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Risposta alla sfida di Silas Malafaia ai suoi critici: perché la teologia della prosperità non è accettata dalla Bibbia?

DOI: 10.32749/nucleodoconhecimento.com.br/teologia-it/teologia-della-prosperita
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CONTEÚDO

ARTICOLO ORIGINALE

CAMPELLO, Mônica Conte [1]

CAMPELLO, Mônica Conte. Risposta alla sfida di Silas Malafaia ai suoi critici: perché la teologia della prosperità non è accettata dalla Bibbia?. Revista Científica Multidisciplinar Núcleo do Conhecimento. Ano. 07, Ed. 06, Vol. 02, pp. 72-165. Junho de 2022. ISSN: 2448-0959, Link de acesso: https://www.nucleodoconhecimento.com.br/teologia-it/teologia-della-prosperita, DOI: 10.32749/nucleodoconhecimento.com.br/teologia-it/teologia-della-prosperita

RIEPILOGO

Il presente lavoro è una risposta ad una sfida lanciata dal Pastore Silas Malafaia ai critici della Teologia della Prosperità che difende come biblica. Sono stati ascoltati, studiati e analizzati brani tratti dal video “Pastor Silas Malafaia – Uma vida de prosperidade” da testi biblici. Ma perché la Teologia della Prosperità non è accettata biblicamente? L’obiettivo di questo studio è dimostrare che la Teologia della Prosperità non ha fondamento biblico, e quindi non è biblica. Si intende, quindi, presentare risposte alle argomentazioni da lui sostenute come prova che la suddetta teologia non ha fondamento biblico. Per procedere con l’analisi e la risposta a questi argomenti, sono stati utilizzati testi biblici corrispondenti selezionati dal sito web YouVersion, che contiene diverse versioni bibliche, tra le altre come Bibbia in linea, Bibbia greca, Bibbia ebraica, per il confronto e l’analisi. A tal fine verrà condotta una ricerca qualitativa esplorativa e descrittiva in cui verranno osservati in modo deduttivo i brani del video analizzato al fine di rispondere alla domanda problematica attraverso un caso di studio. Infine, ogni risposta presentata ad ogni estratto del video evidenziato nella rispettiva cornice evidenziata in questo studio ha dimostrato il risultato atteso rispetto alla domanda esplorata sia sulla base dei testi biblici che delle interpretazioni di altri autori sull’argomento, potendo procedere a nuove analisi poiché l’argomento non è esaurito in questo studio.

Parole chiave: Studio biblico, Fondazione biblica, Teologia della prosperità, Silas Malafaia, Argomenti antibiblici.

1. INTRODUZIONE

Il movimento Prosperity Theology si basa sugli scritti del predicatore radiofonico e ministro metodista William Essek Kenyon (1867-1948) che ha sottolineato le parole pronunciate nella fede e la rivelazione sulla conoscenza acquisita attraverso i sensi, che è stata riassunta nella confessione della fede positiva che indotto l’azione di Dio. Kenneth Hagin, a sua volta, essendo un illustre promotore degli insegnamenti della Teologia della Prosperità, in seguito, più precisamente negli anni ’60, aggiunse prosperità al suo sistema dottrinale sviluppato in un centro di formazione biblica chiamato Rhema. (ROSSI, 2015)

La teologia della prosperità forma «un insieme di credenze e affermazioni, emerse negli Stati Uniti, che affermano che è legittimo per il credente cercare risultati, avere fortuna favorevole, arricchirsi, ottenere il favore divino per la sua vita materiale o semplicemente per progresso” (CAMPOS, 1997, p.363). In questo senso, questa teologia è intesa come una dottrina di natura religiosa cristiana che sostiene la benedizione finanziaria come volontà di Dio per il suo popolo e che la sua ricchezza materiale può aumentare attraverso le donazioni fatte ai ministeri cristiani come la predicazione che viene ascoltata dalle chiese che lo difendono.

Si tratta di una corrente teologica di origine nordamericana che inizialmente, nell’Ottocento, XIX, praticò la commercializzazione della fede dalla distorsione degli insegnamenti biblici, esaltando l’accumulo delle ricchezze materiali terrene. Oggi predica il favore divino a coloro che diventano suoi seguaci, che imparano a sostituire la fede con iniziative prospere basate sull’insegnamento che Gesù Cristo esige necessariamente il perseguimento della ricchezza materiale e della buona salute. Tuttavia, se la fede è debole, darà origine alla miseria e alla malattia. Questo ritrae la Confessione Positiva – un altro nome per Teologia della Prosperità – che usurpa l’insegnamento cristiano della confessione di fede (AUGUSTI e TICÃO, 2020). Questo nel suo carattere originale fu stabilito dal Credo niceno attraverso la Chiesa Primitiva nel 325 d.C. che ha messo in luce le basi della fede cristiana contro le false dottrine (FERGUSON, 2013, p. 418). Secondo Campello (2021, p. 139), a differenza dello scopo originale, la confessione positiva è proclamata da alcune chiese della prosperità, sia fisica che mediatica, con un focus sulla prosperità materiale, indottrinando i loro seguaci a confessare che hanno già ciò che vogliono , questo atteggiamento è sufficiente per garantire che ciò avvenga.

Per rispondere alla domanda del titolo: Perché la Teologia della Prosperità non è accettata dalla Bibbia? –, si procederà all’analisi di un video del pastore Silas Malafaia che ha lanciato una sfida ai critici di questa teologia che la vedono come antibiblica mentre la difende come biblica.

L’obiettivo di questo studio è dimostrare che la Teologia della Prosperità non ha fondamento biblico, e quindi non è biblica. Si intende, quindi, presentare risposte alle argomentazioni sostenute da Silas Malafaia come prova che questa teologia non ha basi bibliche. Viene quindi sviluppato un peculiare metodo di ricerca per analizzare stralci di un video in cui si manifesta la manifestazione del fenomeno in questione, osservandone accordi e divergenze con i testi biblici.

2. METODOLOGIA

È stata sviluppata una ricerca qualitativa esplorativa e descrittiva in cui sono stati osservati in modo deduttivo i brani del video analizzato “Una vita di prosperità” al fine di rispondere alla domanda problematica attraverso un caso di studio. Considerando Sampieri, Collado e Lucio (2013, p. 376), questa ricerca si propone di comprendere e approfondire il fenomeno in questione, che viene esplorato nella prospettiva di cercare di comprendere i fatti accaduti nello specifico ambiente del suo svolgimento al fine di chiarire punti divergenti dalla preconizzazione della dottrina teologica riferita di fronte ai testi biblici utilizzati per le argomentazioni a sua difesa.

Inoltre, questa ricerca è condotta secondo un approccio qualitativo perché allude all’analisi dei dati osservati che devono essere descritti per procedere con la risposta alla domanda problematica, attraverso la raccolta e l’analisi di dati praticamente simultanei poiché l’analisi non è standard dato che ogni studio ha il proprio schema di analisi (ibid, p. 447). La ricerca svolta è esplorativa perché cerca di analizzare esempi che possano stimolare la comprensione del caso attraverso cenni bibliografici, citazioni ed esempi tratti dal materiale di studio, ed è descrittiva perché analizza nel dettaglio l’oggetto di studio, investendo nella raccolta di dati qualitativi.

Sebbene ci sia molto studio su questo argomento, la realizzazione di questo particolare studio cerca un approfondimento per comprenderne la complessità nel caso di specie, considerando i dettagli delle osservazioni fatte all’interno del caso di studio specifico incentrato sulla presentazione mediatica in video forma i cui estratti sono elementi di base dell’analisi.

3. RIFERIMENTO TEORICO

La teologia della prosperità non è biblicamente accettata perché distorce il testo biblico attraverso dottrine create dagli uomini da un’esegesi contraddittoria. Si noti il ​​seguente testo biblico:

Porque nada temos trazido para o mundo, nem coisa alguma podemos levar dele. Tendo sustento e com que nos vestir, estejamos contentes. Ora, os que querem ficar ricos caem em tentação, e cilada, e em muitas concupiscências insensatas e perniciosas, as quais afogam os homens na ruína e perdição. Porque o amor do dinheiro é raiz de todos os males; e alguns, nessa cobiça, se desviaram da fé e a si mesmos se atormentaram com muitas dores. Tu, porém, ó homem de Deus, foge destas coisas; antes, segue a justiça, a piedade, a fé, o amor, a constância, a mansidão. (1 Co 6:7-11)

La teologia della prosperità sotto il motto “Vivere come un figlio del re” riduce tutto in termini economici e va contro queste affermazioni bibliche quando afferma che la povertà è demoniaca perché Dio, essendo un padre amorevole e ricco, vuole che i suoi figli siano sani, prosperi e ricco perché la sofferenza nega la sua presenza. Quanto al motto, sembra ironico poiché Gesù, di origine povera, non godeva di abbondanza materiale e non aveva beni (ROSSI, 2015). Come sarebbe, allora, vivere come un figlio del Re? Le loro dottrine contraddicono il testo sacro che recita che «i poveri non cesseranno mai nel paese» (Dt 15,11; Mt 26,11; Mc 14,7; Gv 12,8). Secondo questi versetti, se la Teologia della Prosperità avesse ragione, Dio sarebbe un bugiardo. Versetti come «è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno di Dio» (Mt 19,24) non sono ben accolti, forse letti, nella predicazione dei rispettivi teologi perché contraddicono i loro principi dottrinali di acquisizione di beni e ricchezze attraverso una fede egoistica ed egoistica. In una prospettiva individualistica, questa teologia si propone di amare le cose e di utilizzare i poveri, manipolandoli (ibid.).

Capriles (2022), rivela che la Teologia della prosperità non è qualcosa di teorico per lui, come l’ha vissuta nella pratica, motivo per cui si vergogna a confessare di essere stato un tempo predicatore di questa teologia erronea che motiva l’avidità nelle persone, insegnando coloro che per seminare correttamente devono offrire denaro nel ministero di qualche uomo ricco o in un ministero ricco, affinché possano raccogliere la stessa prosperità di cui gode la persona o istituzione venendo da Dio. Analizza i versetti di cui sopra dal punto di vista della Teologia della Prosperità, che incita il credente a volersi arricchire a spese dell’avvertimento dell’apostolo Paolo che «coloro che vogliono arricchirsi cadono in tentazione» quando, in realtà, dovrebbero obbedire al suo comando di fuggire dalle tentazioni esposte nei versetti. Questo stesso tipo di atteggiamento si ripete nei confronti di altri versetti biblici: «Non accumulatevi tesori sulla terra» (Mt 6,19); Contrariamente a questo avvertimento, la Teologia della Prosperità insegna che “quanti più beni accumulerai per te stesso, tanto maggiore sarà il segno della benedizione di Dio sulla tua vita”. Indica diverse contraddizioni nel confronto tra l’insegnamento di Gesù e quello di questa teologia diabolica (come lui la qualifica), rispettivamente: a) non dobbiamo desiderare le ricchezze, dobbiamo desiderare le ricchezze; b) i poveri sono benedetti (Lc 6,20; Gc 2,5) – la povertà è schiavitù ed essere poveri è peccato; c) dobbiamo accontentarci di ciò che abbiamo (Eb 13,5) – non dobbiamo accontentarci di poco. Questi sono solo alcuni dei tanti esempi che questa teologia viola il testo sacro.

Capriles (ibid.) conclude il suo messaggio presentando la testimonianza di Jim Bakker, pastore americano diventato ricco attraverso gli argomenti della Teologia della Prosperità che prometteva ricchezze a coloro che seminavano denaro nel suo ministero, così in seguito, dopo aver perso tutta la sua fortuna ed essere caduto in povertà, oltre ad essere stato condannato per ventiquattro accuse di frode, si rese conto che avrebbe dovuto esaminare le Scritture per vedere cosa c’era che non andava e concluse che “non c’è modo di interpretare le ricchezze o le cose materiali come un segno della benedizione di Dio”.

Secondo Pieratt (1993, p. 151), i predicatori della Teologia della Prosperità tengono sempre servizi nelle loro chiese basati sul tema della prosperità finanziaria. Per sostenere i loro insegnamenti, usano innumerevoli versetti della Bibbia per forzare nella mente del credente che riceve in proporzione a ciò che dà; tuttavia, avverte che tali versetti non implicano una regola matematica e sottolinea:

A noção de que receberemos somente se dermos é uma perversão da ideia cristã de caridade. Isso tem mais a ver com o utilitarismo pagão, que avalia todos os atos morais da vida segundo o benefício recebido por aquele que o pratica. A ética cristã que devemos dar, porque Deus nos deu primeiro. Para o cristão, o dar deve ser um ato de adoração, gratidão e amor, não um exercício em que se calcula o quanto receberemos de volta.

Questi innumerevoli versetti che corrispondono a testi isolati della Bibbia rivelano che la Teologia della Prosperità, chiamata anche “Movimento Parola di Fede”, “Vangelo della Salute e della Ricchezza” o “Nominalo e Reclamalo”, non è altro che un prodotto del capitalismo e la psicologia del successo alla ricerca di privilegi, attraverso i quali Dio si confronta imponendogli l’obbligo di concedere prosperità al credente che è infatti colui che definisce qual è la volontà di Dio e non viceversa, sminuendo la sua sovranità. (ROSSI, 2015)

La Teologia della Prosperità è dotata di un carattere di marketing che include richieste di donazioni, vendita di prodotti per aiutare il credente nella sua esperienza religiosa come saponi e scope, martelli e paia di calzini, preghiere unte e amuleti, acqua santa del fiume Giordano, miracoli , cd e dvd, croci con sabbia della terra santa, ecc. Offrono guarigione e liberazione da vari mali attraverso la distribuzione di annunci stampati che equivalgono a investimenti nel raggiungimento di desideri e status sociale diversi. In questo modo, la religione diventa l’opzione migliore per aiutare a risolvere i problemi personali, estendendosi alla stessa nazione in cui le persone subiscono gli effetti dei discorsi fondamentalisti che promettono una soluzione ai problemi sociali, ma non forniscono. E i loro stessi discorsi pieni di termini come “determinare” instillano nella mente dei loro ascoltatori il pensiero che, investendo la loro fede in questo verbo, diventino capaci di diventare nuovi imprenditori.

Tuttavia, se non si impossessano delle promesse divine, significa che sono contaminati da Satana, come rileva anche Campello (2021, p. 135, 136) – «introduzione di contaminazioni dottrinali nell’ambiente ecclesiastico», con cui Concorda Capriles (2022): “La teologia della prosperità si sta diffondendo come una cancrena attraverso il corpo di Cristo, tanto che è sempre più difficile trovare una Chiesa libera da questa contaminazione”. Pertanto, sono soggetti a una serie di disgrazie nella vita, poiché la colpa è esclusivamente del seguace a causa della loro poca fede (AUGUSTI e TICÃO, 2020). E Pieratt (1993, p. 158) sottolinea che «se la preghiera non è stata esaudita, è mancata per mancanza di conoscenza». In questo stesso ragionamento, Capriles (2022) afferma che «la teologia della prosperità è il concetto che Dio desidera la ricchezza per tutti i suoi figli e che se un figlio di Dio non è ancora ricco, sarebbe perché non lo è» seminando “correttamente”. Da un punto di vista equivalente, Rossi (2015) sottolinea che un seguace della Teologia della Prosperità non è finanziariamente prospero solo perché è in peccato sotto l’influenza malvagia del diavolo, non ha abbastanza fede o non comprende bene l’insegnamento biblico”. Campello (2021, p. 137) concorda con questi pensieri:

Incute-se-lhe a ideia de que o cristão tem poder, e, por isso mesmo, não tem necessidade de suplicar o favor e a ajuda de Deus; ao invés disso, ele deve DETERMINAR em nome de Jesus aquilo que ele deseja e assim será feito. Pronto! Não só essa teologia, mas também há religiões que ensinam a “determinar” que seus desejos sejam realizados. E qual explicação se dá quando esse desejo não se realiza? Simples: a culpa é do crente que fez alguma coisa errada, ou porque não tem fé suficiente.

La teologia della prosperità, indicata anche come Movimento per la fede, predica l’empowerment in tutti i sensi, poiché Hunt (2000, pp. 332.333) afferma sulla cattiva esegesi di Filippesi 4:19 sul diritto divino automatico di tutti i cristiani che credono nella Bibbia godere della salute e della prosperità economica poiché i benefici materiali sono inseparabili dai benefici spirituali attraverso l’espiazione di Cristo che rimuove non solo il peccato, ma anche la malattia e la povertà. In questo senso, la preghiera perde il suo valore secondo la critica mossa dal Consiglio Generale delle Assemblee di Dio alla Teologia della Prosperità, la cui pratica della confessione positiva incoraggia i credenti a confessarsi invece di pregare per le cose che Dio ha promesso, trascurando l’insegnamento della la parola di Dio sulla preghiera. Per i confessionisti, i credenti devono confessare le benedizioni e non pregare per esse. (CONSIGLIO GENERALE DELLE ASSEMBLEE DI DIO, 1980, p.5).

Onken (2009, p.1) condivide lo stesso pensiero del suddetto Concilio quando dichiara che il problema più grande per i cristiani che si sottomettono alla confessione positiva è il fatto che credono di sapere esattamente cosa vuole Dio come se Dio avesse loro rivelato tutto. i loro progetti, pensieri o volontà, appoggiandosi alla propria prospettiva piuttosto che considerare adeguatamente la volontà di Dio che deve essere al di sopra della volontà umana. Tuttavia, la volontà di Dio non viene considerata e adeguatamente sottolineata quando la dottrina della confessione positiva dichiara che una persona può avere qualsiasi cosa. Tuttavia, non è così nelle Scritture come si può vedere dai seguenti versetti che denotano quando qualcosa non corrisponde alla volontà di Dio: la costruzione del tempio da parte di Davide (1 Cronache 17:4); la rimozione della spina nella carne di Paolo (2 Cor 12,9); la gioia di avere qualcosa di piacevole o di piacevole (Gc 4,3); il compimento del desiderio del cuore (Lc 22,42). La volontà di Dio prevarrà sempre sui progetti o sui desideri del credente (CONSIGLIO GENERALE DELLE ASSEMBLEE DI DIO, 1980, p. 4).

Il suddetto Concilio accusa la dottrina della Teologia della Prosperità di non tenere conto del contesto biblico così che gli aderenti si preoccupano più di far sì che la Parola significhi più ciò che vogliono che di diventare ciò che la Parola vuole che diventino, dimostrando di amare Dio per quello che fa e non per quello che è. I brani della Scrittura non possono essere isolati dal loro contesto specifico, né devono essere eterni o contemporanei, dando forma all’esistenzialismo cristiano. Inoltre, la verità della Parola di Dio si applica universalmente, cioè in modo dicotomico in tutte le circostanze sociali in cui l’umanità si trova. Perciò è necessario chiedersi se un maestro o un insegnamento è da Dio o dall’uomo secondo quanto è scritto in Matteo 7,20 – “Dai loro frutti li riconoscerete”. (ibid., 1980, pp. 8,9).

I teologi Jones e Woodbridge (2011, pp. 81-86) considerano la teologia della prosperità – che promette ricchezze diverse – come una teologia povera il cui focus cade sui bisogni materiali umani, diventando incoerente con il Vangelo che si concentra sulla vita. , la morte e la risurrezione di Gesù Cristo, un vangelo sconcertante che omette Gesù e trascura la croce, sminuendo così la sua importanza come Salvatore dell’umanità. Affermano che la Bibbia non offre facilitazioni per nessuno, ma presenta tutti i mezzi affinché una persona diventi retta davanti a Dio e agli uomini. Tuttavia, ciò va contro le promesse di questa dottrina, come sottolinea Mariano (1999, pp. 169-170) a proposito dei suoi predicatori:

O crente que almeja receber grandes bênçãos precisa ser radical na demonstração de fé. Deve fazer coisas que do ponto de vista do “homem natural” e do cálculo racional seriam loucura. Precisa dispor de muita coragem. Deve assumir riscos, doando à igreja algo valioso como salário, poupança, herança, joias, carro, casas com a certeza de que reaverá centuplicado, o que ofertou. Não pode guardar qualquer resquício de dúvida quanto ao retorno de sua fé, já que, advertem os pastores, “a dúvida é do Diabo”. […] tal demonstração de fé é denominada de “provar” e “desafiar” a Deus.

La teologia della prosperità, tuttavia, non insegna al credente ad essere radicale nella sua dimostrazione di fede rispetto alla fede di Giobbe (Gb 42,11b) quando rimase fedele a Dio nonostante le disgrazie che lo colpirono. Tuttavia, i suoi docenti enfatizzano i testi che mostrano la prosperità finanziaria di un particolare personaggio biblico senza sottolineare le sue lotte, i suoi dolori e le sue perdite: questa parte non ha importanza per i suoi affari. La Teologia della prosperità non menziona la fase dolorosa della vita di Giobbe come un modo per incoraggiare il credente a obbedire a Dio, perché chi vuole essere come Giobbe e passare attraverso ciò che ha passato prima di ricevere i suoi doni da Dio? Coloro che seguono questa teologia non vogliono pagare il prezzo della sottomissione alla volontà di Dio; vuole solo parole che massaggino il suo ego, che incoraggino il suo appetito di profitti e vantaggi materiali, senza riconoscere che ha bisogno di cambiamenti nel carattere o nella personalità che mostrino prosperità morale, emotiva, sentimentale, che cooperino per una vita sana in ogni modo ( CAMELLO, 2021, pp. 197, 199-200, 372).

4. PRESENTAZIONE E DISCUSSIONE DEI DATI OSSERVATI

4.1 TESTO COMPLETO DELLA SFIDA

Il pastore Silas Malafaia ha lanciato una sfida a coloro che solitamente criticano il suo lavoro, che si basa sulla teologia della prosperità. La sua sfida è chiedere ai suoi critici di provare alla luce della Bibbia che questa teologia è sbagliata. Questi critici a cui si riferisce possono essere blogger, siti di notizie e illustri sconosciuti che, nella sua comprensione, vogliono farsi conoscere criticando le persone nei media; l’autore appartiene a quest’ultima categoria senza, tuttavia, mirare all’obiettivo che pone l’accento.

Il testo completo che presenta questa sfida è evidenziato di seguito. Nella predicazione in un video intitolato “Una vita di prosperità”, Malafaia afferma che il suo messaggio affronta un argomento contro il quale i cristiani sono prevenuti quando crede che 2 Corinzi capitolo 9 presenti il ​​modo migliore per spiegare che l’offerta è un mezzo per ricevere il favore divino perché è un servizio a Dio attraverso il quale sarà ricompensato e, quindi, un mezzo di felicità. Afferma categoricamente che Dio opera con la legge della ricompensa. Conclude il suo discorso dicendo di sfidarlo attraverso la Bibbia:

O pastor Silas Malafaia, em seu último programa Vitória em Cristo, no dia 02/06, fez um desafio aos críticos de seu trabalho e da mensagem pregada em torno da prosperidade. O pastor desafiou tais críticos a provarem teologicamente que sua pregação está biblicamente errada. “Chegou o grande dia, o dia que eu estou desafiando muitos críticos que gostam de dizer que estou no besteirol da teologia da prosperidade”, afirmou o pastor no início do programa. (grifo da autora). Malafaia veiculou em seu programa o vídeo da primeira parte de uma pregação na qual fala de prosperidade e desafiou seus críticos a contradizerem sua mensagem à luz da Bíblia. O pastor afirmou que destina seu desafio a sites de notícia, blogueiros e “ilustres desconhecidos”, que estão tentando ficar conhecidos através de críticas a quem está na mídia. (grifo da autora). A pregação, intitulada “Uma vida de prosperidade” foi proferida pelo pastor em um culto de ceia ministrado na Arena HSBC, no Rio de Janeiro. Ele inicia sua pregação pedindo que os fiéis analisem e suas palavras antes de “recebê-la” porque, segundo ele, se trata de uma mensagem que tem preconceito de cristãos, medo de pastores falarem do assunto, ação do diabo para neutralizar os fiéis sobre o assunto, bravatas emocionais, argumentos filosóficos e “pouca Bíblia”. “Duvide, critique e determine”, orienta. Em sua pregação o pastor discorreu sobre três tópicos a respeito do assunto: “O que é a oferta”, “Características de um verdadeiro ofertante”, e “Resultados na vida do ofertante”. Malafaia citou o texto de 2ª Coríntios capítulo 9, que ele afirma ser o melhor compêndio do Novo Testamento sobre o assunto, para explicar o que é a oferta. Malafaia afirmou que a oferta é um meio de se receber o favor divino e um meio de felicidade. Ele explica ainda que a oferta é um serviço para Deus, através do qual o ofertante será recompensado. Em vários momentos da mensagem o pastor frisou que não estava pregando uma mensagem apelativa emocionalmente, mas sim ensinando os fiéis de acordo com a Bíblia. Afirmando que “Deus trabalha com a lei da recompensa”, Malafaia explicou o terceiro tópico da sua mensagem, falando das consequências da oferta na vida de quem a dá. Explicando que o fiel vai colher aquilo que planta, o pastor falou que “tão importante quanto a qualidade da oferta, é a qualidade do solo”, e criticou aqueles que, segundo ele, “gostam de dar oferta pra picareta”. Ele lembra ainda que quem semeia muito é que vai colher muito. Após a exibição da pregação, o pastor afirmou no programa que “negar que a Bíblia fala sobre prosperidade, é negar a própria Palavra”, e que “prosperidade é obedecer às leis de Deus”. “Se você não crê em prosperidade é porque você não crê na Bíblia”, ressaltou. Malafaia concluiu seu programa afirmando que é totalmente transparente nas ofertas que recebe, e que investe milhões em programas de televisão e obras sociais. Ele encerrou o programa afirmando que continuará falando sobre o assunto no próximo programa e desafia: “tenta me contraditar, não fica inventando filosofia barata não. Não bota em blog e em site não, me contradiz na Bíblia. Diz que eu interpretei errado, ou cala sua boca, e deixa de ser um crítico mané que fica falando bobagem e colocando minhoca na cabeça do povo de Deus. Assista ao vídeo na íntegra: youtube=http://www.youtube.com/watch?v=kDFmctcG2GY[2]

4.2 Il pr SILAS MALAFAIA DIFENDE LA TEOLOGIA DELLA PROSPERITÀ

Il video del pastore è abbastanza opportuno per alcuni chiarimenti sulla fede data al cristiano da Gesù Cristo. Può essere trovato sul canale YouTube sotto il titolo “Una vita di prosperità”. Ecco il pensiero di Richard Baxter:

Aquele que busca conhecimento com o propósito de se exibir para as pessoas torna-se sinônimo de vaidade. Aquele que busca conhecimento com o intuito de ensinar outras pessoas torna-se sinônimo de amor. Mas aquele que busca conhecimento, visando aplicar o conhecimento adquirido em sua própria vida, torna-se sinônimo de sabedoria.

Silas Malafaia ha sfidato i critici della sua opera e della sua predicazione basata sulla teologia della prosperità, invitandoli a dimostrare biblicamente che questa teologia è sbagliata. Ciò richiede una risposta adeguata. Questa è una sfida che il Signore Dio lancia a coloro che cercano di conoscere la sua verità, non a Silas Malafaia. Ciò che ha fatto Malafaia è stato sfidare ciò che pensa di ciò che Dio condanna. Poi ho capito da Dio che dovevo accettare la sfida del Signore di accettare la sfida di un uomo il cui pensiero sbagliato non corrisponde alla realtà biblica.

Malafaia ha usato l’espressione “illustri sconosciuti” come coloro che cercano il riconoscimento a spese di coloro che sono nei media, come lui. Finché non ci sarà un fondo di verità nella sua interpretazione di queste critiche, da parte dell’uno o dell’altro che agisce in questo modo, non si può negare che questa sia una difesa malfaiana inopportuna poiché non può essere generalizzata; non tutti quelli che lo criticano hanno la posizione a cui si riferisce, ma in realtà stanno cercando la verità per parlare con correttezza biblica per il vero vangelo come Gesù ha insegnato. Del resto Gesù è il Signore della Parola, Gesù è la Parola (Gv 1,1), e non Silas Malafaia come si definiva alle 05:34 nel video “Una vita di prosperità”[3]:

– Ecco la sfida per contraddirmi. Ora stai attento a non metterti in imbarazzo, vedi figlio, così non travisare la parola di Dio, perché poi colpirai un maestro della parola.

‘trovarsi’ signore della parola, un dio, proprietario della verità, qualcuno che è al di sopra di ogni contestazione, è smettere di essere una persona comune come chiunque altro che dichiara la sua totale dipendenza da Dio. Sapere troppo gli andò alla testa, distogliendolo dalla verità assoluta che emana da Dio attraverso la sapienza dall’Alto. La conoscenza e la sapienza devono fondarsi sul timore del Signore, poiché la lettera uccide, ma lo spirito dà la vita: «Noi non predichiamo la legge, ma annunziamo l’alleanza dello Spirito, perché la lettera uccide, ma lo Spirito dà loro la vita (2 Cor 3,6b). L’autore non è il signore della parola, come non lo è nemmeno Silas Malafaia, che si definiva “signore della parola”, perché la parola è del Signore e non dell’autore.

Sta scritto: “Chi è paragonabile a te, o Dio?”; dunque, con chi può essere paragonato Dio?! (2Sa 7:22; Sal 35:10; 71:19; Isa 40:18,25; Ger 10:6,7; Gv 17:3; 1Tm 1:17). Da quanto si evince dal versetto evidenziato, c’è presunzione e arroganza in chi intende mettersi alla pari con il Signore Gesù, poiché il titolo sopra denota l’usurpazione di un attributo divino sotto tono minaccioso verso coloro che si alzano criticatelo, ecco, perché in fondo si definisce un signore della parola, cioè già prefigura che non può essere contraddetto. Gesù, pur essendo Dio, non considerò usurpazione essere uguale a Dio, ma si spogliò della sua reale condizione divina, assumendo umilmente le sembianze di un servo, libero da ogni arroganza e superbia (Fil 2,6.7). Sembra che Malafaia non abbia capito bene la lezione sul fatto che una persona è a immagine e somiglianza di Dio! (Gen 1:26; 5:1; 9:6; Gc 3:9)

Sembrerebbe improprio sfruttare certi mezzi come il nome di qualcuno per fare l’opera di Dio, perché se quella persona ha un nome molti lo ascolteranno, e se qualcuno parla di lui, molti ascolteranno questo che parla effettivamente di Dio . Allora cosa è più importante: parlare di Dio usando questo mezzo o non usare questo mezzo per parlare di Dio per paura delle parole di disprezzo del famoso? Lascia che parlino, che dicano, che pensino quello che vogliono di te, perché la cosa più importante è quello che dici di Dio agli altri. Questo è ciò che conta davvero.

Quindi solo perché qualcuno va contro le parole di Malafaia significa che lo fanno per apparire sui media?! Quindi tutti quelli che vanno contro le sue parole hanno torto, e solo lui ha ragione?! Non sarebbe il caso che qualcuno gli si opponga nelle sue opinioni e interpretazioni perché capisce biblicamente che ha torto?! Allora, Malafaia “pensa” di avere perfettamente ragione le cui parole sono fuori dubbio?! Le tue parole sono fuori discussione?! Ha ragione in tutto ciò che dice?! Malafaia ha bisogno di imparare a non essere radicale nelle sue opinioni. Ha bisogno di sviluppare l’equilibrio su cui si basa Galati 5:23: umiltà, mansuetudine, mansuetudine, temperanza (cfr. la maggior parte delle versioni bibliche).

