Accesso alla giustizia come diritto umano fondamentale: giustizia a più porte e giustizia riparativa

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ARTICOLO ORIGINALE

BARBOSA, André Luciano [1], MATSUSHITA, Thiago Lopes [2]

BARBOSA, André Luciano. MATSUSHITA, Thiago Lopes. Accesso alla giustizia come diritto umano fondamentale: giustizia a più porte e giustizia riparativa. Revista Científica Multidisciplinar Núcleo do Conhecimento. Anno 06, Ed. 08, Vol. 05, pp. 36-50. Agosto 2021. ISSN: 2448-0959, Link di accesso: https://www.nucleodoconhecimento.com.br/legge/piu-porte-e-giustizia-riparativa

Questo articolo ha come asse centrale quello di trattare la conciliazione e la giustizia riparativa come metodi appropriati di accesso alla giustizia, a tal fine, svilupperà il tema della giustizia multiporto nel suo senso ampio. La sua domanda principale è rispondere a ciò che può essere migliorato negli aspetti strutturali, procedurali e umanitari, allo scopo di ampliarne gli effetti pratici. Inizialmente, l’idea della magistratura come unico difensore civico tra le parti è demistificata. Successivamente, saranno elaborati i metodi di conciliazione, mediazione, arbitrato e giustizia riparativa, compresa quest’ultima. Questi metodi traducono i diritti umani fondamentali, nella misura in cui ampliano l’accesso alla giustizia nel suo senso ampio, cioè una giustizia che supera i limiti della magistratura. La metodologia utilizzata nelle costruzioni e nelle riflessioni di questo articolo è bibliografica, esplicativa e descrittiva, con ricerche in libri nell’area giuridica specializzata, senza abbandonare metodi induttivi e deduttivi. Infine, sono state presentate conclusioni sulla necessità di un ampliamento pratico degli istituti trattati, estendendo i temi da loro affrontati e, soprattutto, facendo spazio alle parti, veri attori del conflitto, affinché cerchino, attraverso i vari metodi appropriati alla soluzione delle controversie, il modo migliore per risolvere l’impasse posta.

Parole chiave: Diritti fondamentali, Accesso alla giustizia, Metodi adeguati, Giustizia riparativa.

1. INTRODUZIONE

In questo articolo, il tema dei metodi alternativi (adeguati) di risoluzione dei conflitti sarà sviluppato e approfondito, non solo nell’aspetto giuridico, ma anche, e soprattutto, nelle questioni psicologiche che coinvolgono questo nuovo movimento di accesso alla giustizia, sottolineando che l’accesso alla giustizia è un diritto umano fondamentale, come previsto dalla Costituzione federale (BRASIL, 1988). L’argomento è estremamente rilevante in considerazione della difficile situazione gestionale della Magistratura in termini di bilancio, strutturale, umano e, in definitiva, della qualità del servizio che viene fornito alla giurisdizione, come si può vedere nella rivista del Consiglio Nazionale di Giustizia denominata “Giustizia in Numeri” 2020.

L’asse centrale di questo articolo sono i metodi appropriati di risoluzione dei conflitti (conciliazione, mediazione e arbitrato), nonché la giustizia riparativa. In questo punto di sintonizzazione, si risponderà a ciò che può essere migliorato negli aspetti strutturali, procedurali e umanitari, allo scopo di ampliarne gli effetti pratici. La metodologia fondamentale utilizzata nelle costruzioni e nelle riflessioni di questo articolo è bibliografica, esplicativa e descrittiva, con un’ampia ricerca in libri nell’area giuridica specializzata, senza abbandonare i metodi induttivi e deduttivi.

Il fallimento di una struttura rivela la necessità di cercare nuove pratiche per la soluzione dei conflitti umani, di ogni natura. Poiché abbiamo sentito parlare dell’esistenza umana, è noto il verificarsi di conflitti, ciò che varia è il modo in cui si affronta con esso. La magistratura è solo un modo per rinunciare al “servizio della giustizia”, tuttavia, ce ne sono molti altri che possono essere utilizzati, non solo con lo scopo di decomprimere la magistratura, ma anche, e non ultimo, fornire una migliore risoluzione all’impasse posta, per le persone coinvolte.

