ARTICOLO ORIGINALE
MELO, Arlen Maia de [1], PASCOAL, Rosana Moraes [2], SOUZA, Keulle Oliveira da [3], MOREIRA, Elisângela Claudia de Medeiros [4], DIAS, Claudio Alberto Gellis de Mattos [5], NAZARÉ, Mailson Lima [6], FECURY, Amanda Alves [7], DENDASCK, Carla Viana [8], PIRES, Yomara Pinheiro [9], TRUSEN, Sylvia Maria [10], OLIVEIRA, Euzébio de [11]
MELO, Arlen Maia de. et al. La relazione tra salute e ambiente dei popoli della foresta amazzonica. Revista Científica Multidisciplinar Núcleo do Conhecimento. Anno 07, Ed. 04, Vol. 01, pp. 05-17. Aprile 2022. ISSN: 2448-0959, Link di accesso: https://www.nucleodoconhecimento.com.br/salute/salute-e-ambiente, DOI: 10.32749/nucleodoconhecimento.com.br/salute/salute-e-ambiente
RIEPILOGO
Il presente lavoro è nato dalle riflessioni derivanti dalle lezioni impartite nell’ambito della disciplina salute, società e ambiente, nel PPGEAA (Programma di Post-Laurea in Studi Antropici in Amazzonia) e ha come obiettivo articolare le relazioni tra queste concezioni a partire dall’intreccio con la proposta tematica derivante dal progetto di ricerca discente presentato al programma. A tal fine, questo articolo presenta uno studio sulle cosmologie e il pensiero indigeno riguardo al modo in cui queste società si organizzano, convivono e concepiscono la triade salute, società e ambiente. Inoltre, è necessario comprendere le molteplici forme in cui queste società conducono le loro pratiche sociali a partire dalle loro credenze, spesso interconnesse agli elementi presenti nella natura. La metodologia utilizzata in questo lavoro consiste in una ricerca bibliografica attraverso la selezione di testi che dialogano con la proposta tematica in questione. Il quadro teorico di questa ricerca si basa sui lavori di autori che si concentrano sui concetti trattati o che in qualche modo completano il dialogo di questa ricerca. I saperi, le credenze e le pratiche diffuse attraverso la tradizione indigena sono state, per molto tempo, marginalizzate, ignorate o interpretate erroneamente dallo sguardo straniero e dalla questione etnocentrica nella figura del colonizzatore. Con ciò, si spera che questo lavoro possa fornire un’interpretazione critica, plurale e interdisciplinare attraverso la riflessione sul pensiero indigeno nella contemporaneità.
Parole chiave: Salute, Ambiente, Popoli indigeni, Etnocentrismo.
INTRODUZIONE
Le società indigene hanno sviluppato nel tempo forme distinte di relazionarsi con la natura, che si differenziano dal pensiero dei popoli non indigeni. Questa nozione, basata sul rispetto e la cura per l’ambiente, è chiaramente evidente dal fatto che la concezione indigena della natura va oltre lo spazio in cui vivono. Le varie modalità di organizzazione e relazione nei diversi spazi, nei quali si consolidano le varie etnie indigene, si costituiscono sotto una configurazione di pensiero diversa, dunque, dalla concezione esplorativa promossa dagli ideali di “progresso” dell’uomo bianco europeo.
In questa prima riflessione, si evidenzia la preservazione dei costumi e delle pratiche delle società indigene mantenuti e tramandati nella loro tradizione, considerando così, in primo luogo, il rispetto e la lotta contro lo sfruttamento eccessivo della natura come modo per garantire l’equilibrio delle azioni dei soggetti nei loro rispettivi spazi. In questo modo, la concezione del pensiero in cui sono centrate le cosmogonie indigene di varie regioni del Brasile si presenta come una forma di resistenza all’esaurimento delle risorse naturali basata sulla redditività di un determinato gruppo. Pertanto, come evidenziato dall’importante leader indigeno contemporaneo, Ailton Krenak, nella sua opera “Idee per rimandare la fine del mondo” (2019), riguardo alle nuove forme di organizzazione sociale indigena nella contemporaneità dopo il processo devastante di colonizzazione subito dai popoli della foresta, l’autore constata che:
[…] as populações indígenas não sobreviveriam à ocupação do território, pelo menos não mantendo formas próprias de organização, capazes de gerir suas vidas. Isso porque a máquina estatal atua para desfazer as formas de organização das nossas sociedades, buscando uma integração entre essas populações e o conjunto da sociedade brasileira. (KRENAK, 2019, p.39)
Krenak (2019) solleva questioni importanti sulle problematiche affrontate da vari popoli e comunità tradizionali indigene che hanno sofferto negli anni a causa dei grandi impatti causati dall’avanzamento dell'”industrializzazione”, spesso mascherati dal discorso della “modernizzazione” e del “progresso”. Queste implicazioni influenzano fortemente i modi di vita, la salute e lo spazio in cui sono inserite le diverse etnie indigene al giorno d’oggi. Esempi di queste problematiche includono le lotte per i diritti alla demarcazione delle terre, la garanzia della salute e dei diritti fondamentali per queste popolazioni, lo sviluppo di progetti volti alla preservazione della foresta, la lotta contro lo sfruttamento costante delle risorse naturali, tra altri argomenti che sono oggetto di dibattito ricorrente tra i popoli indigeni.