Perché il Signore sia visto, è necessario mostrarlo, qualunque siano i mezzi, perché il Signore è colui che ci benedice per raggiungere il fine desiderato. E non importa se dicono che lo stai facendo per questo scopo, perché ciò che conta davvero è fare l’opera di Dio e salvare molte persone attraverso il tuo ministero.

Tutta l’opera evangelistica deve essere vista e mai nascosta. Non c’è motivo di accendere una candela e nascondere la tua luce a causa di motivazioni inutili come non voler dare spazio al tuo rivale per dire che stai facendo qualcosa a scapito del suo nome. Se il tuo lavoro di evangelizzazione non ottiene opinioni, Dio ti istruisce a fare ciò che è necessario per raggiungere un obiettivo così nobile, perché questi pignoli mediatici non contano; importa Dio. Dio fornisce i mezzi. E chi può contestare i mezzi di Dio? Se Dio approva di fare questo o quello, sia fatto per la gloria di Dio.

E le parole di chi dice che usano il suo nome per fare un nome non contano, perché ciò che conta davvero è il nome di Cristo. Infatti, se lo dice, usa anche il nome del Signore per farsi un nome, e quindi chi sarebbe per accusare qualcuno, o sminuire qualcuno come se fosse molto importante?! Come se fosse ancora più importante di Dio!

Una candela non è accesa e la sua luce è nascosta, ma una candela è posta in bella vista in modo che tutti possano vedere la luce. Non serve fare un’opera per il Signore e tenerla nascosta perché nessuno la veda; se nessuno vede quest’opera, come si possono evangelizzare le persone affinché raggiungano la salvezza del Signore? Stai lasciando qualcosa di nascosto perché, a causa delle opinioni degli altri provenienti da persone egoiste che pensano solo a se stesse, a crescere davanti agli altri, ad avere un nome, uno status; È a causa di queste persone che un servo di Dio non riuscirebbe a compiere la sua opera evangelistica?! L’opera di Dio deve essere vista da tutti affinché le persone che hanno bisogno della salvezza del Signore possano leggere e ricevere la verità nei loro cuori e, attraverso questa verità, realizzare la vera liberazione in Cristo. «Affinché con ogni mezzo possa salvare alcuni» (1 Cor 9,22).

Devi renderti visibile altrimenti le persone non vedranno il lavoro di evangelizzazione che hai fatto per salvarle. Anche se gli altri pensano che non sei un ministro della parola di Dio, sicuramente lo sei per coloro che sono la prova che li hai conquistati a Cristo. E questa è la tua difesa davanti a coloro che ti giudicano (1 Cor 9,2-3). In effetti, nessuno è qualificato per fare questo lavoro per se stesso. Al contrario, la loro qualificazione viene da Dio (2 Cor 3,5), perché è Lui che rende i suoi servi ministri della nuova alleanza (2 Cor 3,6). Ed è per amore del vangelo che si fa quest’opera e anche per esserne partecipi (1 Cor 9,23). Inoltre, nessuno può vantarsi di annunciare la buona novella, perché tutti coloro che lo fanno sono spinti da Dio a farlo. E guai a chi non annuncia la buona novella! (1Co 9:16).

Paolo rinuncia ai suoi diritti, come anche quello di essere superbo, e il fedele servitore di Dio deve altresì rinunciare alla vanità di non volere che gli altri dicano che usa il nome di un altro per far crescere il proprio nome: sarebbe orgoglio da parte sua . , che non deve essere permesso di manifestarsi perché il tuo corpo è un tempio dello Spirito Santo in cui queste vanità non si adattano.

Malafaia è un teologo come l’autore attuale e come tanti altri. Ma fino a che punto la teologia può incidere su un’interpretazione biblica fedele alla parola di Dio? Quali teologie si sviluppano secondo le possibili rispettive convenienze? Quali comodità possono esserci per difendere teologie non coerenti con la parola di Dio?

È necessario essere attenti alle interpretazioni bibliche che si fanno, perché ciò che si comprende non è sempre ciò che Dio vuole veramente trasmettere. Senza rendersene conto, è consuetudine mettere parole sulla bocca di Dio, per dire che ha detto ciò che non ha detto, come sta scritto:

As suas visões são falsas, e o que eles anunciam é tudo mentira. Eu não os enviei, mas eles dizem: “A palavra do Senhor é esta.” E ainda esperam que as palavras deles se cumpram! Eu lhes digo: “As visões que vocês veem são falsas, e o que vocês anunciam é tudo mentira. Vocês dizem que as palavras são minhas, mas eu não lhes disse nada. Por isso, o Senhor Deus diz a eles: “As suas palavras são falsas, e as suas visões são mentiras, e por isso eu estou contra vocês”. (Ez 13:6-8)

Occorre orientare i credenti puri verso il discernimento della volontà di Dio rivelata nelle Sacre Scritture, e non a quella che corrisponde alla volontà degli uomini che predicano la parola rivelata di Dio, cioè, riguardo a questa volontà degli uomini, si comprende che sono al di fuori della volontà di Dio. Loro sono uomini! Non tutti coloro che affermano di essere uomini di Dio sono infatti uomini di Dio: può essere un uomo di uomini! “Non tutti quelli che mi dicono: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (Mt 7,21). Predicare la teologia della prosperità è un pastore che fa la volontà di Dio?

4.3 LA PREDICAZIONE IN LINEA DAL MALAFAIA SULLA PROSPERITÀ

In una predica di Malafaia, dal titolo “Una vita di prosperità” (YouTube, 2018)[4], affronta il tema dell’offerta, il comportamento del donatore e i risultati nella vita di chi offre e di chi fa non offre, sotto il caratteristico tono di voce altisonante e autorevole – che è diverso dall’autorità –, citando alcuni versetti biblici per convalidare le sue interpretazioni. Le trascrizioni video sono state eseguite ascoltando e controllando il tempo trascorso in ciascuna sezione evidenziata. Ogni estratto è seguito da una risposta argomentativa che può fornire il risultato atteso. Alcune espressioni sono evidenziate con trattini bassi per evidenziare alcune informazioni importanti per ciò che si intende discutere. I brani video con la loro narrazione sono scomposti in ore, minuti e secondi – non necessariamente in ordine cronologico per la corrispondenza sequenziale del testo – come risulta dalle rispettive tabelle nel corpo del testo.

4.3.1 ANALISI DI ESTRATTI DEL VIDEO “UNA VITA DI PROSPERITÀ” IN EVIDENZA NELLE TABELLE E RISPETTIVE RISPOSTE ARGUMENTATIVE

Torcendo, attorcigliando e schiacciando il nastro marcatore della Bibbia, cita il riferimento biblico 2 Corinzi 9:4:

Frame 1 – Estratto dal video “Una vita di prosperità” alle 08:37

Firme fundamento de glória. A oferta é um assunto tremendamente espiritual que tem sólida base no mundo espiritual.

Fonte: Estratto dal video “Una vita di prosperità”. Silas Malafaia Ufficiale (2018)

Risposta argomentativa:

Nei versetti 1 e 4 del rispettivo testo spiccano le seguenti espressioni (Versioni bibliche: A21, ACF, ARA, ARC, NAA, NBV-P, NVT, TB, VFL): amministrazione, assistenza, assistenza al popolo di Dio , servizio al popolo santo, ministero ai santi, offerta al popolo di Dio, che si fa in favore dei santi (1); inosservato o impreparato, da questo solido fondamento di gloria, come per questa fiducia, per tutta questa fiducia che abbiamo avuto in te, tu non sei ancora pronto, anche dopo tutto quello che ti ho detto, tu non sei pronto, dopo tutto ciò che io ti hanno detto loro, la fiducia riposta in te (4).

Solida base di gloria o solida base di gloria. Qual è la base della gloria: dare con avarizia, essere guidati a dare per ricevere ancora di più, o dare con il cuore disinteressato ad avere un ritorno finanziario sotto forma di guadagno monetario redditizio? La base della gloria è dare come benedizione secondo il versetto 5, non come cupidigia o cupidigia. I termini greci “εὐλογίαν” /eulogiano/ e “πλεονεξίαν” /pleonexiano/ significano rispettivamente benedizione e cupidigia (desiderio di vantaggio). Possa la donazione o l’offerta essere una benedizione libera da interessi egoistici come “darò tanto per ricevere ancora di più…”, mai dovuta a pressioni morali, emotive, sentimentali, che incitino alla comprensione del dovere, del dare imbarazzo come senso di colpa per non aver offerto perché non c’è al momento una disposizione o la minaccia di una perdita maggiore se non si offre, ma offrendo anche se non c’è una disposizione come “prendere in prestito e poi tornare”, in disaccordo con l’esortazione paolina a «dare con gioia» con disponibilità di volontà secondo ciò che si ha e non secondo ciò che non si ha (2 Cor 8,11-15; 9,7), una liberalità disinteressata, indipendente da ogni vantaggio ritorna.

Solido fondamento di gloria, quindi, non significa l’offerta in sé, ma il modo in cui viene fatta, con quale cuore si dedica a farla, come atto di benevolenza e non di avidità secondo le spiegazioni che ne snaturano il vero significato del testo sacro per quanto riguarda l’avidità di denaro. Un sicuro fondamento di gloria è il prepararsi per fare un’offerta degna davanti al Signore, cioè qualcosa che sarà motivo di gloria al suo nome, un’offerta a lui gradita, disinteressata, liberale, cioè svincolata dal denaro; è su questo solido fondamento di gloria che parla l’apostolo Paolo e cerca di insegnarci il modo giusto di dare. Tuttavia, non è la gloria del Signore che viene esaltata in questo contesto, ma la gloria dell’offerta, l’offerta come qualcosa degno di ogni lode. Sta scritto che niente e nessuno può prendere il posto di Dio: «Non darò la mia gloria a un altro, né la lode che è degli idoli» (Is 42,8), ma un’espressione surrettiziamente abusata può avere questo effetto contraddittorio .la parola di Dio, che gli toglie onore e gloria.

Citando 2 Corinzi 9:5, dice:

Frame 2 – Estratto dal video “Una vita di prosperità” alle 09:44

A oferta é uma bênção, não é maldição, não!

Fonte: Estratto dal video “Una vita di prosperità”. Silas Malafaia Ufficiale (2018)

Risposta argomentativa:

Tuttavia, riguardo a quanto detto prima, se una benedizione sfugge all’istruzione divina circa il suo giusto posto davanti a Dio, non essendogli in alcun modo al di sopra perché egli è il proprietario della benedizione, essendo al di sopra di essa, e non viceversa , allora quella che potrebbe essere una benedizione può diventare una maledizione secondo i suoi principi contraddittori alla realtà biblica. Leggi:

Ai de vocês, guias cegos!, pois dizem: ‘Se alguém jurar pelo santuário, isto nada significa; mas, se alguém jurar pelo ouro do santuário, está obrigado por seu juramento’. Cegos insensatos! Que é mais importante: o ouro ou o santuário que santifica o ouro? Vocês também dizem: ‘Se alguém jurar pelo altar, isto nada significa; mas, se alguém jurar pela oferta que está sobre ele, está obrigado por seu juramento’. Cegos! Que é mais importante: a oferta, ou o altar que santifica a oferta? Portanto, aquele que jurar pelo altar jura por ele e por tudo o que está sobre ele. E o que jurar pelo santuário jura por ele e por aquele que nele habita. E aquele que jurar pelos céus jura pelo trono de Deus e por aquele que nele se assenta (Mt 23:16-22).

Partendo dalla spiegazione dell’offerta stessa, cita i versetti a memoria, cioè senza leggere la Bibbia. Una breve testimonianza: un giorno, guardando una funzione, ho notato che il parroco chiedeva alla congregazione di leggere un certo passo biblico, ma non lo faceva lui stesso, perché non lo leggeva. Lo citò a memoria e cominciò a interpretare i versetti. In quel momento, ho sentito il bisogno di leggere letteralmente ogni versetto del passo delle Scritture indicato, e mi sono reso conto che mentre leggevo, la mia mente e il mio spirito si erano aperti a una comprensione al di là di ciò che stava predicando. Dio mi ha fatto vedere attraverso la mia lettura ciò che il pastore non era in grado di trasmettere perché proveniva direttamente dalla fonte divina, direttamente dalla bocca di Dio. Quindi, ho concluso che quando riproduciamo oralmente un versetto senza leggerlo dalla Bibbia, in un culto da cui comprendiamo che riceveremo la guida di Dio per la nostra vita, non riceviamo una guida specifica da Dio che solo lui può fornirci . .

Pertanto, è necessario fare la lettura biblica in un culto perché l’apertura della Bibbia apre gli occhi della fede, della comprensione, dello spirito, per ricevere benedizioni, rinforzi spirituali, promesse, direttamente da Dio, e non dalla ragione umana quella linea guida nei versetti biblici senza tralasciare la sua umanità, facendo capire che è la potenza di Dio che si manifesta, ma, in realtà, è l’arroganza dell’uomo nel voler mostrare che è così con Dio! Questo atteggiamento non corrisponde alla dottrina di Dio: «Ed essi lessero il libro, nella legge di Dio, e dichiarando e spiegando il senso fecero sì che, mediante la lettura, si comprendesse» (Ne 8,8).

La lettura pubblica e privata delle Sacre Scritture non può mai essere abbandonata, perché oltre a custodire la memoria dell’alleanza di Dio con il suo popolo, essa è anche fonte di vita in ogni modo. La lettura dei testi biblici è cosa raccomandata e comandata da Dio stesso dall’Antico al Nuovo Testamento e deve essere condotta con devozione:

a) «E prese il libro dell’alleanza e lo lesse agli orecchi del popolo» (Es 24,7);

b) «Quando tutto Israele verrà a comparire davanti al Signore tuo Dio, nel luogo che avrà scelto, leggerai questa Legge davanti a tutto Israele in loro presenza. Quando tutto Israele verrà a comparire davanti al Signore tuo Dio, nel luogo che avrà scelto, leggerai questa Legge davanti a tutto Israele in loro presenza» (Dt 31,11);

c) «E poi lesse ad alta voce tutte le parole della legge, della benedizione e della maledizione, secondo tutto ciò che è scritto nel libro della Legge» (Giosuè 8,34);

d) “Ho trovato il libro della Legge nella casa del Signore. E Hilkiah diede il libro a Safan, ed egli lo lesse» (2 Re 22:8);

e) «Ed egli lesse ai loro orecchi tutte le parole del libro dell’alleanza, che si trovava nella casa del Signore» (2 Re 23,2);

f) “Il libro della Legge di Mosè, che il Signore aveva comandato a Israele. E vi lesse, davanti alla piazza, che è davanti alla Porta dell’Acqua, dall’alba fino a mezzogiorno, davanti agli uomini, alle donne e ai saggi; e gli orecchi di tutto il popolo erano attenti al libro della Legge» (Ne 8,1,3);

g) «E giunto a Nazaret, dove era stato allevato, entrò di sabato nella sinagoga, secondo la sua consuetudine, e si alzò per leggere» (Lc 4,16);

h) «E quando questa epistola è stata letta tra voi, fatela anche nella chiesa dei Laodicesi; e quello che è venuto da Laodicea, leggete anche voi» (Col 4,16);

i) «Vi ordino per il Signore che questa epistola sia letta a tutti i santi fratelli» (1Ts 5,27);

j) “Beato colui che legge e coloro che ascoltano le parole di questa profezia e conservano le cose che vi sono scritte; perché il tempo è vicino» (Ap 1,3).

I pastori che citano spesso versetti biblici, ma non li leggono loro stessi davanti alla congregazione dei giusti, portano gli ascoltatori a distogliere lo sguardo dalla Bibbia per il semplice fatto di recitarli senza fare la lettura corretta, come se le parole memorizzate fossero una corona di gloria, qualcosa di venerabile, poiché l’attenzione del popolo è tutta rivolta a lui, sottraendo l’attenzione alla Bibbia. In questo modo, diventa il fulcro e la Bibbia perde il focus.

A titolo illustrativo, alle 06:11m del video, Malafaia dice:

Frame 3 – Estratto dal video “Una vita di prosperità” alle 06:11

Eu também quero dizer uma coisa aqui pra você. Vou deixar até você abrir a bíblia pra você ouvir o que eu vou te falar. Escute o que eu vou te afirmar aqui nesta noite. Olha aqui pra mim e esquece a bíblia. Olha aqui. Achou 2 Coríntios 9? Agora olha aqui pra mim

Fonte: Estratto dal video “Una vita di prosperità”. Silas Malafaia Ufficiale (2018)

Risposta argomentativa:

Chi sta pronunciando le frasi di cui sopra, Dio o un uomo?! “Dobbiamo obbedire a Dio piuttosto che agli uomini!” (Atti 5:29) Che aprano la Bibbia?!“Parlerò”, “Te lo dirò.” “Dimentica la Bibbia?!” Parole che divergono dagli insegnamenti biblici:

a) È necessario aprire la Bibbia per ricevere, attraverso la sua lettura, l’istruzione divina (Sal 32,8), la sapienza (Sal 1,1.2; Pr 1,7; 4,7; Eccl 2,26; 7: 12; Gc 1,5), comunione con Dio (1 Cor 1,9; 1 Gv 1,3; 3,24), comprensione della parola divina (Gb 12,13; Sal 119,130; Pr 9,10; Lc 24,45; Col 1,9; 1 Gv 5,20), sottomissione alla perfetta volontà di Dio (1 Sam 15,22; Eb 5,7; 12,9; Gc 4,7);

b) Occorre ascoltare la voce di Dio e non degli uomini; non è ciò che l’uomo dice o afferma, ma ciò che Dio dice, afferma e conferma: «Il popolo lo acclamava, gridando: ‘Ecco, è un dio e non un semplice mortale che ci parla!’ Nello stesso momento un angelo del Signore colpì Erode con una malattia, perché non offrì la gloria a Dio. Divorato dai vermi, morì» (At 12,22,23). Dio non è deriso! (Gal 6,7). Dio è Dio e Signore della Parola. “Consacrali nella verità, che è la tua parola” (Gv 17,17). «Tutte le tue parole sono vere» (Sal 119,160);

c) Dimentica la Bibbia?! Cosa c’è scritto nella Bibbia? Leggi:

«Non mancate di pronunciare le parole di questo Libro della Legge e di meditarle giorno e notte, per compiere fedelmente tutto ciò che vi è scritto. Solo allora le tue vie prospereranno e avrai successo» (Giosuè 1:8). «Sforzatevi di obbedire e di fare tutto ciò che è scritto nel libro della Legge di Mosè, senza voltarvi né a destra né a sinistra» (Giosuè 23,6), spiegando chiaramente il significato di quanto letto e ha aiutato il popolo a comprendere ogni passo”. (Ne 8,8) Basta la parola di Dio per farci capire che non dobbiamo mai dimenticare la Bibbia!

Alle 10:30 dell’inizio del video, inizia a recitare, senza leggere, i versetti di Atti 17:25 e Salmo 104:27-29, e alle 10:49 alcune persone distolgono lo sguardo dalla Bibbia perché sta recitando i versetti senza leggerli, mostrando padronanza della parola di Dio, come se si volesse dimostrarne piena conoscenza.

Alle 11, inizia a recitare 1 Cronache 29:14 anche senza una lettura adeguata, e lo fa con altri versetti nella sequenza della predicazione. E, en passant, qualcosa che attira l’attenzione dalle 08:33 alle 08:44 è il fatto che continua a premere il segnapagina della Bibbia, arrotolandolo saldamente.

Il Signore Gesù è il Verbo, il Verbo fatto carne, e va letto per essere ricevuto, compreso, appreso, sentito, obbedito, dall’inizio alla fine, perché Egli è l’inizio e la fine. Se il Signore Gesù non viene letto, ciò che ha da offrire è perduto. Gesù deve essere il fulcro così come la lettura della sua parola, perché Gesù e la Parola sono uno – lui è il Logos, la Parola divina.

In quella predicazione, a 11m del video, dice che l’offerta è una benedizione, un seme che Dio dona, un servizio a Dio attraverso il quale l’offerente sarà ricompensato, una solida base di gloria, una solida base nel mondo spirituale , un mezzo per ricevere il favore divino e un mezzo di felicità – basandosi su 1 Cronache 29:14, Geremia 21:14, Romani 2:6, 1 Corinzi 15:58, 2 Corinzi 9:2,4-7,12 -13 . Malafaia afferma che 2 Corinzi 9 (considerando i versetti evidenziati) è il miglior libro di testo nel Nuovo Testamento per spiegare qual è l’offerta; tuttavia, questa spiegazione si basa sulle loro stesse interpretazioni. Sarebbero corretti?! La risposta è già stata data sopra.

Le interpretazioni possono essere “quasi tutte” corrette. Tuttavia, il problema non è esattamente quello delle interpretazioni; piuttosto, per quanto riguarda la messa a fuoco e la visione. Poiché la maggior parte delle interpretazioni sono accettabili in quanto buone all’orecchio, gli ascoltatori tendono naturalmente ad accettare tutto ciò che viene detto senza riflettere, senza interrogarsi, senza valutare, senza indagare, lontano da uno spirito bereano (At 17,11) e quindi li riceve integralmente con l’obiettivo di metterli in pratica il prima possibile. E questa pratica sarebbe davvero conforme alla vera direzione di Dio?

4.3.2 INTERPRETAZIONE FEDELE DEI VERSETTI DELLA BIBBIA

Come sarebbe, allora, un’interpretazione spiegata più fedelmente di questi versetti? Vedi, in primo luogo, i quindici versetti di 2 Corinzi 9 nella loro interezza, nelle versioni bibliche NVT e NBVP:

v. 1 In quanto a questo servizio al popolo santo, non ho bisogno di scrivervi.

FOCUS: Offerta per il popolo di Dio.

VISIONE: offrire come servizio al popolo di Dio, per aiutare il popolo di Dio, e non allo scopo di trarne vantaggio o profitto, ecc. perché ha reso questo servizio a Dio, credendo che Dio lo ricompenserà per questo. Visione egocentrica, e non genuinamente generosa perché priva del vero spirito di contributo.

Come è scritto, nel Giorno del Giudizio molti diranno al Signore di aver profetizzato in suo nome, scacciato demoni in suo nome e compiuto molti miracoli in suo nome, ma egli dirà loro chiaramente: «Non vi ho mai conosciuti . Allontanatevi da me, voi che fate il male! (Mt 7:22,23)

v. 2 So quanto sei desideroso di aiutare, e ho espresso alle chiese in Macedonia il mio orgoglio che tu in Acaia sei stato pronto a inviare un’offerta dall’anno scorso. In effetti, è stata la sua dedizione a incoraggiare anche molti a contribuire.

FOCUS: Aiutare gli altri.

VISIONE: Offrire per il bene degli altri e non per se stessi.

v. 3 Tuttavia, mando questi fratelli a fare in modo che siate pronti, come ho detto loro. Non voglio elogiarti senza motivo.

FOCUS: Essere pronti conservando un buon carattere.

VISIONE: Chi fa un’offerta sperando di essere ricompensato ha già la sua ricompensa: la mancanza di rettitudine; ma chi ama volontariamente dà gratuitamente, senza aspettarsi nulla in cambio, senza mirare a nulla, ed è ricompensato dall’amore di Dio. Qual è lo scopo dell’offerta?!

v. 4 Che vergogna sarebbe per noi, e ancor di più per te, se alcuni macedoni venissero con me e scoprissero che non eri pronto, dopo tutto quello che ho detto loro!

FOCUS: evitare il disonore di una raccolta diversa dall’istruzione scritturale.

VISIONE: La pratica dell’offerta deve essere legata alla gratitudine a Dio per le sue opere nella vita dell’offerente, la cui salute finanziaria deriva da uno spirito di contributo distaccato dalle vanità terrene dall’aspetto della liberalità cristiana che rifiuta le azioni avide. Essere preparati non è solo professarsi evangelici, ma essere in comunione con Dio e la sua Parola al di sopra delle istruzioni umane.

v. 5 Perciò ho ritenuto opportuno mandare questi fratelli davanti a me. Faranno in modo che l’offerta che hai promesso sia pronta. Ma lascia che sia un’offerta volontaria e non data a malincuore.

FOCUS: Offerta libera dall’avarizia del dare affinché l’avidità guadagni di più in cambio.

VISIONE: Promesso, soddisfa. E che sia senza avarizia, senza interessi egoistici, come se cercasse vantaggi per sé, o con usura.

v. 6 Ricorda: chi semina pochi semi ottiene un piccolo raccolto, ma chi semina generosamente ottiene un raccolto abbondante.

FOCUS: Contribuire generosamente, riflettendo lo spirito benevolo del donatore.

VISIONE: Il raccolto è proporzionato alla semina, cioè la generosità deve essere proporzionata a ciò che si riceve da Dio. Non significa dunque dare molto per ricevere molto, ma ricevere riccamente da Dio per poter dare generosamente – la messe corrisponde allo spirito della semina: con quale spirito pianti? Cosa stai piantando per raccogliere cosa? L’obiettivo principale è portare molte persone a ringraziare Dio e, di conseguenza, ad essere da lui raggiunte per la salvezza.

v. 7 Ciascuno deve decidere nel suo cuore quanto dare. Non contribuire a malincuore o per obbligo. Perché Dio ama un donatore allegro.

FOCUS: Gioia nel dare il libero arbitrio.

VISIONE: Dare con gioia e non per obbligo verso i dirigenti della chiesa, né per interesse a vantaggio personale, come in “È dando che riceviamo”. Poi, “Lo darò per avere!” (Spostamento della messa a fuoco)

v. 8 Dio è in grado di concederti ogni tipo di benedizione, così che in ogni momento tu abbia tutto ciò di cui hai bisogno, e molto di più, da condividere con gli altri.

FOCUS: Altri, non il provider.

VISIONE: La persona non potrà averla; lei dovrà dare. Cioè, prima Dio dona perché, poi, i beati possano condividere con gli altri, cioè possano anche benedire a somiglianza di Dio.

v. 9 Come dicono le Scritture: “Condividete generosamente con i bisognosi; le tue opere giuste saranno ricordate per sempre”. (v. Sal 112:9)

FOCUS: Carattere dignitoso davanti a Dio e agli uomini.

VISIONE: Devi sempre saper disperdere verso i bisognosi, mostrando la tua giusta beneficenza.

v. 10 Poiché è Dio che fornisce il seme per il seminatore, e poi il pane per il suo cibo. Allo stesso modo, egli provvederà e moltiplicherà il tuo seme e produrrà molti frutti di giustizia attraverso di te.

FOCUS: È Dio che fornisce la capacità di dare e premiare il donatore.

VISIONE: Una grande messe frutto di pura generosità nel dare: ricompense celesti dovute ad uno spirito caritatevole. Dà perché ha; lo ha perché Dio dà in anticipo. Poiché tutto viene da Dio ed esiste solo per Lui, solo Dio ha il diritto di dire come si dovrebbero dispensare le cose, in questo caso come si dovrebbero fare le offerte, secondo il modo che meglio crede, e non come dice l’uomo. deve essere. Obbedienza alla voce di Dio e non alla voce degli uomini “religiosi”. È Dio che dà il seme!

v. 11 In tutto sarai arricchito per essere sempre generoso. E quando porteremo la tua offerta a coloro che ne hanno bisogno, essi renderanno grazie a Dio.

FOCUS: Abbondanza innaffiata con semplicità, libera dall’autocompiacimento per scopi divergenti dallo scopo divino.

VISIONE: La persona non potrà averla; lei dovrà dare. Cioè, Dio lo darà per primo, anche prima che faccia le offerte. Offrire come ringraziamento e non come ricompensa.

v. 12 Così accadono due cose buone come risultato delle vostre offerte (servizio di ministero): i bisognosi del popolo di Dio vengono aiutati e traboccano di gratitudine verso Dio.

FOCUS: Il bisognoso, non il donatore.

VISIONE: Aiutare gli altri è un dovere necessario e un servizio adeguato che piace a Dio e si conforma alla dispensazione evangelica che soddisfa i bisogni dei santi.

v. 13 Per il tuo servizio daranno gloria a Dio. Perché la tua generosità verso loro e verso tutti coloro che credono mostrerà che sei obbediente alla buona novella di Cristo.

FOCUS: donazione liberale per soddisfare i bisogni degli altri attraverso l’obbedienza alla voce di Gesù.

VISIONE: Per dare gloria a Dio. Essere generosi, non per riceverlo indietro, abbondare nelle benedizioni ricevute, ma come prova di obbedienza alla parola di Dio, come spontanea soggezione alla dottrina del vangelo di Cristo.

v. 14 E pregheranno per te con profondo affetto, per la grazia traboccante che Dio ti ha concesso.

FOCUS: imitare la generosità incondizionata di Dio è estremamente eccellente.

VISIONE: Chi dona generosamente non deve preoccuparsi dei bisogni futuri; cioè non deve rimanere bloccato nel pensiero che deve dare molto per guadagnare ancora di più, corrompendo il principio della semina generosa e disinteressata distorcendo il significato del testo sacro di seminare molto per raccogliere molto per il quale hanno messo da parte lo scopo di salvare le persone anime a favore dell’arricchimento tascabile.

v. 15 Grazie a Dio per questo dono così meraviglioso che le parole non possono esprimerlo!

FOCUS: Il dono indicibile di Dio che dovremmo cercare di imitare.

VISIONE: Ringraziare Dio per aver concesso a ogni servo fedele, degno di essere chiamato con il suo nome, la benedizione dei doni ricevuti che permettono la manifestazione dell’amore ad imitazione dell’amore divino.

Cfr. un’esegesi di 2 Corinzi 9 incentrata sull’aiuto ai fratelli attraverso una visione incentrata esclusivamente sullo scopo del Vangelo, libera dall’ambizioso tentativo di trarre vantaggio dal compiere l’opera nel regno di Dio (non escludendo la possibilità certa che Dio benefici suoi servi), anche se questo include aiutare gli altri, cioè aiutare il fratello libero dall’obiettivo che questo ritorni a suo vantaggio.

L’apostolo Paolo sviluppa il tema della semina non nel “campo” della sfera economica, puntando al successo degli investimenti nelle imprese, dei ritorni economici, come molti ambiziosi pastori intendono interpretare, ma nel “campo” del regno spirituale la cui messe si riferisce all’aspetto celeste. . Dio può conferire benedizioni materiali a persone generose poiché sono distaccate da interessi terreni o egoistici, ma queste benedizioni non offrono garanzie per questa vita o per la vita eterna.

Le indicazioni dell’apostolo Paolo sulla grande colletta, metaforicamente di semina e mietitura: i cristiani macedoni ei cristiani di Corinto volevano fare opere buone come provvedere ai poveri di Gerusalemme. Paulo allude al funzionamento di una coltura, per cui una parte del raccolto attuale viene conservata per l’anno successivo, che servirà da seme. Tuttavia, se l’agricoltore consuma troppo del suo raccolto attuale, finirà per risparmiare troppo poco, il che porterà alla semina di pochi semi e, quindi, il suo raccolto successivo sarà molto più piccolo. Tuttavia, se salva e semina molti semi, il suo prossimo raccolto sarà abbondante. Così Paolo fa un paragone tra il dare generosamente e il seminare generosamente. Simile al regno di Dio, una grande messe può essere ottenuta attraverso il contributo generoso e sincero dei suoi servi. Ma questo raccolto si riferisce a ciò che riceverai da Dio per te stesso per aver investito molto nel suo regno, per aver offerto denaro alla chiesa? No! Questo raccolto si riferisce a ciò che il popolo di Dio guadagnerà grazie al contributo dei suoi servitori. Questo non significa che Dio non benedica anche loro; i servitori che offrono possono essere benedetti, ma questa benedizione non è legata specificamente all’atto dell’offerta.