Prima di tutto, va sottolineato che la giustizia è un concetto relativo, con significato incoerente, opportuno alle parole di Kelsen (2001, p. 25), nel suo libro “O que é Justiça?”:

Ho iniziato questo saggio con la domanda: cos’è la giustizia? Ora, alla fine, sono pienamente consapevole di non aver risposto. A mio favore, come scusa, c’è il fatto che mi trovo in questa direzione in grande compagnia. Sarebbe più che presuntuoso far credere ai miei lettori che otterrei ciò che i più grandi pensatori hanno fallito. Infatti, non so e non posso dire cosa sia la giustizia, la giustizia assoluta, questo bellissimo sogno di umanità. Devo accontentarmi di una giustizia relativa, e posso solo dichiarare ciò che la giustizia significa per me: poiché la scienza è la mia professione e quindi la cosa più importante della mia vita, è quella giustizia sotto la cui protezione la scienza può prosperare e, accanto ad essa, la verità e la sincerità. È la giustizia della libertà, della pace, della democrazia, della tolleranza. (il nostro grifone)

 La giustizia come prodotto esclusivo della magistratura deve essere demistificata dall’immaginazione popolare, dai mass media, dai curricula della scuola di legge, ecc. Espressioni come il “Palazzo di Giustizia”, “Corte di Giustizia”, “Consiglio Nazionale di Giustizia”, “Dignità di Giustizia”, tra innumerevoli altre, sono completamente simboliche ed errate. Nel codice di procedura civile, pubblicato nel 2015, con un semplice strumento di ricerca di “Google”, è possibile osservare che la parola “giustizia” viene utilizzata 171 volte, il che non rivela la tecnica migliore, secondo Kelsen (2001), solo per fare un altro esempio. La giustizia è un conforto psicologico che può essere raggiunto da vari strumenti giuridici e non legali e certamente non solo con la rigorosa applicazione della norma giuridica, quest’ultima, come sappiamo, soggetta a numerose interpretazioni possibili nelle più svariate istanze giuridiche. (CAPPELLETTI; GARTH, 1988)

In un’altra svolta, c’è, dall’inizio da sottolineare, un importante aggiornamento della nomenclatura che merita di essere sottolineato. Piuttosto che chiamare la risoluzione dei conflitti metodi “alternativi”, ha prevalso sul fatto che il termine tecnico più appropriato sarebbe metodi “appropriati” di risoluzione dei conflitti. La questione della terminologia ruota attorno alla possibilità che la parola “alternativa” dia origine alla comprensione che il metodo giudiziario sarebbe il “migliore” (non alternativo – principale) e l’altro solo “alternativo” (secondario), che in effetti non è ciò che si intende, né tale conclusione si rispecchia nella realtà empirica. Inoltre, si parla di Multiportas Justice, questo consiste nell’integrazione di varie forme di risoluzione delle controversie, sia giudiziali che stragiudiziali. (BEDAQUE, 2011)

I metodi appropriati più noti di risoluzione dei conflitti sono: conciliazione, mediazione e arbitrato, questi possono avvenire sia nel mezzo di un processo giudiziario, sia al di fuori di esso (giudiziario o extragiudiziale). Tutti questi, in misura maggiore o minore, hanno espressa disposizione di legge. Le arti. 165/175 del nuovo codice di procedura civile, pubblicato nel 2015, così come la legge n. 13.140/15, portano una solida regolamentazione sui primi due, mentre il secondo, l’arbitrato, ha disposizioni legali nella legge n. 9.307/96, nonché disposizioni sparse in altre normative, tra cui, anche nella suddetta codificazione.

Infine, si sottolinea che in Brasil (2015) la legge n. 13.105, § 3 dell’articolo 3 determina espressamente che i metodi appropriati di risoluzione dei conflitti devono essere stimolati da tutti gli attori procedurali, trascrizione tempestiva:

La conciliazione, la mediazione e altri metodi di risoluzione consensuale dei conflitti dovrebbero essere incoraggiati da giudici, avvocati, difensori pubblici e membri della Procura, anche nel corso del processo giudiziario. (il nostro grifone)

C’è anche, oltre al suddetto passaggio di legge, “altri metodi” di risoluzione delle controversie, oltre a quelli espressamente previsti, e c’è, tra gli altri, la giustizia riparativa, che è strutturata in diversi aspetti umani e legali, che sarà anche dettagliato in questo studio.

Questa breve, per quanto essenziale introduzione, viene effettuata, va al cuore, in cui verrà affrontato il diritto umano fondamentale di accesso a metodi appropriati di risoluzione dei conflitti, così come la giustizia riparativa, con le sue principali sfumature, con conclusione, alla fine.

2. MEDIAZIONE, CONCILIAZIONE E ARBITRATO – DIALOGHI: APPROCCI, RIFLESSIONI E TECNICHE

Le forme appropriate di risoluzione dei conflitti coinvolgono fattori psicologici che determinano la loro piena soddisfazione (FOUCAULT, 2013).