Le relazioni stabilite tra l’ambiente e il modo di organizzarsi in società per i popoli indigeni dell’interno dell’Amazzonia si consolidano da molto tempo attraverso la tradizione. Le varie pratiche e conoscenze riguardanti gli elementi presenti nella natura hanno resistito e sono diventate note ad altri popoli non indigeni nel corso degli anni, soprattutto grazie al lavoro e alla diffusione dei registri letterari di molti viaggiatori ed etnologi che hanno compiuto diverse spedizioni nella foresta a partire dalla fine del XIX secolo. Per questo motivo, rituali sacri, costumi, pratiche culturali, inclusa la diversità linguistica originaria dei popoli della foresta, sono riusciti a resistere al processo di invisibilizzazione promosso dagli ideali colonizzatori europei, in cui la figura del soggetto indigeno era considerata solo come un fattore legato allo “strano” e “selvaggio”.
I popoli indigeni hanno stabilito, nel corso degli anni, una relazione con la natura in cui prevale il rispetto per i mezzi di sussistenza estratti dalla terra. Per questo motivo, si percepisce la questione dell’equilibrio nelle azioni esistenti tra il soggetto e lo spazio in cui è inserito, prelevando da esso solo il necessario. Riguardo a questa questione dei saperi diffusi dalla tradizione indigena e alla loro relazione con la natura, si nota dal pensiero di Santos (2000) che:
As populações, acostumadas a enfrentar, com seus próprios recursos, enfermidades que às vezes desconheciam, criaram novas técnicas de uso, descobrindo novas finalidades para as plantas que já conheciam, a partir dos dados recém incluídos no seu dia-a-dia. Os saberes amazônicos, sistematizados em seus diversos matizes – indígenas e caboclos, seringueiros, madeireiros, pescadores, colonos, garimpeiros, balateiros, regatões etc.-, consolidaram-se em suas práticas, destacando o uso dos “remédios do mato” como um dos seus traços culturais mais marcantes. (SANTOS, 2000, p.926)
Nella concezione dell’autore, i vari popoli che si sono costituiti nello spazio amazzonico abitanti della regione possedevano le proprie organizzazioni per quanto riguarda la conoscenza delle piante medicinali, la cura di determinate malattie, tra altre caratteristiche che, a loro volta, espandono questi saperi diffusi di generazione in generazione.
