Analisi della condotta scientifica dell’economista, attualmente, nell’uso della Teoria della Scelta Razionale

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ARTICOLO ORIGINALE

CARVALHO, Rogério Galvão De [1], MONTEIRO, Marcel Stanlei [2]

CARVALHO, Rogério Galvão De. MONTEIRO, Marcel Stanlei. Analisi della condotta scientifica dell’economista, attualmente, nell’uso della Teoria della Scelta Razionale. Revista Científica Multidisciplinar Núcleo do Conhecimento. Anno 05, Ed. 11, Vol. 03, pp. 91-106. novembre 2020. ISSN: 2448-0959, Link di accesso: https://www.nucleodoconhecimento.com.br/economia-aziendale/condotta-scientifica

La Teoria della Scelta Razionale (TER), nella prima metà del XX secolo, attraverso un quadro tecnico-scientifico molto ben elaborato, ha sistematizzato l’ipotesi della razionalità economica (HRE) e l’esistenza dell’homo economicus (HE), con lo scopo di normalizzare e descrivere il comportamento dell’uomo nel processo decisionale economico. Questa teoria ritiene che HE faccia una scelta ottimale in questo processo decisionale economico attraverso il calcolo matematico dell’ottimizzazione delle funzioni. Questa teoria stabilisce che l’HRE soddisfa sia gli aspetti normativi che descrittivi in ambito scientifico. Sulla base del TER, gli economisti iniziano ad adottare, nei loro modelli ed esperienze scientifiche, HRE come variabile descrittiva del comportamento degli agenti economici. Questa ricerca mirava quindi a contribuire al dibattito teorico della scienza economica, basato su un problema epistemologico identificato, nella produzione scientifica dell’economista del XXI secolo. Con l’informazione che non ci sono buoni risultati in queste esperienze, e che, ancora, l’economista, del 21 ° secolo, continua ad adottare questa ipotesi nella parte descrittiva della produzione scientifica. Pertanto, il problema epistemologico dell’uso di un’ipotesi confutata, non valida, per la successiva produzione scientifica è confermato. Pertanto, per valutare la condotta di questo scienziato, in relazione al problema epistemologico identificato, l’articolo è stato strutturato come segue: (I) Breve contestualizzazione del problema, nell’introduzione; ( II) Discussione teorica, che mostra la confutazione dell’ipotesi e stabilisce alcune premesse per la condotta degli economisti del XXI secolo, nel quadro teorico; (III) Analisi dal punto di vista etico, che si tratti di un comportamento atteso o deviato, utilizzando la corrente utilitaristica a tale scopo; (IV) Sezione specifica per affrontare l’epistemologia sviluppata dagli scienziati TER, che potrebbe aver contribuito a non essere in grado di ottenere l’HRE di questa teoria, influenzando notevolmente la cattiva condotta di questi economisti e infine (VI) la conclusione.

Parole chiave: Filosofia economica, Teoria razionale della scelta, Ipotesi della razionalità economica degli agenti.

1. INTRODUZIONE

La discussione sull’esistenza della razionalità economica degli agenti (consumatori, produttori e governo) nei processi decisionali economici, cioè una scelta razionale dal punto di vista della decisione al momento dell’acquisto, della vendita o della produzione di beni (o servizi), o addirittura della regolamentazione dei mercati, è una discussione storica. Dal 17 ° secolo, i pensatori della scienza economica hanno discusso di questo argomento.

Ad esempio, per Poundstone (2011), nei primi tempi la scienza economica si astrae dalle altre dimensioni: morale, religiosa, politica, culturale, ecc., per concentrare le sue indagini sulle due funzioni elementari svolte da ogni individuo: consumo e produzione, ignorando completamente qualsiasi altra parte della vita umana. L’Homo economicus emerge come l’agente razionale, un frammento dell’essere umano, che produce e consuma, secondo “norme” supportate dall’evidenza delle osservazioni.

