Uno sguardo sensibile alla pratica pedagogica negli spazi ospedalieri: l’andragogia

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CONTEÚDO

ARTICOLO ORIGINALE

ALVES, Geania Moreira [1]

ALVES, Geania Moreira. Uno sguardo sensibile alla pratica pedagogica negli spazi ospedalieri: l’andragogia. Revista Científica Multidisciplinar Núcleo do Conhecimento. Anno 05, Ed. 10, Vol. 22, pp. 05-34. ottobre 2020. ISSN: 2448-0959, Link di accesso: https://www.nucleodoconhecimento.com.br/pedagogia-it/sguardo-sensibile

RIEPILOGO

Questo articolo si propone di presentare i benefici dell’assistenza andragogica all’interno della pedagogia ospedaliera per contribuire alla promozione della salute integrale degli adulti ricoverati e dei riflessi positivi sia per lo studente-paziente che per l’ospedale e per l’economia della città.Considera l’importante ruolo della Pedagogia Ospedaliera nel contesto storico dell’educazione e si basa su una metodologia liberatrice e umanitaria che agisce attraverso progetti e dialoghi in modo arricchente con le componenti curricolari stabilite dalla Base del curriculum nazionale comune – BNCC per lo sviluppo di competenze e abilità, pensiero critico e affetto dello studente. Le pratiche educative del XXI secolo richiedono l’immediata inclusione dell’adulto ricoverato nella cura della Pedagogia Ospedaliera.

Parole chiave: Andragogia, pedagogia ospedaliera, adulti ricoverati.

L’insegnamento non è trasferire conoscenze, ma creare le possibilità per la propria produzione o costruzione. (FREIRE, 2014)

1. INTRODUZIONE

Questo articolo discute le prestazioni del professionista della pedagogia all’interno dell’ambiente ospedaliero, i vari pregiudizi contributivi e si risveglia a varie considerazioni riguardanti l’importanza dell’educazione e i suoi riflessi nella prevenzione e nel trattamento della salute degli adulti.

La tecnologia ha fornito grandi progressi per la scoperta, la prevenzione e la cura di varie malattie in ambito sanitario, tuttavia, per quanto riguarda le relazioni umane, è ancora possibile osservare negli ambienti ospedalieri una dicotomia nel rapporto professionale-paziente-patologia.

Il formalismo amministrativo, la difficoltà di accesso a servizi ospedalieri specializzati, la mancanza di risorse umane e la maggiore domanda di una società sempre più dipendente dal sostegno emotivo e dal sostegno a varie patologie, si riflettono nel sovraffollamento, causando, in generale, l’unilateralità nelle cure e il distanziamento degli aspetti umani per un’assistenza ospedaliera di qualità.

A questo proposito, la spersonalizzazione del paziente è in corso, dove viene spesso identificato dalla patologia, analizzato e trattato come un numero o utilizzato come strumento di ricerca e non come essere biopsicociospirituale. Questa situazione porta alla mancanza di identità e autonomia del paziente, spesso creando disinteresse e apatia che lo mettono in condizioni di passività e genera altre patologie mentali di fronte a un processo in cui dovrebbe essere attivo per ripristinare la sua condizione clinica.

Sono necessarie azioni che promuovano partenariati volti alla qualità dell’assistenza nell’ambiente ospedaliero. Alla luce di questo scenario, emerge la Pedagogia Ospedaliera che va oltre la classe ospedaliera e abbraccia l’intera istituzione ospedaliera, e propone una cultura dell’educazione per fungere da ponte di supporto specialistica a team multidisciplinari e adulti ricoverati, che hanno bisogno di cure continue e soprattutto di uno sguardo educatore e accogliente attraverso stimoli affettivi e cognitivi , contribuendo così al processo di deospitalizzazione.

La Pedagogia Ospedaliera ha dimostrato nel tempo che si tratta di un modo di insegnare che consente la riabilitazione nei bambini e negli adolescenti, così come negli adulti, attraverso l’Andragogia, favorendo non solo la continuità degli studi, ma anche per fornire un’esperienza educativa basata sui loro interessi e promuovere così il benessere, l’autostima, la dignità , salute mentale e conservazione della cittadinanza.

Questo articolo è il risultato di osservazioni fatte durante le cure ospedaliere. Sono esperienze che indicano l’urgenza nell’espansione dell’assistenza pedagogica attraverso Andragogia e mirano a proposte più interessanti per il processo educativo degli adulti ricoverati. E’ urgente includere questo pubblico in questo tipo di istruzione. Si tratta di una questione sociale di grande impatto umano, sanitario, psicologico, economico, politico e culturale. E solleva alcune riflessioni, cioè:

  • Quali sono i vantaggi dell’estensione dell’accesso all’istruzione agli adulti ricoverati?
  • Se l’istruzione è un diritto di tutti, come possiamo garantire che questo adulto ricoverato abbia accesso alle cure pedagogiche ospedaliere?

Paulo Freire, Norman Doidge e Malcolm Knowles: fari che illuminano e impattano sull’educazione del XXI secolo.

1.1 BREVE STORIA DELL’EVOLUZIONE DEL SISTEMA EDUCATIVO IN BRASILE

Educare veramente non significa insegnare nuovi fatti o enumerare formule già pronte, ma piuttosto preparare la mente a pensare. (EINSTEIN)

Sparta e Atene hanno dato origine a conflitti educativi che hanno alimentato per secoli il dibattito pedagogico in Brasile, con tendenze a volte verso un modello, a volte verso l’altro. Ciò diventa più evidente quando si analizza il documentario argentino “A Educação Proibida”, prodotto nel 2012, la cui analisi storica educativa degli ultimi 200 anni, attraverso la partecipazione di professionisti accademici dei paesi latinoamericani, rende evidente nella sua storia che, in Prussia, in Nel XVIII secolo, quando apparve l’istruzione pubblica, gratuita e obbligatoria, il dispotismo illuminato utilizzò i principi illuministi (Paidéia) per soddisfare il popolo, preservando però il regime assoluto (Agogé), dove i bambini avevano bisogno di sviluppare le proprie capacità, giorno dopo giorno, gli interessi dell’adulto a guidarne lo sviluppo, sempre guidato da ripetizioni, gare e un sistema di premi e punizioni imputati da genitori e insegnanti. Questo approccio storico mostra che il sistema “prussiano” del 1819, cioè nel secolo. XVIII d.C., presenta profonde riflessioni sull’influenza dell’educazione spartana che, in particolare, in Brasile, è fortemente identificata attraverso la metodologia tradizionale applicata nelle aule ancora oggi. Questi ritrovamenti suscitano profonde riflessioni che fanno riferimento a Platone (V secolo a.C.), e dialogano con il Mito delle Grotte narrato nel suo libro “A República”, da cui l’attuale analogia è:

Se da un lato l’apprendimento è lo strumento che attrae le persone più vicine alla luce della conoscenza, aprendo nuove possibilità e connessioni, come accade al fuggitivo che esce dalla grotta e trova un nuovo mondo, sconosciuto e inesplorato, pieno di colori, luminosità, vita… D’altra parte, il mito delle grotte fa riflettere che l’assenza di conoscenza è l’ombra, la paura dell’ignoto, che impedisce all’individuo di lasciare la grotta verso la luce. Tenendo conto della struttura economica dell’attuale mercato del lavoro, della miseria e della fame diffuse nel paese, ciò rappresenta la mancanza di stimolo e preparazione sia dello studente, sia la negazione dell’occupazione da parte delle aziende e la svalutazione dell’essere umano attraverso lo sfruttamento della forza lavoro.