D’altra parte, la comprensione dei diritti alla salute riguardanti le popolazioni tradizionali indigene è un argomento intensamente discusso negli ultimi anni, che è emerso grazie al protagonismo e alle lotte sociali di varie leadership indigene nel paese. Questo è avvenuto principalmente a causa dell’invisibilità a cui erano soggetti i popoli indigeni nel corso del tempo. Come indicano Rocha, Porto e Pacheco (2019), riguardo alle recenti conquiste indigene, sottolineano che:
[…] Em consonância com a ressignificação do direito à saúde, promovida pela Reforma Sanitária Brasileira, eles pressionaram por uma política específica para a saúde indígena. O marco desta luta foi a realização da 1ª Conferência Nacional de Proteção à Saúde do Índio, em 1986. Até então, a atuação do Estado nesse campo havia sido marcada por iniciativas pontuais e por campanhas de combate a doenças nas aldeias, que incluíam os povos indígenas como parte da população-alvo, mas sem qualquer contextualização de suas condições de vida ou especificidades socioterritoriais. (ROCHA; PORTO; PACHECO, 2019, p.384)
Si nota, quindi, che le azioni rivolte alle comunità indigene riguardo alla salute hanno riguardato in questo periodo alcuni casi specifici che non hanno abbracciato in modo significativo l’ampio contesto a cui sono soggette le popolazioni indigene. A tal fine, alcuni esempi come l’avanzamento della deforestazione, i processi intensivi di estrazione mineraria e l’espansione di settori come l’agroindustria nel paese hanno provocato vari impatti sulla salute dei popoli indigeni, come evidenziano gli autori:
[…] transformações sociais, culturais, ambientais e econômicas contribuíram para que problemas de saúde característicos da pobreza e da vulnerabilidade social, como as doenças infecto parasitárias (principalmente tuberculose, malária e parasitas intestinais), anemia e desnutrição, permaneçam importantes no quadro de morbimortalidade, ainda que em muitos desses povos já tenham iniciado um processo de transição epidemiológica, no qual as doenças crônicas teriam maior relevância nas taxas de mortalidade. (ROCHA; PORTO; PACHECO, 2019, p.385)
In questo senso, l’aggravarsi dei casi di malattie nelle comunità indigene deriva da questo mascheramento degli impatti provocati sulla natura in nome della “crescita economica” del paese. In contrasto a ciò, le popolazioni indigene presentano concezioni della natura piuttosto distinte tra loro, disponendo così di un modo particolare di visualizzare l’ambiente e la relazione che stabiliscono con esso. In questo contesto, ciò che prevale in questo modo di pensare lo spazio riafferma l’idea di una rete di relazioni tra i mezzi naturali della foresta, così come l’interazione tra uomo e natura tra i popoli indigeni.
Per quanto riguarda la discussione sul concetto di salute, Segre e Ferraz, nel loro articolo “Il concetto di salute” (1997), evidenziano l’obsolescenza attribuita alla definizione da parte dell’OMS. Secondo gli autori, il concetto che si intende come “l’assenza di malattia, ma come la situazione di perfetto benessere fisico, mentale e sociale” non corrisponderebbe a una definizione precisa del termine. Così, l’articolo traccia obiezioni su tale definizione poiché: “Si tratta di una definizione irreale perché, alludendo al ‘perfetto benessere’, pone un’utopia. Cos’è ‘perfetto benessere?’ È per caso possibile caratterizzare la ‘perfezione’?” (SEGRE; FERRAZ, 1997, p. 539). Tuttavia, gli autori completano questo pensiero sottolineando che:
Não se deseja, enfocar o subjetivismo que tanto a expressão “perfeição”, como “bem-estar” trazem em seu bojo. Mas, ainda que se recorra a conceitos “externos” de avaliação (é assim que se trabalha em Saúde Coletiva), a “perfeição” não é definível. Se se trabalhar com um referencial “objetivista”, isto é, com uma avaliação do grau de perfeição, bem-estar ou felicidade de um sujeito externa a ele próprio, estar-se-á automaticamente elevando os termos perfeição, bem-estar ou felicidade a categorias que existem por si mesmas e não estão sujeitas a uma descrição dentro de um contexto que lhes empreste sentido, a partir da linguagem e da experiência íntima do sujeito. Só poder-se-ia, assim falar de bem-estar, felicidade ou perfeição para um sujeito que, dentro de suas crenças e valores, desse sentido de tal uso semântico e, portanto, o legitimasse. (SEGRE; FERRAZ, 1997, p. 539).
La discussione di questi concetti, in cui si comprende l’importanza dell’altro, così come la sua relazione con l’ambiente e la nozione di natura, porta alla discussione non solo della complessità e della diversità del pensiero degli indigeni che abitano queste località, ma anche sviluppa un rapporto diretto con lo spazio e va oltre i fenomeni naturali.
Secondo queste affermazioni, si comprende che c’è una relazione di vicinanza con l’ambiente e la salute nelle cosmogonie e nel pensiero indigeno che sono fortemente accentuate nei rituali, nelle espressioni culturali, nell’ottenimento delle risorse presenti nella foresta, ecc. Pertanto, si comprende che queste proposizioni tra la visione indigena e i diversi popoli etnici sono di estrema importanza per la comprensione di questi saperi tradizionali.