Non si può accettare nel regno di Dio il tipo di discorso che sostiene la prosperità materiale, o che si riferisca a qualsiasi altro ambito, come proveniente dall’offerta che si fa all’interno della chiesa; è come se questo limitasse il potere di Dio di dare a chi e come vuole, indipendentemente dalle sue opere (Mt 5,45; Rm 9,18). È biblicamente inteso che l’offerta implica la soddisfazione di praticare, implica il dare con gioia, e non in risposta alla pressione della predicazione incendiaria di ministri che mirano alla crescita economica della Chiesa da applicare a fini diversi, a scapito della vera senso di economia della chiesa, che riflette un ossimoro come gentilezza egoistica – cioè “lo darò a me stesso”; questa visione umana della prosperità economica non deve sovrapporsi alla visione dell’economia secondo la Chiesa, che si esercita a favore della buona amministrazione per l’edificazione della vita e non per il culto del denaro, che fa diminuire le virtù evidenziate e proposte dal vangelo che non siano al di sotto dei valori monetari.

Dio, infatti, conosce i bisogni di ciascuno ed esorta nella sua parola a cercare prima di tutto il suo regno e la sua giustizia e, come promessa, soddisferà tutti i vostri bisogni, non facendovi mancare ciò di cui avete bisogno (Mt 6,33 ), cioè il regno e la giustizia di Dio implicano un atteggiamento di fede e fedeltà a Dio nel senso dell’obbedienza ai suoi insegnamenti di distacco dalle materialità e alla missione da lui data di predicare gratuitamente il vangelo della grazia a tutti i popoli, e non teologie della prosperità che sono in contrasto con la vera prosperità promessa da Dio. Dio benedice chi vuole, non necessariamente il donatore (Rom. 11:6). Dio conosce i bisogni di ogni persona e li soddisfa secondo la sua volontà, indipendentemente da ciò che fa. Pertanto, devi sbarazzarti dello stigma che è nel dare che ricevi, che se offri, Dio ti farà prosperare finanziariamente.

Dio dà a ciascuno dei suoi servitori la possibilità di contribuire, ed è vero che può dare più soldi a chi dona così da poterne dare ancora di più, ma non è sempre così – moltiplicando i suoi soldi – perché può provvedere in altri modi di dare.contributo, e non solo con denaro. Essere generosi deve essere una conseguenza della prosperità che Dio dona a coloro che stanno per dare; poi viene prima la prosperità di Dio a cui segue la generosità, altrimenti come si potrebbe dare ciò che non si ha? Come in questa preghiera: “Signore, aiutami ad averlo perché io possa donarlo a mio fratello”. Generosità in doppia dose perché prima è già presente nel cuore della persona ancor prima di donare, è già un dono innato; e, secondo, perché vinse e non trattenne, ma distribuì secondo le sue possibilità, considerata la sua capacità di bilancio e con un prudente senso di altruismo: “I prudenti portavano l’olio nei loro vasi, con le loro lampade”. E rispondevano a chi non ce l’aveva: “L’olio che abbiamo non basta a noi e a te. Se vuoi olio, vai a comprarlo!” (Mt 25,4,9). Pertanto, il dono di Dio precede ogni atto di generosità. Ricevere da Dio viene prima di dare a qualcuno, perché per dare ho bisogno di avere, e chi mi dà è Dio, e non le offerte che faccio, cioè non sono le offerte che faccio a farmi prosperare, ma Dio nella sua infinita bontà.

2 Corinzi 9 parla del dare ai cristiani poveri come atto di generosità per obbedienza alla Parola di Dio riguardo alla responsabilità di prendersi cura dei più bisognosi. Non si può chiudere un occhio di fronte a chi ha bisogno di aiuto e, non sempre, questo aiuto funziona come offerte alla chiesa da distribuire ai bisognosi, ma possono essere offerte a qualcuno più vicino, indipendentemente dal fatto che si trovi nel chiesa o no. Dio vede il cuore generoso, non il luogo dove si pratica la generosità. Dio vede il modo in cui si fa e non necessariamente ciò che si fa – il modo in cui reagiamo alla situazione di bisogno di qualcun altro è più importante dell’azione a favore di quel bisogno, perché la ragione che porta una persona all’azione di offrire nella chiesa, ad esempio, potrebbe non essere agire mosso dall’amore nel cuore, ma dall’amore del denaro che mira a ricevere in conseguenza di tale azione, sulla base di quanto ha sentito in una predica sul “dare di più per ricevere di più ”. Questo Dio vede! E a questo risponde: “Non li ho mai conosciuti! Allontanatevi da me, malfattori! (Mt 7,23).

Gli atti di generosità, come le offerte, non salvano né giustificano nessuno davanti a Dio, ma riflettono solo la salvezza già ricevuta, e, quindi, il cristiano offre come forma di gratitudine a Dio per ciò che ha già ricevuto e non come via di essere ricompensati per le loro opere umane. Le opere non salvano né giustificano nessuno. Dio si compiace più dell’obbedienza che dei sacrifici (1 Samuele 15:22), cioè è più gradito a Dio quando si custodisce un cuore puro e disinteressato nelle azioni più diverse, che quando si compiono opere a beneficio del risultato.

Dio dà denaro a chi vuole, ma il fulcro di questo dono non è distribuire o offrire per guadagnare di più; l’obiettivo è dare, offrire, senza cercare il ritorno. Il contributo dovrebbe stimolare il cristiano a pregare per coloro che stanno per ricevere, poiché una volta benedetti possono liberarsi dei loro bisogni e, così, iniziare anche a contribuire e pregare per gli altri dopo la propria liberazione: l’uno prega per l’altro che sta bene e questo comincia a pregare per un altro che sta pure bene, e così via, sempre. La ricchezza che Gesù Cristo dona al cristiano è più preziosa delle ricchezze economiche, perché queste sono effimere e la prima è eterna. Chi ha Gesù ha tutto: sapienza (da non confondere con la sapienza umana), purezza spirituale, conoscenza della parola di Dio, pace della mente, discernimento che libera dall’inganno, ecc. Come sta scritto: “Senza di me non potete far nulla” (Gv 15,5). Senza Gesù, una persona non respira; pertanto, non puoi lavorare per guadagnare denaro. Chi è vivo è vivo per grazia e potenza di Dio. «In ogni cosa rendete grazie» (1Ts 5,18).

La generosità è un comportamento che esprime gentilezza e non interessi egoistici. Coloro che donano “generosamente” – cioè con liberalità, senza ricerca dell’interesse personale, senza aspettarsi nulla in cambio, senza avidità – riceveranno abbondanti benedizioni secondo i loro bisogni conosciuti da Dio, e non propriamente in denaro, che può essere in altri modi. Nella sua prescienza, Dio conosce i bisogni dei suoi figli che ha già deciso di provvedere, incondizionatamente, per il semplice fatto che ha voluto benedire. Tutto ciò che viene dato con cuore puro e disinteressato, Dio vede e premia secondo la sua onniscienza. Anche se Dio concede un abbondante raccolto materiale a coloro che contribuiscono alla chiesa attraverso le offerte, ciò non riflette lo standard né la promessa del Nuovo Testamento. Secondo il brano biblico sottostante, sembra comodo dare. Chi vuole essere letteralmente cristiano? Chi vuole pagare il prezzo di essere cristiano? Come agisce il vero ministro di Cristo? Parlare di prosperità è facile. Offrire e incoraggiare l’offerta è facile, ma sono davvero ministri di Cristo? Come è scritto:

Eles são servos de Cristo? Mas eu sou um servo melhor do que eles, embora, ao dizer isso, eu esteja falando como se fosse louco. Pois eu tenho trabalhado mais do que eles e tenho estado mais vezes na cadeia. Tenho sido chicoteado muito mais do que eles e muitas vezes estive em perigo de morte. Em cinco ocasiões os judeus me deram trinta e nove chicotadas. Três vezes os romanos me bateram com porretes, e uma vez fui apedrejado. Três vezes o navio em que eu estava viajando afundou, e numa dessas vezes passei vinte e quatro horas boiando no mar. Nas muitas viagens que fiz, tenho estado em perigos de inundações e de ladrões; em perigos causados pelos meus patrícios, os judeus, e também pelos não judeus. Tenho estado no meio de perigos nas cidades, nos desertos e em alto-mar; e também em perigos causados por falsos irmãos. Tenho tido trabalhos e canseiras. Muitas vezes tenho ficado sem dormir. Tenho passado fome e sede; têm me faltado casa, comida e roupas. Além dessas e de outras coisas, ainda pesa diariamente sobre mim a preocupação que tenho por todas as igrejas. (2 Co 11:23-28).

I bisognosi sono beneficiari della speciale provvidenza di Dio: «dalla polvere solleva il piccolo, e dal letamaio solleva il bisognoso» (Sal 113,7). È la generosità di Dio che garantisce i beni ai suoi eletti; pertanto, le offerte degli uomini sono una conseguenza di questa generosità divina, e non un atto di mera origine umana che, dopo essere stato praticato, consentirà all’offerente di ottenere meriti e ricompense. Come se fosse un atto magico. La verità sulle offerte e sugli offerenti è che il contributo ai bisogni degli altri moltiplica la gratitudine dell’offerente a Dio da parte di coloro che ricevono molto prima ancora di offrire; questo è l’arricchimento spirituale che ha la precedenza sull’arricchimento materiale – questo, ovviamente, per coloro che hanno a cuore le verità di Dio, per coloro che apprezzano le benedizioni spirituali, il che non significa rifiuto delle benedizioni materiali, ovviamente no, ma rifiuto il valore dato alle benedizioni materiali su quelle celesti. Importante ricordare: «Voi non potete servire Dio e mammona [ricchezze]» (Mt 6,24).

Malafaia dice che un cristiano è noto per ciò che dona, ma non dice che la donazione volontaria si basa sull’amore e non sull’attesa di una ricompensa per l’offerta data. Suggerisce la teoria della proporzionalità per cui si raccoglie ciò che si semina – molto seminato, molto raccolto –; Non puoi comprare il paradiso per dare troppo! Tuttavia, questo raccolto di cui l’offerente si aspetta di ricevere è intrinsecamente legato al denaro offerto nella chiesa, oppure è legato alla semina della parola di Dio per la salvezza delle anime e, quindi, può avvenire (cioè è non è certo che accadrà). una ricompensa di Dio? È necessario tenere a mente che Dio elargisce benedizioni per sua volontà e non a causa delle azioni degli uomini.

Affermare categoricamente che qualcuno sarà ricompensato per le offerte che fa è alludere al messaggio dell’Antico Testamento che chi non offre nella chiesa deruba Dio (Mal 3,8), adattandolo al contesto attuale senza menzionare il vero motivo divino per quell’esortazione, che gli israeliti si preoccupavano più delle loro tasche che delle cose di Dio, come sostegno dei leviti e dei sacerdoti. Perciò Dio li sfidò, dichiarando che per ricevere le sue benedizioni dovevano obbedirgli; Inoltre, non allude al messaggio del Nuovo Testamento che la cosa più importante della legge (che è già passata, poiché siamo sotto la grazia di Gesù), che si riferisce anche ai giorni nostri, è la pratica della giustizia , misericordia e di fede (Mt 23,23).

Inoltre, c’è ancora l’espressione “è nel dare che si riceve”, che non è biblica. È il contrario, si riceve e poi si dà, perché nessuno dà ciò che non ha ricevuto o ciò che non ha. Quanto alle donazioni in una prospettiva biblica, si comprende che è meglio dare che ricevere (At 20,35), da cui ne consegue che l’obiettivo del dare non ha nulla a che vedere con il ricevere in cambio, non dovrebbe esserci visione di ritorno. , ovvero non donare mai, offrire, ricercare vantaggi e vantaggi per te stesso. Questo è ciò che si deve fare al di sopra delle offerte che si fanno con interessi al di là di quelle proposte da Gesù, che sono l’amore del prossimo e la salvezza delle anime. Inoltre, ci sono capi che usano i testi biblici in modo coercitivo e minaccioso nei confronti di coloro che non danno decime o offerte nelle chiese, poiché intimidiscono i fedeli con parole malefiche come fece il sacerdote Pasur, il famigerato “Terrore su tutti- lati” (Ger 20,3). Quante Pasure sono sparse nel mondo “in nome di Dio”?!

Malafaia ha giustamente detto che “ogni seme ha un tempo di maturazione”, e prosegue chiedendosi “In che tipo di terreno stai piantando?” E aggiunge: “Piantare nella vita di un imbroglione, di persone che non hanno affezione naturale, miserabili, meschini, non ha valore, questa terra è arida, si pianta in un progetto fraudolento, è inutile. Vai a vedere in chi stai piantando. È piantare nella vita di qualcuno, ma vai a vedere chi è la persona; le persone che odiano Dio, odiano il popolo di Dio, sono avari, miserabili, terra arida”. La domanda, allora, è: quanti cristiani stanno piantando nella vita di falsi pastori, falsi maestri, falsi capi religiosi poiché le offerte che ricevono non vanno in chiesa, ma nelle loro tasche? Come conoscere questa realtà se non per un’indagine approfondita basata su precedenti sospetti dai fatti che sorgono a carico di questi individui? Cioè, è avventato parlare in questo modo di persone i cui cuori e le cui intenzioni non sono conosciuti come Dio lo sa. Ciò equivale a «rispettare le persone» (Rm 2,11). Perché? Perché Dio non vede come vede l’uomo (1 Sam 16,7). L’uomo vede le apparenze, l’esterno, ma non riesce a vedere l’anima, il cuore dell’altro.

4.3.3 ANALIZZARE PAROLE MALAFICHE

Una persona della tua famiglia è un mascalzone, cioè un personaggio senza carattere o, per meglio dire, cattivo carattere. Il fatto che una persona sia una canaglia non significa che non possa essere trasformata da Dio. Come disse lo stesso Malafaia: “Sia Dio vero e ogni uomo bugiardo”, riferendosi a Rm 3,4. Se dunque nelle Sacre Scritture è scritto che Dio non ha riguardo per la persona, chi è l’uomo per dire che questo o quello non merita di ricevere i mezzi di salvezza? Anche un falso pastore, quando riceve le offerte e le decime nella sua chiesa, può, allo stesso tempo, ricevere esortazioni su come amministrarle fedelmente, e non con il furto come fa un capo religioso di cattivo carattere: il vero “rubare a Dio” , cioè non obbedendo alle virtù morali che comanda al suo popolo. Presto avrebbe avuto l’opportunità di rigenerarsi.

Poiché nessuno ha l’onniscienza di Dio per sapere cosa sta succedendo nel cuore di un altro, non c’è motivo per non “piantare” il seme della grazia di Dio nella vita di una persona. Piantare, biblicamente parlando, non si riferisce solo al denaro, come sostiene Malafaia, non importa quanto fosse specifico l’argomento in quel contesto; piuttosto, piantare nella propria vita è al di sopra delle donazioni in offerte alla chiesa (o, più propriamente, ai dirigenti della chiesa che li redime promiscuamente per se stessi). La visione del “piantare nella vita dell’altro” non può limitarsi alla sola questione del denaro, alla questione dell’offerta, o anche alla questione della decima; bisogna pensare più al “prossimo” che all’“altro”, perché quando si pensa al prossimo si pensa come Gesù quando, ad esempio, salvò la vita al ladro accanto a lui sulla croce.

Gesù non aveva riguardo di persona rispetto a quell’uomo; Gesù non lo condannò, né lo respinse perché era un mascalzone, miserabile, fraudolento, meschino, odiando le cose sante perché invischiato con il profano; No! Gesù fece una radiografia del suo cuore in quel momento in cui il candidato alla riprovazione degli uomini si pentiva veramente e Gesù, conoscendo il suo cuore come nessun altro, era sicuro del suo pentimento, perché, essendo Dio, non sbaglia ed è non ingannato; sa chi è chi. Gesù non lo condannò per le sue malefatte e difetti morali. Proprio per essere stato su quella croce, Gesù, senza errori né peccati, pagando per un delitto che non ha commesso, essendo stato ingiustamente condannato dai religiosi – quelli, sì, che normalmente commettono il peccato di accusa ingiusta e diffamatoria, giudizio sconsiderato, esclusione e dal rifiuto, che dichiarano di agire in nome di Dio -, ha portato il malfattore a comprendere che c’erano strade migliori di quelle che aveva percorso fino a quel momento. Gli diede dunque, all’ultimo momento, l’occasione della santificazione, un atto di purificazione del carattere. Cioè, una volta purificata da Dio perché veramente pentita dei propri peccati, la persona ora gode di una nuova vita, «una nuova creatura» (2 Cor 5,17). Se così non fosse, come è scritto, Dio sarebbe bugiardo e Malafaia sarebbe vero.

Pertanto, ogni uomo è privo della gloria di Dio (Rm 3,23), a meno che non creda in Gesù e manifesti la sua fede in lui (Rm 3,22.26) che porta con sé il pentimento e la conseguente liberazione dai peccati. È noto, biblicamente, che non c’è un giusto sulla faccia della terra perché tutti si sono smarriti e non fanno il bene, la cui gola è un sepolcro aperto, con lingue ingannatrici, piene di parolacce che rinnegano il prossimo perché non conoscono il loro cuore, che sono sotto la legge e non sotto la grazia, anche se dicono il contrario, che portano i loro uditori a credere che chi non dà sono condannabili davanti a Dio, ma loro, con i loro discorsi tendenziosi, non lo sono (Rom 3).

«Perché non c’è differenza» (Rm 3,22). La giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo è per tutti e per tutti coloro che credono. Il ladro sulla croce credette. Madeleine credette. Raab credette. Zaccheo credette. Paolo credette. Chi erano queste persone prima di conoscere Dio? Erano tutti perfetti, senza deviazioni caratteriali, senza peccati, senza errori? Non. Tutti erano pieni di problemi, che sono ben noti nella Bibbia, ma Dio non ha rifiutato nessuno di loro perché ha visto il loro cuore sincero e pronto a pentirsi. Non aveva riguardo per le persone, non mancava di prestare loro attenzione a causa dei loro peccati, ma le assisteva fino alla loro rigenerazione. Raab, una prostituta (Gs 2), fa parte della stirpe di Gesù Cristo (Mt 1,5). Voleva aiutare le spie nella loro missione data da Dio: una puttana di fede che Dio ha giustificato. Che, poi, è un semplice uomo per condannare i peccatori ad esclusione della grazia di Dio, come fa Malafaia dalle 26:29 alle 26:55 nel video in questione, poiché l’azione di piantare secondo i principi biblici non è legata solo al denaro ? Non sarebbe il caso di fornire a queste persone (ricordando che loro, come noi: «tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio» – Rm 3,23) la benedizione di ascoltare la predicazione del messaggio di Cristo che genera fede (Rm 10,17) mediante la fede stessa e la speranza dalla missione evangelistica mediante la quale «Dio accoglie tutti per mezzo di Cristo Gesù, chi li salva? (Rm 3,24).

Non si tratta di sostenere gli errori dell’altro, ma di vedere le possibilità di rigenerazione e di salvezza per la vita del prossimo; non è una questione meramente sociale, ma spirituale che logicamente richiede prudenza nel trattare, che non implica abbandonare o rifiutare. Non si può camminare fisicamente insieme, ma il cuore cammina fianco a fianco attraverso una preghiera sincera che raggiunge le orecchie di Dio quando gridiamo la liberazione di qualcuno. Dunque, non è semplicemente per declamare pieni di moralità che l’altro è un miserabile, un farabutto e che, quindi, dovrebbe essere abbandonato. Questo non corrisponde alla verità di Dio!!! Sappiamo, per esempio, che alcuni hanno accolto gli angeli attraverso l’ospitalità senza sapere che erano angeli (Eb 13,2; 1 Pt 4,9) non giudicandoli né rimproverandoli per il loro aspetto o per qualsiasi altro motivo che provocasse repulsione. Sappiamo anche che l’amore copre una moltitudine di peccati (1 Pt 4,8), cioè non considera gli errori, i difetti e i peccati al di sopra della possibilità di una rigenerazione che implica il perdono, perché «è per mezzo di Gesù Cristo stesso che i nostri peccati sono perdonato. E non solo i nostri, ma i peccati del mondo intero» (1 Gv 2,2).

Allora, come piacere a Dio secondo la sua parola? Dimorando nell’amore gli uni per gli altri come fratelli in Cristo. Non manchiamo di accogliere coloro che vengono a casa nostra, per incontrarci, di cui conosciamo le storie, e possiamo aiutarli non necessariamente con il denaro, ma investendo nella preghiera, nella consulenza o in tutto ciò che è necessario all’interno di ciò che si può fare per le loro vite. . Va sempre tenuto presente che nessuno è migliore di nessun altro e questo eliminerà ogni ripudio che va contro i principi divini dell’evangelizzazione, tenendo conto di coloro che soffrono di mali diversi, come se soffrissimo degli stessi mali ( Eb 13,1-3; 1Pt 5,9), perché oggi non abbiamo lo stesso problema degli altri, ma abbiamo altri problemi; nessuno è fuori dai guai, nessuno, nemmeno il miglior pastore nella migliore chiesa. La Chiesa di Cristo è per i malati e i miseri che possono ricevere salvezza e liberazione dai loro guai.

Allora che dire della “persona della terra sterile” contro cui si è espresso, ammonendo gli ascoltatori cristiani di non seminare nella sua vita? La semina nella Bibbia si riferisce solo all’offerta di denaro? La predicazione del Vangelo a questo tipo di persone non sarebbe anche un’“offerta d’amore” per la salvezza della loro anima? La predicazione del Vangelo è solo per brave persone di buon carattere? O solo per coloro che offriranno in chiesa? Non ci ha avvertito Gesù (Mt 5,46.47) di non considerare (amare) solo i buoni (che ci amano), ma anche i cattivi, perché hanno bisogno di liberazione? Dio non fa sorgere il sole per i buoni ei cattivi, i giusti e gli ingiusti, non fa piovere su di loro, non lo fa accadere a tutti? (Ec 9:2; Mt 5:45) Dio non disprezza né abbandona un individuo, ma gli dà sempre la possibilità di rigenerarsi. Perché non noi? Non siamo a immagine e somiglianza di Dio che è amore (Gen 1,26)? Non siamo messi in grado dalla potenza e dalla parola di Dio di predicare il vangelo (Marco 16:15) – parola di salvezza e frutti di rigenerazione e liberazione – fino ai confini della terra, cioè a tutte le nazioni?

Di seguito alcuni testi di riflessione, in parte trascritti dal già citato video “Una vita di prosperità”, i cui testi iniziali e rispettive confutazioni si trovano sopra.

Frame 4 – Estratto dal video “Una vita di prosperità” a 21:21m

O cristão é conhecido por aquilo que ele doa.

Fonte: Estratto dal video “Una vita di prosperità”. Silas Malafaia Ufficiale (2018)

Risposta argomentativa:

Per cosa dona in offerta monetaria?! O per amore reciproco? Leggi come è conosciuto un cristiano: “Da questo tutti conosceranno che siete miei discepoli (cristiani), se avrete amore gli uni per gli altri” (Giovanni 13:35). Come dà un cristiano fedele? Con quale cuore? Di seguito, un testo esplicativo sul modo corretto e un cuore puro da offrire[5]:

Não é pra aparecer!

Doação de coração puro, sincero e fiel: jamais para aparecer, para aliviar-se de culpa ou por constrangimento de qualquer tipo.

Faça a sua missão como Deus lhe tem dado a fazer. Cada um tem a sua própria missão. Faça a sua como Deus a tem designado. E não se sinta culpado por não fazer o que outros estão fazendo; eles estão cumprindo cada um com a sua missão. E não queira jamais fazer para aparecer, fazer algo para mostrar sua ação para os outros.

Como ofertamos a Deus? Com que coração? Dar por dar, dar por qualquer outro motivo que não seja agradar a Deus, i.e., dar para agradar os outros, dar para nos sentirmos livres de culpa, dar por obrigação ou constrangimento…

De que maneira é feita uma oferta à casa de Deus ou a necessitados fora dela? As ações “ofertivas” são motivadas pelo quê? É para o modo como a oferta se realiza que Deus atenta, e não para a oferta em si. É para a disposição do coração que Deus olha.

Deus atentou para a oferta de Abel porque ele se preocupou em oferecer o melhor e assim o fez (Gn 4:4), diferentemente de seu irmão Caim (Gn 4:3). Nota-se nesse contexto o modo como a oferta foi realizada: a de Abel por gratidão e desejo de agradar a Deus, mas a de Caim por obrigação ou mero formalismo. Deus dá testemunho dos dons (Hb 11:4). Todavia, um pecado dá brecha para outros pecados (Gn 4:7,8).

É preciso ter muito cuidado com o modo pelo qual se faz uma oferta, pois, se for divergente dos princípios divinos, acarreta pecado que gera culpa diante de Deus. Logo, não há nenhuma vantagem em fazer ofertas que destoam da pureza do coração para com Deus, segundo o seu propósito, e para com os homens segundo a retidão do espírito (Sl 51:10; Lc 2:14).

L’offerta non deve mai essere intesa a rendere noto l’offerente. Non è per farsi conoscere! Basta ricordare la parola con cui è esortato ad agire secondo la guida di Dio in Matteo 6:2-4:

Quando você der alguma coisa a uma pessoa necessitada, não fique contando o que fez, como os hipócritas fazem nas sinagogas e nas ruas. Eles fazem isso para serem elogiados pelos outros. Eu afirmo a vocês que isto é verdade: eles já receberam a sua recompensa. Mas você, quando ajudar alguma pessoa necessitada, faça isso de tal modo que nem mesmo o seu amigo mais íntimo fique sabendo do que você fez. Isso deve ficar em segredo; e o seu Pai, que vê o que você faz em segredo, lhe dará a recompensa.

Frame 5 – Estratto dal video “A Life of Prosperity” a 26:52m

A lei da semeadura vai funcionar pra você; se você plantar, você vai colher. É princípio de Deus.

Fonte: Estratto dal video “Una vita di prosperità”. Silas Malafaia Ufficiale (2018)

Risposta argomentativa:

Sì, è principio divino. Sta scritto: “Ciò che uno semina, anche raccoglierà” (Gal 6,7) – riferendosi solo alla parte buona della semina. Tuttavia, proseguendo la lettura, si nota che il versetto 8 spiega il precedente: “Se semina per soddisfare i propri desideri malvagi, pianterà i semi del male e, logicamente, raccoglierà un raccolto di rovina spirituale e di morte; ma se semina le cose buone dello Spirito, raccoglierà la vita eterna che lo Spirito Santo gli dona». Resta inteso che questa espressione evidenziata si riferisce alla sfera spirituale, e non materiale o finanziaria; quindi, rivela il risultato dell’esclusione della salvezza da ciò che ha piantato e dal modo in cui ha condotto le cose di Dio. La semina di cui tratta il versetto in questione è spirituale. Perché leggere solo singoli versetti quando l’intero significato biblico è legato a un contesto globale e non specifico?

Quindi, la legge della semina sarebbe legata all’aspetto finanziario dell’offerta?! La legge della semina è collegata al campo materiale o al campo spirituale? La legge della semina implica un investimento, un tipo di trattativa “prendilo, dagli” dove ci sono affari? È biblicamente garantito da Dio che più soldi si danno, più soldi si restituiscono?

Molte persone rivolgono gli occhi alla parola di Dio quando dice che se semini generosamente, raccoglierai generosamente, da una prospettiva egoistica – questo è un modo per incoraggiare le persone a dare molto denaro alla chiesa perché “loro riceverà molto di più in cambio”. Tuttavia, questo non è ciò che significa 2 Corinzi 9:6. Si raccomanda, quindi, una lettura dei testi originali per comprendere il vero significato di ogni parola nei testi biblici; in questo modo cessa di esistere il pericolo di letture distorte. Occorre anche predisporre il cuore alla perfetta comprensione di ciò che Dio vuole dire, e non voler rimanere in quella che noi preferiamo credere essere la verità.

Questo versetto dice che “chi semina scarsamente mieterà anche scarsamente; e chi semina generosamente mieterà anche generosamente”. Nel greco originale la parola “εὐλογίαις” /eulogíais/, che di solito è tradotta come abbondanza o abbondanza (benedizioni / lodi), non è usata allo scopo di benedire le cose, cioè per benedire le offerte affinché si ottengano doni maggiori, ma con lo scopo di lodare, lodare Dio come Colui che dona le cose, e proprio per questo si tratta proprio dell’abbondante benedizione di Dio riversata sulla vita di chi ha per lui gratitudine. Così il termine stesso rivela gli aspetti della lode e della gratitudine per le benedizioni ricevute che da Dio sono sempre abbondanti per la loro indicibile grandezza. Ed è questo il vero significato che permea tutto il testo di 2 Corinzi 9 sulla legge della semina.

La convinzione che ci sia un ritorno finanziario per coloro che fanno offerte nella chiesa non dovrebbe essere incoraggiata. Avviene perché è stato precedentemente graziato da Dio di poterlo fare con cuore generoso, cioè disinteressato, non cercando vantaggi. Agire in contrasto con questa comprensione equivale a commercializzare la fede.

«In Cristo Dio ci ha benedetti con ogni sorta di benedizione spirituale dal cielo» (Ef 1,3). Dio promette benedizioni spirituali a coloro che si sottomettono alla sua volontà affinché corrispondano ai suoi attributi divini che includono un modo di essere liberi dall’interesse per le nostre azioni – di fare le vostre donazioni e donare voi stessi per amore, e non cercare un ritorno finanziario o eventuali altri vantaggi. .

Ecco la prova che Dio dà ciò che vuole a chi vuole come vuole ogni volta che vuole quanto vuole perché lo sceglie e lo benedice: amplifichi i termini, e la tua mano sia con me, e fa’ che il male non sia afflitto!… E Dio gli ha concesso ciò che aveva chiesto» (1 Cronache 4,10).

E il tuo eletto benedetto non ha bisogno di promettere nulla a Dio, non ha bisogno di dargli nulla in cambio, per ricevere da lui le sue benedizioni. Dio non è un “dio della contrattazione”. Egli è un ricompensatore dei suoi fedeli che lo cercano con tutto il loro cuore e si diletta nel dare loro sicurezza, pace, libertà dalla sofferenza e abbondanza di benedizioni.

Alle 28:15:

– Chi fa un’offerta avrà sostentamento, avrà provvista, avrà provvista nell’area materiale e spirituale. I bisogni spirituali saranno soddisfatti grazie alla tua offerta. La grazia è il favore di Dio per l’uomo. È grazia. La legge della provvidenza significa che quando pianti offerte, Dio provvederà ai bisogni materiali e spirituali nella tua vita”.