Si percepisce che l’istruzione in Brasile è influenzata dal modello educativo spartano, presentando, secondo il mito delle grotte, la maggior parte delle scuole come una grotta oscura e disumana che separa e forma gli studenti con l’obiettivo di competitività, obbedienza e passività, seguendo un sistema educativo incentrato sugli interessi politici e industriali. E quando uno studente si imbatte in una metodologia che stimola il pensiero critico e l’affettività, finalmente si libera dal sistema tradizionale per immergersi in nuovi concetti di apprendimento, scoprendo il significato e la bellezza dell’apprendimento che rispetta e valorizza l’individuo. Pensando a coloro che sono rimasti all’ombra della grotta, ritorna. Ma non trova spazio per essere ascoltato perché il sistema educativo, per la maggior parte, rimane una macchina che non stimola nello studente la manifestazione del pensiero.

“È in questo senso che si misura che la formazione è molto di più della semplice formazione dell’allievo nell’esercizio delle competenze, […]”. (FREIRE 2016, p.16).

La storia dell’educazione brasiliana mostra che il modello seguito per secoli è stato un influencer della formazione del popolo brasiliano, ma questo processo storico-culturale ha iniziato a indebolirsi, dal 1932, con il Manifesto dei Pionieri della Nuova Educazione, che, secondo l’INEP (1944) ha presentato le necessarie proposte organizzative negli Stati Uniti e nel settore dell’istruzione. Questo Manifesto divenne la base politica che ha sotteso l’istruzione e la società brasiliana fino ad oggi, presentando il primato dell’amministrazione scolastica stabilito come un fattore fondamentale per la soluzione dei problemi educativi dell’epoca.

“Il rinnovamento educativo si basava sulle teorie psicologiche di Lourenço Filho, sul contributo sociologico di Fernando de Azevedo e sul pensiero filosofico e politico di Anísio Teixeira.” (SANDER, 2007, p.28)

Questo Manifesto ha funzionato come uno spartiacque, portando linee guida per l’istruzione brasiliana e, secondo Aranha (2012) “ha ribadito la necessità che lo Stato si assuma la responsabilità dell’istruzione, che è zoppa con le esigenze dello sviluppo”. La proposta mirava a rinnovare le tecniche e a richiedere la scuola unica, obbligatoria e gratuita. È emersa una nuova politica educativa, basata sulla formazione del professionista dell’istruzione, con l’educatore più consapevole delle capacità amministrative che dovrebbe svolgere e, laddove i metodi e le tecniche scientifiche servirebbero come base per valutare la situazione e i risultati dopo la sua applicazione. Fu l’inizio dell’applicazione del pensiero scientifico nelle azioni della scuola.

Così, sono state svelate nuove prospettive nella speranza di democratizzare e trasformare la società brasiliana attraverso le scuole e, tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60, è emerso un nuovo modello educativo con una pedagogia liberatoria che incoraggiava l’autonomia degli studenti per un apprendimento integrato, con la partecipazione del famiglia e ha le sue origini nel movimento di educazione popolare, ma fu interrotto dal colpo di stato militare del 1964, che, all’interno del regime, istituì programmi educativi incentrati sugli interessi economici, tra cui nel 1967 il MOBRAL – Movimento di alfabetizzazione brasiliano, il cui obiettivo era l’alfabetizzazione funzionale di giovani e adulti insegnando loro a leggere e scrivere per lavorare nelle industrie (ARANHA, 2012), richiamando il modello spartano di una formazione priva del senso di assicurare lo sviluppo dell’adulto nei suoi aspetti biopsicosocioculturali e morali. MOBRAL è stata sciolta nel 1985.

E con l’avvento della democrazia, la ripresa dello sviluppo è nata alla fine degli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80, portando come proposta un’attività scolastica basata su discussioni su questioni sociali e politiche e azioni sulla realtà sociale immediata; al fine di analizzare i problemi, i fattori determinanti per strutturare una forma di azione focalizzata sulla trasformazione della realtà sociale e politica. È emersa una nuova proposta per un modello educativo in cui il docente è visto come un coordinatore di attività che organizza e lavora insieme agli studenti.

Le politiche pubbliche dell’istruzione hanno indicato tendenze progressive con proposte di progetti educativi integrativi e programmi flessibili per l’istruzione.

È in questo contesto che nasce la pedagogia ospedaliera.

2. IL PEDAGOGO OSPEDALIERO

2.1 STORIA E LEGISLAZIONE DELLA PEDAGOGIA OSPEDALIERA

Secondo Matos e Mugiatti (2014), fin dall’antichità, attraverso prove trovate nei papiri egiziani, c’è una preoccupazione per la salute. In cui, nel tempo, questa preoccupazione stava assumendo proporzioni ancora maggiori, in cui le persone cominciarono a mettere in relazione i fattori sociali, educativi e ambientali con la salute, come si può vedere nell’era medievale.

Pertanto, La pedagogia ospedaliera mira a ridurre al minimo la sofferenza dei pazienti infantili all’interno degli ospedali, al fine di integrare il trattamento medico, mirando alle cure psicosociali e cognitive, oltre a garantire altri fattori benefici durante i trattamenti di bambini e adolescenti.

Secondo Esteves (2013), la pedagogia ospedaliera, emerse nel 1935 in Francia, attraverso la creazione della prima istituzione rivolta ai bambini non abili. Inaugurato dal Ministro dell’Istruzione, Henri Sellier. Essendo questo modello esemplare, successivamente implementato in Francia, Europa, Germania e Stati Uniti, con lo scopo di affrontare le difficoltà scolastiche dei bambini tubercolari.

La seconda guerra mondiale può essere vista come la pietra miliare significativa nell’introduzione delle scuole negli ospedali. A causa del verificarsi di molti disastri che hanno colpito molti bambini e adolescenti, mutilati e incapaci di andare a scuola, ci ha fatto sì che ci fosse un impegno, soprattutto dei medici, in difesa del coinvolgimento della scuola nel suo servizio.

Nel 1939 la C.N.E.F.E.I. – Centro Nazionale per gli Studi e la Formazione per Bambini Non Apted, situato a Suresnes, al fine di formare e formare gli insegnanti per il lavoro in istituzioni speciali e ospedali. Più avanti nel corso dell’anno, in Francia, è stata creazione la posizione di professore ospedaliero presso il ministero dell’Istruzione. Dalla sua nascita al giorno fino ad oggi, la C.N.E.F.E.I. mira a mostrare alla gente che la scuola non è un luogo chiuso. Ciò offre stage per insegnanti e presidi scolastici; medici della sanità scolastica e assistenti sociali in collegio.

In Brasile, la legislazione è stata verificata in concomitanza con lo statuto del bambino e dell’adolescente ricoverati, attraverso la risoluzione n. 41 ottobre 1995, al punto 9, il “Diritto di godere di una qualche forma di ricreazione, programmi di educazione sanitaria, monitoraggio del curriculum scolastico durante la loro dea permanenza in ospedale”.

Nel 1969 è stato creato il Decreto Legge n. 1044/69, che dice:

Arte. 1º Gli studenti di qualsiasi livello di istruzione, con malattie congenite o acquisite, infezioni, traumi o altre condizioni morbose, che determinano disturbi acuti o acuti, caratterizzati da: a) disabilità fisica relativa, incompatibili con la frequenza del lavoro scolastico, sono considerati meritevoli di un trattamento eccezionale; a condizione che vi sia la conservazione delle condizioni intellettuali ed emotive necessarie per il proseguimento dell’attività scolastica in nuove linee.