IL PENSIERO ETOCENTRICO E LA RIDUZIONE DELL’ALTRO
La discussione sulla relazione di superiorità o inferiorità in cui sono inserite le culture indigene ricade sulla questione etnocentrica. Il pensiero sbagliato attribuito alle società indigene si configura ancora come sostegno per culture che si considerano superiori o che vengono considerate inferiori le une rispetto alle altre. Questo pensiero influenza le società indigene, principalmente perché si tratta di un pensiero riduzionista dell’altro. Pertanto, Meneses (1999), nei suoi lavori su Etnocentrismo e relativismo culturale: alcune riflessioni, evidenzia che:
[…] o etnocentrismo julga os outros povos e culturas pelos padrões da própria sociedade, que servem para aferir até que ponto são corretos e humanos os costumes alheios. Desse modo, a identificação de um indivíduo com sua sociedade induz à rejeição das outras. O idioma estrangeiro parece “enrolado” e ridículo; seus alimentos, asquerosos; sua maneira de trajar, extravagante ou indecente; seus deuses, demônios; seus cultos, abominações; sua moral, uma perversão etc. (MENESES, 1999. P. 19)
Di conseguenza, si evidenzia con questo pensiero la nozione di riduzione o addirittura eliminazione dell’alterità, per il costante desiderio di estirpare l’altro. La “visione dell’altro” stabilita dal non indigeno sull’indigeno si configura come fattore di svalutazione. La negazione di ciò che è considerato diverso, quindi, si configura come “altro” condotto alla marginalizzazione e alla sottomissione sociale, concentrandosi nel campo dell’alienazione.
Questo fattore “strano” per questa o quella cultura che si scontrano o entrano in conflitto si presenta sotto la nozione di differenza. Si percepisce anche lo straniamento dei popoli e delle culture diverse nei confronti dei popoli indigeni, nella misura in cui attribuiscono, ricorrentemente, alla figura dei popoli indigeni la categoria di ciò che verrebbe inteso come soggetti strani, selvaggi e di conseguenza, popoli che sarebbero arretrati e quindi condotti alla marginalizzazione e sottomessi alla dominazione. Su questo pensiero riduzionista e oppressivo di quest’altro che viene condotto al processo di marginalizzazione, Meneses indica:
Mas rejeição do Outro, combinada com a dominação, assume também outra forma: não tirar a vida do Outro, mas apenas a diferença, ou seja, extirpar-lhe a alteridade que o constitui como Outro, assimilando-o e reduzindo-o à imagem e semelhança do Mesmo (MENESES, 1999. P. 19)
Per questo motivo, pensare a elementi così significativi per la costituzione di tratti culturali distintivi, specialmente quando si tratta di approcci e lavoro con gruppi sociali indigeni che per molto tempo sono stati silenziati dal pensiero eurocentrico, implica riflettere sulle caratteristiche essenziali per stabilire una visione diversa a partire dal fenomeno dell’alterità, vista sotto l’ottica delle diverse relazioni sociali. Allo stesso modo, come la nozione di identità, gli impatti e le costituzioni politiche, la rivalutazione delle configurazioni storicamente costituite, oltre a considerazioni economiche e interculturali che sono intimamente radicate nelle tematiche in questione.
In base a tali affermazioni, si comprende l’importanza che deve essere attribuita ai saperi provenienti dalla cultura indigena come responsabili della valorizzazione delle tradizioni, delle credenze e anche della significativa e dipendente vicinanza tra animali, piante e luoghi delle etnie indigene amazzoniche. Riguardo a questi fattori, si nota la concentrazione di molti studi sulle tradizioni indigene e sui fattori di silenzio sin dal processo di colonizzazione. La predominanza etnocentrica ha favorito che molte comunità indigene fossero nascoste nella loro costruzione storica. In questo senso, Meneses (1999) espone che:
É verdade que os povos mais primitivos têm uma forte rejeição etnocentrista dos povos circunvizinhos. Porém nada se compara com o etnocentrismo combinado com o sentimento de superioridade que o grupo ou a nação dominante dedica aos dominados e oprimidos. Considerá-los sub-humanos, ou seres humanos de segunda classe, é pretexto e efeito de uma relação de dominação. Decerto, o preconceito etnocentrista nunca é inocente, como certos antropólogos deixam entender. É pernicioso, por trazer no seu bojo um elemento da mais alta periculosidade: a negação do “Outro” enquanto tal. E nega-o por senti-lo como uma ameaça à sua própria maneira de ser, e mesmo ao seu ser. E como a melhor defesa é o ataque, pode partir para a eliminação física do Outro. (MENESES, 1999.p.19)
In base a questo pensiero, si verifica che i popoli indigeni colpiti dal pensiero etnocentrico di “indietro” o “selvaggi” sono stati inseriti così nella categoria di sub-umani o hanno avuto la loro cultura massacrata e dissipata durante il processo di colonizzazione. L’approccio di questo sguardo rivolto a quest’altro (indigeno) che si consolida in modo deprecatorio e svalutato, attribuendo loro un fattore di stranezza e mettendoli ai margini della società. Pertanto, negare questa importanza dell’altro e del suo ruolo come soggetto inserito in una determinata società significa mascherare forme escludenti e contribuire alla negazione dell’alterità.