La differenza fondamentale tra conciliazione e mediazione è il ruolo svolto dal terzo mediatore. Il Conciliatore interferisce nel rapporto procedurale, gestendo le trattative, suggerendo proposte e sottolineando i vantaggi e gli svantaggi, al fine di raggiungere l’accordo tra le parti, mentre, nella mediazione, il Mediatore non influenza le persone a raggiungere la transazione, semplicemente attraverso il dialogo stabilisce ponti di comunicazione tra le parti, al fine di aiutare nell’identificazione di interessi comuni, in modo che possano, da soli, costruire la soluzione al problema attraverso l’auto-composizione (art. 165, § 2 e 3º, del NCPC). Le norme (legge n. 13.140/15 e NCPC, tra gli altri) portano principi, obblighi, doveri, garanzie, prerogative e impedimenti a coloro che vogliono dedicarsi alla conciliazione e alla mediazione (BRASIL, 2015).

Ai margini di questa distinzione tecnica, è imperativo riconoscere che, in pratica, possono essere confusi, assumendo particolare rilevanza gli aspetti strutturali (fisici) e la tecnica da utilizzare. Sul primo aspetto, si raccomanda, in modo che i trattati concilianti siano meglio condotti, che gli spazi fisici siano ariosi, accoglienti, ben illuminati, tavoli rotondi e colori chiari negli ambienti. È importante guardare alla psicologia architettonica presente negli ambienti, cioè dalla decorazione all’edificio, tutto è importante per la conduzione dei trattati. C’è un vero dialogo interdisciplinare (BREITMAN; PORTO, 2001)

Ci sono anche le tecniche più riconosciute, tra cui: ascolto attivo, empatia, sessioni individuali, libertà di scegliere le proposte, parafrasi (o ricontestualizzazione), mancanza di fretta e sintesi delle trattative. Successivamente, ognuno di loro viene sottolineato, rafforzando il fatto che agiscono insieme, in rete e non si escludono a vicenda, e, il loro successo, è molto legato all’esperienza pratica del mediatore. In modo sistematico per una migliore comprensione, vengono presentati quelli più riconosciuti (BREITMAN; PORTO, 2001):

a) Ascolto attivo: consiste nel prestare attenzione a ciò che viene riferito da coloro che sono coinvolti nel conflitto, anche con espressione corporea positiva, allontanandosi da pensieri paralleli o interruzioni, evitando giudizi di valore su aspetti esterni (abbigliamento, linguaggio, tono di voce, sguardo, ecc.), Quando si ascolta attentamente c’è una maggiore possibilità di ricevere un trattamento simile, che aumentano le possibilità di composizione.

b) Empatia: è essenziale che durante il riconoscimento della situazione narrata l’intermediario dimostri sensibilità alla domanda posta, non indifferenza o minimizzazione. Da una semplice collisione tra veicoli a casi complessi di custodia dei figli, diventa una premessa necessaria accettare tali impasse come un “problema di fatto” per la persona, anche se, ovviamente, non è il suo, dal punto di vista personale, ad esempio: l’intermediario non ha figli o non si muove attraverso veicoli a motore.

c) Sessioni individuali: se ci sono costanti interruzioni reciproche durante la sessione, che rendono difficile comunicare, comprendere il caso o proporre soluzioni positive, si dovrebbe considerare di ascoltare le persone coinvolte separatamente, in luoghi diversi e anche, se necessario, in momenti diversi. Comprendendo le versioni di ciascuno, in modo separato, è possibile comprendere la complessità della controversia in modo più ampio e dettagliato, e si può effettivamente cercare di raggiungere le soluzioni.

d) Libertà di scelta delle proposte: la qualità dell’accordo dovrebbe essere valutata da coloro che sono coinvolti nel conflitto e non dall’intermediario. L’intermediario deve comprendere e rispettare il momento del ciclo di vita di ogni persona. Spesso il desiderio di fare l’accordo nasce dal desiderio di non dover tornare al Forum, perdere una giornata di lavoro o un momento di svago, o anche dover rivedere l’altra parte, tali circostanze devono essere oggettivamente rispettate. Il conflitto, di regola, traspone l’oggetto inserito nel file. Debitamente informati, si dovrebbe onorare la soluzione trovata da coloro che sono coinvolti.

e) Parafrasi (o ricontestualizzazione): il suo scopo è quello di escludere il carico emotivo di un possibile posizionamento delle persone coinvolte. È comune per le persone coinvolte affrontare drammaticamente la questione legale affrontata, che può offendere l’altro, senza contribuire efficacemente alla soluzione dell’impasse. I termini del corso devono essere compresi oggettivamente e analizzati da un’altra prospettiva (non soggettiva).