Attualmente questa legge, anche se risale al 1969, è molto presente, perché garantisce il proseguimento degli studi degli studenti che si trovano in uno stato convalescente, in cui determina nella sua arte. 2º l’assegnazione di esercizi a domicilio con monitoraggio scolastico, come modo di compensazione dell’assenza, in modo compatibile con le loro possibilità di salute e stabilimento.

Nel 2002, il Ministero dell’Istruzione è stato preparato dal Vice Dipartimento dell’Istruzione Speciale un documento di linee guida strategiche volte alla cura delle classi ospedaliere, garantendo l’accesso all’istruzione di base.

Nel 2006, il CNE/CP n. 1 ha presentato un altro importante passo avanti istituendo linee guida nazionali sui programmi di studio che includevano l’espansione dell’assistenza pedagogica al di fuori degli ambienti scolastici, come indicato nell’articolo 4, punto IV: “lavorare, negli spazi scolastici e non scolastici, nel promuovere l’apprendimento delle materie nelle diverse fasi dello sviluppo umano, a vari livelli e modalità del processo educativo”. Questo documento riconosce che l’educazione va oltre le mura della scuola e invade tutti gli spazi e i tempi della vita, sia all’interno di case, aziende, carceri, strade, istituzioni che ospitano bambini, giovani e anziani, estendendosi anche agli ospedali.

Così, nel 2018, la normativa in materia di Pedagogia Ospedaliera è stata rivista e aggiornata con la Legge n. 13.716, con l’inserimento dell’art. 4-A nella LDB n. 9394/96, garantire l’assistenza educativa allo studente dell’istruzione di base ricoverato per cure sanitarie, in ospedale oa domicilio da lungo tempo.

Matos e Mugiatti (2009) presentano la Pedagogia Ospedaliera come una sfida sublime che differisce dall’insegnamento tradizionale perché suggerisce un’azione educativa che si adatta alle esigenze di ogni studente in circostanze diverse. In questo ambito il Pedagogo sviluppa un’assistenza pedagogica personalizzata, all’interno di principi etici, bioetici ed estetici, che rispetta la patologia del paziente e si adatta alle strutture ospedaliere, utilizzando metodologie didattiche, flessibili e ludiche affinché gli studenti ricoverati si sentano stimolati nella continuità dell’apprendimento del processo didattico, garantendo così l’accesso all’istruzione.

L’esistenza di cure pedagogico-educative negli ospedali garantisce l’acquisizione di nuove conoscenze e informazioni che contribuiscano allo sviluppo biopsicocolo culturale e spirituale dello studente. E in questo senso Morin (2003, p. 42) rafforza che la

l’obiettivo dell’educazione non è quello di trasmettere conoscenze sempre più numerose allo studente, dove la conoscenza si accumula, si accumula e non ha un principio di selezione e organizzazione che gli dia senso, ma il “creare in lui uno stato profondo e interno, una sorta di polarità dello spirito che lo guida in un senso definito , non solo durante l’infanzia, ma per tutta la vita.

Pertanto, la pedagogia ospedaliera si è espansa nelle cure degli studenti ricoverati, in cui l’enfasi della filosofia umanistica si distingue in molti ospedali del Brasile.

Vale la pena notare che lo sviluppo dell’assistenza pedagogica ospedaliera all’interno di locali umanizzati andrà a beneficio della salute mentale dello studente ricoverato, riflettendo, sempre secondo (MATOS e MUGIATTI, 2014), negli aspetti di salute fisica e psicologica dell’individuo.

Si osserva che la continuità degli studi, parallela al ricovero ospedaliero, porta maggiore vigore alle forze […] come stimolo motivazionale, inducendole a diventare più partecipanti e produttive, in vista di un efficace recupero. Questo fatto, oltre a generare un’integrazione la partecipazione attiva che eccita la scuola ricoverata, con l’effettiva continuità della realtà esterna, contribuisce, ancora inconsciamente, all’innesco del pressante desiderio di guarigione, cioè nasce una predisposizione che ne facilita la guarigione e ne accorcia il ritorno nell’ambiente in cui è stata integrata. (MATOS e MUGIATTI, 2014, p. 72).

E Matos e Mugiatti (2014, p. 73), completano che “il pedagogo ospedaliero è un’evoluzione e un agente del cambiamento”, cioè è l’intermediario per “l’adattamento dell’ambiente ospedaliero alla scuola e la scuola all’ambiente ospedaliero costituisce un bisogno” che mira al benessere dello studente che altrimenti sarebbe danneggiato nel suo diritto di proseguire gli studi. Si tratta di una questione etica e di cittadinanza.

Pertanto, Umanizzazione è la parola che definisce il processo di cura pedagogico-ospedaliera, poiché il Pedagogo deve saper riconoscere la limitazione dello studente nel contribuire a un’attività. Coinvolge l’essere integrale, soddisfa i loro bisogni fisici, psichici, culturali e sociali.

Pertanto, Sales; Lima e Souza (2016) sottolineano che il pedagogo che lavora in un ambiente ospedaliero deve essere bioetico ed empatico per comprendere emotivamente la situazione dello studente ricoverato. In un momento di tale fragilità emotiva e vulnerabilità fisica e psichica, spetta alla sensibilità pedagoga e all’empatia conoscere il momento di agire, sia attraverso la didattica pedagogica che il sostegno allo studente nella sua fragilità utilizzando un ascolto attivo, uno sguardo attento e accogliente, considerando sempre un ambiente in cui i sentimenti come paura , l’incertezza, l’insicurezza e il desiderio sono frequenti quanto l’ospedale.

E in questo senso Freire (2014, p. 70) sottolinea che “la gioia e la speranza devono permeare lo spazio pedagogico”, e la responsabilità totale del pedagogo è la trasformazione dell’ambiente ospedaliero in un ambiente piacevole attraverso pratiche educative che stimolino la partecipazione dello studente come materia attiva al processo di insegnamento-apprendimento.

Quando c’è un rapporto orizzontale e dialogico tra docente e studente e studente e docente, dove non c’è trasferimento di contenuti, ma piuttosto la comprensione dell’oggetto studiato ottenuto attraverso i materiali offerti dal docente allo studente (FREIRE, 2014 p.116).

Il pedagogo che lavora negli ospedali vive con realtà diverse di persone diverse che hanno avuto i loro sogni e progetti interrotti, anche se temporaneamente, a causa dell’emergere di una malattia che impedisce loro di frequentare la scuola, lavorare, vivere con la famiglia e gli amici in grado di innescare problemi nel loro sviluppo psicologico , scuola, professionale e sociale.

In questo modo, concludono le Sales; Lima e Souza (2016), spetta al pedagogo, insieme al team ospedaliero multidisciplinare, fornire attività gioiose, lududere e multidisciplinari, con l’obiettivo di ridurre al minimo la sofferenza del paziente. Pertanto, quando lo studente ricoverato potrà riprendere la sua routine, potrà continuare la sua vita e i suoi studi. È noto che questo lavoro è duro, ma anche soddisfacente, in quanto fornirà allo studente la possibilità di continuare i propri sogni e interrotto i progetti durante tutto il periodo di ricovero. E “non si deve negare il diritto di sognare a chi sogna”. (FREIRE, 2014, p. 141).