Secondo Albou (1984), le principali correnti filosofiche responsabili del concetto di razionalità economica sono: l’edonismo e l’utilitarismo. Nell’edonismo l’uomo è soggetto alla legge naturale che cerca piacere e benessere ed evita il dolore. Nell’utilitarismo, la ricerca è di ciò che è utile o prezioso. Nel XX secolo, tuttavia, la Teoria della Scelta Razionale (TER) ha sistematizzato questa discussione ed è diventata il mainstream della scienza economica quando si tratta di questo.

La comprensione degli economisti, aderenti a TER, è che il comportamento degli agenti economici di scegliere, nel processo decisionale economico, comporta la risoluzione di un problema matematico di ottimizzazione delle funzioni, con restrizioni, cioè l’homo sapiens si trasforma in homo economicus e sceglie in modo ottimale come procedere in quel momento (acquisto, vendita, produzione o regolazione) , calcolando matematicamente la scelta ottimale.

Secondo Fernandez e Bèrni (2014), una critica ricorrente all’HRE riguarda la schermatura della teoria contro la confutazione e un’altra si riferisce all’inadeguatezza empirica di questa ipotesi dal punto di vista epistemologico. Nonostante la schermatura, come si trova nell’articolo degli autori, ci sono diverse prove empiriche che, nella parte descrittiva del comportamento, il più delle volte la scelta ottimale non avviene, cioè quando descrive il comportamento umano, usando HRE, per quanto riguarda la scelta del processo decisionale economico, lo scienziato non ha avuto buoni risultati, nei suoi esperimenti, cioè l’HRE aveva dimostrato di essere confutato più volte.

Da qui l’idea di chiedersi perché gli economisti continuino a utilizzare, in questo caso, l’HRE per gli agenti, quando si tratta di cercare di descrivere il comportamento degli esseri umani, per quanto riguarda il processo decisionale, quando si tratta della scelta economica ottimale. Perché, in questo caso, il TER è ancora trattato come mainstream nella produzione scientifica degli economisti?

Va sottolineato che non si tratta di una discussione sulla confutazione dell’ipotesi, perché secondo recenti teorie economiche, viene confutata, per quanto riguarda l’asse descrittivo della scienza, secondo loro ci sono così tanti limiti, che il modello non serve, per descrivere il comportamento economico degli esseri umani nel giorno per giorno, essendo ancora abbastanza utile nella parte normativa per la produzione della scienza economica.

Faccio anche notare che sebbene tecnicamente la modellazione , (soprattutto nel campo dell’economia), parte da ipotesi relativamente false, adotta test statistici molto duri (per la convalida dei locali) e loda i risultati con la realtà.

I risultati nel caso dell’HRE, nel tentativo di descrivere o spiegare il comportamento reale dell’uomo, non erano promettenti, non funzionavano, non confermavano ciò che realmente accadeva, chiarendo che l’homo economicus dell’HRE, può essere rilevante solo nell’ambito normativo della scienza economica.

Questo articolo cerca di contribuire al dibattito come segue: (1) a dare prova della confutazione dell’ipotesi e a stabilire alcune premesse per la condotta degli economisti del XXI secolo; (2) analizzare dal punto di vista etico, se si tratta di un comportamento atteso o deviato, utilizzando la corrente utilitaristica a tale scopo; e (3) basando una delle probabili ipotesi per questa condotta, con l’analisi della propria epistemologia creata da TER.

2. QUADRO TEORICO

Secondo Thaler (2019), La teoria della scelta razionale – TER, contiene un solido e robusto quadro logico-matematico, in cui è definito che gli agenti economici sono razionali e ognuno risolve un problema di massimizzazione della funzione, soggetto a restrizioni, per ottenere la scelta ottimale in un processo decisionale economico. Essa presuppone che le decisioni economiche siano prese esclusivamente su aspetti economici della personalità, l’homo economicus sorge, a scapito dell’homo sapiens.

Per Fernandez e Bèrni (2014), per quanto riguarda l’HRE, vi sono otto aspetti più rilevanti nella scelta degli agenti: (1) Struttura determinata e ordinato delle preferenze; (2) Sono completi e transitori; (03) Sono esogeni e rimangono invariati durante il processo di scambio; (04) Le preferenze di ciascun agente economico sono indipendenti e incomparabili l’una con l’altra; (05) Gli agenti attribuiscono servizi diversi ai possibili risultati delle loro azioni; (06) Attribuiscono inoltre probabilità ai risultati attesi; (07) Agiscono fondamentalmente spinti dall’interesse personale; e (08) Il risultato è la media delle utilità ponderate in base alle probabilità di occorrenza dei diversi stati, alla loro utilità attesa, che si sforzano di massimizzare.