f) interessi comuni: il conciliatore deve partire da interessi comuni esistenti tra gli interessati. Su questa scia, quando si parla di un mantenimento dei figli, ad esempio, uno che vuole ridurlo e l’altro che vuole aumentarlo c’è l’interesse comune del benessere dei bambini, e da lì deve essere basato il ragionamento per la costruzione di una soluzione positiva.

g) Assenza di fretta: è premessa elementare che le udienze abbiano intervalli sufficienti per la loro realizzazione. Non ci può essere fretta nella ricerca della conciliazione tra le parti, c’è un tempo necessario per la maturazione delle proposte e delle riflessioni di chi è coinvolto sulle impasse poste. Le parti e gli avvocati di solito si trovano in udienza molto tesa, è necessario abbattere queste barriere (ad esempio braccia incrociate, “faccia legata” ecc.). Spesso una semplice offerta di un caffè o di un bicchiere d’acqua, minimizza già la belligeranza, e le persone coinvolte diventano più disposte a conversazioni costruttive, che è fondamentale per trovare una soluzione alla controversia.

h) Sintesi dei negoziati: alla fine, c’è una riduzione a tempo pieno di quanto realizzato, escludendo ciò che non è necessario per il caso, gli interessati si impegnano a rispettare quanto concordato, quindi l’accordo viene approvato dall’autorità competente. Esiste la possibilità di concludere accordi in vari ambiti, come quello amministrativo, giudiziario, stragiudiziale (Ufficio del difensore pubblico, Procura della Repubblica, ecc.).

È essenziale essere professionisti formati per applicare le tecniche menzionate, non solo nella sfera legale, cioè la conoscenza tecnica dello standard giuridico applicabile, ma anche nel campo della psicologia, cioè un professionista interdisciplinare, resiliente, pronto ad adattarsi a ciò che è stato rapidamente collocato, agendo in vero dialogo di fonti. La psicologia viene applicata dalla costruzione fisica dei siti all’eventuale preparazione dei soggetti coinvolti per la soluzione transazionale, con l’importante follow-up successivo. Tutto comunica intensamente. La legge è solo un lato della dinamica in questo caso, ce ne sono molti altri che devono essere osservati, agendo in rete, in costante dialogo costruttivista.

L’arbitrato, a sua volta, ordinario, coinvolge grandi gruppi economici, è regolato, tra gli altri, principalmente dalla legge n. 9.307/96. Deve coinvolgere agenti capaci, provvedendo a risolvere le controversie sui diritti di proprietà disponibili. L’arbitrato può essere in arrivo e sarà illegale o equo[3], come regolato tra le parti prima o dopo la controversia. La legge n. 13.129/15 autorizzava espressamente la possibilità di arbitrato all’interno delle pubbliche autorità. C’è sempre stata una grande controversia nell’applicazione dell’arbitrato nell’ambito del consumismo e della giustizia del lavoro, una recente modifica del CLT (art. 507-Legge n. 13.467/17), per quanto riguarda la giustizia del lavoro, e la giurisprudenza maggioritaria, ha ammesso l’istituto in entrambi i [4] settori, soggetti a requisiti legali. Le parti in causa possono scegliere le norme di legge applicabili, a condizione che non vi sia violazione delle buone abitudini e dell’ordine pubblico (BRASIL, 1996. Legge n. 9.307 art. 2, §1; BRASIL, 2017).

Inoltre, gli interessati possono convengono che l’arbitrato si svolge sulla base dei principi generali del diritto, delle dogane e delle regole internazionali del commercio. Ci sono centinaia di camere arbitrali, con i loro reggimenti, costi e spese specifici, rendendolo una nicchia importante per la difesa dell’élite (ARBIPEDIA, s.d).

Si noti che tutte le forme appropriate di risoluzione dei conflitti coinvolgono fattori psicologici che determinano la loro proposizione e soluzione, verificando il vero dialogo delle discipline, non solo legali, ma di altri rami. Le forme appropriate sono determinanti anche per la degiudicializzazione, alla ricerca di un nuovo modo di “fare giustizia”, molto più economico, intelligente, pratico e dirompente, controversie degiudizializzanti che possono essere pacificate in altre sfere sociali.

3. GIUSTIZIA RIPARATIVA

La Giustizia Riparativa si oppone alla Giustizia Retributivo, o anche alla giustizia distributiva[5], tipica dei modelli occidentali di giustizia, in particolare del civil law. Il leading case[6] si è verificato nella città di Elmira, Ontario, Canada, nel 1974, quando due giovani, che hanno vandalizzato 22 case nel loro quartiere dopo la sentenza, hanno iniziato a frequentare la routine di quelle famiglie per controllare / conoscere i disturbi e le conseguenze dei loro atti. Due server hanno reso possibili le visite che, nonostante una certa resistenza da parte del magistrato locale, hanno finito per verificarsi, essendo registrate in note (ZEHR, 2008).