In ogni caso, lo studio richiede sempre un atteggiamento serio e curioso nel cercare di capire le cose e i fatti che osserviamo. Un testo da leggere è un testo da studiare. Un testo da studiare è un testo da interpretare. Non possiamo interpretare un testo se lo leggiamo senza attenzione, senza curiosità […]. (FREIRE, 1996, p.59)

Alla luce di quanto sopra, si conclude che l’assistenza pedagogica è anche terapeutica, poiché fornisce numerosi benefici allo studente ricoverato, poiché concilia educazione, inclusione, adattamento e socializzazione promuovendo il pensiero critico, la gioia, l’autostima, l’apprezzamento e il benessere a tutte le persone coinvolte; e che può essere esteso all’adulto ricoverato che, vulnerabile e fragile, spesso “segue da lontano le prestazioni del pedagogo, e dimentica persino il dolore quando sorride e manifesta il desiderio di partecipare”, secondo quanto riportato dalle esperienze delle squadre infermieristiche. Queste relazioni si risvegliano ad alcune riflessioni.

Dopo tutto, come garantire che questo adulto ricoverato abbia accesso alle cure pedagogiche ospedaliere?

Ipoteticamente, immaginate il bambino che ieri ha giocato, sorriso, fatto i sogni, diventando la figura dell’adulto che oggi è nei letti d’ospedale: ci si chiede, come reagirebbe se potesse avere accesso alle cure pedagogiche ospedaliere? Oppure, avvicinandosi alla situazione nel campo dell’empatia: come reagirebbe il lettore se fosse ricoverato per un certo periodo, e non potesse accedere a questa cura dando origine e/o sequenza agli studi accomgone e rimandato, a volte, per tanti anni?

Senza un facile accesso all’istruzione, l’individuo può svilupparsi, in alcuni casi, senza parametri culturali e morali e senza pensiero critico, e questo può riflettere concetti e abitudini positivi o negativi “ereditati” dall’ambiente. E forse a causa delle riflessioni di questo patrimonio culturale, è comune sentirli dire che l’educazione è fatta per bambini e giovani, e che gli adulti non sono più abbastanza grandi da imparare.

E Knowles (2011, p. 49) annulla questa convinzione chiarendo che:

[…] tutti i grandi maestri dei tempi antichi – Confúcio e Lao Tsé in Cina, i profeti ebrei e Gesù in tempi biblici; Aristotele, Socrate e Platone nell’antica Grecia, e Cícero, Evelídio e Quintiliano nell’antica Roma – erano insegnanti di adulti, non bambini. E che in queste esperienze, hanno sviluppato un concetto molto distinto del processo di insegnamento / apprendimento rispetto a quello che alla fine avrebbe dominato l’istruzione formale. Questi insegnanti degni di nota credevano che l’apprendimento fosse un processo di indagine mentale, non la ricezione passiva di contenuti trasmessi, sviluppando così tecniche per coinvolgere gli studenti […] nella ricerca. E motivare la curiosità e il pensiero critico è una delle tecniche utilizzate dalla Pedagogia Ospedaliera.

D’altra parte, è evidente che, essendo i grandi maestri che detengono la saggezza, insegnavano agli adulti perché sapevano che i più giovani avevano bisogno dei buoni esempi degli anziani. Tuttavia, con i progressi e le battute d’arresto della storia dell’educazione nel corso dei secoli, si percepisce una possibile dicotomia che giustificherebbe la comprensione di alcuni adulti sul fatto di “non essere più abbastanza grandi da imparare”.

L’educazione del XXI secolo chiede uno sguardo più da vicino al bagaglio pieno di esperienze, sentimenti, sensazioni, storie, errori e successi, di vite che meritano di essere rispettate e valorizzate, insieme alle loro credenze e valori. Si tratta di una questione sociale di grande impatto umano, sanitario, psicologico, economico, politico e culturale.

La Costituzione (1988) stabilisce la cittadinanza, la dignità, la salute e l’istruzione come diritto di tutti, la legge sugli orientamenti e le basi dell’istruzione nazionale (LDB n. 9394/96) disciplina l’istruzione a tutti, garantendo nell’articolo 3, punto XIII, la garanzia del diritto all’istruzione e all’apprendimento permanente e all’articolo 4 bis, l’assistenza educativa dello studente dell’istruzione di base nelle cure ospedaliere ospedaliere o a domicilio. Inoltre, esiste la risoluzione CNE/CEB n. 1/2000, che disciplina e impone il diritto all’istruzione degli adulti. Pertanto, considerando le specificità differenziate per l’educazione negli spazi ospedalieri, è necessario solo un complemento alle pratiche educative differenziate per l’assistenza andragogica nella Pedagogia Ospedaliera.

Andragogia è un termine creato come modello integrato per l’apprendimento degli adulti per differenziarlo dalla teoria dell’apprendimento dei bambini e dei giovani, come spiega Knowles (2011, p. 78):

Se in pedagogia spetta all’insegnante la piena responsabilità delle decisioni sul contenuto dell’apprendimento, lasciando i bambini in un ruolo sottomesso nelle dinamiche educative, in Andragogia l’educazione degli adulti si basa su un’educazione autodirettiva in cui il pedagogo funge da facilitatore del processo di insegnamento dell’apprendimento. In questo modello, gli adulti devono sapere perché hanno bisogno di imparare qualcosa e assumersi la responsabilità delle proprie decisioni e della propria vita.

E, successivamente, Knowles spiega quali aspetti devono essere osservati e cosa differenzia la pedagogia della andragogia nelle sue pratiche,

Chiarendo le caratteristiche e le capacità degli adulti, in cui sono soggetti autonomi, responsabili delle loro decisioni e della loro vita; avere una maggiore capacità di comprendere le attività educative e le soluzioni necessarie a seconda delle sfide e delle situazioni di vita, a causa della loro varietà di esperienze rispetto a quelle di un bambino; sono anche focalizzati sulla vita per la loro guida e apprendimento, dovendo sapere perché hanno bisogno di imparare qualcosa; oltre a rispondere meglio ai motivatori interni che ai conducenti esterni.

Questi argomenti chiarisci che Andragogia dialoga con l’assistenza pedagogica per gli adulti ricoverati, motivo per cui il Pedagogo deve essere attento e qualificato per agire in diversi livelli di lingue.

2.2 COSA CI SI ASPETTA DAL PEDAGOGO PROFESSIONISTA NELLA PRATICA OSPEDALIERA

La follia vuole risultati diversi facendo tutto esattamente lo stesso. (EINSTEIN)

L’individuo, quando è ricoverato in ospedale,

È privato della libertà che ha occupato fino ad allora nella società e inizia a partecipare a uno specifico gruppo sociale, di pazienti ricoverati, dove sviluppa una marcata dipendenza a partire da uno spazio fisico limitato, i suoi vestiti e oggetti personali rimossi, la perdita di privacy, tra gli altri. (SILVA, 1996).

In questo contesto, Kamiyama (1984) richiama l’attenzione sul fatto che lo stato motivazionale dell’adulto ricoverato è speciale, in quanto è caratterizzato da insicurezza, perdita di autonomia, perdita di identità e autostima e può portare a depressione, stress, ansia o altre patologie mentali a causa dell’incapacità psicologica di affrontare gli aspetti che accompagnano sia la grave malattia che il cambiamento dell’ambiente. E Silva (1996), sottolinea che il paziente ricoverato perde attività, ricreazione e relazioni sociali affettive. Tutti questi aspetti sono una minaccia per la tua salute mentale e possono creare riflessi negativi nell’evoluzione della tua salute fisica, spesso riflettendo un periodo più lungo di ricovero in ospedale.