Rispondere:

Rileggi subito quanto scritto nella confutazione di cui sopra. Dio dà sostegno solo a coloro che fanno offerte nella chiesa? Quante persone bisognose non fanno offerte in chiesa e ricevono dalla chiesa?! La grazia di Dio è così grande che provvede ai bisogni sia materiali che spirituali non a causa delle offerte che vengono fatte nella chiesa; l’offerta aiuta in ogni modo nell’opera del regno, ma non è per l’offerta, ma per la grazia.

La legge del provvedimento significa che Dio provvede sempre ai bisogni materiali e spirituali, non solo quando vengono piantate offerte. Le benedizioni di Dio non si limitano alle azioni degli uomini! Dà a chi vuole, ha compassione di chi vuole, ha pietà di chi vuole, benedice chi vuole; questo non ha nulla a che fare con l’offerta – Dio non dipende dall’offerta di nessuno per elargire benedizioni. (Rm 9:15.16).

Frame 6 – Estratto dal video “Una vita di prosperità” a 28:32m

Necessidades espirituais da sua vida vão ser supridas por causa da sua oferta.

Fonte: Estratto dal video “Una vita di prosperità”. Silas Malafaia Ufficiale (2018)

Risposta argomentativa:

No! Questi bisogni saranno soddisfatti grazie alla misericordia di Dio sulla vita del credente fedele che ha comunione con Lui. L’offerta sarebbe inutile se non avesse fedeltà e comunione, perché Dio benedice chi vuole e fa sorgere e piovere il sole su tutti, giusti e ingiusti, buoni e cattivi (Mt 5,45), indipendentemente dal fatto che offrano in la sua chiesa o no… La bontà di Dio non si limita a ciò che offrono nella chiesa, ma deriva dalla loro volontà e dal loro proposito; per esempio, può benedire un non credente per favorire un credente; ricordate la storia del macumbeiro che portava il cibo al credente bisognoso? Quindi entrambi non hanno offerto offerte nella chiesa, ma Dio li ha benedetti: uno per dare e l’altro per ricevere.

Tuttavia, a 38:59m del video ne dà una spiegazione, dicendo che c’è differenza tra ricchezza e prosperità, prevedendo già la domanda di qualsiasi ascoltatore che non capisse la sua predicazione; questo perché lui stesso sa che la sua predicazione è caotica.

In 2 Corinzi 9:11:

Frame 7 – Estratto dal video “A Life of Prosperity” a 29:11m

Para que em tudo enriqueçais para toda a beneficência”. Se tiver conhecimento correto do que é oferta, se você tiver atitudes corretas como eu te ensinei sobre oferta, é a lei da abundância. Sabe o que que é abundância?  É a lei da sobra. Deus vai te dar não só pra suprir suas necessidades, mas pra sobrar pra você ajudar outro.”

Fonte: Estratto dal video “Una vita di prosperità”. Silas Malafaia Ufficiale (2018)

Risposta argomentativa:

Cioè, la persona diventerà ricca per aiutare l’altro!!! Ciò riflette un modo di alimentare l’avidità con il pretesto di false virtù filantropiche. Questo suona bene alle orecchie e aiuta a evitare interpretazioni errate delle intenzioni. Chi ascolta volentieri lo riceve, pensando che farà un grande bene senza rendersi conto della vera intenzione che si crea nella loro mente. Tutto ciò riflette la forza persuasiva del trasmettitore del messaggio che camuffa con parole apparentemente sagge il vero scopo dell’impresa, lasciandolo nascosto (come messaggio subliminale).

Di fronte a quelle parole, che dire, allora, del fratello che non si è mai arricchito e ha sempre aiutato l’altro? Questa comprensione non sarebbe in accordo con il versetto in cui si legge: “Affinché possiate essere arricchiti in ogni cosa per ogni bontà”. Si noti che c’è una cattiva esegesi di questo verso da parte di questo oratore, perché, considerando una persona che non è mai diventata ricca finanziariamente, ma ha sempre aiutato l’altra, significa che è diventata ricca in altri modi, non essendo ricca in termini monetari , ma avendo, almeno, almeno, il desiderio di dare denaro a chi ne ha bisogno e di poterlo fare per quanto possibile; Inoltre, è necessario interpretare correttamente il versetto quando dice “per ogni beneficenza”, cioè non solo per aiutare con denaro, ma in vari altri modi come sostegno morale, professionale, familiare, ecc., intercessione, tra molte altre cose di interesse.uguale importanza.

La cosa più importante di tutto questo non è stato detto dall’oratore – che al di sopra della fornitura dei bisogni dei santi c’è la gratitudine a Dio per tutto il suo provvedimento sia al donatore che al ricevente, poiché entrambi sono sotto il potere di Dio che benedice in ordine per farlo (2 Cor 9,12-15).

Ecco la vera essenza dei versi che completano quello citato che non può essere separato da quest’ultimo. I versetti biblici non vengono letti separatamente dal contesto globale in cui si trovano. La lettura di un solo versetto isolato dal contesto precedente e successivo diventa pretesto per un’eresia, cioè un falso insegnamento della vera parola di Dio, di ciò che infatti Dio vuole trasmettere a coloro che cercano di ascoltare la sua parola e di seguire la sua direzione. . Questo si riferisce alle deviazioni contro le quali Dio avverte il suo popolo di non lasciarsi irretire da esso e ingrassare con il falso cibo.

Il relatore dice: “se hai gli atteggiamenti giusti come ti ho insegnato io sull’offerta”. Che cosa è più importante: obbedire alla voce di Dio o alla voce dell’uomo? Perché questa è la voce dell’uomo e non di Dio. Se fosse da Dio, sarebbe in accordo con la verità di Dio, che il testo si riferisca non a ciò che si riceve in cambio di ciò che si dà, ma alle tante espressioni di gratitudine a Dio per tutto in ogni modo dentro la chiesa e da lei a tutti, senza rispetto delle persone, senza parzialità. L’insegnamento di Dio sulle offerte non ha nulla a che fare con ciò che sta insegnando, come è stato spiegato sopra; basta leggere per intero ogni versetto in questione e interpretarlo adeguatamente attraverso un’esegesi neutra, cioè disinteressata, imparziale, che mira solo a portare il puro insegnamento della parola di Dio a coloro che vogliono conoscerne la verità.

In 2 Corinzi 9:8:

Frame 8 – Estratto dal video “Una vita di prosperità” a 29:13m

Superabundeis em toda a boa obra.

Fonte: Estratto dal video “Una vita di prosperità”. Silas Malafaia Ufficiale (2018)

Risposta argomentativa:

Questo versetto si riferisce specificamente all’offerta in denaro nella chiesa?! Sovrabbondanza di offerte?! I ministeri della Chiesa si riducono alle offerte?! E le altre opere di una chiesa, non equivarrebbero anche a opere buone?! Abbondare in ogni opera buona significa non solo aiutare gli altri in vari modi (e non solo dare in chiesa), ma anche sforzarsi di cercare una maggiore conoscenza di Dio e delle cose a lui legate e condividere tale conoscenza con gli altri sotto forma di dono. evangelizzazione con mezzi possibili e adeguati. Il versetto si riferisce a «ogni specie di opere buone» (2 Cor 9,8).

Frame 9 – Estratto dal video “Una vita di prosperità” a 30:01m

Meu irmão, vai ler a bíblia, meu filho!

Fonte: Estratto dal video “Una vita di prosperità”. Silas Malafaia Ufficiale (2018)

Risposta argomentativa:

Malafaia pronuncia questa frase ironicamente come se il cristiano a cui si rivolge non conoscesse la Bibbia. Dà l’impressione che solo lui abbia questo potenziale di conoscenza, quando, in realtà, non ha piena conoscenza della Parola di Dio, come nessun altro; il miglioramento della conoscenza biblica è quotidiano e inesauribile. Sembra che non ci sia rispetto per gli altri in termini di esperienza personale con Dio. Ciascuno riceve da Dio ciò che Dio vuole dargli e questo basta (Rm 9,18). Potrebbe essere che Malafaia, nella sua presunta limitazione umana e spirituale, come si evince dal suo discorso, vorrebbe che parole come queste gli fossero rivolte, poiché non è diverso da nessuno né migliore di nessuno sotto il cielo?! Dov’è l’umiltà di Malafaia per ammonimento divino? Come sta scritto: «Il più grande tra voi sia come il minimo» (Lc 22,26); «Nessuno si inganni: se qualcuno di voi si ritiene saggio in questo mondo, si renda stolto per essere saggio» (1 Cor 3,18); “Non fare nulla per interesse personale o per folli desideri di ricevere lodi; ma siate umili e considerate gli altri migliori di voi» (Fil 2,3). Inoltre, Dio non si limita all’esegesi umana. Ci vuole ogni cristiano per rileggere, più volte ogni versetto citato per imparare direttamente da Dio che rivela alla sua mente la pura verità così com’è e non favorita da interpretazioni distorte. Se la tua autosufficienza ti permette di imparare direttamente da Dio, giusto!

In Genesi 13:2,6:

Frame 10 – Estratto dal video “A Life of Prosperity” a 30:38m

Deus da abundância que faz sobrar. José do Egito. Povo no deserto – maná. Multiplicação dos pães. Pesca maravilhosa!”

Fonte: Estratto dal video “Una vita di prosperità”. Silas Malafaia Ufficiale (2018)

Risposta argomentativa:

Molti hanno imparato a sfruttare la parola di Dio a favore di se stessi invece di usarla a favore degli altri, come dovrebbe essere. Pertanto, sono molto utili i testi miracolosi che enfatizzano, ad esempio, fatti biblici riguardanti il ​​tema della prosperità.

In questo senso, si cercano i testi più appropriati che mostrino come un particolare personaggio si sia evoluto o prosperato finanziariamente: questo è l’enfasi. Tuttavia, la cosa più importante di ciascuna di queste storie non si trova nel fatto finale della prosperità, ma, principalmente, nel fatto della realtà vissuta dal personaggio: le lotte, il dolore, le perdite, l’apprendimento morale, il la trasformazione del carattere, l’obbedienza a Dio a danno della propria volontà, la rinuncia ai propri desideri, ecc.

Questi fatti, tutti uniti insieme, furono decisivi per quel personaggio per raggiungere la prosperità finanziaria o un certo evento per denotare abbondanza di benedizioni. Ad esempio, quando Giobbe raggiunse la prosperità? Vediamo: «Parlavano di quanto erano dispiaciuti per quanto gli era accaduto e lo consolavano per tutte le disgrazie che il Signore gli aveva procurato» (Gb 42,11b).

Giobbe perse la salute, i figli, i beni, la reputazione, senza mai accusare Dio, non riconoscendo la sua sovranità e adorandolo, e solo dopo aver subito tante sofferenze in mezzo, però, al continuo culto e obbedienza ai disegni di Dio. Dio. , ha raggiunto la prosperità finanziaria, ha recuperato la sua famiglia, ha salvato la sua dignità sociale, è stato premiato con la longevità:

O Senhor abençoou a última parte da vida de Jó mais do que a primeira. Ele chegou a ter catorze mil ovelhas, seis mil camelos, dois mil bois e mil jumentas. Também foi pai de sete filhos e três filhas. À primeira deu o nome de Jemima; à segunda chamou de Cássia; e à terceira, de Querém-Hapuque. No mundo inteiro não havia mulheres tão lindas como as filhas de Jó. E o pai as fez herdeiras dos seus bens, junto com os seus irmãos. Depois disso, Jó ainda viveu cento e quarenta anos, o bastante para ver netos e bisnetos. E morreu bem velho (Jó 42:12-17).

La teologia della prosperità si occupa di citare in modo illustrativo quella fase dolorosa della vita di Giobbe con l’obiettivo di incoraggiare il cristiano a obbedire a Dio, indipendentemente dal raggiungimento o meno delle benedizioni? Chi vuole essere come Giobbe e passare quello che ha passato prima di godere di tanta prosperità? Vogliono la prosperità di Giobbe, ma non vogliono la sofferenza di Giobbe. Questo rivela un sentimento meschino simile all’invidia che si nutre solo delle cose buone nella vita degli altri senza nemmeno voler immaginare cosa passa l’altro per essere o avere questo o quello, perché molti hanno molto, ma solo Dio sa come! Quella parte che nessuno vuole – la parte nascosta di queste vite che racchiude vari tipi di avversità, ma la parte esposta che mostra i loro successi scatena il lato nascosto di altre vite – la manifestazione di sentimenti oscuri come il grande occhio.

Oggi vediamo persone nelle chiese che vogliono solo essere ricompensate senza pagare il prezzo della sottomissione alla volontà o ai propositi di Dio. Vogliono andare in chiesa e ascoltare solo parole che massaggiano il loro ego, che incoraggiano la loro anima, che nutrono il loro appetito di grandezza; non sono interessati a guardarsi dentro e riconoscere che hanno bisogno di essere trasformati in certi aspetti del carattere, della personalità, poiché non interpretano questi cambiamenti come un segno di prosperità morale, emotiva, sentimentale, che cooperano alla benedizione di un sano spirito e una mente sana. Sfortunatamente, capiscono la prosperità solo da una prospettiva finanziaria che offre loro profitti e vantaggi materiali.

Frame 11 – Estratto dal video “A Life of Prosperity” a 33:37m

Colegas pastores que estão assistindo esse programa, pegue esse DVD, aluga um telão na tua igreja e bota pro povo ouvir o que eu tô falando aqui. Não tenha medo de ensinar a verdade da bíblia.

Fonte: Estratto dal video “Una vita di prosperità”. Silas Malafaia Ufficiale (2018)

Risposta argomentativa:

La verità della Bibbia o la sua? Perché non incoraggia i colleghi pastori a studiare la Bibbia in modo che possano dare istruzioni divinamente ispirate dallo Spirito Santo e non da lui, un semplice essere umano? Chi è quest’uomo? La Parola di Dio dice: «Che (Cristo) cresca e io riduca» (Gv 3,30), ma qui in questo momento di predicazione egli predica il contrario!

Frame 12 – Estratto dal video “A Life of Prosperity” a 33:58m

Deus quer que a lei da semeadura, a lei da provisão, a lei da multiplicação (2 Co 9:10).

Fonte: Estratto dal video “Una vita di prosperità”. Silas Malafaia Ufficiale (2018)

Risposta argomentativa:

Chi è chi per affermare ciò che Dio vuole? Chissà cosa vuole Dio? Chi può mettere le parole nella bocca di Dio? Come si applica la legge della semina nella visione di Dio? Leggete i seguenti versetti biblici: a) «Il profeta che orgogliosamente si presume di dire nel mio nome una parola che io non gli ho comandato di dire» (Dt 18,20); b) «Non ascoltate le parole dei profeti che profetizzano in mezzo a voi; insegnarti le vanità e parlare con la vista del loro cuore, non con la bocca del Signore». (Ger 23:16); c) «Vedono vanità e divinazioni menzognere che dicono: Il Signore ha detto; quando il Signore non li ha mandati; e fa sperare il compimento della parola. Non hai visione di vanità, e non parli di divinazione menzognera, quando dici: Il Signore dice, anche se non ho parlato?». (Ez 13:6, 7).

Malafaia consiglia agli ascoltatori quanto segue:

Frame 13 – Estratto dal video “A life of Prosperity” a 36:25m

Não dá pra copiar? Depois tu leva um CD, não é pra comprar CD, não é porque eu tenho que vender CD, não é nada disso. Mas pra você, a repetição, uma coisa, pra você gravar na sua memória, no seu coração, você tem que ouvir pelo menos 17 vezes pra guardar 90%; você tem que ouvir 17 vezes uma mesma coisa pra tentar guardar 90%. Isso aí é pesquisa científica correta que eu tô falando.

Fonte: Estratto dal video “Una vita di prosperità”. Silas Malafaia Ufficiale (2018)

Risposta argomentativa:

Cioè, dirige le persone ad ascoltare il suo CD 17 volte, invece di indirizzare le persone a leggere la Bibbia tutte le volte che è necessario per imparare da Dio, non da lui. Questo è quando la materialità ha la meglio sulla spiritualità! Interessante è la data di questa predicazione – 24/09/2018 – concomitante al momento politico che il Paese stava attraversando in quel momento!!! Ancora un’aria di messaggio subliminale! A tempo debito userò qui due noti hashtag: #understandsunderstands #ficaadica

Combinando l’apparentemente utile con il piacevole. Perché “apparentemente utile” e non utile? Che cosa è veramente utile, ascoltare la voce di Dio o la voce dell’uomo? Leggere la Bibbia con la mente spirituale per ricevere la rivelazione diretta della parola di Dio o ascoltare interpretazioni umane che vengono fatte nel nome di Dio o usurparlo? Cosa c’è di più praticabile per Malafaia, vendere cd o convincere la gente ad ascoltare i suoi insegnamenti su cd a scapito degli insegnamenti acquisiti attraverso la lettura biblica diretta? Subliminale, mio ​​caro Watson, subliminale!

Difende la teoria della “ripetizione”, confermandola in nome della ricerca scientifica in cui gli esperti di educazione David Ausubel e Mohamed Youssef hanno affermato che uno studente avrebbe bisogno di essere esposto a una parola 17 volte prima di impararla. D’altra parte, la stessa fonte di questa notizia[6] afferma che altre ricerche indicano una media che varia dalle 15 alle 20 volte. A sua volta, Catherine Snow, professoressa di educazione all’Università di Harvard (USA), afferma che ci sono condizioni diverse per l’apprendimento, basta ascoltare la parola una volta per impararla. Catherine Snow afferma che, in media, un’esposizione da 15 a 20 volte è sufficiente per imparare una parola”, non 17 nello specifico.[7]

Tornando, però, alla dimensione contestuale malafaica dell’apprendimento biblico, non tutto ciò che è legato all’ambito scientifico trova applicazione nell’ambito biblico. Pertanto, quando l’intenzione parla più forte, la tendenza dell’individuo è di attenersi a ciò che gli interessa, senza menzionare le altre possibilità. Questo è chiamato pregiudizio, che è totalmente contrario alla verità biblica. È tempo di ricordare i versetti biblici che rispecchiano questa comprensione: «Non fare ripetizioni vane» (Mt 6,7). «Nella moltitudine delle parole non manca la trasgressione» (Pr 10,19). “Dall’eccesso di parole vengono le promesse di uno stolto” (Ecclesiaste 5,3).

Ascoltare innumerevoli volte un sermone particolare registrato da un uomo, per quanto famoso sia un pastore, non è in linea con gli insegnamenti di Gesù, che prende una posizione contraria alle azioni meccaniche. Inoltre, questo è simile alla ripetizione di mantra o preghiere, e in questo caso la pratica viene eseguita attraverso le orecchie e non attraverso la bocca. Ad ogni modo, tutto si traduce in ripetizione. Questi tipi di pratiche non mostrano un approccio a Dio, ma una distanza da Lui per la dedizione data all’apprendimento di formule a scapito del contatto diretto con Lui.

Attraverso tale pratica, la persona non è in grado di ricevere la sua rivelazione, direzione, guida direttamente da Dio, poiché non c’è ricerca di Dio e delle sue verità rivelate nelle Scritture; non c’è quindi armonia con la volontà e gli insegnamenti divini. C’è solo una ricerca di obbedienza alla voce di un uomo famoso, che credono si possa credere, come se fosse Dio che parla attraverso la sua bocca, e cominciano ad ascoltarlo per ottenere le grandi vittorie da lui promesse . In questo modo la persona è intrappolata in un condizionamento dato dall’uomo e, senza rendersene conto, si allontana da Dio le cui promesse si sono effettivamente realizzate.

Oltre a tutto ciò, la persona più colta sarà sempre incapace di comprendere la parola di Dio, la sua verità, la sua volontà, la sua direzione, se non è per lo Spirito Santo che arricchisce di sapienza lo spirito umano, poiché l’intelligenza e l’intellettualità non possono accedere ai misteri di Dio. Pertanto, è necessario leggere la Bibbia attraverso la spiritualità donata da Dio per raggiungere la comunione con Lui, e non attraverso le carnalità, come le diverse risorse umane e tecnologiche che oggi si sono infiltrate nella Chiesa. Questi stanno usurpando il posto di Dio e molti si lasciano trasportare da loro e dai loro sponsor.

Dichiara:

Frame 14 – Estratto dal video “A Life of Prosperity” a 37:10m

Eu não vou deixar ninguém aqui confundido nem sair com minhoca atrás da orelha. Eu quero falar algumas verdades…

Fonte: Trecho transcrito do vídeo “Uma vida de prosperidade”. Silas Malafaia Oficial (2018)

Risposta argomentativa:

Tuttavia, solo Dio ha il potere di non lasciare confuso nessuno: «Non saranno confusi quelli che sperano in te» (Sal 25,3a). Nessuno ha il diritto di prendere come propria la parola di Dio. Perché non ha detto, in questo modo: Dio [o lo Spirito Santo o lo Spirito di rivelazione] non ti lascerà confuso.? O chi ha usato la parola diretta: “E lo Spirito di rivelazione, lo Spirito Santo dice: non lascerò nessuno qui confuso né uscirò con i vermi dietro l’orecchio…” Presto, quando un detto servo di Dio assume la parola di Dio come se fosse sua, rivendica per sé un’autorità che Dio non gli dà, perché ciò che Dio gli dà non lo fa sentire padrone del potere.

Frame 15 – Estratto dal video “A Life of Prosperity” a 37:53m

Ci sono molti miliardari nel mondo che non hanno mai dato niente a Dio, che non credono nemmeno in Dio, sono molto ricchi, e ci sono anche credenti all’interno della chiesa che conosco che non danno le decime, don non fate offerte, non date niente e siete ricchi.

Fonte: Estratto dal video “Una vita di prosperità”. Silas Malafaia Ufficiale (2018)

Risposta argomentativa:

Povero confronto! Sembra che Malafaia abbia dimenticato i versi che dicono: “Fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”; “C’è qualcuno su cui non risplenda la tua luce?” (Mt 5,45; Gb 25,3). Per essere ricco, non devi dare nulla nella chiesa o credere in Dio, che tu sia credente o meno. Una persona è già ricca o diventa ricca perché è così che Dio gli ha concesso di essere o di diventare. Cosa dobbiamo dire allora? Che Dio è ingiusto? Affatto! Perché disse a Mosè:

Terei misericórdia de quem eu quiser; terei pena de quem eu desejar.” Portanto, tudo isso depende não do que as pessoas querem ou fazem, mas somente da misericórdia de Deus. Porque, como está escrito nas Escrituras Sagradas, Deus disse a Faraó: “Foi para isto mesmo que eu pus você como rei, para mostrar o meu poder e fazer com que o meu nome seja conhecido no mundo inteiro.” Portanto, Deus tem misericórdia de quem ele quer e endurece o coração de quem ele quer (Rm 9:14-18).

Lo stesso vale per i poveri. Sta scritto: “I poveri non cesseranno mai nel paese” e “In quanto ai poveri, avrete sempre con voi” (Dt 15,11; Gv 12,8).

Dio è giusto. Nella sua rettitudine, dà, non dà, o toglie. “Il Signore dona povertà e ricchezza; umilia ed esalta» (1 Samuele 2:7). Chi può sfidare l’azione di Dio? “Mentre agisco, chi può annullarlo?” (Isa 43,13c). Dio sa tutto. Ma “Tu dici: ‘Sono ricco, ho acquisito ricchezze e non ho bisogno di niente.’ Ma non si riconosce miserabile, pietoso, povero, cieco e nudo’» (Ap 3,17) – le prime sono le parole degli stolti e dei superbi che non riconoscono la sovranità di Dio.

Inoltre, la benedizione di Dio è indipendente dalle decime e dalle offerte che vengono date nella chiesa o da ciò che viene fatto in nome di Dio, poiché queste azioni non rivelano sempre un sincero culto di Dio; possono anche rappresentare un atteggiamento meschino come l’interesse a riavere il doppio o il triplo o… o… quello che hai donato. Dal sentire tante predicazioni sul raggiungimento della prosperità, diciamo en passant, finanziaria, dalle donazioni nella chiesa, molti finiscono per crederci, lasciando da parte la vera donazione che piace a Dio, e che è stata trascurata in nome di teologie che distorcono la verità di Dio – l’offerta della propria vita come sacrificio vivente a Dio per servirlo con umiltà e fedeltà attraverso i doni attraverso una vita nuova:

Irmãos, Deus mostrou por nós uma grande misericórdia. Por isso, peço-lhes que ofereçam a ele as suas vidas em sacrifício, isto é, um sacrifício vivo, puro e que lhe seja agradável. Esta é a maneira espiritual de vocês o adorarem. Não sejam mais moldados por este mundo, mas, pela nova maneira de vocês pensarem, vivam uma vida diferente. Então vão descobrir a vontade de Deus, isto é, o que é bom, agradável a ele, e perfeito. (Rm 12:1,2) 

Tuttavia, invece di offrire la propria vita a Cristo, cioè adempiere ai suoi insegnamenti come a) amare il nemico, b) perdonare l’offensore, c) ammettere i propri errori, d) essere misericordiosi verso gli altri, e) coprire la nudità del fratello , ecc., molti che gridano “Signore, Signore” si limitano a togliere dalla bocca quelle parole che non corrispondono a ciò che effettivamente provano per il Signore. Il “Signore” nelle loro bocche è un semplice vocativo per mostrare servizio: “Perché mi chiami ‘Signore, Signore’ e non fai quello che dico?” (Luca 6:46). Sono egocentrici, non generosi. Tutto quello che facevano era per il loro bene. Ecco la differenza ei risultati: “C’è chi dà generosamente e vede crescere le proprie ricchezze; altri trattengono ciò che dovrebbero dare e cadono nella povertà. I generosi prospereranno; chi dà sollievo ad altri, riceverà sollievo» (Pr 11,24-25). La generosità implica un’azione disinteressata e distaccata!

Frame 16 – Estratto dal video “Una vita di prosperità” a 38:20m

Eu vou começar a te explicar com um texto, mas até o texto não é a coisa mais importante da explicação, mas é o começo da explicação.

Fonte: Estratto dal video “Una vita di prosperità”. Silas Malafaia Ufficiale (2018)

Risposta argomentativa:

Recita il Salmo 115:16, senza leggere direttamente la Bibbia come fa normalmente. Conosce la Bibbia a memoria e saltata. Conoscere a memoria non significa conoscere in spirito e verità. Quante volte ricordiamo un versetto, citiamo il versetto, e non ci tocca profondamente, ma quando apriamo la Bibbia e leggiamo lo stesso versetto, la saggezza di Dio si rivela così potente che in quel momento impariamo cosa non avevamo mai capito dalla parola! È come se stessimo leggendo qualcosa di nuovo, perché la parola di Dio si rinnova ad ogni lettura, in ogni momento della vita; lo stesso versetto si adatta a situazioni infinite con la provvisione di Dio per ciascuno.

Allora, perché non leggere la Bibbia, i versetti, anche se sei in una predicazione appassionata che non vuole interruzioni? Perché un testo biblico in una predicazione non sarà mai qualcosa di irrilevante, e non sarà mai solo l’inizio di una spiegazione umana, come diceva Malafaia: “anche il testo non è la cosa più importante nella spiegazione, ma è l’inizio della la spiegazione» (riferendosi al Salmo 115).

L’intero testo biblico, dalla Genesi all’Apocalisse, è sempre essenziale! La sua lettura è essenziale per una perfetta comprensione di ciò che Dio vuole comunicare alle persone che sono lì proprio per ascoltare ciò che ha da dire sulle circostanze della loro vita. Nessun uomo, per quanto ben informato sui testi biblici, potrà mai provvedere ai bisogni spirituali del popolo di Dio; Ricorda: popolo di Dio! Il popolo di Dio ha bisogno di Dio, della sua parola, della sua provvidenza, del suo aiuto. Gli uomini al servizio di Dio devono esserne consapevoli. Tutto ciò che riguarda Dio deve essere al di sopra di qualsiasi cosa al di sotto di Dio. Pertanto, il testo biblico è la migliore spiegazione, in sé, e la cosa più importante nella spiegazione, contrariamente a quanto intendeva Malafaia con le sue parole senza fondamento biblico. Infatti, non ha menzionato che la parola di Dio è la verità assoluta che da sola si rivela all’ascoltatore fedele che la riceve nel suo spirito senza ulteriori spiegazioni perché è accolta dallo Spirito di Dio. Le spiegazioni dei testi biblici possono essere necessarie, ma saranno sempre secondarie alla voce di Dio nel “cuore” dell’uomo.

Frame 17 – Estratto dal video “A Life of Prosperity” a 39:11m

Você tá confundindo riqueza com prosperidade. Riqueza é possuir bens!!!

Fonte: Estratto dal video “Una vita di prosperità”. Silas Malafaia Ufficiale (2018)

Risposta argomentativa:

Molti, quindi, pensano alla prosperità solo come condizione finanziaria, professionale, sociale, ecc. Confondono la prosperità con la ricchezza materiale: acquisizione di beni, ingenti somme di denaro, avanzamento professionale, ecc. Malafaia cita solo il termine “ricchezza”, tralasciando il significato di materialità, e confonde la ricchezza materiale con la prosperità. C’è, ad esempio, il fatto che una persona è finanziariamente ricca e non prospera, e una persona povera finanziariamente è prospera. La prosperità implica ricchezza, sì, ma ricchezza immateriale che può o non può generare ricchezza materiale; la prosperità non dipende dalla materialità per esistere. Ecco un semplice schema sulla ricchezza e la prosperità materiale:

Questo versetto biblico riassume la spiegazione di cui sopra: “Carissimi, prego Dio che tu prosperi in ogni cosa e sia in salute, come prospera la tua anima” (3 Giovanni 1:2).

La confusione sul vero significato del termine risiede nell’equivoco sulla sua origine, che comporta un’errata attribuzione di valori; per esempio, qualcuno che pensa di essere agiato perché ha ricevuto una promozione sul lavoro e un conseguente aumento di stipendio. Questa non è prosperità; questo è il risultato del riconoscimento altrui per i servizi forniti e anche di una naturale tendenza economica nell’ambito professionale che può essere legata alle competenze svolte che presentano un costante sviluppo in quella particolare funzione. La prosperità, a sua volta, si rivela nella soddisfazione derivante da quelle conquiste che danno un senso di appagamento capace di dare stabilità all’essere interiore.

Nel caso specifico del popolo cristiano, la prosperità è intesa in questa luce come risultato dell’obbedienza agli insegnamenti di Dio in merito a questioni di comportamento e di azioni che riflettono onestà e carattere degno di fiducia. Cioè una persona che va assiduamente in chiesa, dà decime e offerte, adempie tutti i suoi obblighi ecclesiastici, si preoccupa di compiacere i suoi dirigenti, ma non è presente in seno alla famiglia, non dà denaro a casa, non offre aiutare i propri familiari, non adempie ai vari impegni domestici, non si preoccupa di piacere al coniuge o ai figli, cade nella condizione di chi non corrisponde alla giustizia di Dio, poiché ciò non si realizza con le opere, ma con cuore contrito (Sal 51,17).

