Si conclude che, sebbene sia necessario che il soggetto, nell’infanzia, si metta al posto del fallo dell’Altro, quindi, una posizione alienante dell’oggetto materno, tuttavia, come essenziale è lasciarla e diventare un soggetto con il proprio desiderio, cioè di riconoscersi come soggetto desiderante, per non cadere nella formazione di una nevrosi ossessiva.

Infine, attraverso la conclusione di questa ricerca si può osservare come il luogo del nevrotico ossessivo sia, in fondo, un luogo problematizzante. La sua struttura presenta un lungo percorso che pone il desiderio del soggetto come impossibile da realizzare, trasformandolo in un soggetto con caratteristiche vicine alla lentezza, al dubbio, poiché la sua libido è centrata sul non appagamento del desiderio.

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[1] Post-laurea in Psicoanalisi presso il CESAC; Lavora presso SEST SENAT come Psicologa Clinica – CRP 17/3840. Laureato in Psicologia all’UNIFAXX.

[2] Laureato in Psicologia con formazione in Psicoanalisi; Lavora presso SEMTAS (Segreteria Comunale del Lavoro e dell’Assistenza Sociale) come Psicologo; Svolge attività privata come Psicoanalista e Master in Letterature Comparate presso UFRN.

Inviato: Aprile 2021.

Approvato: Dicembre 2021.

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