Così, in considerazione di queste condizioni, la presenza del pedagogo ospedaliero ha un impatto importante, poiché l’assistenza pedagogica aiuta i pazienti adulti ricoverati a trasformare l’ambiente ospedaliero in un luogo piacevole attraverso attività interattive che promuovono curiosità, gioia e socializzazione con team multidisciplinari che favoriscono l’armonia, l’integrazione e il benessere tra lo studente e i vari ambienti ospedalieri. Contribuisce inoltre a trasformare l’intera società locale che transita in questi spazi e nei dintorni. È l’istruzione che va a vantaggio di tutti.

Questo dimostra la teoria del neuroscienziato Doidge (2012, p. 9) che chiarisce che “il cervello produce neurogenesi per tutta la vita e questo gli dà la capacità di imparare e organizzare i contenuti, indipendentemente dall’età”. E presenta diversi esperimenti scientifici che dimostrano che, secondo il pensiero, l’apprendimento o la recitazione possono attivare o disabilitare i geni, plasmando l’anatomia cerebrale e il comportamento umano. Afferma anche che la neuroplasticità* consente al cervello di modificare la propria struttura e il proprio funzionamento in risposta ad attività ed esperienze mentali. In altre parole, l’essere umano impara e si sente stimolato da ciò che suscita emozioni, con i sensi, che genera curiosità, gioia, piacere. Imparerai sempre qualcosa di nuovo. Questa abilità cessa solo quando l’individuo muore. Quindi, più stimoli cognitivi permeati dall’affetto presenta il pedagogo ospedaliero, maggiore è la capacità del cervello dello studente ricoverato di cambiare, contribuendo alla loro guarigione e apprendimento.

E in questa prospettiva, Mora (2017) chiarisce che la cura pedagogico-andragogica presenta presupposti che sottolineano l’importanza di “rompere lo schema e lasciare la monotonia” perché “gli elementi sconosciuti, che ci sorprendono, sono quelli che aprono la finestra dell’attenzione, essenziali per l’apprendimento”. Cioè, sottolinea la necessità che il pedagogo ospedaliero crei potenti pratiche pedagogiche, permeate di affetto e rispetto in modo che agiscano come stimoli al cervello e influenzino i cambiamenti nei pensieri, che a loro volta influenzeranno emozioni e atteggiamenti, contribuendo come aiuto nel processo di guarigione e persino di deospitalizzazione, poiché, secondo il filosofo Ippocrate di Cós , che tra il I secolo a.C. e V a.C., ha già presentato studi approfonditi e alcune basi scientifiche sugli aspetti dell’umore e sulle sue influenze sulla cura o sulla complicanza della malattia nell’individuo, aggiunge (FERNANDES, 2020).

E quali sono i vantaggi dell’estensione dell’accesso all’istruzione agli adulti ricoverati?

Essendo la giusta educazione di tutti, il pedagogo ospedaliero del XXI secolo ha bisogno di competenze e abilità diverse per lavorare le competenze e le capacità dello studente ricoverato con qualità etiche e bioetiche che gli consentano pratiche educative cliniche e innovative rivolte all’assistenza andragogica e pedagogica, poiché all’interno dell’ambiente ospedaliero ci sono bambini e adulti provenienti da contesti diversi. Così, una volta incapace di andare a scuola, la scuola dovrebbe andare da loro, poiché la malattia non può essere vista come un fattore di discontinuità nel processo di insegnamento-apprendimento, sia del bambino che dell’adulto, ed è in questo aspetto che la pedagogia e l’andragogia ospedaliera hanno un impatto profondo, dopo tutto non è alcun tipo di insegnamento che promuova l’interesse e lo sviluppo dello studente malato : è necessaria una mediazione speciale per elevare la volontà di partecipare al processo educativo all’interno del contesto ospedaliero, al quale Paulo Freire (2016, p. 12) rafforza la questione etica quando dice che “Insegnare non trasferisce conoscenza”, è rispettare l’autonomia e l’identità dello studente. Così, per ottenere risultati diversi, il pedagogo ospedaliero sviluppa pratiche pedagogiche differenziate e progetti multidisciplinari che coinvolgono tutti i dipendenti ospedalieri promuovendo l’educazione e il benessere per lo studente, il compagno e l’intero team multidisciplinare che lo accompagna. Il risultato è il benessere del paziente che, stimolato, si riprende più velocemente, generando un maggiore turnover. Così, il Pedagogo diventa uno strumento importante anche per il processo di crescita e approvazione ospedaliera sul mercato. È il professionista che arriva a rivoluzionare l’educazione del 21 ° secolo.

E all’interno di questo meccanismo, secondo Matos e Mugiatti (2009) c’è il riflesso della pedagogia ospedaliera nel favorire la comunicazione e la partnership tra i vari team e settori nei più svariati ambienti dell’ospedale attraverso l’interdisciplinarità perché il pedagogo porta anche uno sguardo attento all’ambiente e tiene conto del profilo dei dipendenti che sosterranno e riceveranno supporto , contribuendo al benessere di tutti, anche considerando i loro turni di lavoro differenziati. Così, aiuta a garantire, ancora, una maggiore redditività, perché l’istruzione è promossa a tutti i coinvolti, quindi, dal paziente ai dipendenti, tutti si sentono più stimolati e impegnati, aumentando la produttività e l’ospitalità e generando benessere non solo nei dipendenti ma in tutti i clienti interni ed esterni.

Il ruolo del pedagogo nell’ambiente imprenditoriale, più specificamente nel settore sanitario, si sviluppa attraverso tecniche pedagogiche con lo scopo di offrire risorse di apprendimento più efficienti ed efficaci, con l’obiettivo di continuare la formazione dei team. (O QUE É EXPERIÊNCIA DO COLABORADOR? 2020)

Il pedagogo professionista contribuisce allo sviluppo delle competenze (conoscenze, competenze, attitudini, valori, ambiente e sostenibilità) in un mondo sempre più complesso (MU-V.UC.A[2])  e si avvale di metodologie pedagogiche per offrire e applicare progetti educativi ai dipendenti ospedalieri e anche all’area circostante, cioè alla società locale, promuovendo partenariati per conferenze sulla salute degli uomini, la salute delle donne, la salute dei bambini, tra gli altri (WUNDERLICH, 2020), generando effetti positivi sulla salute e sull’economia del paese.

Secondo Prado (2018), il capitale intellettuale umano, cioè la conoscenza delle persone diventa sempre più un bene prezioso da preservare nel mondo degli affari. La pedagogia in ambito sanitario può promuovere notevoli cambiamenti nel miglioramento dei dipendenti, realizzare l’umanizzazione attraverso l’educazione e causare trasformazioni positive nell’ambiente per una migliore prestazione dei team, portando, di conseguenza, risultati migliori nell’esperienza dei clienti ricoverati, poiché, all’interno dell’ambiente ospedaliero, il pedagogo lavora in collaborazione con le aree di cura (squadre mediche, infermieristico, centro chirurgico) e centro di supporto, necessario per il funzionamento dell’istituzione come nutrizione, ospitalità, manutenzione, settore qualità, risorse umane, tra gli altri, che supportano azioni educative per i dipendenti, secondo le finalità e gli obiettivi dell’istituto ospedaliero assistendo nella comunicazione tra i vari settori per garantire il benessere del cliente centrale: il paziente.

Pertanto, il pedagogo ospedaliero del XXI secolo deve essere rivestito di sensibilità e umanizzazione per fare psicopedagoga, con l’approccio etico, estetico e bioetico più sensibile e strategico per costruire ponti tra lo sviluppo dello studente e l’ambiente ospedaliero.