Come, allora, ricevere da Dio la ricompensa attesa, come la prosperità, visto che il termine stesso significa “realizzare ciò che si spera”, secondo l’etimologia della parola [dal latino “pro” = “favorevole” + “spes” = “speranza”], se quella persona non avesse fatto quello che Dio si aspettava da lui? Come può una persona essere ricompensata per qualcosa che non ha fatto? Pertanto, donare in chiesa non significherà sempre ricevere in cambio prosperità se altre azioni più importanti, come l’assistenza alla famiglia, sono relegate in secondo piano, contrariamente a quanto sta scritto: «Impara prima a prenderti cura della tua famiglia» (1 Tm 5 :4). Cioè, se non obbedisci a Dio che si compiace di coloro che si compiacciono di lui e della sua parola, non c’è modo di avere prosperità; puoi, al massimo, avere ricchezze materiali, molto denaro, acquistare molti beni… – “Ah, ma è tutto ciò che una persona vuole!”. Ma è questo il “tutto” di cui una persona ha bisogno? Nota: “Anima, hai molti beni in serbo per molti anni; riposare, mangiare, bere, sbizzarrirsi. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte ti sarà chiesta l’anima; e cosa hai preparato, per chi sarà? Così è colui che accumula tesori per sé e non è ricco presso Dio» (Lc 12,19-21). Un giorno, quando si renderà conto di avere tutto e niente, capirà di non aver mai avuto prosperità! Allora, forse, sarà un po’ tardi. Svegliati, o tu che dormi nelle parole di pretesi maestri!!! Dio si compiace di coloro che lo cercano e li ricompensa secondo la sua volontà per la quale, qualunque cosa ricevano, gli dovrebbero essergli grati.

Più che insegnare la teologia della prosperità, basandosi su versetti biblici attraverso interpretazioni tendenziose, ogni “uomo di Dio”, nel senso più ampio dell’espressione, deve essere all’altezza del vero significato del testo scritturale riguardo alla nozione di trasformazione delle vive nel senso ontologico di cui si intende, e va chiarito, che le ricchezze materiali possono essere ottenute o meno, ma ci saranno certamente ricchezze interiori che forniranno tutto il meglio di cui un’anima ha bisogno, che non equivale a guadagni monetari. La metanoia non ha nulla a che fare con la trasformazione della condizione economica delle persone.

Frame 18 – Estratto dal video “Una vita di prosperità” a 40:55m

Sempre deram migalhas, sempre pensaram que podiam enganar Deus, a igreja e o pastor (…) As atitudes de um cristão em relação ao dinheiro determina [ipsis verbis] a qualidade da sua vida espiritual porque é impossível separar dinheiro de certas virtudes fundamentais da vida cristã.

Fonte: Estratto dal video “Una vita di prosperità”. Silas Malafaia Ufficiale (2018)

Risposta argomentativa:

“Dio, la chiesa e il pastore”, ha detto Malafaia. Sarebbe questa la trinità della Teologia della Prosperità di cui Malafaia fa parte?! Sarebbe possibile?! Le espressioni alludono a un gioco di parole con argomenti potenzialmente persuasivi che provocano uno scambio di significati. E forse questo passa inosservato per alcuni, o preferiscono non capire. In uno dei suoi articoli sulla decima pubblicato sul suo sito web, Malafaia afferma che non dare la decima dimostra materialismo e avarizia; che questo equivale a un attaccamento al denaro che dimostra un materialismo esacerbato e persino l’avarizia, un peccato di idolatria, chiamando Colossesi 3:5 a difesa della sua interpretazione.

Vedi, quindi, cosa significa effettivamente questo versetto, considerando le variabili del termine “avidità” come “avidità o cupidigia” in diverse versioni bibliche. Il significato denotativo di avarizia si riferisce a un attaccamento estremo al denaro, una preoccupazione per la raccolta di più denaro, mancanza di generosità, avarizia; quella dell’avidità si riferisce a una ricerca incessante del profitto, a un’ambizione smisurata di beni e ricchezze, a un desiderio fervente e permanente di possedere o guadagnare molto più del necessario; la cupidigia si riferisce a un desiderio disordinato di potere, beni materiali, denaro, status.

a) Sii contento della tua paga (Luca 3:14).

b) Non concupire le cose alte, ma accontentatevi degli umili (Rm 12,16).

c) Ho imparato ad accontentarmi di ciò che ho (Fil 4,11).

d) Mantieniti libero dall’amore del denaro e accontentati di ciò che hai, perché Dio stesso ha detto: non ti lascerò mai, non ti abbandonerò mai (Eb 13,5).

Sembra che questi versetti non siano adatti alla teologia della prosperità, almeno non spesso ascoltati nelle chiese che la sostengono. La contentezza trattata nei versetti sopra è proprio il comportamento che Dio comanda ai suoi fedeli. La contentezza rivela la fede in Dio che soddisfa tutti i bisogni. La contentezza ti esonera dalla fretta di ricevere ciò di cui hai bisogno. Attendi dunque il Signore (Sal 27,14). La contentezza non ti spinge a fare grandi offerte per guadagnare molto di più.

Ma come esprimere contentezza se si sente continuamente dire che è necessario dare di più per ricevere ancora di più? È urgente che le chiese fedeli a Dio sviluppino la cura del rinnovamento della mente mediante la parola di Dio per estirpare il male dell’avidità di cui soffrono i mendicanti delle decime e delle offerte.

Non è nemmeno più il caso di parlare di decime perché questa designazione è già stata soppiantata dal termine offerte proprio per il significato peggiorativo che la decima ha subito, passando in secondo piano. Quindi, parlando più specificamente delle offerte nel modo in cui sono state trattate, esse non corrispondono allo scopo di Dio le cui parole sulla bocca di capi avidi sono evitate a tutti i costi per non distogliere il gregge bisognoso e bisognoso dal denaro contributi. Quindi cercano solo versetti che parlano di dare denaro e dare in abbondanza per garantire un guadagno ancora maggiore. Chi ha, dà e chi non ha, dà anche. Tuttavia, “Chi ha riceverà di più; ma a chi non ha, gli sarà tolto anche quel poco che ha» (Mc 4,25).

Ricordando le parole di Malafaia – che non dare la decima dimostra materialismo, avarizia, attaccamento al denaro equivalente al peccato di idolatria -, si può vedere l’altra faccia della medaglia la cui effigie raffigura il mancato ricevimento della decima, che provoca un’aspettativa di perdita da parte di coloro che propagano un’idolatria mascherata dalla parola di Dio. Da qui, la veemente insistenza nell’istillare nelle menti ignare (o addirittura egocentriche) la mancanza di subordinazione a Dio che di conseguenza limiterà le benedizioni. Si passa così dalla teologia della prosperità alla teologia della paura.

Tutto ciò rivela un’ostinazione per le stesse idee che non corrispondono agli ideali di Dio – l’evangelizzazione per la salvezza, che non ha nulla a che vedere con la prosperità finanziaria – o per gli stessi pensieri che non corrispondono ai pensieri di Dio: «I miei pensieri non sono come i tuoi pensieri, i tuoi pensieri” (Isaia 55:8).

Malafaia continua il suo discorso dicendo che ci sono persone ricche che non temono Dio e sono miserabili:

Frame 19 – Estratto dal video “A Life of Prosperity” a 41:31m

Vai ver a vida deles, vai ver o que está por trás da cortina (…) Aos 42:59m – Eu conheço história de crentes ricos que não dão dinheiro, não dão oferta, e da noite pro dia perdem milhões, crente na igreja!, porque nunca contribuíram, sempre deram migalhas, sempre pensaram que podiam enganar Deus, a igreja e o pastor.

Fonte: Estratto dal video “Una vita di prosperità”. Silas Malafaia Ufficiale (2018)

Risposta argomentativa:

Giobbe era timorato di Dio, ricco, pagava la decima e da un giorno all’altro perse milioni! “Il Signore ha dato, il Signore ha tolto; loda il suo nome!” (Giobbe 1:21b), disse Giobbe.

È interessante notare che Malafaia crea una trinità in cui agisce come membro integrale: “hanno sempre pensato di poter ingannare Dio, la Chiesa e il pastore” – cioè si mette sullo stesso piano di Dio e della Chiesa!!! Questo ci ricorda la Chiesa Apostolica Santa Vó Rosa, il cui Fondatore si pone sullo stesso piano di Dio, dello Spirito Santo, di Gesù e di Lei come Spirito Consolatore, formando una quaternità – la quarta persona della Trinità che verrà con Gesù per strappare la sua Chiesa. !!! E nessun membro di quel culto si rese conto di una tale assurdità da rivelarsi con orgoglio, vanagloria, ostentazione del potere divino – uomo-dio che si vantava di una condizione inesistente e impossibile. Questo atteggiamento caratterizza un’azione di divisione attraverso la quale si divide la fedeltà tra Dio e l’organizzazione[8] che, nel caso in esame, soprattutto, non sembra riferirsi alla Chiesa pura, santa e immacolata di Cristo, ma a la chiesa fisica, guidata da un religioso, in quanto si riferisce alla chiesa dove si ricevono le decime o, più specificamente, dove non si ricevono più secondo il contesto evidenziato. E i membri di quella chiesa, oltre a non prestare attenzione al comportamento autoritario del loro capo, non hanno percepito il tono minaccioso delle sue parole, capendo che avrebbero dovuto obbedirgli, perché, altrimenti, avrebbero potuto subire una qualche punizione – teologia della paura il cui leader detiene il potere sui credenti ignari.

Ecco perché i credenti sono sempre avvertiti di prestare attenzione alle parole dette e ascoltate perché penetrano nella mente e nel cuore e possono causare gravi danni spirituali portando a incomprensioni sulla posizione di un leader religioso davanti a Dio. Occorre osservare cosa c’è tra le righe che normalmente non si percepiscono, restando solo nella sua superficialità. Un credente credente ha bisogno di discernimento spirituale per differenziare termini, frasi e intenzioni, e confutarli quando percepiti come un affronto alla gloria di Dio, poiché il Signore non condivide la sua gloria con nessuno (Is 42,8). Visibilmente, Malafaia è andata troppo oltre nelle sue parole per poter ritrattare con Dio immediatamente mentre c’è ancora tempo (Is 55,6). E quanto ai credenti incauti, se ancora non godono del dovuto e necessario discernimento spirituale, è urgente che lo chiedano subito a Dio. Malafaia ei suoi seguaci manifestano un urgente bisogno di correzione per opera di Dio affinché in quel giorno (Mt 7,21-23) il Signore li riconosca.

Inoltre, per quanto riguarda la comprensione malafaica dei ricchi credenti che non danno denaro, non offrono e per questo ne perdono milioni, a causa di questo “peccato contro il pastore e la sua chiesa”, ci si chiede contro questa affermazione contraddittoria: come molte persone credenti che non sono ricche subiscono anche varie perdite?! Potrebbe essere che hanno passato tutto questo perché non hanno mai contribuito finanziariamente alla chiesa o perché hanno dato le briciole?! Paradosso senza motivo! Sta scritto che Dio vuole la misericordia e non il sacrificio (Osea 6:6; Mt 9:13; 12:7). E quanti falsi convertiti fanno donazioni con l’obiettivo principale di ricevere di più in cambio e come mero rituale esterno per compiacere i loro leader a scapito dell’obbedienza che devono a Dio, come dare la priorità alla misericordia: lealtà, vera consacrazione e sincera conversione – finita di sacrificio?

Il Signore conosce tutte le cose. Chi può scrutare le vie del Signore, i pensieri del Signore, i propositi del Signore (1 Cor 2,16)? Potrebbe essere che gli eventi nella vita delle persone non siano la provvidenza di Dio per il raggiungimento dei suoi scopi, come perdere per guadagnare o perdere qualcosa in modo che la gloria di Dio si manifesti come accadde con Giobbe?

Pertanto, le parole del pastore Malafaia non corrispondono al testo sacro poiché la sua comprensione biblica è distorta e, arbitrariamente, punta letteralmente il dito (verso la TV, chi lo guarda accusandolo) contro i servi di Dio che fanno non è all’altezza degli insegnamenti nelle chiese dove predica la sua teologia della prosperità.

Come perdere per vincere? O come perdere alla gloria di Dio come Giobbe? Ognuno ha le sue ragioni per ricevere guadagni e perdite da Dio, e non si tratta di fare offerte o non fare offerte, di fare offerte – a seconda di come si fa, con quale cuore – può piacere o meno a Dio, ma non funziona la sua giustizia; non è perché qualcuno fa offerte che è libero dai mali della terra. Se così fosse, non si ammalerebbe mai e vivrebbe per sempre.

E perché il pastore entra alla pari con Dio e la chiesa?! Sembra che il credente debba temere il pastore!!! I valori si stanno invertendo. La maggior parte dei pastori oggi non imita Gesù: Gesù non si vantava di essere uguale a Dio:

Tenham entre vocês o mesmo modo de pensar que Cristo Jesus tinha: Ele tinha a natureza de Deus, mas não tentou ficar igual a Deus. Pelo contrário, ele abriu mão de tudo o que era seu e tomou a natureza de servo, tornando-se assim igual aos seres humanos. E, vivendo a vida comum de um ser humano, ele foi humilde e obedeceu a Deus até a morte — morte de cruz. (Fp 2:5-8).

Quale capo, pastore, reverendo, vescovo, apostolo o chiunque detenga il suo titolo ecclesiastico-religioso indipendentemente dalla debita sottomissione a Dio, si sforza di imitare Gesù nella sua umiltà? Quale? Chi?

Frame 20 – Estratto dal video “A Life of Prosperity” a 43:42m

As atitudes de um cristão em relação ao dinheiro determina (ipsis verbis) a qualidade da sua vida espiritual porque é impossível separar dinheiro de certas virtudes fundamentais da vida cristã tais como… generosidade… dar ofertas é tão espiritual quanto cantar hinos, dar glória a Deus…”

Fonte: Estratto dal video “Una vita di prosperità”. Silas Malafaia Ufficiale (2018)

Risposta argomentativa:

C’è un motto spiritista kardecista, “Fuori dalla carità non c’è salvezza”, che caratterizza la salvezza attraverso le opere: elemosina visibile a tutti, decime e offerte per obbligo, imposizione, adempimento della carica e/o per motivi meschini come cercare ricompense. Le opere non salvano nessuno! Impariamo da Dio dal testo sacro che la salvezza è per grazia, e la ricompensa è secondo la volontà di Dio: se vuole, dà; se non vuoi, non puoi, indipendentemente da ciò che qualcun altro fa a tuo nome. In questo senso, quando qualcuno fa offerte della chiesa per interesse personale, come diventare degno del favore divino per ricevere benedizioni ancora maggiori, come “Dai $ 100,00 e ricevi $ 10.000”, è un’offerta spirituale o una pratica legalistica o un patto con Dio?

Il fariseo era legalista. Nota il suo cuore in questo capitolo intitolato “Il fariseo e il pubblicano” in Luca 18:9-14:

Jesus também contou esta parábola para os que achavam que eram muito bons e desprezavam os outros:

— Dois homens foram ao Templo para orar. Um era fariseu, e o outro, cobrador de impostos.

O fariseu ficou de pé e orou sozinho, assim: Ó Deus, eu te agradeço porque não sou avarento, nem desonesto, nem imoral como as outras pessoas. Agradeço-te também porque não sou como este cobrador de impostos.

Jejuo duas vezes por semana e te dou a décima parte de tudo o que ganho.

— Mas o cobrador de impostos ficou de longe e nem levantava o rosto para o céu. Batia no peito e dizia: Ó Deus, tem pena de mim, pois sou pecador!

E Jesus terminou, dizendo:

— Eu afirmo a vocês que foi este homem, e não o outro, que voltou para casa em paz com Deus. Porque quem se engrandece será humilhado, e quem se humilha será engrandecido.

Ogni pratica legalistica o tentativo di contrattazione è condannato da Gesù, il Padrone della Chiesa. Chi ha rispettato il Padrone della Chiesa? O chi ha sopraffatto i loro criteri di salvezza, benedizioni e giudizio con la legge della semina? Quando un’offerta è spirituale? Quando qualcuno lo fa per spontanea generosità (Mc 12,41), e non per forzatura o per costrizione, obbligo, o per servizio e simili. “Quest’uomo, fissando gli occhi su di lui, e molto spaventato, disse: Che c’è, Signore? E l’angelo gli disse: Le tue preghiere e le tue elemosine sono ricordate davanti a Dio» (At 10,4).

Mentre leggevo questo versetto, mi sono giudicato, rendendomi colpevole di non aver sempre fatto l’elemosina. Ma cos’è l’elemosina? Sta dando R$1,00 o R$2,00 a un mendicante per strada, a un bambino di strada? O è compatire coloro che hanno bisogno? Questa compassione non si limita al denaro, al cibo e ad altre spese con la persona, ma soprattutto alla generosità del cuore, di voler aiutare perché ci tieni, perché se così non fosse, sarebbe come i ricchi che danno un un sacco di soldi, ma non danno un briciolo di amore e non hanno nemmeno la minima preoccupazione per l’altro poiché dare soldi è già un grosso problema, sta già facendo la tua parte. “L’angelo rispose: Le tue preghiere e le tue opere buone sono salite in offerta davanti a Dio” (At 10,4).

A volte si pensa che l’elemosina sia solo denaro e cibo dati ai poveri, ma ci sono poveri con altri bisogni che possono essere aiutati con l’amore che Dio mette in ogni cuore. Questo amore racchiude tutto ciò che è buono: voler vedere l’altro felice, non voler ferirlo, non trarre piacere dalla sua sventura, fare tutto il possibile per farlo stare bene – pregare per lui, intercedere per lui, pensare a lui con affetto, essere fedele a lui. Tutto ciò rivela questo amore che viene da Dio e fornisce la pace tanto desiderata per entrambi attraverso la risposta del Signore della nostra vita. La vera elemosina è quella che viene dal cuore per colmare ogni tipo di bisogno, potendo materializzarsi o semplicemente rimanere in uno stato spirituale che, spesso, solo Dio conosce. Dio riempie i suoi figli del suo amore, dona loro pace e gioia.

“Non fai l’elemosina?! E cosa hai fatto ieri, farti del male per aiutare un altro? Quello che sta facendo il tuo amico non è lo stesso di quello che stai facendo tu? Come fai a non fare l’elemosina?! Ho visto tutto questo di voi e mi è venuto in mente. Ti permetto di fare ciò che approvo”. Per rivelazione di Dio alla mente si comprende: se il Signore non approva (certe elemosine), il Signore non lo permette. E quindi non lo fa perché non gli è permesso da Dio di farlo. Ecco perché smetti di farlo. Questo ha a che fare con la rivelazione divina, non con la rivelazione umana; viene da Dio e non dall’uomo. Quando qualcuno non fa qualcosa per la chiesa, Dio lo sa e sa perché perché viene da lui. Le offerte sono sacrifici non sempre convenienti secondo Isaia 1:11a,13a,e,16c,17a-c. Quando Dio li respinge?

O Senhor Deus diz: Eu não quero todos esses sacrifícios que vocês me oferecem. Não adianta nada me trazerem ofertas, pois os pecados de vocês estragam tudo isso. Parem de fazer o que é mau e aprendam a fazer o que é bom. Tratem os outros com justiça; socorram os que são explorados.

In altre parole, Dio chiarisce che le persone devono essere aiutate e non sfruttate. Ci sono molti puri credenti nella fede che sono stati sfruttati in nome di Dio per ottenere guadagni di qualsiasi genere, specialmente quelli finanziari corrispondenti ai profitti delle decime e delle offerte – che per loro sono al di sopra del benessere degli altri; si tratta, quindi, di benefici monetari a detrimento della questione salvifica che corrisponde alla salvezza delle anime per la quale Gesù ha comandato che si annunziasse il vangelo. Contrariamente a questo ordine, i mercenari del Regno che commercializzano la fede cristiana mirano solo ai sinonimi di profitto abusivo all’interno della chiesa: favori, vantaggi, benefici, privilegi, ricompense e altri benefici correlati.

Ad esempio, quando c’è una pandemia e l’ordine è che nessuno esca di casa, possono sorgere dei cattivi servitori che guidano le persone come segue: “Dicono a nessuno di uscire di casa a causa della pandemia causata dal virus, ma la verità è che vogliono fermare la Chiesa, vogliono che tu smetta di venire in chiesa perché allora il diavolo si impossesserà della tua vita; vogliono farla finita con la chiesa. Non ascoltare la voce del diavolo! Combattiamoli. Andiamo in chiesa sì perché Dio è più grande! Non ci succederà niente”. E quindi segui le loro argomentazioni parziali che vanno contro due verità bibliche:

1) «Amerai il Signore tuo Dio… con tutta la tua mente» (Lc 10,27). Che cosa significa tutta la comprensione? Comprendere significa ragione, cioè senza fanatismo. Questo tipo di predicazione rivela un fanatismo irriverente perché disprezza gli insegnamenti di Dio sull’essere un credente razionale che non si lascia trasportare dall’incoscienza, perché ti ucciderà e il falso benessere degli stolti porterà alla distruzione (Pr 1,32);

2) “Ogni anima è soggetta ad autorità superiori; poiché non c’è autorità che non venga da Dio; e le autorità che ci sono furono ordinate da Dio. Pertanto, chi resiste all’autorità resiste all’ordinanza di Dio; e quelli che resistono si giudicheranno su se stessi» (Rom. 13:1, 2). Nel disobbedire agli ordini delle autorità di restare a casa, come illustrato, cosa stanno facendo i membri della chiesa? Entrambi i leader che ricoprono incarichi sotto la designazione di pastori, reverendi, apostoli, vescovi, missionari ei loro seguaci non seguono l’esortazione divina. I leader seguono le proprie comprensioni che generano consigli errati da trasmettere ai loro seguaci. Questi, a loro volta, ascoltano la voce di coloro a scapito dell’obbedienza alla voce di Dio. In questo modo diventano seguaci degli uomini, credendo di essere seguaci di Dio. “La mia gente non si preoccupa per me ed è per questo che viene distrutta. E anche voi sacerdoti non avete cura di me e avete dimenticato le mie leggi» (Osea 4,6).

Il comportamento egoistico di alcuni cristiani è in contrasto con il comportamento dei cristiani fedeli: la vedova diede due monetine di scarso valore, ma non andò all’uomo; era per Dio, cioè era disposta a essere obbediente a ciò in cui credeva: la legge di Dio del tempo (Luca 21:1-4). Ciò è diverso da quando si dà qualcosa all’uomo – al sacerdote, per esempio – in vista di una qualche restituzione. Questo è un atteggiamento farisaico, perché la sua base è gradita agli uomini mentre quella dei cristiani è gradita a Dio. Chi è il farisaico e chi è il cristiano? Entrambi sono soggetti che si sottomettono al servizio della semina: “Io servirò”. Di conseguenza, diventano degni della raccolta dei rispettivi frutti. Pertanto, non c’è modo per il soggetto di piantare spine e voler raccogliere mele; non c’è modo di piantare fiele e voler raccogliere il miele! Spina con fiele, un miscuglio che nega il cielo. (Mt 27:29,34).

Si sente parlare di uno scandalo qui, un altro là, di una chiesa o di un’altra i cui amministratori hanno sottratto somme ricevute in decime e offerte, somme che vengono persino riciclate. I valori vengono lavati via, ma l’anima no. A causa della loro avarizia, non rispondono all’azione di Gesù che lava la Chiesa con l’acqua e la purifica con la sua parola, liberandola da ogni macchia o difetto, rendendola irreprensibile. La Chiesa è ogni cristiano battezzato e rigenerato: «Ha fatto questo per dedicare la Chiesa a Dio, lavandola con l’acqua e purificandola con la sua parola. E ciò fece per avvicinare a sé anche la Chiesa in tutta la sua bellezza, pura e perfetta, senza macchia né ruga né altra macchia» (Ef 5,26.27).

Tuttavia, viene da chiedersi: sviano o lavano l’offerta della vedova o la lavano per imparare a dare di più?!

C’è differenza tra fare offerte a Dio per mezzo di uomini degni, con uno sguardo rivolto a Dio, e fare offerte agli uomini in nome di Dio, con un occhio agli interessi umani. Allora, come vengono fatte queste offerte, con quale pensiero o intenzione? È come se Dio chiedesse: “Cosa pensi sia meglio: fare offerte per piacere all’uomo che non è degno o per piacere a me che è degno di ogni adorazione?” Dio è giusto. Dio è fedele nella sua parola: «Tutto ciò che l’uomo semina, anche lo raccoglierà» (Gal 6,7).

C’è ancora un altro punto da considerare: se il Signore dice una cosa, quella cosa deve essere obbedita. Aiutare senza condizioni è mancare di prudenza; ricorda solo la parabola delle vergini: le cinque sagge e le cinque stolte (Mt 25,1-13). Gesù non ha raccontato questa parabola per caso. Lo fece affinché potessimo imparare da lui, affinché non ci accadesse un male peggiore; per esempio, fare offerte senza avere denaro, contando sul provvedimento di Dio che arriverà dopo averlo fatto; o prelevare denaro dalla tua carta di credito per dare decime e offerte; o prendere in prestito; o utilizzare qualsiasi altro mezzo diverso dalla propria fonte di reddito è un consiglio pazzesco! E quelli che lo seguono diventano altrettanto matti per aver messo da parte la ragione e la prudenza con cui Dio li istruisce. Gesù non ha mai ordinato ai suoi discepoli di fare questo, ma li ha avvertiti così: «Chi non ha, anche il poco che ha sarà portato via» (Mt 13,12b). Ma perché ti sarà tolto? Perché ascoltano la voce dei teologi della prosperità invece di ascoltare la voce di Dio, perché non hanno il cuore rivolto a Dio.

In una conversazione con Dio, una sorella preoccupata di voler aiutare un fratello bisognoso e, attraversando difficoltà economiche, pianse per lui con infinita pietà nel suo cuore:

– Dio: Ricorda quello che ho detto prima: aiutalo perché ne ha bisogno, ma non compatirlo perché non lo merita. (Capire: fai quello che puoi fare; agisci per quanto puoi, non superare il tuo budget, non prendere da dove non hai, sii prudente.) Ha piantato cose cattive e continua a piantare e pianterà cose anche peggiori. E non cambierà e andrà sempre peggio.

– Sorella: È il Signore stesso che parla?

– Dio: E non credi a quello che sto dicendo?! Non rendere comune la mia parola; Sono io che parlo.

Immediatamente si ricordò di questo versetto: “E gli venne una voce: Alzati, Pietro! Uccidi e mangia. Ma Pietro disse: Niente affatto, Signore, perché non ho mai mangiato nulla di comune e di immondo. E la voce gli disse la seconda volta: Non mettere in comune ciò che Dio ha purificato» (At 10,13-15). Anche per aiutare qualcuno ci vuole sapienza, e ci viene direttamente da Dio quando lo cerchiamo prima di ascoltare i diversi “pastori”, credendo che le sue parole siano vere e garanzia di prosperità in ogni ambito. Se le azioni non sono guidate dall’istruzione di Dio, non genereranno mai buoni risultati.

Leggi la Bibbia prima di fidarti ciecamente delle parole di certi pastori solo perché hanno fama e denaro, e sembrano essere i migliori esempi di come raggiungere la prosperità. Esamina versetto per versetto, incrocia i versetti per sapere se le cose stanno davvero come predicano, perché la Bibbia stessa si spiega quando la leggiamo in spirito e verità, cioè con il cuore rivolto a Dio, libero da qualsiasi concupiscenza. «Quelli di Berea erano più nobili di quelli di Tessalonica, perché ricevevano la parola con ogni premura, scrutando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano così» (At 17,11). Agisci come i Bereani: analizza le tue parole contro il testo sacro per assicurarti che corrispondano ad esso. Esamina tutte le cose per vedere se vengono davvero da Dio (1Ts 5:21).

Il vero servo di Dio non commette atti farisaici. Ad esempio, i farisei esaltavano Corban (un’offerta al Signore fatta nel tempio) al di sopra dei valori fondamentali come lo zelo per i propri genitori:

Vocês, porém, ensinam que alguém pode dizer a seus pais: Não posso ajudá-los. Jurei entregar como oferta a Deus aquilo que eu teria dado a vocês. Com isso, desobrigam as pessoas de cuidarem dos pais, anulando a palavra de Deus a fim de transmitir sua própria tradição. E esse é apenas um exemplo entre muitos outros (Mc 7:11-13).

No! Certamente! Non guadagnerebbero nulla prendendosi cura delle persone bisognose o insegnando agli altri a prendersi cura di loro. Se un’azione non era redditizia, se non offriva vantaggi di alcun tipo, “perché lo faccio?!” Infatti l’offerta che era per il Signore era per loro, che si arricchivano a spese della fede degli altri; quanto agli infedeli nella pelle dei fedeli, questa offerta è diventata un pretesto per sottrarsi ad alcuni obblighi come il trascurare la responsabilità delle cure spettanti ai genitori. In questo senso, questa offerta è diventata un esercizio religioso contro la parola di Dio con il consenso di coloro che hanno agito come rappresentanti del suo popolo; anzi, un abominio agli occhi di Dio. Sia i donatori dell’offerta che i destinatari disprezzavano l’insegnamento di Dio sulla pietà filiale, così che tale religiosità violava il comando di Dio di onorare il proprio padre e la propria madre.

Quelli tali e tali come loro, in quel tempo e oggigiorno, superano la legge dell’amore e della misericordia che è al di sopra di qualsiasi pratica legalistica contraria a favore del proprio grembo. «Il Signore si compiace di più quando facciamo ciò che è giusto e giusto che quando gli offriamo sacrifici» (Pr 21,3), ma non sottolineano questo insegnamento perché non è loro utile. Cioè, manipolano la parola di Dio a proprio piacimento a proprio vantaggio.

In Luca 21:1-4, la povera vedova depose due monetine[i] nella cassetta delle offerte del tempio. Chi apprezzerebbe un’offerta così piccola?! Gesù. Chi può dire che segua il suo esempio alla lettera, apprezzando un’offerta che non ha valore agli occhi dell’uomo? Se la teologia della prosperità è biblica, come auspicata dalle parti interessate sul dare in abbondanza per ricevere ancora di più, che dire della reazione di Gesù all’offerta data dalla vedova? Gesù non conosceva questa teologia? Sì, è onnisciente!!! Conosce le intenzioni degli uomini. All’epoca, questa terminologia intesa oggi non esisteva ancora, ma ciò che la riguarda è sempre esistita nel cuore e nella mente dell’uomo, qualcosa che Gesù conosceva perché conosce ciascuna delle sue creature, perché sonda i loro pensieri che portano a o azioni riprovevoli. La prosperità è un dono divino che è indipendente dalle azioni umane, poiché è noto che Dio dona e riceve secondo la sua misericordia e giustizia. Perciò Gesù sapeva e sa che non è quanto una persona dà, ma come, con quale cuore, con quale intenzione, lo fa.

Questa illustrazione di un fatto biblico è stata registrata in modo che chiunque la legga sappia questo, che Dio guarda al cuore, l’intenzione degna, lodevole davanti a lui. Le due monete che la povera vedova offriva al tempio (e non nelle tasche dei sacerdoti, che peraltro non la vorrebbero nemmeno per la loro “apparente” inutilità) erano per Dio molto più preziose dei denari offerti al tempio , o meglio, nelle tasche dei sacerdoti. In altre parole, la teologia della prosperità che pone l’accento sul “dare di più per ricevere di più” non è in linea con il pensiero di Dio; quindi, non è biblico!