Al fine di avvicinarci a una comprensione della nozione di alterità, si sa quindi che è un concetto che proviene dal campo filosofico e si configura, in sintesi, nella distinzione stabilita tra ciò che si proietta come me in possibile contrasto con l’altro. Questo approccio dimostra che la dimensione concettuale del termine alterità raggiunge un’ampia discussione e riflessione nel tempo partendo, inizialmente, dai presupposti filosofici. Secondo questo pensiero, pensare alla costruzione formativa dei soggetti a partire dal contatto con ciò che si costituiscono o si configurano come altro (altri), sia a partire dalla comprensione della loro cultura, dei loro saperi medicinali a partire dalla conoscenza di piante, radici, tra gli altri elementi presenti nella natura, porta a una comprensione e vicinanza con l’alterità.
Di fronte a questi punti, è importante anche dialogare sulla questione della privazione dell’altro, sia di questo o quel gruppo sociale che non è considerato ‘normale’ o che a sua volta è detto ‘deviante’ dalle relazioni tra denominazioni della cultura di un popolo ‘dominante’ che traducono una visione eurocentrica viene visto come qualcosa di ‘strano’. Tuttavia, vale la pena sottolineare che solo quando si comprende la predominanza e il rispetto di queste distinzioni verso l’altro è quando si notano evidenze del fenomeno dell’alterità. In altre parole, siamo risultati e costruzioni simboliche di ciò che l'(gli) altro(i) genera(no) in noi.
Le comunità indigene dispongono di un grande lascito dei loro antenati di varie etnie, principalmente per quanto riguarda la conoscenza di erbe e piante che favoriscono il benessere e l’equilibrio fisico, mentale e trascendentale. I saperi indigeni si basano su diverse credenze millenarie mentre le società si organizzano e visualizzano il mondo e i suoi significati. In questo modo, gruppi culturalmente differenziati presentano altri modi di relazionarsi con l’ambiente che li distinguono l’uno dall’altro. Questo fattore è evidenziato sia nella forma di organizzazione sociale, nell’eredità diffusa in ogni ancestralità e nelle pratiche ritualistiche che sono trasmesse attraverso la tradizione per generazioni. D’altra parte, si osservano costantemente la generazione di conflitti derivanti dalle questioni che coinvolgono la vita sociale nelle aree indigene, che a loro volta influiscono direttamente sui mezzi di sussistenza causando danni alla salute di queste comunità. Si sa che il rispetto per gli spazi e le risorse naturali è fondamentale per le popolazioni indigene. Il senso di appartenenza alla foresta e per la sua conservazione equivale a una comprensione appresa nell’esperienza sociale nelle comunità indigene.
CONCLUSIONI
I vari saperi e pratiche delle comunità indigene tradizionali, prima trascurate o viste in modo errato dal punto di vista esterno dei colonizzatori, oggi sono fortemente consultate, citate e persino consolidate da varie aree del sapere. In questo senso, il contatto con gli elementi presenti nella tradizione e nel pensiero della cultura indigena è fondamentale e significativo per comprendere molte relazioni tra le esperienze e le conoscenze condivise da varie etnie.
Davanti a quanto è stato presentato nel corso di questo lavoro, si comprende che la cultura indigena amazzonica è fortemente segnata dalla nozione della diversità, verificata quindi attraverso le sue espressioni e manifestazioni culturali, dal modo in cui si interrelazionano con l’ambiente e la natura, dalle loro pratiche e saperi locali, dalle loro credenze ecc. Il contatto con testi che evidenziano il pensiero indigeno traduce le esperienze regolanti di questa cultura, che si pone in una posizione distinta dalla cultura dell’uomo bianco, sia attraverso le sue esperienze nel campo sociale, culturale o storico. Queste narrazioni indicano anche la necessità di riconoscere l’alterità concretizzata nell’esperienza della lettura e del contatto con ciò che costituisce l’interazione tra me e l’altro.