Alla luce delle tabelle presentate, è deduttibile che il Pedagogo, oltre ad essere umile e umanizzato, abbia bisogno di avere una postura riflessiva, aperta a nuove concezioni nell’atto di pianificare, applicare e autovalutazionersi, mantenendo la visione bioetica per una pianificazione strutturata e flessibile alle pratiche pedagogiche che coprono tutti i settori, poiché diventa l’asse centrale, collegando tutti i reparti e avvicinando i team multidisciplinari al paziente e questo a tutti i team a tutti i team , fornendo integrazione e apprendimento e trasformando l’ospedale in un “ambiente accogliente, uno spazio pedagogico allegro e accogliente, contribuendo al miglioramento emotivo, mentale e fisico dello studente malato, garantendo così il processo di apprendimento e lo sviluppo cognitivo, psicologico e affettivo, guida (CECCIM e FONSECA 1999).

Inoltre, vale la pena ricordare che richiede anche una particolare sensibilità a lavorare con la diversità, poiché all’interno di un ambiente ospedaliero è possibile trovare studenti con diversi bagagli culturali, agendo anche, molte volte, come scriba, poiché ci saranno studenti incapaci di scrivere.

Si conclude con tutti gli aspetti osservati, che il pedagogo ospedaliero fungerà da facilitatore nell’apprendimento, dovendo sviluppare un buon rapporto personale con lo studente, basato, secondo Knowles (2011) in tre qualità acitive: sincerità, stima, fiducia e rispetto; hanno comprensione empatica, sii sensibile e un buon ascoltatore.

2.3 PRATICHE PEDAGOGICHE NELLA VITA QUOTIDIANA OSPEDALIERA

Sono gli umili che diventano buoni insegnanti adulti. In una classe per adulti, l’esperienza dello studente conta tanto quanto le conoscenze dell’insegnante. (KNOWLES, 2011, p.52)

Considerando gli aspetti innovativi necessari per l’educazione del XXI secolo, che chiede al professionista dell’educazione all’umanizzazione nelle metodologie per un apprendimento più significativo e contestualizzato, finalizzato alla formazione dell’essere integrale, il pedagogo ospedaliero, ha bisogno di dialogare con le esigenze di questo nuovo tempo attraverso la ricerca e la formazione continua che cercano l’acquisizione di nuove conoscenze che contribuisca a pratiche pedagogiche coerenti , potente e innovativo capace di promuovere riflessioni e cambiamenti positivi nella vita dello studente ricoverato e nell’ambiente in cui si trova.

Così, prima di pensare a quali risorse e pratiche pedagogiche sono le più indicate, spetta al pedagogo ospedaliero osservare alcune fasi fondamentali del buon avanzamento del suo lavoro:

È importante sottolineare, come presentato nella precedente voce, che in primo luogo è il benessere dello studente, e, quindi, spetta al pedagogo ospedaliero uno sguardo attento ed empatico percepire i bisogni e lo stato emotivo di esso, dove spesso il pedagogo diventa amico spalla e confidente di questo fragile essere umano e vulnerabile al dolore e all’ambiente in cui si trova.

In questo senso, le pratiche pedagogiche dovrebbero basarsi su principi etici, estetici e umanistici, raccomandati da Freire e Knowles per l’assistenza pedagogica agli adulti in generale, mirando a questo articolo, particolare attenzione, secondo Knowles (2011) allo studente ricoverato, per l’organizzazione e la pianificazione di progetti educativi umanistici, tenendo conto che ogni essere umano porta in sé un bagaglio storico , culturale e sociale, e che la nuova conoscenza è costruita sulla base delle precedenti conoscenze dello studente, che richiede al pedagogo ospedaliero una postura sensibile, umile e aperta, rafforza Freire (2016), dove si preserva il rispetto delle individualità che vi incontrano con le loro diversità culturali, etniche e sociali.

E Knowles (2011), chiarisce che le pratiche dovrebbero essere dirette a un’educazione imprenditoriale e autonoma, con contenuti personalizzati in cui l’adulto ricoverato si senta apprezzato, accolto e stimolato nella curiosità, nell’interesse, nell’indipendenza, nella creatività e nell’autonomia condividendo le proprie esperienze e fornendo un’educazione più emotiva, creativa e trasformativa.

“Il rispetto dell’autonomia e della dignità di ciascuno è un imperativo etico e non un favore che possiamo o non possiamo concederci l’un l’altro.” (FREIRE, 2014, p. 58).

E in questo aspetto, l’assistenza andragogica all’interno della Pedagogia Ospedaliera presenta una proposta di educazione integrata dell’essere basata su una metodologia che concilia le diverse pratiche pedagogiche come strategie nell’educazione e nella motivazione dello studente ricoverato. È necessario rafforzarlo, perché si tratta di un ambiente ospedaliero, lo studente vive in realtà diverse e dolorose, ed è il pedagogo che, in collaborazione con team multidisciplinari, utilizza risorse metodologiche che consentono la familiarizzazione e l’accettazione del trattamento, aiutando lo studente a comprendere le procedure. E, in questo ponte di comunicazione, i team multidisciplinari sono molto importanti perché forniscono informazioni rilevanti sullo stato clinico ed emotivo del paziente a favore di una cura pedagogica che ha effetti salutari. A causa del sovraffollamento negli ospedali, questa partnership con team multidisciplinari è fondamentale per le pratiche pedagogiche e umanitarie che il pedagogo promuove, perché stabilisce calma e fiducia allo studente che inizia a cooperare per il suo miglioramento clinico.

È comune, ad esempio, che l’adulto ricoverato si svegli triste, ansioso, stanco o spaventato dall’ambiente in cui si trova, rifiutandosi di accompagnare uno dei dipendenti in un altro settore per le procedure. Una volta stabilito il legame di empatia, fiducia e amicizia tra lo studente e il pedagogo ospedaliero, la condizione cambia dopo il suo arrivo, un momento in cui lo studente chiede spesso al pedagogo di seguire il luogo delle procedure. Sul percorso e anche in attesa dell’esame o della chirurgia, il pedagogo lavora le capacità cognitive e socio-emotive di questo studente con pratiche inclusive e interattive fornendo un ambiente intermodale leggero, silenzioso e allo stesso tempo educativo e giocoso, utilizzando elementi presenti come stetoscopio, nebulizzatori e altri per realizzare jograis, rime e altre produzioni di testi intermodali verbali o non verbali che , allo stesso tempo che diventa familiare, e coinvolge non solo lo studente ricoverato ma anche tutti i presenti che si trovano in quell’ambiente, in un’esperienza che trasforma questo momento in un’attività collettiva. È la cura pedagogica del XXI secolo che si verifica in vari settori dell’ospedale e promuove l’integrazione degli studenti con l’ambiente, con persone direttamente o indirettamente associate al suo trattamento, oltre alla conoscenza e allo scopo delle procedure e degli strumenti che lo circondano e che lo collega non solo con tutte le situazioni vissute ma anche con le componenti curricolari BNCC fornendo allo stesso tempo, la cooperazione con il suo trattamento che scorre senza intoppi e la promozione del processo di insegnamento dell’apprendimento.

Un altro aspetto importante per la pratica pedagogica è l’ascolto attivo, quindi, dai fatti narrati dallo studente, il pedagogo stabilisce con lui un progetto in cui condivide la responsabilità e si pone come facilitatore del processo. Da lì si instaura un legame, perché lo studente si sente motivato e apprezzato nella sua autonomia.