4.3.4 IL VERO VALORE DI UNA MONETA PER GESÙ

Il denaro era la valuta principale al tempo di Gesù. Questa era la moneta sotto il cui valore denotavano le ingenti somme offerte per la realizzazione degli affari tra preti e infedeli che provvedevano ai loro affari, cioè la ricchezza dei preti e i profitti e vantaggi di chi li offriva – una corruzione interna il tempio di Dio! Tali offerenti non sinceri che si erano infiltrati nel tempio del Signore erano approvati dagli uomini (religiosi) ma disapprovati da Dio. La sua offerta egoistica non piacque al Maestro del Tempio, il Signore della fede genuina.

Denario de Tiberio

Il leptone era la moneta più piccola dell’epoca, equivalente a 1/128 di denaro:

Lepton de Poncio Pilatos

Perché Gesù, nel testimoniare la piccola offerta della vedova, l’ha esaltata invece di lodare coloro che hanno dato in abbondanza? Il Signore apprezzava l’umile offerta della povera vedova perché ella offriva con il cuore e non con una mente egoistica che mira a guadagnare molto di più di ciò che dona, che offre già aspettando il ritorno, che offre non per fede, ma per avidità. Agli occhi di Gesù, un’offerta del cuore, un’offerta di amore, è al di sopra delle abbondanti offerte di religiosi ambiziosi che non si preoccupano del benessere degli altri, ma del proprio grembo. L’ha benedetta per il suo altruismo, per la sua dedizione, in mezzo a tutte le sue difficoltà. I due leptoni offerti dalla vedova povera denotavano il valore incommensurabile di un’offerta santa, degna del Signore. Tanto che Dio parla, e sembra che alcune persone scelgano di non ascoltare. Dio dice che ciò che gli piace non sono i sacrifici, gli olocausti, le offerte, ma il cuore spezzato, la vera adorazione, l’obbedienza, la misericordia. Leggi e vedi se non è vero:

“Ó Deus, o meu sacrifício é um espírito humilde; tu não rejeitarás um coração humilde e arrependido” (Sl 51:17).

“Os verdadeiros adoradores vão adorar o Pai em espírito e em verdade. Pois são esses que o Pai quer que o adorem” (Jo 4:23).

“Porque eu quero misericórdia e não sacrifício; e o conhecimento de Deus, mais do que holocaustos” (Os 6:6)

“O que o Senhor pede de ti, senão que pratiques a justiça, e ames a beneficência, e andes humildemente com o teu Deus?” (Mq 6:8).

“O que é que o Senhor Deus prefere? Obediência ou oferta de sacrifícios? É melhor obedecer a Deus do que oferecer-lhe em sacrifício as melhores ovelhas” (1 Sm 15:22).

Perciò,

a) Che senso ha offrire grandi somme in offerte o anche non dover dare e pensare che è un grande sacrificio prendere soldi dalla tua carta di credito o chiedere un prestito per offrire o la decima nelle chiese? Questo è un modo per decimare la fede e, di conseguenza, la tasca!

b) Che senso ha offrire grandi somme in offerte nelle chiese se non hai l’umiltà davanti a Dio di riconoscere la tua dipendenza da Lui, e non dalle false promesse di falsi pastori che promettono denaro in abbondanza se dai denaro in abbondanza? Questo è un modo per decimare la fede e, di conseguenza, la tasca!

c) A che serve offrire ingenti somme nelle offerte nelle chiese se non offrono a Dio un vero culto che implica obbedienza alla sua voce e non alla voce di uomini che dicono menzogne ​​in suo nome, proclamando prosperità finanziaria a scapito del virtù spirituali di cui Dio si compiace? Questo è un modo per decimare la fede e, di conseguenza, la tasca!

d) A che serve offrire ingenti somme nelle offerte nelle chiese se non praticano giustizia e bontà che equivalgono a conoscere Dio in obbedienza alla sua parola che esorta a non farsi servi di mammona (Mt 6,24) e non amare il denaro perché quell’amore per il denaro è la radice di ogni male; cioè non è il denaro la radice di tutti i mali, ma l’amore, l’attaccamento ad esso, come per questo fare cose improprie, commettere atti di empietà, non fare il bene senza vedere a chi, e tanti altri atteggiamenti che dispiacere a Dio e che sono disapprovati da lui. “L’amore per il denaro è la radice di ogni male. Alcuni, bramando denaro, si sono allontanati dalla fede e si sono tormentati con molte sofferenze» (1 Tm 6,10). Questo è un modo per decimare la fede e, di conseguenza, la tasca!

Dovrebbero prestare maggiore attenzione a questi versetti biblici: “Non ostacolare l’azione dello Spirito Santo. Stai lontano da ogni forma di male. Possa Dio renderti puro e completamente devoto a lui”. (1Ts 5:19,22,23).

In tutto ciò si vede che i mercenari della fede si servono di una cattiva esegesi sulla legge della semina in cui:

a) Sottolineano che maggiore è l’offerta, maggiore è il raccolto;

b) Sottolineano l’abbondanza dell’offerta con la visione avida di ricevere ancora di più.

Cosa c’entra questo con il regno di Dio?! Chiunque legge la Bibbia con l’intenzione fedele di mettere in pratica esattamente ciò che è scritto, anche di fronte a grandi difficoltà a causa della debolezza della sua umanità, è un degno credente e approvato dal Signore, perché Dio guarda all’uomo cuore e sa esattamente cosa c’è dentro. Chi è fedele Dio sa di essere fedele; chi non è fedele Dio sa di non essere fedele. Così semplice. Pertanto, non c’è una grande offerta che possa nascondere le intenzioni malvagie del cuore. Dio non è deriso! — quello che l’uomo semina, lo raccoglierà (Gal 6,7). Dio non può essere ingannato, perché è onnisciente e vede le profondità dell’anima che l’uomo stesso non conosce: “Allora Pietro chiese: ‘Anania, come hai permesso a Satana di riempirti il ​​cuore, tanto da mentire allo Spirito Santo? e tieni per te una parte del denaro che hai ricevuto per la proprietà?’” (Atti 5:3).

Qual è la differenza tra Anania e questo tipo di offerente nella chiesa odierna di cui si parla ora? Nessuno, perché il problema di ciascuno sta nella cattiva intenzione di cercare il profitto in un modo o nell’altro. Ma Dio scruta i motivi del cuore e dona a ciascuno secondo le sue opere.

La strategia ecclesiastica per raggiungere la prosperità terrena la fa cadere dalla parte della materialità finanziaria, rendendola effimera e contraddicendo l’intero significato di prosperità dalla prospettiva biblica. Privazioni e difficoltà che non cesseranno mai di colpire una persona, cristiana e non, che spesso gli tolgono la pace, è come se non esistessero per i parlanti della teologia della prosperità, un argomento così importante da essere trascurato nella Chiesa di Gesù il cui obiettivo principale cade nell’oblio a favore di ingressi proficui in mezzo ad essa.

A chi importa di predicare così: “Sono ministri di Cristo? Io ancor di più: in pericolo tra falsi fratelli; nel lavoro e nella fatica, nelle veglie, spesso, nella fame e nella sete, nel digiuno, spesso, nel freddo e nella nudità. Oltre alle cose esteriori, la cura di tutte le chiese mi opprime ogni giorno» (2 Cor 11,23-28). Chi si preoccupa di trasmettere queste parole alla Chiesa perché conosca la perseveranza dell’apostolo Paolo in mezzo a tante avversità per ispirargli lo stesso dono e lo stesso atteggiamento di una forma di prosperità spirituale? No, questo tipo di predicazione porta pace e conforto ai membri della Chiesa in termini di fede, ma non è redditizia in termini di offerte in denaro. Cioè, il fulcro della Chiesa di Gesù è stato cambiato da coloro che la vedono come una macchina per fare soldi.

Tuttavia, dovrebbero prestare maggiore attenzione al testo sacro in 1 Tessalonicesi 5:19,22,23 in modo che a) non ostacolino l’azione dello Spirito Santo, b) evitino ogni forma di male e c) Dio li fa puro e completamente devoto a Lui. .

Asaf il levita non era affatto a suo agio con la prosperità dell’uomo empio di fronte alle privazioni del popolo di Dio come leggiamo di seguito, ma, allo stesso modo, questo stesso uomo empio si erge nella Chiesa di Gesù con un volto giusto – lupo che divora tasche di montone, vesti, titoli e quant’altro rassomigli ai farisei usurpatori della Chiesa del Signore Gesù Cristo. Tuttavia, alla fine, lo stesso Asaf si rende conto della miseria degli infedeli a Dio attraverso la sua giustizia: «Ho capito cosa accadrà alla fine con gli empi. Li metti in posti dove scivolano e li fai cadere a terra. Sono distrutti in un attimo e hanno una fine orribile» (Sal 73,17-19).

Frame 21 – Estratto dal video “A Life of Prosperity” a 47:36m

Em todas as épocas da existência (da história) humana, toda a adoração a Deus foi o oferecimento de alguma dádiva em reconhecimento à soberania e à misericórdia de Deus. (…) A oferta é uma semente que honra a Deus.

Fonte: Estratto dal video “Una vita di prosperità”. Silas Malafaia Ufficiale (2018)

Risposta argomentativa:

Di quale offerta sta parlando questo pastore?! Offerta in contanti “solo”? E chi non ha soldi, come fanno? Prendete in prestito denaro per dare in chiesa, non mettendo in pratica la parola di Dio che rende chiaro alla nostra comprensione che presteremo a molti, ma non prenderemo in prestito? “Presterai a molte nazioni, ma non prenderai in prestito da nessuno” (Dt 28,12b). O non dovremmo avere abbastanza soldi per ricevere soldi sulla nostra carta di credito da dare in chiesa? Non ricorda il versetto che dice chi è un’offerta al Signore? Sta scritto: “Offri i tuoi corpi a Dio. Sia un sacrificio vivente, santo, gradito a Dio» (Rm 12,1). E l’offerta di “lode labiale”, non conta?! «O Signore, accetta dalle mie labbra l’offerta di lode e insegnami i tuoi decreti» (Sal 119,108).

Se è per parlare di offerte che piacciono a Dio, perché non citare questi versetti in modo che il popolo di Dio conosca tutti i modi per offrire a Dio oltre alle donazioni in denaro?! Perché non indottrinare il popolo di Dio con tutti i versetti attinenti alla verità rivelata e alla volontà di Dio, secondo il tema della rispettiva predicazione, e non solo versetti separati dal contesto generale di un certo capitolo con l’intento di sottolineare i piccoli interessi basato sulla parola di Dio per apparire giusti, corretti e approvati da Dio, quando in realtà non è niente del genere?! L’unico culto accettabile è l’offerta di tutta la propria vita a Dio. E questo implica adorazione incondizionata, perché Dio rimane Dio indipendentemente da qualsiasi cosa nella vita del credente fedele. Dio è Dio indipendentemente dalle circostanze. Ricorda Giobbe. Possa il Signore consentire a ogni credente di avere una fede incrollabile.

“Cieco! Perché quale è più grande, l’offerta o l’altare che santifica l’offerta?” (Matteo 23:19). Quando l’offerta viene valorizzata sopra l’Altare di Dio, c’è spazio per un vero rinnegamento della persona divina, poiché l’Altare del Signore è proprio la sua rappresentazione. E come avviene questa sopravvalutazione dell’offerta a scapito del riconoscimento che Dio è al di sopra dell’offerta? Quando si manca di comunione con Dio trascurando i comandamenti più importanti della legge come la giustizia, la misericordia, la fedeltà, la benevolenza e l’essere umili davanti a Dio (Mt 23,23; Mt 6,8).

Le vanità dei donatori di offerte:

Quanti donatori di offerte nei mega templi e anche nelle chiese più umili sono pieni di vanità perché hanno offerto le loro offerte, grandi o piccole, perché il pastore vedesse più che per Dio, ma non praticano la giustizia di Dio quando affliggono i loro coniuge nell’interno della casa dove la congregazione non ha accesso, non avendo praticato il giuramento fatto sull’Altare di Dio che si sarebbe preso cura di quel coniuge?

Quanti donatori di offerte nei mega templi e anche nelle chiese più umili sono pieni di vanità perché hanno dato le loro offerte, grandi o piccole, perché il pastore vedesse più che Dio, ma non praticano misericordia verso un fratello che ha bisogno di aiuti economici o alimentari o di perdono per qualsiasi colpa commessa o qualsiasi altra cura che possa piacere a Dio, ricordando ciò che Gesù disse: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare; avevo sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e tu mi hai accolto; ero nudo e mi avete vestito; ero malato e mi avete visitato; Ero in carcere e siete venuti a trovarmi» (Mt 25,35.36). Si comportano però come il sacerdote e il levita, quegli uomini che si chiamavano uomini di Dio, ma che non manifestavano nulla di Dio, perché non assistevano l’uomo caduto nel loro cammino, e, se non fosse per il buon samaritano , l’uomo sarebbe morto (Lc 10,30-37).

Quanti donatori di offerte nei mega templi e anche nelle chiese più umili sono pieni di vanità perché hanno dato le loro offerte, grandi o piccole, perché il pastore vedesse più che perché Dio vedesse, ma non praticano la fedeltà a Dio che è legato all’adempimento dei suoi comandamenti come amare Dio sopra ogni cosa – che equivale a lasciare tutto il resto in secondo piano -, e al prossimo come se stesso: due comandamenti che riassumono tutti i comandamenti (Mt 22,36-40). Praticano questo amore? Obbediscono a questa ordinanza di Dio? Quando una persona non presta la dovuta e possibile assistenza a un fratello bisognoso o nutre odio nei suoi confronti a causa di un’offesa subita oltre a non perdonarlo, non è in obbedienza a Dio (1 Gv 4,8), perché, avendo nel suo mani o potendo farlo, non lo fa: “Quando puoi, aiuta i bisognosi. Non dire al tuo prossimo di aspettare domani se puoi aiutarlo oggi» (Pr 3,27.28).

Quanti donatori di offerte nei mega templi e anche nelle chiese più umili sono pieni di vanità perché hanno dato le loro offerte, grandi o piccole, perché il pastore vedesse più che perché Dio le vedesse, ma non praticano la beneficenza che implica aiutare altri senza senso, senza vedere a chi, liberi da interessi personali come di non “dare con una mano e mostrare con l’altra”, come sta scritto: “Quando aiuti qualcuno che ha bisogno, fallo in modo che nemmeno il tuo più caro amico sa quello che hai fatto» (Mt 6,3); o liberi da interessi egoistici, come valorizzare i risentimenti che inibiscono il perdono, che si pongono al di sopra del bene che possiamo fare per gli altri: “Noi forti dobbiamo sopportare le debolezze dei deboli e non compiacere noi stessi. Perciò ciascuno di noi piaccia al prossimo in ciò che è bene per l’edificazione» (Rm 15,1.2), sull’esempio dell’abnegazione di Cristo e anche dell’apostolo Paolo: «Imita me, come anch’io , di Cristo» (1 Cor 11,1).

Fare cose buone per mostrare servizio o mostrarsi così come non fare cose buone per motivi egoistici come orgoglio ferito, lasciarsi contaminare dal veleno degli altri, non riflette un aiuto affidabile agli altri, ma un vantaggio per se stessi, agire a proprio vantaggio; perciò questa non è beneficenza, per quanto possa servire agli altri. Questi cattivi atteggiamenti allontanano il cristiano dagli standard biblici perché rivelano il desiderio della persona di promuoversi davanti ai capi e agli altri fratelli, che non è biblico, qualunque sia la motivazione – religiosa, politica, ecclesiastica, ecc. – perché distoglie l’attenzione dall’obiettivo biblico-evangelistico che viene ostacolato dalla mancanza della spiritualità necessaria al sostegno della Chiesa – popolo di Dio bisognoso – rispetto alla sfera finanziaria in cui il denaro è coinvolto. Così, nella chiesa inizia a esistere un ambiente commerciale e non uno spazio spirituale dedicato alla pratica della beneficenza.

Quanti donatori di offerte nei mega templi e anche nelle chiese più umili sono pieni di vanità perché hanno dato le loro offerte, grandi o piccole, perché il pastore vedesse più che perché Dio le vedesse, ma non praticano l’essere umili davanti a Dio perché non riconoscono che Dio solo è degno di ogni esaltazione e lode. Si comportano come se stessero cercando di togliere la propria gloria a Dio. “Non pensare di essere migliore di quello che sei in realtà. Pensate piuttosto a voi stessi con umiltà» (Rm 12,3). La mancanza di umiltà presuppone l’egoismo, poiché riflette un comportamento meschino che ti fa pensare solo a te stesso e mai agli altri, e peggio, mai a Dio! Perché dicono di seguire Gesù, ma non imitano il suo comportamento umile nel spogliarsi della propria divinità per diventare una persona comune:

Nada façam por ambição egoísta ou por vaidade, mas humildemente considerem os outros superiores a si mesmos. Cada um cuide, não somente dos seus interesses, mas também dos interesses dos outros. Seja a atitude de vocês a mesma de Cristo Jesus, que, embora sendo Deus, não considerou que o ser igual a Deus era algo a que devia apegar-se; mas esvaziou-se a si mesmo, vindo a ser servo, tornando-se semelhante aos homens. E, sendo encontrado em forma humana, humilhou-se a si mesmo e foi obediente até à morte, e morte de cruz! (Fp 2:3-8).

Disse il predicatore:

Frame 22 – Estratto dal video “A life of Prosperity” a 48:23m

Como é que nós nos atrevemos a não dar nada para o reino de Deus?

Fonte: Estratto dal video “Una vita di prosperità”. Silas Malafaia Ufficiale (2018)

Risposta argomentativa:

Due domande: 1) Abbiate il coraggio di non dare nulla: questo “nulla” significa denaro nel rispettivo contesto? 2) Cosa sarà dato a Dio?

Così gli risponde la vera parola di Dio: «Che cosa renderò all’Eterno per tutti i suoi benefici verso di me?». (Sal 116,12). Dio sta parlando qui di “dare denaro” nella sua Chiesa? Una perfetta esegesi di questo versetto dimostra che nulla di ciò che facciamo o faremo può superare i benefici di Dio: offerte in denaro, varie offerte materiali, buone opere, sacrifici, vita religiosa, ecc.; inoltre, il testo rivela che l’unico modo per dare a Dio ciò che gli piace come forma di gratitudine per i benefici ricevuti è prendere il calice della salvezza, cioè riconoscere il sacrificio vicario di Gesù e la salvezza che ci offre.

Pertanto, la fede che si riceve da Dio è l’unica cosa che si deve restituire a Dio in segno di gratitudine per il bene che ha fatto per lui, e non il denaro. Anche nell’Antico Testamento la decima, il cui contenuto era “cibo e assistenza ai leviti” (Num 18,21; 28; 27,30.32), corrispondeva alla legge, un obbligo, una responsabilità davanti a Dio, per quanto si manifestasse gratitudine, e che, nel senso di obbligo, cessò di esistere con l’arrivo della Grazia nel NT. Tuttavia, molti capi religiosi oggi abusano delle decime e delle offerte, così quanto già predetto da Gesù lo portò a pronunciare la seguente esortazione: «Sta scritto: ‘La mia casa sarà chiamata casa di preghiera, ma tu l’hai trasformata in una fossa di ladri ‘” (Mt 21,13). Chi prende il calice della salvezza, come diceva Davide – l’uomo secondo il cuore di Dio, e non un religioso qualunque – invoca sempre il nome del Signore per dichiarare la sua totale dipendenza da Lui perché riconosce la sua Signoria sulla sua vita; nessun denaro può essere al di sopra di questo. Si deve riconoscere che, a seconda della sua applicabilità, la decima biblica può diventare un male (Eccl 5,1) sia per il donatore che per il ricevente se non è fondata su Gesù e sui suoi insegnamenti (Mt 23,23; 2 Cor 9, 7 ). È necessario un serio e adeguato chiarimento sulle decime e sulle offerte all’interno della Chiesa attraverso studi impegnati nella verità biblica.

Dio si compiace della persona che crede in lui, quando crede di poter fare molto più di quanto chiede o pensa (Ef 3,20), quando crede che per lui non ci sono limiti o impossibili (Lc 1: 37) e, quindi, non dipende dalle vostre offerte di fare qualcosa per lei quando è credente fedele. Dio non si compiace delle offerte degli stolti (Ecclesiaste 5,1), cioè di coloro che credono in modo errato, pensando che sia fare offerte che piaceranno a Dio senza riguardo alla necessità di sottomettersi alla sua volontà e alla dovuta adorazione. .

Puoi dare un’offerta in denaro come contributo al regno di Dio per la questione della coscienza verso i bisognosi, e anche comportandoti come l’apostolo Paolo – che è stato un esempio per chi può lavorare nella Chiesa senza l'”obbligo” di ricevere un salario, finché non riceve offerte, come ricevette l’apostolo Paolo. Ma chi vuole imitare l’apostolo Paolo? Tuttavia, egli stesso disse che spettava a tutti imitarlo (1 Cor 11,1), senza percepire un salario – ma mai con il pensiero che fare offerte “in chiesa” (perché si poteva fare in molti altri modi) . gradito a Dio, di cui nessun pastore “professionista” parla) agisce con vera gratitudine, perché dare soldi alla Chiesa, in grosse somme, non significa che Dio ne sia contento, basta osservare come agisce Gesù rispetto alle decime e offerte nel tempio e tutto ciò che dice su questo argomento. Chi ha orecchi per udire, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese (Mt 11,15), non ciò che “uomini religiosi” dicono alle Chiese! L’unica cosa che dicono di ascoltare e cercano di mettere in pratica è il testo biblico che è la volontà espressa di Dio (Mt 23,3), il messaggio per credere.

Per tutto questo, come può chiedere un predicatore della parola di Dio:

– Come osiamo non dare nulla al regno di Dio?!

Qualsiasi cosa?! Devono essere soldi? E se non hai soldi, non c’è più niente da dare a Dio?! E la fede, che Dio ha donato ai suoi figli che la praticano fedelmente giorno dopo giorno, non vale niente?! Per quanto sembri biblico, questo discorso non è biblico, perché presenta lo scandalo contro il quale Gesù si è manifestato: «Guai a colui per cui vengono gli scandali» (Lc 17,1). È necessario che ogni pastore ricordi ciò che Dio dice sullo scandaloso (Mt 18,7) e si allontani dalla cattiva esegesi.

Che cosa, infatti, piace a Dio? Aspetto:

Holocaustos e oblações pelo pecado não te agradaram (Hb 10:6). Tem porventura o Senhor tanto prazer em holocaustos e sacrifícios, como em que se obedeça à palavra do Senhor? Eis que o obedecer é melhor do que o sacrificar; e o atender melhor é do que a gordura de carneiros (1 Sm 15:22). O Senhor diz: Eu não quero todos esses sacrifícios que vocês me oferecem. Estou farto de bodes e de animais gordos queimados no altar; estou enjoado do sangue de touros novos, não quero mais carneiros nem cabritos (Is 1:11). Ora, atentou o Senhor para Abel e para a sua oferta, mas para Caim e para a sua oferta não atentou (Gn 4.4,5).

Perché Dio non prestò attenzione all’offerta di Caino? Quanti sono nella chiesa che fanno offerte a Dio con il cuore e la mente di Caino? Perché il pastore della chiesa non insegna ai suoi membri che prima di fare offerte (o offrire i loro sacrifici) è necessario purificarsi dai loro cuori malvagi e correggere i loro peccati, e solo allora tornare al tempio e fare le offerte? A che serve fare offerte a Dio con il cuore pieno di odio, amarezza, risentimento contro un fratello? La cosa giusta è essere guidati a cercare prima di correggere i propri errori e peccati e, solo allora, a procedere con le offerte nella chiesa in modo che siano approvate e accettate da Dio; altrimenti saranno mere formalità e ostentazione di servizio, come sta scritto: “I tuoi olocausti non sono né graditi né sazianti, né le tue offerte sono gradite!” (Ger 6,20).

Ma no, lasciano che le persone lo offrano comunque, qualunque sia lo stato emotivo, spirituale, sentimentale in cui si trovano, purché facciano l’offerta in denaro. Cancellano dalla memoria il versetto che dice: «L’uomo esamini se stesso» (1 Cor 11,28) prima di compiere opere in nome di Dio. Che santità, che lode, che obbedienza a Dio c’è in questo, in questo cattivo comportamento di pastori che istruiscono il popolo a dare denaro, e non a sacrificare la propria vita, cioè a donarsi a Dio come Egli vuole , in obbedienza alla sua parola, prima di fare elargizioni monetarie, perché donare denaro è facile, ma è molto difficile donare la vita purificata, donarsi a Dio mediante l’autocorrezione degli errori e dei peccati presunti, e questo ostacolerebbe l’aumento delle donazioni monetarie nella Chiesa, considerando il tempo di queste autocorrezioni! Quale pastore fariseo vorrebbe perdere tempo con questo?! Il tempo stringe e la tua tasca ha fretta!

Svegliatevi, o gente stolta dormiente, che imparate dai pastori l’avidità che predicano ed essi stessi predicano che non si deve essere avidi. Un vero paradosso: non essere avidi, dai; ma sii avido, dai molto per ricevere molto di più. Viene da Dio? Fermati e rifletti con un cuore e una mente disposti a conoscere la verità sulla volontà di Dio per fare offerte nella Chiesa che appartengono a Dio, cioè per cause necessarie come aiutare i poveri, prendere tutto il denaro dalle decime e dalle offerte e distribuire in cibo, assistenza sanitaria e igiene ecc., e lasciamo da parte la questione del salario della chiesa poiché grazie a Dio hanno già un buon lavoro con un buon stipendio; perché non operare in quel modo originale nella chiesa del Signore Gesù? È per questo che ha fondato la Chiesa e non per altri fini finalizzati al guadagno personale e finanziario!

4.3.5 CHI HA LE ORECCHIE ASCOLTA QUELLO CHE LO SPIRITO DICE ALLE CHIESE!

Abbasso l’opportunismo all’interno della Santa e Immacolata Chiesa di Gesù! Basta con le offerte nella chiesa che vengono ad appartenere a religiosi fanatici, che lo sono non per Gesù, ma per altri interessi che non hanno nulla a che vedere con la loro proposta di salvezza attraverso il suo sacrificio. Chiedi a un pastore allo stesso modo in cui chiederesti a un politico se lavorerebbe gratuitamente, se accettasse solo una modesta indennità (e sarebbe molto!). Quale pastore è disposto a servire una chiesa dove non ci sono decime o salario pastorale, come l’apostolo Paolo, e le offerte sono distribuite pubblicamente per soddisfare i bisogni della sua gente bisognosa? Solo un pastore veramente distaccato dall’amore per il denaro! Conosco almeno una di queste chiese e il suo pastore.

Guarda gli esempi nei paesi di San Marino e Svezia, i cui politici sono i più parsimoniosi del pianeta, come ha detto a BBC News Brazil[9] il deputato Per-Arne Håkansson, del partito socialdemocratico, nel suo ufficio al parlamento svedese:

Somos cidadãos comuns. Não há sentido em conceder privilégios especiais a parlamentares, uma vez que nossa tarefa é representar os cidadãos e conhecer a realidade em que as pessoas vivem. Também pode-se dizer que é um privilégio em si representar os cidadãos, uma vez que temos a oportunidade de influenciar os rumos do país.

Valentina Rossi, dottore di ricerca in storia all’Università di San Marino[10], afferma che il sistema della Diarchia attraverso il quale vengono eletti due capi di Stato, che si dividono le responsabilità, entrambi capitani-reggenti – la posizione più alta del Paese – è una tradizione ereditata dalla Repubblica Romana per cui l’uno esercita il controllo sull’altro in modo che il potere non sia concentrato nelle mani di una sola persona.

Intanto in Brasile, nel 2020, lo stipendio di un deputato federale è di R$ 33.763,00 (D.lgs. n. 276/14 – art. 1)[11] oltre a innumerevoli altri benefit, e le persone che li hanno votati sono chi paga i conti del paese!!! Prendi quello stipendio e paga un deputato federale come riceve un politico svedese o samaritano. Accetterà? Manifesterà il dono di rappresentare i cittadini brasiliani in tutti i loro bisogni privati ​​di questo ingente stipendio?! Sarà sufficiente agire per questo solo scopo, esclusivamente a beneficio delle persone, perché queste rimangano in quel ruolo?

Lo stesso vale per molti predicatori cristiani della fede nel denaro di Mammona e non della fede nel Vangelo di Gesù. Togli lo stipendio e scoprirai chi è un vero pastore e chi è un vero politico! Essere un politico e pastore con stipendi alti e milioni di abbonati a canali Internet dove ottieni ancora più profitti è facile! Porta via tutto e fonda una chiesa di soccorso senza fini di lucro dove appare Gesù e non il famoso pastore di alto rango sociale (Gv 3,30); togli tutto e agisci, politicamente, senza scopo di lucro. Lì troverai un pastore e un politico serio. Si dice che un uomo è veramente conosciuto quando gli viene dato il potere.

Malafaia raccontando un dialogo simbolico seguito da un complemento:

Frame 23 – Estratto dal video “A Life of Prosperity” a 51:52m

– Pastor, eu dou oferta simplesmente pelo ato de dar.

– Sim, trouxa, ok trouxa, eu respeito você trouxa. (…)

A bíblia faz uma analogia da oferta com a semente pra que você entenda que todo agricultor que planta quer colher. Você deve dar oferta na expectativa que você vai colher na sua vida (..) porque se você vim [ipsis verbis] com essa pseudossantidade, essa falsa santidade, você tá equivocado com essa sua plantação porque eu nunca vi agricultor dizer: ‘Olha, eu plantei maçã aqui, mas se não der, não tem problema, não; tá plantado ai’. É ruim, meu irmão, eu plantei laranja e quero colher laranja, eu plantei oferta na casa de Deus e vou colher bênçãos materiais na minha vida e espirituais também.

Fonte: Estratto dal video “Una vita di prosperità”. Silas Malafaia Ufficiale (2018)

Risposta argomentativa:

È scritto in 1 Corinzi 9:9-10: “Nella legge di Mosè sta scritto: ‘Non mettete la museruola al bue quando sta pigiando il grano’. Dio si interessa dei buoi? O è stato per noi che l’ha detto? Naturalmente questo è scritto a nostro favore! Sia la persona che pianta che la persona che raccoglie fanno il loro lavoro nella speranza di ricevere la loro parte del raccolto”. Tuttavia, ciò non significa che una persona non possa o non voglia fare le sue offerte disinteressatamente. È credibile che qualcuno faccia qualcosa per qualcun altro solo per il desiderio di fare del bene senza vedere chi e senza secondi fini. Molte persone lo fanno anche per amore, senza alcun interesse a ricevere qualcosa in cambio, senza cercare profitti o benefici futuri.

Nei versetti 11 e 12 si intende un diritto che chi opera per Dio riceva una ricompensa materiale; tuttavia, l’apostolo Paolo chiarisce che non si avvale di questo diritto per non turbare il vangelo di Cristo. Perché “disturbare” nel senso di nuocere? Perché qualsiasi tipo di pagamento ricevuto potrebbe diventare un ostacolo alla diffusione del vangelo a causa del giudizio negativo e della cattiva impressione che verrebbero ad avere i seguaci e questo finirebbe per allontanarli dal sentiero di Cristo. Sapendo che la sua opera nel regno era un dovere che Dio gli aveva affidato di compiere, non vedeva motivo di ricevere compenso in denaro o cibo, ma capì che il suo compenso era la soddisfazione di annunziare il vangelo senza addebitare nulla e senza pretendere il suo diritti di predicatore del vangelo (vv. 15-18). Aveva una propria professione che gli garantiva uno stipendio per provvedere al suo sostentamento e ad altre necessità; non approfitterebbe mai del servizio cristiano o della posizione di predicatore per ricevere un compenso per il suo lavoro. Quale pastore oggi segue alla lettera questo esempio dell’apostolo Paolo?