Secondo quanto osservato nel corso di questa ricerca, è necessario riflettere sul protagonismo delle popolazioni indigene attraverso il loro agire e il riconoscimento come soggetti propulsori delle loro conoscenze, di vari saperi e nella promozione della loro cultura. Pertanto, l’espansione di queste letture sull’importanza delle conoscenze indigene ci permette di riflettere sulla diffusione e sulla valorizzazione di queste conoscenze di espressione indigena che si configurano nel processo di rottura con le catene dominanti dell’etnocentrismo. In questo senso, si comprende quindi la necessità di ampliare ulteriormente la lotta indigena per l’acquisizione dei diritti agli spazi che sono stati negati per molto tempo e anche di rompere con i fattori di invisibilità attribuiti a questi popoli dal processo massacrante di esclusione e negazione dell’altro.
RIFERIMENTI
SEGRE, Marco; FERRAZ, Flávio Carvalho. “O conceito de saúde”. Rev. Saúde Pública. 1997, vol.31, n.5, pp.538-542. Disponível em: http://www.scielo.br/pdf/rsp/v31n5/2334.pdf Acesso: 14 de Nov de 2019.
MENESES, Paulo. Etnocentrismo e relativismo cultural: algumas reflexões. In Revista SymposiuM. Ano 3, Número Especial, dezembro, 1999. Disponível em: https://www.maxwell.vrac.puc-rio.br/3152/3152.PDF Acessado em 21 de Março de 2020.
KRENAK, Ailton. Ideias para adiar o fim do mundo. 1ª ed. São Paulo: Companhia das Letras, 2019.
ROCHA, Diogo Ferreira da; PORTO, Marcelo Firpo de Souza; Pacheco, Tania. A luta dos povos indígenas por saúde em contextos de conflitos ambientais no Brasil (1999-2014). Ciênc. Saúde Colel. Rio de Janeiro. 24 (2): 383-392, Fev. 2019.
SANTOS, F.S. D. dos. Tradições populares no uso de plantas medicinais na Amazônia. História, Ciências, Saúde. Manguinhos, vol. VI (suplemento), 919-939, setembro 2000. Disponível em: https://www.scielo.br/scielo.php?script=sci_arttext HYPERLINK “https://www.scielo.br/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S0104-59702000000500009″& HYPERLINK “https://www.scielo.br/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S0104-59702000000500009″pid=S0104-59702000000500009 Acesso em 20 de Agosto de 2020.
[1] Maestro in Studi Antropici nell’Amazzonia – PPGEAA/UFPA.
[2] Studentessa magistrale in Studi Antropici dell’Amazzonia – PPGEAA/UFPA.
[3] Maestra in Studi Antropici dell’Amazzonia – (PPGEAA/UFPA) e Ricercatrice – Gruppo di Ricerca in Salute, Società e Ambiente (GPSSA/UFPA).
[4] Dottore in Malattie Tropicali. Professore presso l’Università dello Stato del Pará, Belém (PA), Brasile.
[5] Dottore in Teoria e Ricerca del Comportamento. Docente e Ricercatore presso l’Istituto Federale dell’Amapá – IFAP.
[6] Maestro in Studi Antropici dell’Amazzonia – PPGEAA/UFPA.
[7] Dottore in Malattie Tropicali. Docente e Ricercatore presso l’Università Federale dell’Amapá, AP. Ricercatore collaboratore presso il Nucleo di Medicina Tropicale dell’UFPA (NMT-UFPA).
[8] Dottorato in Psicologia e Psicanalisi Clinica. Dottorato in corso in Comunicazione e Semiotica presso la Pontificia Università Cattolica di San Paolo (PUC/SP). Laurea magistrale in Scienze delle Religioni presso l’Università Presbiteriana Mackenzie. Laurea magistrale in Psicanalisi Clinica. Laurea in Scienze Biologiche. Laurea in Teologia. Con oltre 15 anni di esperienza in Metodologia Scientifica (Metodo di Ricerca) nell’Orientamento alla Produzione Scientifica di Dottorandi e Dottorandi. Esperto in Ricerche di Mercato e Ricerche nel campo della Salute. ORCID: 0000-0003-2952-4337.
[9] Dottore in Ingegneria Elettrica – UFPA. Docente e Ricercatore presso l’Università Federale del Pará – UFPA.
[10] Dottorato in Lettere presso la Pontificia Università Cattolica di Rio de Janeiro.
[11] Dottore in Medicina/Malattie Tropicali. Docente e Ricercatore presso l’Università Federale del Pará – UFPA. Ricercatore Collaboratore presso il Nucleo di Medicina Tropicale – NMT/UFPA, Belém (PA), Brasile.
Inviato: Marzo 2022.
Approvato: Aprile 2022.