Il facilitatore si basa sul desiderio di ogni studente di implementare gli scopi che hanno significato per lui come forza motivazionale dietro l’apprendimento significativo. Pertanto, il facilitatore cerca di “organizzare e rendere disponibili quante più risorse possibile per l’apprendimento, che si tratti di materiali scritti, materiali di supporto psicologico, persone, attrezzature, risorse audiovisive – tutte le risorse possibili che i loro studenti desiderano utilizzare per il proprio miglioramento e per soddisfare i loro scopi”. In questo processo, “il facilitatore si considera una risorsa flessibile da utilizzare” da parte dello studente ricoverato, poiché è il ponte tra l’ambiente ospedaliero e l’ambiente esterno. È disponibile come consulente, relatore, consulente, persona con esperienza nel settore. Quando risponde alle manifestazioni dello studente, il facilitatore accetta contenuti intellettuali e atteggiamenti emotivi, cercando di dare ad ogni aspetto il grado approssimativo di enfasi che ha per l’individuo o per il gruppo. (KNOWLES, 2011, p. 89)

È noto che tutte le aree di conoscenza comunicano naturalmente, così come i vari settori all’interno di un istituto ospedaliero e, in questo senso, in Brasil (2017) è la Base del curriculum nazionale comune – BNCC con le linee guida per le competenze e le competenze finalizzate allo sviluppo socio-emotivo dello studente, e spetta al Pedagogo Ospedaliero essere il “collegamento”, cioè , sii attento e presente per mediare questi ponti di apprendimento che collegano lo studente con le componenti curricolari.

Attraverso la Risoluzione CNE/CEB n. 4/2010, si chiarisce che i pedagoghi ospedalieri portano nella loro formazione il differenziale che consente loro di esercitare queste pratiche educative arricchenti, poiché il professionista sviluppa progetti in cui lo studente è protagonista, è il facilitatore della conoscenza e le varie aree che costituiscono l’ambiente ospedaliero diventano il laboratorio di apprendimento e, all’interno di questo processo, l’educatore è l’asse che promuove l’interazione tra lo studente, i team multidisciplinari responsabili del loro trattamento e altro personale ospedaliero, oltre alle esperienze interattive che ampliano la conoscenza e generano benessere a tutti gli ambienti coinvolti, favorendo così la più rapida deospedalizzazione dello studente ricoverato.

Così, quando si pensa alle pratiche educative, il pedagogo ospedaliero utilizza risorse d’amore semplici ma permeate e basate sui quattro pilastri dell’educazione: imparare a conoscere, imparare a fare, imparare a vivere insieme e imparare ad essere, con metodi guidati da Paulo Freire e Knowles (precedentemente presentati in questo articolo) per sapere come lo studente adulto, tra cui , lo studente ricoverato pensa alla sua realtà e a quale lettura fa del mondo e delle sue esperienze, per proporre un progetto con un tema che genera diverse domande che favoriscono curiosità, dibattiti ed esperienze per mappare nuove possibilità ed espandere le conoscenze. Nel corso di queste conoscenze, le attività sono autodire dirette e focalizzate sull’interesse dello studente, quindi, mentre lo studente riceve stimoli per sviluppare il pensiero critico e creare proposte di soluzioni che hanno senso per se stesso e la sua realtà, il pedagogo ospedaliero, utilizzando la metodologia dialogica, segue le disposizioni del BNCC e collega elementi di linguaggi, ragionamento logico , arte, geografia e storia, tecnologia e altri) alle capacità pratiche, cognitive e socio-emotive, organizzando questi elementi nelle pratiche di apprendimento dei progetti interattivi.

“Nessuno educa nessuno, nessuno si educa, gli uomini si istruono, mediati dal mondo.” (FREIRE, 1968, p.44).

Le pratiche pedagogiche dell’educazione del XXI secolo mirano allo sviluppo dell’essere integrale e, per raggiungere gli obiettivi, le risorse più utilizzate nella cura pedagogica ospedaliera sono gli strumenti delle arti come Storytelling, abilità manuali, teatralizzazione, giochi, musica, poesia, oltre a casi di studio, gamification, risorse tecnologiche e altri, dove il pedagogo diventa facilitatore dell’apprendimento e lo studente la materia attiva nella costruzione della pratica pedagogica innovativo e trasformativo.

È inoltre degno di nota il fatto che l’uso delle moderne tecnologie ha grande risalto nella pianificazione di una pratica pedagogica coerente attraverso progetti multidisciplinari e curricula essendo il mezzo di comunicazione più accessibile e veloce, accessibile a quasi tutti i pazienti, siano essi tv, smartphone, tablet, notebook, tra gli altri. E in questo senso, Aranha (2012) avverte che il problema educativo non è solo nell’usare la tecnologia come strumento avanzato nell’insegnamento, o nel seguirne l’evoluzione nel mondo del lavoro, ma nel mettere in discussione come dovrebbe essere d’ora in poi una pedagogia che guida davvero il cittadino a comprendere il mondo trasformato dalla tecnologia e ad agire su di esso criticamente.

Nell’istruzione del XXI secolo non è sufficiente saperlo, è necessario sapere “come” utilizzare la tecnologia all’interno dell’istruzione e quindi contribuire all’apprendimento degli studenti in modo integrato per la loro formazione.

A titolo di esempio, c’è una situazione di routine negli ambienti ospedalieri: quando si entra nel reparto e si trova lo studente che utilizza una delle tecnologie suggerite, questa è un’ottima opportunità per il pedagogo ospedaliero di avviare pratiche pedagogiche ed “entrare” nella realtà dello studente per stabilire un dialogo cordiale e una metodologia pedagogica coerente con le esigenze dello studente , personalizzazione del servizio dalla prima riunione. Per questo, utilizza i personaggi che questo studente ricoverato sta muovendo (gioco, gioco, film, romanzo, ecc.), dove qualsiasi elemento di interesse è l’agente per la promozione dell’apprendimento. Utilizzando questa tecnica si può avvicinarsi alla storia, alla geografia, alle abitudini, alle caratteristiche e ai costumi legati al tempo in cui si verifica l’evento stimolando lo studente a fare associazioni con la realtà in cui si trova. Così, il pedagogo ospedaliero mappa e inserisce abilmente i componenti BNCC (ad esempio, fonetica, scrittura verbale o non verbale, produzione di testi intermodali, argomentazione, ragionamento logico) e competenze socio-emotive, mirando al pensiero critico e alle competenze. Attraverso l’anamnesi e la mappatura, al prossimo incontro, il pedagogo ospedaliero sarà in grado di presentare il tema generatore di un progetto in cui fungerà da facilitatore dell’apprendimento. Questa pratica pedagogica tiene conto degli aspetti sociali, umani e culturali di ogni studente.

È l’istruzione del 21 ° secolo che integra tutte le aree di conoscenza disponibili nel BNCC per promuovere un’educazione integrale allo studente ricoverato.

La tecnica dell’approccio pedagogico con il bambino segue la stessa pratica, tuttavia, si differenzia nella lingua e nelle risorse pedagogiche, poiché tiene conto del grado di sviluppo, come raccomandato Piaget (1999). Così, si può usare lo stesso approccio e lo stesso progetto, purché sia attento a rispettare la differenza di applicazione: la pedagogia ospedaliera richiede risorse differenziate adattate al livello di comprensione del bambino o dell’adulto ricoverato.

E in conclusione, vale la pena notare che il pedagogo ospedaliero dovrebbe tenere a mente che l’attenzione è la qualità dell’apprendimento e non la quantità di informazioni che il cervello memorizza. Pertanto, le pratiche pedagogiche per l’assistenza ospedaliera iniziano con l’empatia e si concentrano sulla partecipazione e la cooperazione dello studente per lo sviluppo integrato dell’essere, ed è importante creare metodologie che stimolino e dialoghino con queste pratiche in modo attivo, giocoso, spontaneo, creativo. La motivazione al ragionamento logico dovrebbe essere presente in tutti i temi riflettenti, al fine, secondo Doidge (2012) di stimolare la curiosità dello studente.