Nota 1 Timoteo 5:17,18: “Gli anziani che fanno un buon lavoro nella chiesa meritano la doppia paga, specialmente quelli che lavorano duramente nella predicazione del vangelo e nell’insegnamento cristiano. Degno è l’operaio del suo salario».

Dio richiede che i ministri siano pagati per il loro lavoro.

A coloro che predicano il vangelo, vivano secondo il vangelo.

Fornire ai ministri del Vangelo ciò di cui hanno bisogno è un comando dato da Dio.

Proprio come i sacerdoti in Israele erano sostenuti dal loro lavoro, così i ministri del Nuovo Testamento dovevano essere sostenuti.

Il testo significa l’operaio che Dio riceve, non l’offerente che guadagna di più perché fa offerte. In effetti, questo discorso a favore di un’ampia raccolta di offerte al momento dell’offertorio nei servizi mira a quanto segue: più offerte, più guadagni. Inoltre, il diritto garantito dalla parola di Dio a coloro sopra evidenziati non dà loro il diritto di avvalersi del loro diritto di continuare a chiedere sempre più offerte, costringendo la consegna delle decime ad aumentare la loro paga e distorcendo il testo biblico per garantire un ritorno economico. .

In altre parole, per predicatore egoista si intende questo: “Fai offerte per interesse a riaverle, non per puro interesse a dare senza aspettarti un ritorno”. Non si tratta di avere il diritto dato da Dio di ricevere il frutto della semina, ma la teologia della prosperità insegna specificamente il dare in vista del ritorno – questo obiettivo erroneo sconvolge il significato del testo biblico riguardo alle decime e alle offerte che vengono sfruttate in tale contraria alla verità espressa di Dio. Le cose di Dio non devono essere così, ma dare per amore disinteressato, altruisticamente; dare con una mano senza guardare l’altra.

Pseudossantezza?! Falsa santità?! (a 52:20 m) – Malafaia usa un argomento quasi persuasivo contro coloro che offrono disinteressatamente, con l’intenzione di costringere i suoi ascoltatori a credere che il bene e il vero è offrire in vista di un utile ritorno, e che il credente che agisce in contrasto con questa comprensione è finta, falso credente – distorsione dei significati, proposizione antitetica. È necessario essere consapevoli delle sue parole che omettono il vero significato che propongono e confondono le menti incuranti: “Poiché come Eva è stata ingannata dalle bugie del serpente, temo che la tua mente si corrompa e abbandoni la sincera e pura devozione a Cristo» (2 Cor 11,3).

Quanti fanno un’offerta senza volere nulla in cambio, per il semplice fatto che vogliono aiutare, senza alcun interesse, e poi non si ricordano nemmeno che hanno aiutato, hanno offerto?! Quanti compiono l’opera di Dio, lodando, insegnando, predicando, senza far pagare nulla per essa? Quanti ministri della letteratura scrivono per la gloria di Dio per il semplice desiderio di trasmettere ciò che hanno ricevuto per divina ispirazione nella speranza di vedere il lettore convertito a Cristo, e se guadagnare dalla vendita dei libri è una mera conseguenza, ma mai il motivo principale? Guarda cosa ha detto:

Frame 24 – Estratto dal video “A Life of Prosperity” a 53:06m

Não está aqui alguém que quer contar uma vantagem pra vocês; não está aqui alguém que quer contar uma coisa pra dizer que eu sou bam-bam-bam na área: Por favor, irmãos, eu sei tudo de semente. Tudo de plantação é comigo mesmo.

Fonte: Estratto dal video “Una vita di prosperità”. Silas Malafaia Ufficiale (2018)

Risposta argomentativa:

Quindi ora tocca a qualcuno rispondere che non è nemmeno bam-bam-bam, e non possono dire che sia bam-bam-bam perché, in effetti, fa l’opera di Dio senza alcun interesse finanziario. Se non crede che le persone possano fare del bene agli altri senza interesse, è perché non lo fa lui stesso. Non crede che le persone possano fare del bene agli altri senza interesse perché lui stesso non crede in quella possibilità!

Pertanto, ha dichiarato con veemenza: “So tutto dal seme”. Lo sai anche tu?! Considerando le diverse versioni bibliche per confrontare due versetti biblici, vedi cosa è scritto su qualcuno che si comporta come un sapientone:

Tabella 25 – Confronto tra i versetti evidenziati nelle diverse versioni

1 Timoteo 6:4 1 Corinzi 8:1b,2
A21 – “É arrogante e não compreende nada, mas delira em questões e discórdias acerca de palavras”.

 

A21 – “O conhecimento dá ocasião à arrogância, mas o amor edifica. Se alguém supõe conhecer alguma coisa, ainda não conhece até o ponto em que é necessário conhecer.”
ARA – “É enfatuado, nada entende, mas tem mania por questões e contendas de palavras.”

 

ARA – “O saber ensoberbece, mas o amor edifica. Se alguém julga saber alguma coisa, com efeito, não aprendeu ainda como convém saber.”
ARC – “É soberbo e nada sabe, mas delira acerca de questões e contendas de palavras.”

 

ARC – “A ciência incha, mas o amor edifica. E, se alguém cuida saber alguma coisa, ainda não sabe como convém saber.”
NAA – “Esse é orgulhoso e não entende nada, mas tem um desejo doentio por discussões e brigas a respeito de palavras.” NAA – “O conhecimento leva ao orgulho, mas o amor edifica. Se alguém julga conhecer alguma coisa, ainda não conhece como deveria conhecer.”
NBV-P – “é orgulhoso e nada entende. Esta pessoa tem um interesse doentio, provocando discussões acerca de palavras, que acabam em inveja e cólera, e que só conduzem à difamação, a acusações e suspeitas malignas.” NBV-P – “Esse tipo de conhecimento traz orgulho, mas o amor edifica. Se alguém pensa que sabe todas as respostas, está apenas mostrando sua própria ignorância.”
NTLH – “Essa pessoa está cheia de orgulho e não sabe nada. Discutir e brigar a respeito de palavras é como uma doença nessas pessoas.”

 

NTLH – “Esse tipo de conhecimento enche a pessoa de orgulho; mas o amor nos faz progredir na fé. A pessoa que pensa que sabe alguma coisa ainda não tem a sabedoria que precisa.”
NVI – “é orgulhoso e nada entende. Esse tal mostra um interesse doentio por controvérsias e contendas acerca de palavras, que resultam em inveja, brigas, difamações, suspeitas malignas.” NVI – “O conhecimento traz orgulho, mas o amor edifica. Quem pensa conhecer alguma coisa, ainda não conhece como deveria.”
NVT – “é arrogante e sem entendimento. Vive com o desejo doentio de discutir o significado das palavras e provoca contendas que resultam em inveja, divisão, difamação e suspeitas malignas.” NVT – “O conhecimento traz orgulho, enquanto o amor fortalece. 2Se alguém pensa que sabe tudo sobre algo, ainda não aprendeu como deveria.”

 

TB – “este é cheio de orgulho e nada sabe, mas delira acerca de questões e contendas de palavras, das quais se originam invejas, brigas, calúnias, suspeitas injustas.” TB – “A ciência incha, mas a caridade edifica; se alguém pensa que conhece alguma coisa, não a conhece ainda como convém conhecer.”
VFL – “essa pessoa está cheia de orgulho e não sabe nada. Ela tem mania de discutir e brigar por causa de palavras. E destas coisas surgem inveja, desavenças, insultos, desconfianças.” VFL – “O conhecimento nos enche de orgulho, mas o amor fortalece. Se alguém pensa que sabe alguma coisa, de fato ainda não sabe como deveria saber.”

Fonte: Bibbia YouVersion. 1 Corinzi 8 e 1 Timoteo 6.

Quindi presta attenzione a tutto questo testo in 1 Timoteo 6:3-10 (A21) sotto il titolo “I pericoli della concupiscenza”, meditando su altri titoli in diverse versioni bibliche come “I falsi maestri ei pericoli della ricchezza”; “Esortazioni e consigli generali”; “Falsi insegnamenti e vera ricchezza”; “L’amore per il denaro”:

Se alguém ensina alguma outra doutrina e discorda das sãs palavras de nosso Senhor Jesus Cristo e da doutrina que é de acordo com a piedade, é arrogante e não compreende nada, mas delira em questões e discórdias acerca de palavras; dessas coisas nascem invejas, brigas, calúnias, suspeitas maliciosas, disputas de homens de entendimento corrompido e privados da verdade, que imaginam que a piedade é fonte de lucro. De fato, a piedade acompanhada de satisfação é grande fonte de lucro. Porque nada trouxemos para este mundo, e daqui nada podemos levar; por isso, devemos estar satisfeitos se tivermos alimento e roupa. Mas os que querem ficar ricos caem em tentação, em armadilhas e em muitos desejos loucos e nocivos, que afundam os homens na ruína e na desgraça. Porque o amor ao dinheiro é a raiz de todos os males; e por causa dessa cobiça alguns se desviaram da fé e se torturaram com muitas dores.

Frame 26 – Estratto dal video “A Life of Prosperity” a 53:39m

Se você obedecer os princípios que você acabou de aprender[ipsis verbis]

Fonte: Estratto dal video “Una vita di prosperità”. Silas Malafaia Ufficiale (2018)

Risposta argomentativa:

Ho appena imparato da chi? Rispettare i principi che hai appena sentito da chi? Principi esegeti[ii] dall’uomo Malafaia, che intronizza la teologia della prosperità. Quando i principi biblici non sono intesi alla lettera, c’è una forte tendenza a dar loro l’interpretazione più conveniente.

Inoltre, per non lasciarsi ingannare dai falsi profeti (Mt 24,24), i principi a cui bisogna prestare attenzione sono: a) guardarsi dai manipolatori della parola di Dio, cioè dai falsi profeti in quanto predicatori di false dottrine – quelli che non hanno fondamento biblico (Mt 7,15; Col 2,8), e b) imparano a discernere gli spiriti. Quindi, più importante che contrattare con Dio per una solida vita finanziaria è chiedere a Dio di darti saggezza e discernimento spirituale che si riferiscono ai principali doni che un cristiano dovrebbe cercare da Dio (1 Cor 12,8.10).

I manipolatori della fede portano i fedeli a credere che «è dando che si riceve», contrariamente al principio biblico che Dio fa piovere sui giusti e sugli ingiusti e fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni (Mt 5 :45), abbi pietà di chi vuole (Rm 9,18) e benedici chi vuole, indipendentemente dalle azioni dell’uomo. Nessuno deve dare per ricevere; se Dio vuole benedire, lo farà incondizionatamente, poiché non si limita ai capricci umani, come affermano molti dirigenti della chiesa: “Determinano il miracolo della prosperità finanziaria nella tua vita; decima, fai offerte abbondanti e vedrai il tuo successo finanziario. Che dire dei ricchi e dei milionari che non sono cristiani, non credono in Dio e non danno decime o offerte nelle chiese? Tuttavia, sta scritto: «Non adirarti per colui che prospera nella sua via, per colui che fa avverare artifici» (Sal 37,7 – Re Giacomo). Inoltre, chi determina tutto è Dio; nessun uomo ha il potere di determinare qualcosa che è oltre i suoi limiti. Quando l’uomo agisce sentendosi un dio, la determinazione diventa un pesante fardello che solo Gesù può portare, liberandolo da essa (Mt 11,30). Questa determinazione umana è molto pericolosa quando coinvolge aspetti spirituali. È urgente stare molto attenti con questo “determino!”

4.3.6 COSA VIENE DALL’ALTO?

Questo famoso predicatore dei media, che ha l’arte della retorica, ha presentato questi principi con grande facilità, in modo apparentemente indiscutibile, sulla base della teologia della prosperità che, tra l’altro, è in aumento, ma non corrisponde a quanto viene dall’alto, cioè da Dio. Perché? Aspetto:

1) La Bibbia parla di prosperità?

Sì! Ecco alcuni versetti: Sal 1,3; 23:1; 128:2; Pr 28:25; Ger 29:11; 2Co 9:8.

2) La Bibbia dice che è Dio che ti dà forza e capacità di generare ricchezza?

Sì! — Deuteronomio 8:18.

La particella enfatica “è… quello” significa che è Dio che rafforza e consente a una persona di acquisire ricchezza e non decime, offerte, elemosine, ecc. Cioè, l’acquisizione della ricchezza dipende dalla liberalità di Dio nel donarla all’uomo, e non dalla liberalità dell’uomo nel donarla alla chiesa oa chiunque altro. Vedi come un gioco di parole cambia il significato delle frasi? È così che i teologi della prosperità organizzano i loro discorsi, che non sono predicazione!

3) La Bibbia dice che la benedizione del Signore è ciò che arricchisce?

Sì! — Proverbi 10:22.

Ancora la presenza della particella enfatica “è quello”, a significare che la benedizione del Signore è ciò che arricchisce la persona e non decime, offerte, elemosine ecc. Cioè, per una persona diventare ricca dipende dalla benedizione di Dio e non dalle azioni o dalle risorse umane. Malafaia utilizzò un intero culto per insegnare come arricchirsi a spese di voluminose offerte quando la Chiesa di Cristo doveva tendere alla predicazione del Vangelo e delle sue sane dottrine per l’edificazione spirituale dei fedeli; L’insegnamento della Bibbia non deve mai essere sostituito da nessun altro mezzo che sminuisca il proposito divino della salvezza per tutta l’umanità. La verità scritturale sotto tutti gli aspetti e per tutti gli scopi è insostituibile. Non ci sono risorse che possano sostituire i mezzi di Dio per dare al suo popolo ciò che sa corrispondere ai suoi reali bisogni. Questa tecnica di “catturare gli occhi del popolo di Dio” basata su testi biblici mal spiegati, come l’abbondante ricompensa attraverso decime e offerte il cui vero contenuto non è adeguatamente insegnato nelle chiese, non è cristiana, non biblica e può portare molti a allontanarsi dalla Via e lasciarsi ingannare: “Guai a loro! Poiché camminavano sulla via di Caino, avidi di guadagno si gettarono nell’errore di Balaam e furono inghiottiti dalla morte nella ribellione di Cora» (Gdc 1,11).

La questione in evidenza qui riguarda l’incoraggiamento di una fede antropocentrica a scapito di quella cristocentrica, così invece di portare le persone a convincersi della propria natura peccaminosa e cercare la rigenerazione per ottenere la salvezza, usano le chiese come fonti di reddito. profitti e vantaggi sia economici che sociali (quando si parla di benefici spirituali è solo per addolcire il peso di questa verità), portando i fedeli agli stessi interessi, distogliendoli dall’obiettivo principale per cui Gesù ha dato la vita; questo è relegato su un piano secondario.

4) Quando una persona crede nel Signore Gesù ed è trasformata dal vangelo, quella persona prospera?

Sì! – Fl 4:11-13.

La Bibbia dice che chi ama Dio è prospero, perché impara da lui ad essere contento in ogni situazione, avendo molto o poco, essendo grande o piccolo. Essere ricchi non è essere finanziariamente ricchi. Avere prosperità non è avere ricchezza finanziaria. C’è molta confusione nell’uso di questo termine e dei suoi derivati.

Non tutti i credenti saranno ricchi di denaro, ma certamente sarà ricco dell’abbondante grazia di Dio sulla sua vita, perché Dio promette di dare a coloro che lo amano, gli obbediscono e confidano in lui tutto ciò di cui hanno bisogno, cioè il necessario . Non è necessariamente tutto ciò che vuoi, ma tutto ciò di cui hai bisogno che può aiutare con i bisogni, questa è prosperità. I sostenitori della teologia della prosperità usano anche queste parole, ma la loro applicazione pratica diverge da ciò che dicono perché enfatizzano sempre il ritorno finanziario.

Come si può intendere la prosperità senza essere esclusivamente da una prospettiva finanziaria? Ad esempio, invece di spendere soldi per bevande alcoliche che portano solo a trappole, invece di investire soldi in dipendenze, compulsività, atti di piacere momentaneo con conseguenze durature e dannose come sesso pervertito o adulterio, invece di impegnarsi in cose inutili, un persona, cristiana o no, prospererà agendo in contrasto con questi comportamenti. Come questo?

Una persona che investe il suo stipendio in cose redditizie, non importa se grandi o piccole, sarà prospera, perché agisce con razionalità investendo il suo denaro con saggezza, senza sprecarlo in cose futili o dannose. Questo atteggiamento apre le porte al sentiero della prosperità: sicurezza della pace interiore, pace familiare, pace spirituale, pace emotiva, pace in ogni modo. Questa è prosperità!

Quindi, se la prosperità è qualcosa di benefico, dov’è il problema con la teologia della prosperità? La risposta sta nella domanda: la teologia della prosperità predica i principi biblici esattamente come descritti? Per esempio:

a) Qualcuno si arricchisce perché è diventato evangelico, poiché nel vangelo si trovano molti miracoli?

Molti confondono la prosperità con la benedizione di Dio, come se limitasse la verità biblica, perché ci sono ricchi-poveri e ricchi-poveri. Gesù era ricco-povero o povero-ricco? L’apostolo Paolo era ricco-povero o povero-ricco? Il fatto di essere finanziariamente povero non impedisce a una persona di essere ricca di virtù, di essere spiritualmente ricca, così da poter godere di tanti doni di Dio con poche risorse economiche.

La misura della povertà o della ricchezza di una persona non è nei suoi beni materiali, nei beni che ha, nel suo conto in banca, ma in ciò che è, in ciò che fa e, ancora più forte, in quanto teme Dio. . Un pastore finanziariamente ricco che non teme Dio poiché non spiega il testo sacro secondo verità biblica, anche con l’aggravante di influenzare negativamente i suoi ascoltatori – pecore del regno di Dio che possono perdersi in mezzo all’ovile – è un pastore povero spiritualmente, povero in comunione con Dio.

A differenza dell’apostolo Paolo che, in mezzo alla sua povertà economica, ha influenzato il mondo intero con le sue parole di fede basate sulla verità del Vangelo così com’è, libero da esegesi intenzionali. Se dovesse passare attraverso il setaccio della teologia della prosperità, sarebbe certamente rimproverato per essere considerato un fallito che non è cresciuto finanziariamente perché “ha fatto qualcosa di sbagliato, non ha seguito bene quanto insegnato nella chiesa dal pastore” che, tra l’altro, ha successo finanziario. «È colpa sua e non del parroco, né della dottrina ricevuta. Colui che non ha saputo applicare adeguatamente gli insegnamenti ricevuti”.

Questa è la retorica dei relatori di teologia della prosperità per coloro che non possono smettere di essere finanziariamente poveri, non importa quanto danno in chiesa, non importa quanto prendono prestiti da offrire in chiesa, non importa quanto prelevano gli importi della carta di credito da offrire a chiesa, non importa quanto prendono dal proprio stipendio per offrire nella chiesa importi di cui avranno bisogno in seguito, non importa quanto fanno voti per offrire grandi quantità e adempierli, non importa quanto obbediscono alle istruzioni dei loro pastori fare offerte in chiesa. È questo ciò che Dio insegna nella sua parola? La parola di Dio sostiene l’ermeneutica fallace della teologia della prosperità?

b) Qualcuno si arricchisce facendo alla chiesa una cospicua offerta in denaro, sulla base dell’argomento che più una persona dà, più riceverà?

Se dai poco, riceverai poco; se dai molto, molto riceverai”, come predicano molti pastori (pastori?!) approfittando senza scrupoli del testo sacro dove sta scritto: “Chi semina poco, raccoglie poco; chi semina molto miete molto» (2 Cor 9,6).

Dio ripaga, ma non bisogna fare le cose con questo interesse. Che il ricevere Dio sia qualcosa di naturale e non premeditato. Possa la persona essere generosa e non calcolatrice! Per questo sta scritto: «Il Signore guarda il cuore» (1 Samuele 16:7). Qual è il cuore degli adepti della teologia della prosperità di fronte a questa verità biblica?

Comprendere la vera interpretazione del testo sacro in 2 Corinzi 9. Contribuire equivale a seminare: se pianti 3 semi raccoglierai 3 frutti. Quando pianta o offre, la persona riceve di più da Dio per poter offrire ancora di più perché Dio si compiace del suo atteggiamento di abnegazione, di totale distacco, di liberalità (Sal 112,9). Questo atteggiamento rivela che la persona non ha altro interesse che aiutare i bisognosi, aiutare la Chiesa ad aiutare i bisognosi; ricevere da Dio sarà qualcosa di naturale e non basato sulla comprensione che il dare riceverà. Dal momento in cui una persona sta per offrire, tenendo presente che riceverà ancora di più, non è più liberale ed è diventato egocentrico. Ha già perso la virtù dell’offerta disinteressata, ha già perso il senso della liberalità (2 Cor 9,13).

Liberalità non è dare con l’intenzione di restituire, ma dare senza l’intenzione di restituire, così che non si adatta all’orientamento malafaico che “se dai generosamente guadagnerai ancora di più; se dai molto guadagnerai ancora di più” – il significato della subordinata avverbiale condizionale perde di pregio rispetto al significato dato dalla proposizione principale. Dov’è la liberalità in questo? Liberalità significa generosità, cioè distacco dal denaro che si rivela nell’atteggiamento di chi offre qualcosa o un’offerta nella chiesa “senza aspettarsi nulla in cambio”; non fa un’offerta cercando un maggiore ritorno finanziario.

Pertanto, il problema non è necessariamente il ritorno economico, ma la visione di questo ritorno, l’intenzione di questa offerta, la motivazione per fare questa donazione in chiesa. Questo è il problema!!! Dov’è prosperità in questo? Dov’è il distacco in questo? Dov’è la liberalità in questo? In altre parole, le interpretazioni errate del testo biblico sono evidenti, a fronte di esegesi errate e parziali, molto lontane da ciò che il testo vuole veramente significare. Non illuderti!!! Il vero cristiano può chiedere a Dio il dono del discernimento degli spiriti per non lasciarsi ingannare dai falsi profeti, che usano la parola di Dio a proprio piacimento, usurpando il vero significato dei testi scritturali.

c) I donatori di chiese possono sperimentare la moltiplicazione del loro denaro negoziando con Dio?

Solo perché Gesù ha moltiplicato pani e pesci non significa che debba moltiplicare i suoi soldi!!!

In questo contesto religioso, non di pura fede, ma di piccoli interessi, i miracoli della moltiplicazione (2 Re 4,42-44; Mt 14,20-21; 15,36-38) di cui molti si servono per rafforzare la teologia di prosperità che tanto difendono con chiodi, denti e argomentazioni fallaci non vengono mai spiegate alla luce del vero scopo biblico: la salvezza dell’umanità per opera di Dio che, come Logos incarnato – Gesù, è il Pane della vita (Gv 6 :33-35) che pone fine alla fame fisica, spirituale, emotiva – dà vita al mondo che lo riceve come alimento vivo che soddisfa tutti i bisogni mediante la fede. I bisogni non sono vanità; sono bisogni. Questo è ciò che molti non riescono a capire e si affidano ancora a cattivi interpreti per ingannarli sulle vere pratiche di Gesù, sulle sue ragioni e sui suoi obiettivi. Perché, allora, non insegnano questa verità, che essendo in comunione con Dio si ha tutto ciò che si “bisogna”, nient’altro che ciò che è necessario; ciò che è necessario è ciò che è necessario e di ciò bisogna accontentarsi (1 Tm 6,8); tuttavia, chi è disposto ad ascoltare questa verità ea sentirsi pienamente benedetto da Dio?!

La verità è che se Dio vuole dare di più, al di là di ciò che qualcuno ha già, lo farà a prescindere dalle offerte o da qualsiasi servizio svolto nel suo regno con secondi fini. Inoltre, Dio non è un agente assicurativo in cui si investe a scopo di lucro, né è un cameriere pronto a servirci con uno schiocco di dita. Dio non è obbligato a moltiplicare il denaro di nessuno per fare offerte grandi o piccole. Dio benedice chi vuole indipendentemente dalle sue azioni (Rm 9,18; Mt 5,45).

Infine, se qualcuno è in chiesa con questi pensieri di ricevere e ricevere sempre di più, chi va in chiesa per le benedizioni invece di andare a cercare il Proprietario della benedizione, infatti non ha intenzione di stare con Dio. , ma solo di esplorare Dio. Chi ha questi meschini scopi ha già ricevuto la sua ricompensa (Mt 6,2): coloro che fanno offerte per comparire davanti a uomini “religiosi” (coloro che si dichiarano servi di Dio, ma sono servi di tasca; schiavi di metallo vile , ma non di Cristo [1 Cor 7,21-23]) e di coloro che fanno offerte con l’intenzione meschina di raccogliere profitti in aggiunta alle offerte – e non si può servire Dio con quella mente e quel cuore, perché ciò non è in secondo i propositi divini, ma con l’idolatria di mammona (Mt 6,24).

La fede biblica è confidare in Dio e non ricevere doni (Ger 17,7). Essere benedetti è una conseguenza della fede e della comunione con Dio.

Frame 27 – Estratto dal video “A Life of Prosperity” a 1:00:17h

Panhei um dinheiro emprestado (CDC) pra trazer pra igreja porque eu não tinha… na campanha que nós fizemos aqui. (…) [Deus falou para ele:] A sua semente frutificou na sua vida.

Fonte: Estratto dal video “Una vita di prosperità”. Silas Malafaia Ufficiale (2018)

Risposta argomentativa:

Dapprima dice che dopo aver offerto nulla di buono gli successe se non un debito che durò fino all’anno successivo, e che dopo qualche tempo iniziò a dare i suoi frutti, perché solo in seguito seppe che ciò che si pianta oggi ha un tempo di maturazione. Cioè, offrirai oggi, ma non garantisce che raccoglierai domani; c’è solo una promessa di prosperità, ma nessuna garanzia di prosperità immediata. Non hai soldi da dare? Prendi un prestito per farlo, perché col tempo raccoglierai i frutti. Anche se con lui è andata diversamente secondo il resoconto della seconda esperienza di seguito:

Malafaia ricordando un’esperienza:

Frame 28 – Estratto dal video “A Life of Prosperity” a 1:03:25h

Mas lá no meu coração disse assim: ‘Dê a maior oferta que você já deu até hoje’. Tá amarrado, Satanás. Diabo, tu ta falando aqui dentro da igreja?! (ele ri) Capeta, sai!!! Aqui no meu coração: ‘Dê a maior oferta que você já deu até hoje na sua vida’. Eu falei: Não, não posso. ‘Você ouviu a palavra? A fé vem pelo ouvir e ouvir a palavra. Você pode crer. Você não tá apertado? Então essa é a melhor hora de você semear’. Vou fazer uma maluquice aqui. E aí eu fui me lembrar qual foi a maior oferta que eu já tinha dado no meu ministério e me lembrei que foi R$100.000,00. Eu tô ficando maluco; a minha oferta tem que ser maior do que R$100.000,00. ‘Uma vozinha disse: Você tem trinta dias pra efetuar a oferta’. Não, tem que ser agora. Peguei meu talão de cheque (…) R$ 120.000,00; tinha que ser maior do que R$100.000,00. Fui lá na frente, botei o envelope, o pastor orou. (…) Uma irmã me pegou pelo braço e disse assim: ‘Eu e meu marido decidimos mandar R$60.000,00 pro seu ministério’. Ela (a oferta) não demorou um minuto depois da oração. No outro dia de manhã, (…) eu abri o bilhete e tava escrito assim: ‘Mês que vem, eu vou enviar R$87.000,00 pra ajudar na compra da propriedade’. Em menos de doze horas (…) soma, irmão, R$60.000,00 com R$87.000,00 são R$147.000,00 e o Espírito Santo falou ao meu coração: ‘Isso é só o princípio’. Irmãos, em nome do Senhor Jesus, receba aqui essa palavra porque Deus quer fazer isso na tua vida. Deus quer que a tua semente frutifique.” (1:08:47 – palmas, mas nem todos).

Fonte: Estratto dal video “Una vita di prosperità”. Silas Malafaia Ufficiale (2018)

Risposta argomentativa:

Nella prima esperienza si è indebitato enorme per aver deciso di fare un’offerta basata su un prestito bancario. La mente è già preparata per colui che non offre e non riceve nulla in cambio come colui il cui debito si estendeva fino all’anno successivo; cioè l’ascoltatore penserà: “Oh, se è successo a lui, succederà a me; Persevero. Perciò offrirò, farò lo stesso, prenderò un prestito…”. Tuttavia, nella seconda esperienza ha ricevuto indietro 147mila fino al giorno successivo. Che esempio! Ecco un ossimoro che prepara il cuore a non ricevere ea ricevere. cioè, non c’è garanzia di nulla, come se tutto il tuo discorso precedente non potesse confermare il rendimento redditizio che suggerisce. Con lui è successo subito dopo l’offerta, e il giorno dopo è rimasto, ma con altri potrebbe essere domani o molto tempo dopo, o mai più, a seconda che la persona stia facendo le cose bene o meno. In effetti, ha fatto la cosa giusta in entrambi gli esperimenti? Questo è esattamente ciò che Dio richiede all’offerente, per fare un CDC o dare un assegno il cui conto non copra l’importo determinato “con l’uovo nella gallina”, cioè, contando su qualcosa di incerto, nell’aspettativa che poi “Dio fornirà “il valore del conto? Non sarebbe questo tentare Dio (Mt 4,7)? Ogni volta che qualcuno agisce di proposito con la consapevolezza di non poter soddisfare una richiesta a cui si sottomette, ma tuttavia la mette in pratica nella speranza che Dio la soddisfi e perdoni la sua incursione nel buio, sta tentando Dio. . Tentare Dio potrebbe essere sinonimo di fede?!

Dio fa davvero miracoli, prospera, ricompensa. Dio è colui che conosce tutte le cose; le persone immaginano. Ma è certo che Dio agisce con ciascuno in modo personale e speciale secondo la sua onniscienza e giustizia. L’esperienza con Dio non sarà mai una “ricetta della torta”. Su questo sembra essere d’accordo, perché a 59:48 dice: “Non sto dicendo a nessuno di farlo; Sto dicendo ‘Io, Silas Malafaia’”. Pertanto, niente di meglio che essere attenti alla voce di Dio su come parlerà al tuo cuore per fare una certa offerta nella tua chiesa. Per quanto utile e istruttiva sia una testimonianza, non può essere seguita anche da un’altra persona, a meno che Dio non la riveli al tuo cuore.