Ma per quanto riguarda l’aspetto scientifico descrittivo dell’HRE, cioè il comportamento dell’essere umano nel processo decisionale, per la scelta ottimale, la fragilità è riconosciuta, in diverse teorie economiche successive, in particolare la Teoria della Decisione, Simon (1976); e la Teoria del Prospetto, Kahneman e Tversky (1974) e infine la critica di Green e Shapiro (1994) che richiama l’attenzione sulla parte descrittiva dell’HRE istituita dal TER, con i cattivi risultati dei modelli empirici.

Questi autori hanno un’idea totalmente contraria alle idee postulate sull’homo economicus, che è l’essere che prende simbolicamente tutte le decisioni basate esclusivamente su aspetti economici, creando aspettative razionali per gli operatori economici. Secondo questi pensatori, quando si tratta della parte descrittiva della produzione scientifica, HRE, non è una buona opzione, cioè questa ipotesi non descrive o spiega il vero comportamento degli esseri umani quando si tratta del processo decisionale economico.

Secondo Simon (1978), il processo decisionale comporta tre fasi (1) di prospezione, che consiste nel determinare le possibili strategie nel processo decisionale economico; 2) la nozione di determinare le possibili conseguenze della scelta; 3) la decisione stessa, vale a dire la scelta della migliore alternativa tra quelle possibili.

In questo contesto, l’autore sottolinea l’impossibilità dell’agente economico, conoscendo tutte le alternative e deducendo le rispettive conseguenze durante il processo decisionale economico e ottimizzando così la scelta. Così, stabilisce la possibilità stocastica di scelta e non deterministica, come intendevano i sostenitori del TER.

In un certo senso, Sem (1999) basato sull’utilitarismo, non è d’accordo con la riduzione dei criteri di utilità a un singolo elemento, sebbene faciliti il calcolo dell’utilità, il costo è perdere la propria giustizia ricercata. Critica le concezioni riduzioniste che di solito sono intrinseche al pensiero economico.

Secondo Kahneman e Tversky (1974), quando si analizza il comportamento in relazione al rischio, per gli agenti nel processo decisionale economico percepito scelte diverse, l’avversione si verifica quando si tratta di guadagni, ma quando si tratta della possibilità di perdita, questo individuo tende ad essere incline al rischio. Pertanto, da un lato gli agenti sono contrari al rischio di guadagni e, dall’altro, sono inclini a rischiare perdite. Questo, infatti, conferma la confutazione dell’HRE, per descrivere o spiegare il comportamento dell’essere umano di scelta ottimale nei processi decisionali economici.

Sempre per quanto riguarda lo scambio di preferenze nel corso dei processi decisionali economici, secondo Kahneman e Tversky (1979), sono stati identificati alcuni effetti, hanno chiamato: (1) effetto sicuro, gli individui hanno confrontato le possibilità di un certo evento con un evento probabile e hanno scelto l’evento giusto, anche se è probabile che l’evento sia migliore. (2) effetto riflesso (avversione al rischio quando si tratta di guadagni e propensione al rischio nel campo delle perdite) le persone cercavano guadagni sicuri e perdite rischiose. 3) l’effetto degli agenti isolanti che presentavano difficoltà nel riconoscere i loro errori.

Per Green e Shapiro (1994) il grande problema si concentra sul fatto che TER non svolge il suo ruolo. La radice dello squilibrio tra la costruzione della teoria e il lavoro empirico sta nell’ambizione scientifica della scelta razionale di ela venire con una teoria universale, nonostante una deludente storia empirica. Secondo loro, l’affermazione dell’universalità scientifica è riecheggiata e rafforzata dal modo in cui il TER è stato condotto, quando il lavoro teorico può avere un riconoscimento maggiore rispetto agli studi empirici. Questa situazione ha creato un effetto incoraggiante in cui gli studiosi di scelta razionale concentrano i loro sforzi sulle teorie artigianali e prestano poca attenzione a come queste teorie potrebbero essere operative e testate.