Pertanto, le pratiche pedagogiche per l’educazione del XXI secolo sono strumenti eccellenti all’interno e all’esterno dell’ambiente ospedaliero, poiché si adattano al processo di apprendimento a diversi livelli e fasi di apprendimento, fornendo lo sviluppo di un pensiero critico, etico, estetico, affettivo e creativo in modo leggero, piacevole e giocoso.

3. RAPPORTI DI ESPERIENZA NELL’AMBITO DELLA PEDAGOGIA OSPEDALIERA

Segue alcuni rapporti di esperienze pedagogiche come un piccolo campione degli impatti sani che l’assistenza pedagogica promuove agli adulti ricoverati.

Relazione nº 1:

Professor R.G., ci racconta un po ‘della sua vasta esperienza nell’assistenza pedagogica ospedaliera e della necessità di espandere ufficialmente questa cura agli adulti ricoverati.

In un ospedale di malattie croniche, abbiamo pazienti di tutte le età possibili. Tuttavia, la classe ospedaliera agisce solo in una sezione cronologica che va dall’educazione della prima infanzia a circa 21 anni.

Tuttavia, molti degli adolescenti sottoposti a trattamento finiscono per sfuggire ai normali processi scolastici. E l’opzione per organizzare gruppi EJA è un modo per accedervi, di nuovo a scuola.

Inoltre, abbiamo genitori che provengono da diverse regioni del paese spesso arrivano nella Città di SP, senza aver avuto accesso agli studi e beneficiare dei gruppi di EJA, organizzati nella Classe Ospedaliera.

Le nostre classi EJA hanno sempre avuto adolescenti e genitori di pazienti ricoverati per il trattamento di malattiecroniche.

I benefici erano enormi, molti erano alfabetizzati, la scuola elementare I e II concluse; è andato al liceo ed è arrivato all’Università.

Pensare all’EJA in questi spazi educativi è molto importante, come salvataggio delle possibilità di apprendimento per gli studenti e le loro famiglie.

Relazione nº 2:

È la bellissima storia di Lucas, un paziente che vive a Santa Casa che celebra il conseguimento del diploma alle elementari

SÃO PAULO – Era giugno 2001. Lucas Gabriel Barbosa Santos aveva 2 anni e 8 mesi e aveva sintomi di polmonite. La famiglia lo portò alla Santa Casa de Misericórdia da São Paulo, nella regione centrale di São Paulo, certo che si sarebbe ripreso. Ma la condizione peggiorò e, con essa, arrivò la diagnosi: Lucas aveva la malattia di Pompe, una rara anomalia genetica che paralizza i muscoli. La difficoltà respiratoria era solo uno dei sintomi della malattia che ha colpito il ragazzo. Lucas non è mai stato dimesso. Festeggia ogni compleanno in ospedale, dove ha imparato a leggere, a fare resoconti di testa, scienza e storia. All’età di 20 anni, Lucas continua a superare se stesso. A fine 2018 ha conseguito il diploma di scuola elementare, dopo aver conseguito, con l’aiuto di studenti e volontari, un punteggio di 7,75 nell’Esame Nazionale per la Certificazione delle Competenze di Giovani e Adulti (Encceja). (ESTADÃO, online)

Rapporto 3: Presenta la commovente storia di Dona Maria, che, sebbene sia vittima dell’isolamento obbligatorio causato dalla Lebbra nel 1940, non ha mai rinunciato ed è considerata la studentessa più allievo di una classe ospedaliera:

Rio – Maria Trindade stava costeggiando il suo 87esimo compleanno quando ha rischiato le prime lettere del suo nome su un pezzo di carta. Analfabeta, l’ex cameriera ha coltivato il sogno di imparare a scrivere la sua firma quando il Abrigo João Paulo II, dove vive a Marituba, Pará, ha deciso di implementare lezioni sul posto. Iscritta da allora nella classe di alfabetizzazione dell’unità, oggi, in vista dei 92 anni, Maria è la studentessa più allievo del Brasile a prendere lezioni in una classe ospedaliera, secondo il censimento scolastico 2017.

— Tutto quello che volevo era andare al college, sfortunatamente non ha funzionato. Ma oggi, dopo tanti anni, sono uno studente. Non è mai troppo tardi per imparare, dobbiamo solo volerlo — ha detto a GLOBO in un’intervista

Se le possibilità di studio erano già limitate alla loro classe sociale, con isolamento forzato, divenne ancora più difficile. E per molto tempo, Maria lasciò la voglia di imparare ad addormentarsi. (O GLOBO, online)

Questi rapporti raccolti in diversi ospedali, in contesti diversi, riflettono quanto l’educazione del XXI secolo incide positivamente sulla vita degli adulti ricoverati contribuendo alla cittadinanza e alla dignità perché è fatta di pratiche innovative che trasformano la società.

4. CONSIDERAZIONI FINALI

Se nella storia dell’educazione ci sono, da un lato, le rotture di valori che a volte sono per un modello di educazione e talvolta per un altro; d’altra parte, chiarisci che solo un’educazione integrale è in grado di promuovere e liberare le coscienze in qualsiasi momento e luogo. L’educazione di questo nuovo secolo offre potenti pratiche pedagogiche per raggiungere questo obiettivo e riconosce che l’assimilazione della conoscenza coinvolge i sensi e le percezioni, il che significa che non è legata all’età dell’individuo e, sì, agli stimoli che riceve, e che ricevendo questi stimoli, questo individuo si apre a nuove conoscenze che lo portano a nuovi concetti e , da questo movimento si formano nuove connessioni in un movimento continuo, riflessivo e rigenerante.

Paulo Freire, Norman Doidge e Malcolm Knowles rappresentano alcuni dei precursori moderni con proposte per lo sviluppo di un’educazione integrale e hanno prodotto una profonda eredità di nuove prospettive per la sublime arte di imparare a imparare in cui l’adulto ricoverato può e deve essere incluso.

L’educazione del XXI secolo richiede l’espansione dello sguardo sensibile e umanizzato sull’assistenza pedagogica in tutte le modalità di istruzione, e in particolare per l’adulto ricoverato in ospedale.

In questa prospettiva, il pedagogo ospedaliero di questo nuovo secolo assume il ruolo di facilitatore dell’apprendimento e si trova di fronte a una nuova sfida: includere lo studente andragogico nell’assistenza pedagogica ospedaliera.

È noto che c’è molto da fare in termini di istruzione e formazione continua, ma perché queste trasformazioni avvengano, è sufficiente per ora compiere il primo passo verso un’istruzione liberatrice e di qualità.

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APPENDICE – RIFERIMENTO ALLA NOTA A PIÈ DI PAGINA

2. MU-V.UC. A: il termine VUCA è sorto negli anni ’90, essendo introdotto nel vocabolario militare americano, al fine di spiegare il verificarsi degli eventi del mondo di oggi, caratterizzati da uno spazio instabile, aggressivo e impegnativo. Data la seguente domanda, come possiamo muoverci in questo mondo? VUCA è stato utilizzato anche in molte organizzazioni, a causa della sovrapposizione dei requisiti quando si tratta di scenari di cambiamento complessi e dinamici.

[1] Laureato in Pedagogia.

Inviato: Settembre 2020.

Approvato: Ottobre 2020.

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