Non puoi andare in giro cercando di imitare il successo degli altri, perché ciò che funziona per uno non è sempre buono per un altro o ciò che Dio ti ha detto, parlerà lo stesso per un altro. Pertanto, per quanto abbia assunto che questa fosse la sua posizione, è comunque induttivo. La verità è che Gesù non usava un metodo induttivo, ma faceva guardare dentro di sé e non verso gli altri. Malafaia si è protetto dicendo che non stava ordinando a nessuno di fare come lui, ma avrebbe potuto fare di meglio, guidando la Chiesa ad agire così: “Questa è la mia esperienza, ma dovete ascoltare ciò che dirà Dio al tuo cuore dopo questo mio messaggio; non tenerlo a mente, no. Prega e ascolta la voce di Dio, perché può darsi che ti dica che non vuole che tu offra denaro in chiesa, ma che hai un altro modo di offrirgli il tuo servizio in chiesa o anche fuori di essa in suo nome ; per esempio, facendo lavori di strada come predicare, aiutare negli ospedali, nelle carceri, nelle comunità, ecc. Non si sa esattamente quale opera Dio vuole che facciamo finché non riceviamo direttamente da Lui, Dio stesso, la direzione da seguire, il modo di agire, la cosa giusta da fare”.

È bene che ogni testimonianza si concluda con il chiarimento che è una risposta divina a una manifestazione di fede; Che sia sempre per incoraggiare la fede. Ciascuno cerchi Dio e riceva da lui istruzioni su ciò che si deve effettivamente fare nel suo regno e in determinate circostanze della vita personale (Sal 32,8). Altrimenti tutti lasceranno una chiesa volendo fare la stessa cosa che hanno sentito e il risultato non sarà sempre soddisfacente perché non sempre corrisponderà a quanto ci si aspettava. Da lì alla disillusione e al conseguente allontanamento da Dio è un salto:

Quanto a estes pequeninos que creem em mim, se alguém for culpado de um deles me abandonar, seria melhor para essa pessoa que ela fosse jogada no lugar mais fundo do mar, com uma pedra grande amarrada no pescoço. Ai do mundo por causa das coisas que fazem com que as pessoas me abandonem! Essas coisas têm de acontecer, mas ai do culpado! (Mt 18:6,7).

Piccoli: non solo bambini, ma anche altri seguaci di Gesù che erano «deboli nella fede», cioè persone la cui fede non era ancora forte e matura (1 Cor 8,9). La chiesa di Gesù è piena di persone in questa condizione di fragilità spirituale e di immaturità cristiana, così che ogni delusione derivante dalla mancanza di comprensione è motivo sufficiente per lasciare la chiesa, non l’edificio fisico, ma la chiesa spirituale che corrisponde alla Sposa di Cristo che sia sostenuto dalla fede e non dalle risorse umane.

Circa 2 Cronache 20:20:

Frame 29 – Estratto dal video “A Life of Prosperity” a 1:12:07h

“Crede nos seus profetas e prosperareis”. Eu sou profeta de Deus para tua vida aqui essa noite. (…) vc vai pedir um dinheiro emprestado… e vai plantar na tua igreja (…) não vou dizer pra você que vai ser na semana seguinte… você vai colher.

Fonte: Estratto dal video “Una vita di prosperità”. Silas Malafaia Ufficiale (2018)

Risposta argomentativa:

Sono il profeta di Dio per la tua vita.

Che effetto può avere questa dichiarazione di auto-diritto su un ascoltatore? È naturale sentirsi obbligati a obbedire alla voce del proprio interlocutore, soprattutto quando si tratta di un pastore che predica la parola di Dio all’interno della chiesa nel bel mezzo di un servizio. Naturalmente, la tendenza dell’ascoltatore in questo caso sarà quella di cercare di obbedire al pastore in tutte le sue istruzioni per paura di ribellarsi alla parola ascoltata perché crede che tali istruzioni giungano direttamente dalla bocca di Dio nella bocca del sedicente profeta.

Tuttavia, il falso profeta tende sempre a incolpare i suoi seguaci per i suoi fallimenti. Affermano categoricamente che la colpa di non ottenere le cose è sempre del credente che non crede abbastanza, che la sua fede è debole, perché le parole e le indicazioni del pastore sono sempre perfette. Interessante l’argomentazione di Malafaia (a 3 e 6 minuti del suddetto video): “L’unico modo per avere una vita di prosperità (…) per non mancare e anche per risparmiare è essere liberali. ‘Ehi, pastore, perché non funziona per me? Perché faccio un’offerta e non funziona?” Forse non hai gli atteggiamenti giusti; forse è questo il motivo. Oggi imparerai cos’è veramente l’offerta. Quali sono i tuoi atteggiamenti? Forse qui ti sbagli: fai anche un’offerta, ma i tuoi atteggiamenti non sono atteggiamenti reali e corretti come dice la Bibbia nell’atto del dare ed è per questo che non hai risultato. Sei pronto, tesoro?!”

La solita retorica! La colpa è sempre dell’offerente che viene “accusato” di aver fatto qualcosa di sbagliato!!! Gesù accusa qualcuno? Chi di solito fa accuse?

Inoltre, una persona sa quando ha una chiamata da Dio, ed è vero; un’esperienza personale che nessuno può conoscere, solo io e Dio, e quindi nessuno può confutarla. Questa però è una cosa di cui una persona non si vanta, riempiendosi la bocca per dichiarare al mondo che è profeta di Dio, che ha una vocazione divina, perché chi ce l’ha, Dio lo sa e chiunque comprende senza dover dire qualcosa. . Allora perché continuare a cercare di instillarlo nella mente degli altri se è qualcosa che accade spontaneamente per potere di Dio?

Frame 30 – Estratto dal video “A Life of Prosperity” a 1:13:10h

Eu vou emprestar pra quinze de vocês, R$20,00, pra quem quiser, pra cada um de vocês que levantaram a mão que tá desempregado, e quando essa semente frutificar, você vai me devolver. Eu vou emprestar pra vinte, quer? Então, vem. Não tô dando; tô te emprestando. Você vai plantar essa semente (palmas). Vou diminuir pela quantidade. Tome; é pra plantar. Você não é membro dessa igreja, então não dê isso aqui agora; se você é membro daqui vai plantar agora; se não é membro daqui, vai plantar lá na sua igreja. O capeta vai arrumar mil coisas pra tu gastar esses dez conto. To avisando pra vocês: o capeta vai arrumar mil coisas pra você gastar esses dez conto. Não to dando nada pra ninguém; to emprestando. E a quem eu to dando você vai contar o que Deus vai fazer no tempo de Deus, (palmas). Eu vou emprestar pra vinte, pra quinze. Você vai plantar essa semente (aplaudem-no ao dar dinheiro para a igreja). Não to dando nada; to emprestando.

Fonte: Estratto dal video “Una vita di prosperità”. Silas Malafaia Ufficiale (2018)

Risposta argomentativa:

Se incoraggiasse le persone a prendere in prestito denaro, sarebbe lodevole che abbia avuto la brillante idea di prestare lui stesso denaro ai suoi ascoltatori. Facevano questo patto “con lui, per lui il focus è su di lui” – Malafaia –, un patto, un patto con lui per restituirglielo dopo la mietitura; un patto con un uomo e non con Dio.

Se vocês emprestam somente para aqueles que vocês acham que vão lhes pagar, o que é que estão fazendo demais? Até as pessoas de má fama emprestam aos que têm má fama, para receber de volta o que emprestaram. Façam o contrário: amem os seus inimigos e façam o bem para eles. Emprestem e não esperem receber de volta o que emprestaram e assim vocês terão uma grande recompensa e serão filhos do Deus Altíssimo (Lc 6:34,35).

Presta denaro alla chiesa perché possa piantare e, dopo che ha portato frutto, restituirle ciò che ha prestato. Questo di per sé contraddice il testo biblico di cui sopra. Inoltre, è un piccolo e improvviso investimento strategico per raggiungere un obiettivo molto più grande, qualcosa di impercettibile ad orecchio nudo. Occorre essere attenti, cosa che molti preferiscono non prendersi la briga di fare: è più facile rimanere negligenti perché si preferisce credere che si farà bene in qualcosa che attivare ed esercitare l’ascolto spirituale che rivela anche la verità se non è compatibile con un’attesa momentanea.

Eppure, contrariamente al testo sacro, “Non prenderai in prestito. E il Signore ti farà capo e non coda; e sarai solo al di sopra e non al di sotto, quando avrai obbedito ai comandamenti del Signore tuo Dio” (Dt 28,12.13), indusse molti del popolo di Dio ad alzarsi e ad abbassarsi davanti alla congregazione per prendere in prestito denaro, perché non sono stati guidati secondo questa parola di divina esortazione, ponendosi al di fuori della parola di Dio. Anche se c’è peccato o errore nella vita di un credente, non c’è bisogno di esporsi a chi non può fare a meno di Dio. Uno si offrì di prestare, ma la mostra era davanti a molti che non avevano nulla a che fare con l’impresa. La predicazione che avrebbe dovuto fare, non l’ha fatto. “Noi non siamo come molti che fanno della parola di Dio un articolo di commercio, che trasmettono il messaggio di Dio come se facessero affari. Al contrario, è stato Dio che ci ha mandato, e perciò annunziamo la sua parola alla sua presenza, come messaggeri di Cristo, nella sincerità e con l’autorità di Cristo, sapendo che Dio ci guarda» (2 Cor 2,17).

Poiché dal testo biblico si evince che la fede viene dall’ascolto, occorre stare attenti a ciò che si ascolta, poiché, attraverso l’udito, si registra nella mente e nel cuore che non sempre ha a che fare con il messaggio che è annunziato dal comando di Cristo (Rm 10,17). Questo può avere conseguenze dannose per la vita spirituale davanti a Dio. Come sarebbe ascoltare la voce dell’uomo sulla voce di Dio? Sarebbe non ricevere la giusta direzione o guida che rifletta la parola rivelata di Dio, cioè un discorso evangelistico basato proprio sul testo biblico senza interventi umani, poiché la fede non viene dall’uomo, ma da Dio. I trucchi argomentativi non riflettono l’essenza della parola di Dio. Tuttavia, le pecore vigili e prudenti conoscono la voce del pastore e sanno distinguerla da una voce che suona strana. (Giovanni 10:14). Le loro orecchie spirituali capiscono ciò che lo Spirito sta dicendo loro, quindi non sono confuse.

5. RISULTATI

Tenendo conto delle dottrine cristiane, è necessario chiedersi se sono coerenti con gli insegnamenti contenuti nelle Sacre Scritture, sulla base della coerenza degli argomenti proposti rispetto ai testi biblici; ci deve essere armonia tra ciò che si comprende e ciò che è effettivamente scritto per non nuocere alla predicazione della Parola di Dio. Se un insegnamento si basa su un testo biblico, anche se la sua interpretazione non ispira fiducia perché contraddice i principi scritturali, il solo fatto che abbia una base biblica è sufficiente a sostenere le parole del suo mittente. È vero che la Parola di Dio insegna grandi verità come la guarigione, il provvedere ai bisogni, la fede e l’autorità dei credenti, ma richiede anche che la mente del cristiano sia disciplinata riguardo alla struttura dell’insegnamento totale della Scrittura, non a contesti separati o versetti della Bibbia nel suo insieme, come applicazione di testi fuori contesto, che possono portare ad abusi riguardo alle grandi verità della Parola di Dio e questo causerà seri problemi. (CONSIGLIO GENERALE DELLE ASSEMBLEE DI DIO, 1980, p. 9).

I risultati ottenuti indicano che i dati osservati presentano divergenze tra ciò che si sostiene a favore della Teologia della Prosperità e ciò che si presume biblicamente accettato quando, in realtà, esistono conflitti di interpretazioni riguardo ai testi biblici. C’è un grado di disaccordo tra questi due fattori che rivela le difficoltà interpretative dei testi studiati. Ciò implica la necessità di continuare l’analisi di questo argomento poiché non si limita al caso specifico del video in analisi e dei testi qui studiati.

6. CONSIDERAZIONI FINALI

Perché la Teologia della Prosperità non è biblicamente accettata? Teologia della prosperità?! Di quale prosperità si tratta questa teologia? Si occupa solo della prosperità materiale, che comporta guadagni finanziari, ricchezze e altri risultati simili, a scapito della prosperità morale – che implica il miglioramento del carattere e della personalità, la prosperità emotiva – che implica la saggezza per affrontare circostanze che scuotono le emozioni, la prosperità sentimentale – che implica la disposizione mentale a gestire bene i sentimenti attraverso reazioni positive. Il testo biblico, nella sua interezza, cerca di guidare i suoi lettori in questo senso di miglioramento dell’essere al di sopra dei valori materiali, perché non sono le ricchezze materiali a nobilitare la persona, ma ciò che è e come reagisce alle intemperie della vita, qualcosa che nessun denaro al mondo può fornire a nessuno. Come dice Rossi (2015), questo tipo di teologia produce un tipo di società in cui gli unici valori sono la convenienza e il profitto, dove le persone conoscono il prezzo di tutto ma non conoscono il valore di niente, dove le cose sono amate. e persone manipolate. La Bibbia ispira le persone ad applicare la legge dell’essere sull’avere, ma la Teologia della Prosperità contrasta con questo principio.

La teologia della prosperità non è biblicamente accettata perché, come descritto in Biblical Answers (2022), la teologia della prosperità è un’eresia che promette molta ricchezza e successo materiale a coloro che hanno fede in Dio; tuttavia, contrariamente a questa affermazione, secondo la Bibbia ci sono cose molto più importanti dei beni materiali. Questa teologia insegna che essere credenti implica uno scambio commerciale in modo che se si investe in Dio, Dio restituisce di più. Oltre a non essere in sintonia con il testo sacro, queste parole non si applicano alla realtà pratica della vita del cristiano, che è nota a tutti. Tra le varie idee sbagliate trovate da Vinicius (2021) in Teologia della prosperità, considerare che la prosperità è una priorità del Vangelo contraddice la verità biblica secondo cui il messaggio principale del Vangelo è presentare il piano di salvezza di Dio all’umanità che è corrotta dal peccato. Lo stesso testo biblico corrobora questa verità quando sottolinea che se un uomo perde la sua anima, sarà inutile guadagnare il mondo intero (Mc 8,36). Così Vinicio (ibid.) dice che se è necessario che qualcuno attraversi difficoltà terrene per ottenere la vita eterna, Dio non impedirà che accadano. Pertanto, si conclude che la teologia della prosperità è una teologia non biblica.

È facile parlare della prosperità di Abramo mentre Malafaia parla nel video che viene studiato a 38:20 m, e di voler godere delle benedizioni materiali e delle ricchezze abramitiche, ma quasi nessuno vuole vivere l’esperienza di Abramo quando ricevette da Dio l’ordine di uccidere il proprio figlio (Gen 22,2). Quanti non possono consegnare nemmeno una piccola merce, un bene transitorio, per non parlare di un essere preciso come un bambino!

È facile parlare della prosperità di Giobbe, ma quasi nessuno vuole vivere l’esperienza di Giobbe di resistere e perseverare nella fede in Dio nonostante tutte le sofferenze e tutte le angosce e tutti i dolori e tutte le perdite che ha vissuto.

Molti predicatori desiderano avere il rispetto e l’ammirazione dei profeti di Dio, degli apostoli di Gesù, i veri uomini di Dio per le rivelazioni e l’autorità che hanno ricevuto da lui, così come di molti altri oltre ai personaggi biblici, ma nessuno vuole pagare il prezzo che hanno pagato per essere ciò che erano (e ciò che sono).

È molto facile desiderare la felicità che ora si vede nella vita di qualcuno, ma nessuno vuole passare attraverso quello che ha passato per arrivarci.

La teologia della prosperità si occupa di parlare della prosperità e delle gioie che ne derivano, ma non delle sofferenze che la precedono. L’essere cristiano presuppone naturalmente l’accoglienza di conquiste, ma anche di esperienze dolorose, perché l’uomo non vivrà di solo pane, come ha detto Gesù Cristo, nel quale ogni cristiano dovrebbe guardare come primo esempio, oltre ad essere guidato a rendere grazie per tutto, cioè per ogni circostanza della vita (Mt 4,4; 1Ts 5,18).

Le ricompense della semina possono verificarsi in relazione a questa vita presente, vita eterna o entrambe. Ciò che l’apostolo Paolo vuole sottolineare riguardo alla legge della semina è che i credenti di Cristo danno gratuitamente, il che significa non essere legati ad alcun tipo di azione egoistica come il dare per ricevere in cambio molto di più, che sarebbe un atto di cupidigia , qualcosa che si discosta dai comandamenti divini. Pertanto, non intende manipolare i credenti affinché diano molto per ricevere molto di più, ma intende stabilire la verità che raccogli ciò che semini e nella stessa proporzione rispetto alla restituzione di ciò che pratichi. Ciò non è specificamente legato al problema del dare denaro alla chiesa, ma principalmente a ciò che viene fatto per la messe nel regno di Dio riguardo a ciò che viene dato o offerto come virtù descritte nel testo sacro per raggiungere le anime . . , e non si tratta solo di denaro, ma di cure spirituali, emotive, attraverso la donazione volontaria della Parola di Dio al cuore bisognoso.

Il vero credente ha bisogno di donarsi senza riluttanza, con buona volontà, essendo la sua offerta un atto volitivo (2 Cor 9,7), e non per pressione, costrizione o compulsiva sotto la mentalità carnale che deve dare per ricevere. Dio stesso non è contento di un simile atteggiamento. Quanti in questo momento di offerta in chiesa non devono dare e si sentono costretti dalla vergogna, dal sentimento di inferiorità? Quanti devono dare e lo fanno solo per guadagnare ancora di più? Quanti lo fanno per paura delle citazioni bibliche di Malachia 3:11, Gioele 1:4 ecc. di cui si approfittano molti predicatori in difesa della decima, che spaventano i fedeli con la minaccia di derubare Dio, disprezzando i suoi comandamenti, se non lo fanno? Non insegnano propriamente la differenza nell’applicazione della decima nell’Antico e nel Nuovo Testamento, un argomento così vasto e così ricco da discutere le virtù e gli svantaggi derivanti dal modo in cui si sviluppa la sua pratica.

Quando il denaro viene donato nella chiesa sotto questo cattivo orientamento, è una forma involontaria di donazione, di resa, quando il tuo cuore vorrebbe farlo in un altro modo come donare direttamente ai poveri della comunità, a un parente bisognoso , ma finisce per dare lì ciò che ha voluto dare ad un altro, il che avrebbe lo stesso effetto davanti a Dio; così facendo, faresti certamente Dio e compiacere il tuo cuore più che dare forzatamente alla chiesa per compiacere i pastori per colpa o per paura di essere condannati, imbarazzo spiegato in 2 Corinzi 9:7. La verità in tutto questo è che nessun cristiano che crede in Cristo dovrebbe soccombere alle parole contraffatte di pastori che distorcono l’insegnamento biblico sulla questione delle decime e delle offerte per interesse personale perché prendono di mira la chiesa come fonte di profitto. È la voce di Dio che va ascoltata e non la voce dei religiosi che sono guidati dalle tradizioni, dalla religiosità e dal legalismo. Queste cose non corrispondono alla grazia salvifica e liberatrice di Gesù che non rende schiavo il credente per paura della condanna, come insinuano i pastori che somigliano per certi aspetti a ciò che Dio chiama Terrore da tutte le parti (Ger 20,1).

Cosa è stato piantato con l’intenzione di raccogliere cosa? Dio conosce le intenzioni di ogni cuore (Pr 21,2; Rm 8,27) e non si fa beffe: chi semina per la carne raccoglie ciò che viene dalla carne (Gal 6,7-9). Come si sviluppa la semina dei pastori evangelici, attraverso discorsi, corrispondenti a quali dottrine? Molti discorsi si basano su dottrine non bibliche come la teologia della prosperità che non tratta della fedeltà al testo biblico nei termini del suo vero significato secondo i suoi contesti, considerando le differenze di applicazione riguardanti i tempi della legge e della grazia; intendono continuare a praticare la legge religiosa della decima a detrimento del vangelo della grazia – la pratica dell’obbedienza alla legge come conseguenza e non come causa – con il vile scopo dell’arricchimento materiale a detrimento di quello spirituale.

Ma chi potrebbe insegnare correttamente queste dispense non lo fa a proprio vantaggio: il nuovo si avvale del vecchio in ciò che è conveniente, disattendendo il principio di liceità in cui non tutto conviene (1 Cor 6,12) come il decima, che è biblica, per quanto riguarda il tempo della legge, ma che non è opportuna nel tempo della grazia, poiché Cristo ha già compiuto la legge in tutti i sensi, cioè nei suoi aspetti cerimoniali, civili e morali . Continuare a predicare l’obbligo della decima equivale a crocifiggere Cristo in tutti i servizi che ne compiono l’elevazione. Non insegnare correttamente la decima equivale a incorrere nel peccato di omissione non facendo ciò che la parola di Dio insegna a fare; adempiono i precetti cerimoniali della legge, trascurando di essere fedeli alle regole dell’amore, della giustizia e della misericordia di Dio che sono eterne, giuste e indispensabili (Mt 23,23; 2 Cor 9,7). Molti, purtroppo, si mostrano obbedienti a Cristo, ma, di fatto, non accettano le sue parole di benedizione e, quindi, non vengono guariti e restano nell’errore e nel peccato, rischiando la propria salvezza e minacciando la salvezza degli altri che non sono in grado di discernere i suoi insegnamenti.

Il cristiano potenziato dalla grazia di Dio persevera nell’essere pio attraverso un discorso buono e utile la cui virtù può rafforzare e curare il credente da vari mali, sempre disposto a fare ciò che è opportuno secondo il testo sacro nella sua pienezza, basato sulla sapienza, la potenza e autorità di Dio attraverso le incessanti forniture della sua grazia. Quindi, come veri cristiani spirituali i cui atteggiamenti corrispondono fedelmente alle ordinanze divine, predicano la parola di Dio ai bisognosi, deboli, amareggiati, come un atto medicinale che nessun denaro può comprare. I loro vari doni e ministeri dati da Dio forniscono la speranza di un’abbondante provvidenza per i credenti nel vivificante vangelo di Gesù.

Dio ha risentimenti contro il suo popolo che tollera in mezzo a loro dottrine che divergono dalla sua verità, portando il suo popolo a inciampare in vari tipi di peccati: adorazione di strani dei come immagini, attaccamento a oggetti mistici come amuleti protettivi, avidità di denaro all’interno della chiesa stessa come raccolta di decime e offerte per rifornire la tasca del capo, immoralità sessuale come fornicazione e adulterio e azioni simili (Ap 2,14). Con certe azioni provocarono l’ira del Signore, e perciò si sparse la peste in mezzo a loro (Sal 106,29). Coloro che non credono al messaggio secondo la volontà di Dio per loro inciampano, che vi disobbediscono, che non ascoltano la parola di Dio, perché a questo erano destinati (1 Pt 2,7.8). Dio è Dio e da lui emana ogni potere, quindi la sua giustizia ricade su chiunque fa il bene o il male. Ed è necessario comprendere che questa giustizia si stabilisce secondo le azioni di ciascuno che è responsabile delle proprie azioni (Ez 18).

I servitori di Dio che operano nella chiesa dovrebbero conservare la conoscenza di Dio affinché il popolo impari le sue leggi, guidandolo come idonei messaggeri del Signore che annunciano la sua verità. Tuttavia, abbandonano le vie del Signore, portando molti del suo popolo a intraprendere strade malvagie, a cadere nel peccato. Rompono il patto di Dio disobbedendogli e predicando inavvertitamente la sua parola, così che tutti infrangono la verità divina come registrata nelle Sacre Scritture. Pertanto, non accettano il rimprovero e, di conseguenza, non hanno la capacità di rimproverare chi si discosta dalla parola di Dio. (Mal 2,4-9).

È a causa delle azioni malvagie dell’uomo che Dio manda il suo angelo distruttore, e non perché non abbia omesso di offrire denaro nella chiesa, ma quelle azioni malvagie possono puntualmente riferirsi all’offerta con l’interesse del profitto in cambio, di ricevere di più in cambio, e non come gratitudine a Dio per ciò che ha già ricevuto o per il sentimento disinteressato di aiutare gli altri e di essere così graditi agli occhi di Dio. Tutte queste cose accadono alle persone come lezioni oggettuali per metterle in guardia contro la loro pratica, per servire da monito al popolo di Dio, considerando la fine dei tempi secondo il testo biblico. (1 Cor 10,8-13).

RIFERIMENTI

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CAMPOS, Leonildo Silveira. Teatro, templo e mercado: organização e marketing de um empreendimento neopentecostal. Petrópolis: Vozes; São Paulo: Simpósio; São Bernardo do Campo: Umesp, 1997.

CAPRILES, Alan. Igreja Bíblica Cristã. Onde está o erro na Teologia da Prosperidade.   2022. Disponível em: <https://igrejabiblicacrista.org/onde-esta-o-erro-na-teologia-da-prosperidade.html> Acesso em: 06 mai. 2022.

Diário Oficial da União – Seção 1 – 19/12/2014, Página 1 (Publicação Original) Câmara dos Deputados – Legislação. Legislação Informatizada – DECRETO LEGISLATIVO Nº 276, DE 2014 – Publicação Original. Disponível em: <https://www2.camara.leg.br/legin/fed/decleg/2014/decretolegislativo-276-18-dezembro-2014-779806-publicacaooriginal-145682-pl.html>

FERGUSON, Everett. Encyclopedia of Early Christianity. USA: Routledge, 2013

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HUNT, Stephen. Winning Ways: Globalisation and the Impact of the Health and Wealth Gospel. Journal of Contemporary Religion, Vol. 15, No. 3, 2000 Disponível em: https://web.archive.org/web/20121004013111/http://www.wlu.ca/documents/6500/Winning_Ways_Globalisation.pdf Acesso em: 05 mai. 2022.

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PIERATT, Alan B. O evangelho da prosperidade. Tradução: Robinson Malkomes. São Paulo: Vida Nova, 1993.

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ROSSI, Luiz Alexandre Solano. A Bíblia reinterpretada pela teologia da prosperidade. Revista Vida Pastoral. Ano 56. Nº. 303. 2015. Disponível em: <https://www.vidapastoral.com.br/artigos/temas-teologicos/a-biblia-reinterpretada-pela-teologia-da-prosperidade/>. Acesso em: 07 mai. 2022.

SAMPIERI, Roberto Hernández, COLLADO, Carlos Fernández. LUCIO, María del Pilar Baptista. Metodologia de pesquisa. Tradução: Daisy Vaz de Moraes. 5ª ed. Porto Alegre: Penso, 2013

SILAS MALAFAIA OFICIAL. Pastor Silas Malafaia – uma vida de prosperidade. 24/09/2018. Vídeo disponível no canal YouTube em: <https://www.youtube.com/watch?v=GmHgRmoaMTg>

VINICIUS, Samuel. Teologia da Prosperidade: é bíblica ou heresia? Descubra tudo o que você precisa saber! 2021. Disponível em: <https://vamosprosperar.com/teologia-da-prosperidade/>. Acesso em: 07 mai.2022.

WALLIN, Claudia. BBC News – Brasil. Suécia, o país onde deputados não têm assessores, dormem em quitinete e pagam pelo cafezinho. 16/02/2019. Disponível em: <https://www.bbc.com/portuguese/internacional-47198240>

YOUVERSION. Versões da Bíblia. Disponível em: <https://www.bible.com/pt/versions>

YOUVERSION. Versões da Bíblia. 1 Coríntios 8. Disponível em: <https://www.bible.com/pt/bible/211/1CO.8.NTLH>. Acesso em: 11 mai.2022.

YOUVERSION. Versões da Bíblia. 1 Timóteo 6. Disponível em: <https://www.bible.com/pt/bible/211/1TI.6.NTLH>. Acesso em: 11 mai.2022.

APPENDICE A – LIBRI DELLA BIBBIA E ABBREVIAZIONI

Tabella 1 – Libri dell’Antico e del Nuovo Testamento

LIBRI DELLA BIBBIA E ABBREVIAZIONI
VECCHIA PROVA NUOVO TESTAMENTO
Libro/Abbreviazione/Capitoli Libro/Abbreviazione/Capitoli
Gênesis Gn 50 Eclesiastes Ec 12 Mateus Mt 28 Tiago Tg 5
Êxodo Êx 40 Cantares Ct 8 Marcos Mc 16 1 Pedro 1 Pe 5
Levítico Lv 27 Isaías Is 66 Lucas Lc 24 2 Pedro 2 Pe 3
Números Nm 36 Jeremias Jr 52 João Jo 21 1 João 1 Jo 5
Deuteronômio Dt 34 Lamentações Lm 5 Atos At 28 2 João 2 Jo 1
Josué Js 24 Ezequiel Ez 48 Romanos Rm 16 3 João 3 Jo 1
Juízes Jz 21 Daniel Dn 12 1 Coríntios 1 Co 16 Judas Jd 1
Rute Rt 4 Oseias Os 14 2 Coríntios 2 Co 13 Apocalipse Ap 22
1 Samuel 1 Sm 31 Joel Jl 3 Gálatas Gl 6
2 Samuel 2 Sm 24 Amós Am 9 Efésios Ef 6
1 Reis 1Rs 22 Obadias Ob 1 Filipenses Fp 4
2 Reis 2 Rs 25 Jonas Jn 4 Colossenses Cl 4
1 Crônicas 1 Cr 29 Miqueias Mq 7 1 Tessalonicenses 1 Ts 5
2 Crônicas 2 Cr 36 Naum Na 3 2 Tessalonicenses 2 Ts 3
Esdras Ed 10 Habacuque Hc 3 1 Timóteo 1 Tm 6
Neemias Ne 13 Sofonias Sf 3 2 Timóteo 2 Tm 4
Ester Et 10 Ageu Ag 2 Tito Tt 3
42 Zacarias Zc 14 Filemom Fm 1
Salmos Sl 150 Hebreus Hb 13

Fonte: Mônica Conte Campello (2020) 

APPENDICE B- RIFERIMENTO ALLE NOTE

2. MARTIN, Dan. Il pastore Silas Malafaia sfida blogger e siti web cristiani a dimostrare attraverso la Bibbia che la teologia della prosperità è sbagliata. 2012

3. Associazione Vittoria in Cristo. Una vita di prosperità. 2012

4. Malafaia Silas ufficiale. Pastor Silas Malafaia – una vita di prosperità. 2018

5.

5. La saggezza della donna. Non è per presentarsi. 2022

6. Llorente, Analia. Quante volte il cervello ha bisogno di essere esposto a una parola per impararla? 2017.

7. op. cit. Llorente, Analia.

8. Campello, Monica. S.E.I.T.A.S. Rio de Janeiro: Mônica Conte Campello, 2013. p. 36.

9. Wallin, Claudia. La Svezia, il paese dove i deputati non hanno aiutanti, dormono negli angoli cottura e pagano il caffè. 2019

10. BBC Brasile: G1 – Mondiale. L’unica repubblica al mondo ad avere due capi di stato e a cambiarli ogni 6 mesi. 2016

11. Gazzetta Ufficiale dell’Unione. Decreto legislativo n. 276, del 2014. 2014.

io. In greco, lepton – la moneta di valore più basso tra gli ebrei al tempo di Gesù.

ii. Exegated: qualsiasi termine in cui il contesto biblico viene iniettato con un’esegesi forzata o intenzionale. Neologismo creato da Mônica Campello.

[1] Dottorando in Alta Formazione, Laurea Magistrale in Scienze delle Religioni, Specializzazione in Insegnamento Superiore, Specializzazione in Traduzione Inglese, Laurea e Licenza in Lettere, Laurea in Teologia, Perito Infermieristico. ORCIDE: 0000-0002-5990-531X.

Inviato: Aprile 2022.

Approvato: Giugno 2022.

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