L’origine primaria della Giustizia Riparativa deriva dalle ruote svolte nelle comunità indigene, dove la risoluzione dei conflitti è stata ricercata attraverso il ripristino della pace tra le persone coinvolte. Le parole chiave della Giustizia Riparativa sono: amore, appartenenza ed equilibrio, i suoi valori fondamentali sono: incontro, riparazione, reinserimento e inclusione. La giustizia riparativa è stata praticata in paesi come Canada, Stati Uniti, Regno Unito e Nuova Zelanda dagli anni 1970 e 1980, sbarcando in Brasile negli anni 1990 (GRECCO et al., 2014).

La corrente filosofica (Paul-Michel Foucault, Friedrich Nietzsche e Bento Espinosa tra gli altri) indica l’alleanza tra Giustizia Riparativa e Filosofia Pratica, consentendo l’indagine dei vari modi di costruire il giusto, come avviene nelle relazioni umane. Così, ben oltre una metodologia pratica, segnata dalla tecnica, la Giustizia Riparativa è un esercizio filosofico che porta con sé l’espansione della conoscenza l’uno dell’altro e degli altri, dei dolori e delle sofferenze promosse dall’incontro e dai suoi affetti; è un invito all’invenzione di uno stile di vita etico che si confronta con i valori di una cultura egemonica (GRECCO et al., 2014).

La base psicologica era per volere di Eglash (1977, apud FABRIS; PERLIN, 2015), che per molti anni ha lavorato con i detenuti nelle carceri degli Stati Uniti, conducendo un ampio studio sugli effetti deleteri della punizione criminale e la sua bassa efficacia pratica. L’articolo intitolato Beyond Restitution: Creative Restitution, pubblicato in un documento di compilazione: Restitution in Criminal Justice è considerato il quadro psicologico del tema riparativo.

Attualmente, le basi normative della giustizia riparativa sono nella risoluzione n. 225/16 del Consiglio nazionale di giustizia e nella risoluzione n. 2002/2012, prima delle risoluzioni n. 26/1999 e 14/2000 delle Nazioni Unite. Poi la Risoluzione n. 225/16 del CNJ ha pubblicato la Risoluzione n. 300/2019, fissando un termine di 180 giorni per i Tribunali del paese per presentare nell’interregno di 180 giorni il piano per l’attuazione, la diffusione e l’espansione del Restorative, data la forte resistenza riscontrata in alcuni Tribunali.

La risoluzione porta importanti obiettivi concettuali applicabili alla Giustizia Riparativa, trascrizione tempestiva:

Arte. 1º. La Giustizia Riparativa è costituita come un insieme ordinato e sistemico di principi, metodi, tecniche e attività proprie, che mira a sensibilizzare sui fattori relazionali, istituzionali e sociali che motivano i conflitti e la violenza, e attraverso i quali i conflitti che generano danni, concreti o astratti, sono risolti in modo strutturato nel modo seguente:

I – è necessaria la partecipazione della persona offesa, e, se del caso, della vittima, nonché delle sue famiglie e di altri coinvolti nel fatto dannoso, con la presenza di rappresentanti della comunità direttamente o indirettamente interessati dal fatto e di uno o più facilitatori riparatori;

II – le pratiche riparative saranno coordinate da facilitatori riparativi formati in tecniche auto-commossative e consensuali di risoluzione dei conflitti proprie della Giustizia Riparativa, e potranno essere un funzionario giudiziario, un agente pubblico, un volontario o nominato da entità partner;

III – le pratiche riparative si concentreranno sul soddisfacimento dei bisogni di tutti i soggetti coinvolti, sulla responsabilità attiva di coloro che hanno contribuito direttamente o indirettamente al verificarsi dell’evento dannoso e sull’empowerment della comunità, evidenziando la necessità di riparare il danno e la ricomposizione del tessuto sociale rotto dal conflitto e le sue implicazioni per il futuro.