Questa dicotomia, sempre secondo gli autori, è motivo di allarme perché la ricerca di spiegazioni teoriche dedotte dai modelli di equilibrio generale ha portato ad un modello di inadeguatezze esplicative: le ipotesi sono formulate in modi intrinsecamente resistenti a veri e propri test empirici, e con questo: (1) non c’è attenzione alle spiegazioni concorrenti; (2) gli argomenti deduttivi sono modificati in miglioramenti successivi per aggirare i risultati, i fatti concreti. Queste patologie sono pericolose perché minacciano la validità scientifica del TER.

I lavori empirici che seguirono nel corso degli anni, dopo il consolidamento del TER, come mainstream della scienza economica, Tversky e Kahneman (1981), Dosi ed Egidi (1991) e Kreps (1990) mostrano che non c’è dubbio che l’HRE degli agenti (homous economic) è così restrittivo che non può essere considerato come una valida presupposizione per i progressi in questo settore della conoscenza , per quanto riguarda il suo aspetto descrittivo della scienza, cioè descrivere il comportamento economico dell’uomo nei processi decisionali, utilizzando calcoli matematici per definire una scelta ottimale.

Secondo gli autori, anche se i modelli sono rilevanti per la scienza, partono da una falsa ipotesi, perché elegge solo poche variabili, per cercare di descrivere, o spiegare la variabile problematica (spiegata), l’HRE dell’agente non dovrebbe essere usato, perché era stato dimostrato che era stato smentito.

In Brasile, ad esempio, secondo l’indagine nazionale sul debito delle famiglie e sulla disabilità dei consumatori, condotta dalla Confederazione nazionale del commercio di beni, servizi e turismo (CNC), la percentuale di famiglie con debiti con carta di credito, assegni speciali, assegni predatati, crediti retributivi, crediti personali, carte negozio, pagamenti di auto e pagamenti nazionali nel dicembre 2019 è stata del 65,6% (sessantacinque punti sei per cento).

Con l’esempio precedente, è chiaro che (nella vita di tutti i giorni), non c’è homo economicus, la maggior parte dei consumatori, per quanto riguarda la soluzione del problema della massimizzazione dell’utilità dei consumi limitata al reddito di detto consumatore, manca la loro scelta ottimale.

Tuttavia, secondo Foley (2003) la maggior parte degli economisti del 21° secolo, usano ancora i precetti del TER, per quanto riguarda l’HRE degli agenti, nei processi decisionali, per cercare di descrivere il comportamento degli agenti economici, quando producono conoscenze scientifiche durante l’elaborazione dei loro modelli, migliorati ricorsivamente, cercando sempre più di specificarli (comprese o rimuovendo le variabili).

Questo scienziato, l’economista del 21° secolo, secondo l’autore, crede che in media l’uomo, si trasformi in una sorta di robot, e agisca sulla base della risoluzione di un problema matematico di ottimizzazione della funzione con restrizione, per fare la scelta economica ottimale. Poi, nasce la convinzione che se i fatti non confermano il TER, ciò è dovuto al fatto che il modello proposto deve essere riformulato, meglio specificato e adattarsi alla realtà.

Uno dei precetti dell’epistemologia per la produzione di conoscenze da considerare scientifiche (e perpetuate come scienza) è che, di fronte a un’ipotesi confutata, quindi di nullità, ci si aspetta due atteggiamenti: (1) che questa ipotesi non dovrebbe essere utilizzata come base della successiva produzione scientifica; e (2) che è di cura per la sostituzione di questa ipotesi, che non è valida.  Con questo problema epistemologico visibile, l’idea è di cercare di capire perché questi economisti trattano ancora TERcome un mainstream della scienza economica, con questo sottosemo alcuni probabili ipotesi per questo comportamento scientifico, che viene percepito sono: (1) La reputazione scientifica, accademica e tecnica dell’economista; (2) La convinzione che l’TER non sia stata confutata; e (3) la formulazione di un’epistemologia propria da parte di TER. Pertanto, valuteremo nelle prossime sezioni la condotta dell’economista. Questa valutazione, dal punto di vista della corrente utilitaria del pensiero etico, consiste nel definire se tale condotta sia una condotta attesa o una deviazione di condotta.

Inoltre, nell’ultimo argomento di questo lavoro c’è un’analisi dell’epistemologia specifica sviluppata dalla scuola di Chicago, su TER, che è forse il punto chiave della discussione filosofica sul perché TER è ancora considerato, dagli economisti contemporanei, come mainstream di questa scienza.

3. ANALISI DELL’ETICA UTILITARIA

Secondo Leclercq (1967), ci sono tre tipi di pensiero che sono legati alla moralità: (1) pensiero normativo, come quello di Socrate che chiede cosa è giusto o buono; (2) pensiero analitico, critico o metaetico, che consiste nella risposta a domande logiche, epistemologiche o semantiche; e (3) pensiero che si concentra sulla ricerca empirica e descrittiva, storica o scientifica, il cui obiettivo è descrivere o spiegare fenomeni morali o costruire una teoria della natura umana che si riferisca a questioni etiche. Questo è il tipo sviluppato da John Stuart Mill.

L’utilitarismo presenta un’azione utile come azione corretta. Il termine, secondo Vasquez (1993), fu usato per la prima volta nella lettera di Jeremy Bentham a George Wilson nel 1781 e messo in uso comune in filosofia da John Stuart Mill nell’utilitarismo nel 1861, il termine “utilitarismo” si riferisce alla teoria sostenuta da Bentham e Mill, massimizzando la promozione della felicità.

Nella dottrina utilitaria di Jeremy Bentham e John Stuart Mill, prevale il principio del massimo benessere, cioè il comportamento atteso, in questo caso particolare, dello scienziato economico, dovrebbe essere quello di estrarre il massimo beneficio dalla sua azione, quando produce scienza. Il concetto più ampio di utilitarismo dà la priorità alle regole rispetto alle singole azioni morali.

L’utilità, secondo Baumer (1977), significava una preoccupazione per il benessere generale, associata alla felicità degli esseri umani, sia individualmente che collettivamente, che poteva essere raggiunta solo sperimentalmente. L’utilità, quindi, si basava sui fatti selezionati dall’esperienza.

Così, per quanto riguarda la produzione scientifica, secondo i precetti di questa corrente di pensiero, per questo dilemma etico, possiamo dedurre che la condotta attesa dell’economista del XXI secolo (quando produce la scienza) sarebbe esattamente ciò che l’epistemologia raccomanda di preservare le conoscenze scientifiche in quanto tali, cioè: (1) di non usare l’ipotesi confutata come se fosse valida; (2) prendersi cura di sostituire l’ipotesi nulla con una valida.

Se la condotta prevista dello scienziato non deve usare un’ipotesi confutata, come se fosse valida, per elaborare i suoi modelli teorici o empirici. Quindi, in questo caso, questi economisti hanno una cattiva condotta etica, perché la cosa migliore per la scienza economica, per quanto riguarda la loro sopravvivenza come scienza, è rispettare i precetti dell’epistemologia filosofica.

4. EPISTEMOLOGIA DELLA TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE

Secondo Fernandez e Bèrni, (2014) l’ipotesi della razionalità economica consiste nell’esistenza dell’homo economicus è implementata in 08 (otto) ipotesi di base sul comportamento degli agenti nelle loro interazioni, che strutturano la concezione del comportamento razionale, secondo TER.