Successivamente, funziona su principi che sono incidenti e legittima la richiesta di applicazione della giustizia riparativa nella giurisprudenza:

Arte. 2. Questi sono i principi che guidano la giustizia riparativa: co-responsabilità, risarcimento dei danni, soddisfare le esigenze di tutti i soggetti coinvolti, informalità, disponibilità, imparzialità, partecipazione, empowerment, consenso, riservatezza, velocità e urbanità

(…)

Arte. 7º. Ai fini della cura riparativa giudiziale delle situazioni di cui al caput dell’art. 1 della presente Delibera, le procedure e i procedimenti giudiziari possono essere deferiti, in qualsiasi fase del loro trattamento, dal giudice, dall’ufficio o su richiesta della Procura della Repubblica, dell’Ufficio del Difensore Pubblico, delle parti, dei suoi Avvocati e dei Settori Tecnici della Psicologia e del Lavoro Sociale.

Paragrafo unico. L’autorità di polizia può suggerire, nel termine dettagliato o nel rapporto dell’inchiesta di polizia, il rinvio del conflitto alla procedura riparativa.

(il nostro grifone)

L’idea è quella di rimuovere la vendetta istituzionale, o anche le cosiddette istituzioni democraticamente costituite a questo scopo, ripristinando i legami etici e morali tra le persone coinvolte, perse a causa del conflitto dilagante. Ci sono diversi comuni in Brasile che hanno leggi che si occupano specificamente di giustizia riparativa, come i comuni di Barueri (legge n. 1.948/10), São José do Rio Preto (legge n. 12.977/18), Campinas (legge n. 15846/19), Santos (legge n. 3371/17), tra gli altri.

L’oggetto principale della controversia processuale è alterato, cioè cerca di risolvere i danni emotivi e materiali subiti, ponendo l’aggressore e la vittima faccia a faccia in modo che entrambi rivalutino le proprie condotte e verità. C’è un salvataggio dell’etica tra le parti in causa. Resta inteso che l’affetto e la conoscenza dell’altro possono portare a una situazione di empatia con il fatto che si è verificato, cioè diventa giustificabile da una certa prospettiva. È il tipico caso di furto familiare, in cui l’agente sottrae qualcosa da altri cellulari per saziare la propria fame immediata, spesso viene riconosciuta l’atipicità della condotta dovuta alle circostanze verificate (GRECCO et al., 2014).

Il Facilitatore, figura fondamentale nel circolo riparativo, è considerato costruttore di nuovi contesti, compagno partecipativo del gruppo o del team su base temporanea e temporanea, costruttore di possibilità di auto-organizzazione del gruppo durante tutto il processo riparativo. La sua postura rappresenta l’intreccio tra emozioni, conoscenze teoriche e metodologie volte alla collaborazione e alla creazione di sinergie favorevoli all’emergere di nuove possibilità di soluzioni e relazioni, avendo come focus principale l’umanizzazione delle relazioni (BRASIL, 2016).

A questo punto verrà dettagliato un po ‘di più della pratica del cerchio riparativo. Ci sono gli oggetti del centro della ruota o del cerchio, di solito il centro si forma in modo collaborativo, cioè i partecipanti portano oggetti che capiscono rilevanti per quel momento. Di norma, il Facilitatore porta un piano, che rappresenta la comunità e le origini indigene del cerchio, e letteratura, libri, sul tema riparativo. Sotto gli oggetti centrali è posto un tappeto o un altro oggetto circolare che “lega” (unisce) queste collaborazioni. Gli oggetti centrali fungono anche da rifugio per gli occhi, in modo che i partecipanti non siano obbligati e si guardino costantemente l’un l’altro, se non vogliono o non hanno successo, per qualsiasi motivo. C’è anche il “talking stick” che passa attraverso il cerchio, un’opportunità in cui la persona può esprimersi e l’altro ha l’opportunità di ascoltare. La comunicazione è fondamentale nei circoli. Nessuno è obbligato a parlare, può semplicemente passare il testimone. Il pipistrello può essere una palla di gomma o qualsiasi altro oggetto, rappresenta una linea di discorso invisibile che si sta formando tra le persone coinvolte. (GRECCO et al., 2014).

C’è il precircle, il cerchio stesso e il post-cerchio. Nel primo, c’è la possibilità di applicazione della giustizia riparativa, mentre nel secondo c’è la sua pratica efficace, già nel terzo, c’è una valutazione di ciò che è stato concordato e di ciò che è stato effettivamente raggiunto, stabilendo infine nuove linee guida e obiettivi, in caso di fallimento. Non esiste una formula chiusa, non è un metodo circoscritto, ma piuttosto una ruota di dialogo con ampie possibilità di confezione (GRECCO et al., 2014).

All’inizio e alla fine dei cerchi o delle ruote, c’è la possibilità di una cerimonia di apertura e di un’altra chiusura dell’incontro. Non c’è tempo per le prestazioni delle ruote, anche se si consiglia di lavorare con i parametri in modo che non vi sia un inutile sforzo emotivo delle persone coinvolte. Come già detto, non esiste una metrica cartesiana, l’apertura o la chiusura possono essere da una preghiera ecumenica, un abbraccio collettivo o un semplice selfie (GRECCO et al., 2014).

4. DIALOGHI: POSSIBILITÀ, APPLICABILITÀ E LIMITI DEI METODI APPROPRIATI DI RISOLUZIONE DEI CONFLITTI

Da tutto ciò che è stato studiato finora, c’è l’ampia applicazione dei metodi appropriati (e non più alternativi) di risoluzione dei conflitti nella vita quotidiana della società moderna. I metodi portano nel mondo del diritto un vero dialogo con vari ambiti del sapere. I metodi dovrebbero essere ampiamente applicati nelle controversie che coinvolgono l’infanzia e la gioventù, gli anziani, le donne e i gruppi vulnerabili in generale.

Esistono diversi limiti ai metodi alternativi di risoluzione dei conflitti. C’è un limite legale, cioè ci sono casi in cui la legge disautorizza espressamente la soluzione consensuale, come nel caso che coinvolge interessi di minori (ad esempio, divorzio, adozione, ecc.), Tra molti altri.

Ci sono barriere culturali. A questo punto, c’è una spiegazione pertinente. Spesso il cittadino comune non è nemmeno a conoscenza di questi metodi, della loro efficacia e della loro legalità, preferendo ciò che dice il “giudice”, come qualcosa di più sicuro. Ci sono anche barriere economiche. Non di rado, gli Attori Processuali, tra cui l’Avvocato e la Procura della Repubblica, stimolano il contenzioso in magistratura, perché è una fonte sicura di reddito, dimostrando “virilità” nel difendere l’interesse del “Cliente”, che è visto dal “buon senso” come qualcosa di virtuoso.

Ci sono anche confini politici e aziendali. I membri della magistratura vedono il processo e il “dire il diritto” come una prerogativa della magistratura, presumibilmente imparziale e meglio preparata per la soluzione della controversia. In questa scatola, si dovrebbe anche mettere il Parquet, capitano di estrema legalità, fecondo nei gruppi vulnerabili incarcerati, in particolare i giovani a basso reddito (uomini e donne neri a basso reddito), strutturalmente analfabeti e mentalmente handicappati. In pratica, quello che vediamo è un sistema giudiziario sopraffatto dal lavoro, che risolve i conflitti in modo superficiale e con bassa efficacia sociale. La tutela precoce (o ingiunzioni) diventa l’obiettivo principale della richiesta, per cercare di salvaguardare la protezione della legge.

Per tutto il resto, si possono vedere limiti legali, economici, culturali, politici e aziendali. Tali barriere devono essere superate attraverso l’educazione ai diritti, che deve accompagnare la formazione scolastica, professionale e personale.

5. CONCLUSIONE

Come sottolineato nell’introduzione, questo articolo ha come asse centrale i metodi appropriati di risoluzione dei conflitti (conciliazione, mediazione e arbitrato), nonché la giustizia riparativa. In questo punto di sintonizzazione, l’obiettivo era quello di rispondere a ciò che può essere migliorato negli aspetti strutturali, procedurali e umanitari, allo scopo di ampliarne gli effetti pratici.

Il sistema giudiziario deve essere riletto alla luce dei metodi appropriati di risoluzione dei conflitti. È urgente rileggere la gestione della sua attività finale, cioè il provvedimento giudiziario. Quale servizio dovremmo realmente fornire alla popolazione? Non vi è alcun motivo per cui numerosi conflitti che coinvolgono bambini, adolescenti, famiglie, imprese, ecc. siano accusati di un ordine del tribunale imposto da una terza parte imparziale. Non esiste una risoluzione efficace, non in poche occasioni, la frase exarada non soddisfa l’interesse di nessuna delle parti. Ci sono numerose risorse, molta tensione emotiva e finanziaria per ottenere un risultato di discutibile efficacia tecnica e pratica.

È necessario fare spazio alle parti, veri attori del conflitto, affinché cerchino, attraverso i vari metodi alternativi alla soluzione delle controversie, il modo migliore per risolvere l’impasse posta. Non c’è ragione per il monopolio della giustizia, la giustizia, come già detto, è un concetto relativo con un significato incoerente. È di fondamentale importanza che il paternalismo giudiziario sia sostituito dal networking, quando necessario, allontanandosi dalla figura del Giudice che sta dando “rimproveri” nelle parti, avvocati, ecc., Sia durante la richiesta, sia in atti specifici, come nelle udienze, o attraverso manifestazioni. Si tratta di un ciclo di insostenibile violenza istituzionale strutturale, molto caro alle casse pubbliche, senza alcuna efficacia pratica ed emotivamente irrazionale.

In tutto questo testo, è stato osservato che la giustizia multiporto porta diversi metodi di risoluzione dei conflitti oltre a quelli eseguiti dalla magistratura. All’interno della magistratura è possibile applicarle tutte prima o durante il processo, ma la cosa migliore sarebbe che la magistratura fosse utilizzata solo in conflitti in cui non vi è alcuna possibilità di consenso tra le parti.

Le figure dell’Avvocato[7], del Difensore Pubblico[8], del Pubblico Ministero[9] e del Giudice[10], personaggi tipici di un intenso contenzioso, storicamente segnato da una costante lotta e vittoria ad ogni costo, assumono particolare rilevanza in questa nuova “educazione giuridica” per la Giustizia Multiporto nel vero dialogo delle fonti. La Giustizia Multiportas può crescere e svilupparsi solo se queste importanti figure riconoscono l’importanza sociale di questi metodi, lasciando da parte gli interessi aziendali, politici ed economici (ad esempio, onorari contrattuali, soccombi, ad exitum, ecc.), che spesso dettano le dinamiche del deposito della domanda giudiziaria.

La Giustizia Riparativa rappresenta il futuro delle dinamiche del conflitto, alla ricerca della pacificazione sociale e della tanto a lungo sviata velocità procedurale (Art. 5, LXXVIII, CF/88). Infine, si raccomanda, l’applicazione della Giustizia Riparativa per i conflitti che coinvolgono l’area dell’infanzia e della gioventù, le impasse scolastiche, i condomini, aziendali o non associativi, criminali, dove non vi è violenza e grave minaccia, e il lavoro, così come nella sfera pubblica. Infinite sono le possibilità. È anche possibile far co-vedere in concomitanza il processo riparativo in combinazione con il processo tradizionale, poiché, spesso, prima del sistema legale, il processo giudiziario o amministrativo è inesauribile, il che di per sé è un’assurdità.

L’ampio dialogo tra le branche del diritto e le altre discipline (psicologia, antropologia, ecc.) dovrebbe essere stimolato e prestigioso, cercando soluzioni da coloro che sono coinvolti e non dal sistema giudiziario tradizionale.

RIFERIMENTI

ARBIPEDIA, Câmaras arbitrais: regulamentos, custas e listas de árbitros. s.d. Disponível em: <https://www.arbipedia.com/conteudo-exclusivo/camaras-arbitrais-brasileiras.html>.

BEDAQUE, J. R. dos S. Direito e processo. 6ª edição. São Paulo: Malheiros, 2011.

BRASIL. CONSTITUIÇÃO DA REPÚBLICA FEDERATIVA DO BRASIL DE 1988. Disponível em: <http://www.planalto.gov.br/ccivil_03/constituicao/constituicaocompilado.htm>.

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ZEHR, H. Trocando as Lentes. São Paulo: Palas Athena, 2008.

APPENDICE – NOTA A PIÈ DI PAGINA DI RIFERIMENTO

3. Non esiste un significato univoco per il termine equità, una parte significativa della dottrina sostiene che è l’applicazione della giustizia nel caso specifico, altri, l’applicazione della ragionevolezza e della proporzionalità nel caso specifico. Come si può vedere, si tratta della sostituzione di un termine generale con altri due termini generali senza alcun faro oggettivo per l’operatore dello standard.

4. REsp 659631/BA (Diritto del Lavoro) e REsp 1854483/GO (Diritto dei Consumatori)

5. Questi concetti si basano sulle dottrine di Platone e Aristotele.

6. Caso del conducente o riferimento.

7. L’avvocato dovrebbe essere inteso come avvocati pubblici (municipali, statali, federali, privati (OAB), dativi ecc.

8. La Procura della Repubblica dovrebbe essere compresa all’interno dell’intera Procura federale e dello Stato, con la rispettiva gerarchia.

9. L’Ufficio del difensore pubblico dovrebbe essere inteso all’interno dell’intero Ufficio del difensore pubblico federale e statale, con la rispettiva gerarchia.

10. Il giudice dovrebbe essere inteso come l’intero sistema giudiziario federale e statale, compresi giudici, presidenti e correzioni (CNJ ecc.).

[1] Master in Giurisprudenza presso PUC-SP, Specialista in Diritto Amministrativo presso PUC-SP, Specialista in Diritto Privato presso Scuola di Magistratura di São Paulo, Laurea in Giurisprudenza presso PUC-SP.

[2] Dottorato in giurisprudenza. Advisor.

Inviato: Luglio 2021.

Approvato: Agosto 2021.

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