Essi possono essere semplificati come segue: (1) gli agenti hanno una struttura determinata e ordinato delle preferenze (che rappresentano i loro desideri); (2) le preferenze sono complete (l’agente preferisce un bene all’altro o viceversa o rimane indifferente tra le merci) e transitorie (se l’agente, di fronte a tre merci, preferisce un bene all’altro e questo al terzo pozzo, allora preferirà necessariamente il primo al terzo pozzo); (03) le preferenze sono esogene (formate al di fuori dell’ambito della modellazione) e rimangono invariate durante il processo di scambio; 04) le preferenze di ciascun agente economico sono indipendenti e incomparabili con quelle di altri agenti; (05) gli agenti attribuiscono utilità diverse ai possibili risultati delle loro azioni, (06) gli agenti attribuiscono probabilità al raggiungimento dei risultati attesi, ai quali sono state attribuite utilità; (07) gli individui agiscono fondamentalmente spinti dall’interesse personale: agiscono allo scopo di soddisfare i loro interessi personali, senza tenere conto di altri aspetti considerati irrilevanti nel processo; (08) poiché le convinzioni dell’agente sono scossi dall’incertezza sull’ottenimento di risultati specifici, il suo processo decisionale prenderà in considerazione la media delle utilità fornite dalle azioni adottate in risposta alle probabilità di occorrenza dei diversi Stati, la loro utilità prevista, che si sforzano di massimizzare.

Secondo Karl Popper in Fernandez e Bèrni, (2014), queste ipotesi sono inconfutabili, soprattutto perché non si trovano sul piano logico-teorico. L’inconfutabilità del principio di razionalità sarebbe il risultato del fatto che è situato in un piano logico “superiore” al piano teorico, al piano metodologico (o meta-teorico).

Con la struttura cognitiva dell’inconfutabilità di questa ipotesi, i postulatori di TER hanno creato la propria epistemologia, una sorta di scudo, dove esperienze empiriche e osservazioni di dati nella vita reale non possono, proprio perché si trovano in un piano inferiore, contraddire l’ipotesi della razionalità economica degli agenti, cioè che la premessa dell‘homo economicus, ha uno status differenziato , cioè, non può essere considerato, né un assioma, né una legge, né un’ipotesi empirica della teoria, secondo gli autori.

Strengthening Green and Shapiro’s (1994) pensando all’effetto incentivante in cui gli studiosi di scelta razionale concentrano i loro sforzi sulle teorie artigianali e prestando poca attenzione a come queste teorie potrebbero essere operative e testate.

Quindi, sulla base di queste considerazioni, su TER e la sua epistemologia differenziata, si può dedurre, con l’aiuto di Tribe (1997) e Karl Popper in Fernandez e Bèrni, (2014), che c’è una difficoltà da parte degli economisti del 21 ° secolo ad accettare la confutazione dell’ipotesi, anche se i dati empirici mostrano il contrario.

5. CONCLUSIONE

Questo lavoro si è basato su recenti discussioni sulla razionalità economica degli agenti, per quanto riguarda la scelta ottimale, quando si tratta del processo decisionale economico. Il problema discusso era la produzione scientifica di economisti del 21 ° secolo, basata su un’ipotesi confutata, nel contesto descrittivo della formulazione della scienza economica, quando si tratta di questo argomento.

In primo luogo, il problema individuato, nella prima sezione e sistematizzato, nella sezione seguente, è stato contestualizzato un riferimento teorico per confermare la confutazione dell’HRE degli agenti (consumatori, imprenditori e governo), cioè l’esistenza dell’homo economicus quando si tratta di decisioni reali, della vita quotidiana.

È importante sottolineare che i modelli empirici, basati su questa ipotesi, elaborati dagli economisti, per descrivere la scelta degli agenti, in un processo economico decisionale, non hanno avuto buoni risultati quando si cerca di descrivere la scelta degli esseri umani. Nonostante la comprovata confutazione nell’aspetto descrittivo della produzione scientifica, d’altra parte, l’ipotesi rimane valida per le questioni normative della scienza economica.

Poi è stato discusso (dal punto di vista della corrente utilitaria del pensiero etico) con l’intenzione di valutare la condotta dello scienziato economico del 21 ° secolo, se tale comportamento è una condotta attesa o se si tratta di una deviazione di condotta. Secondo questa corrente, si è concluso che l’atteggiamento (nella produzione scientifica) degli economisti è una deviazione di condotta dal punto di vista etico utilitaristico.

Nel corso dell’analisi della questione etica del comportamento dello scienziato economico, è stato osservato che forse il problema non è tanto la condotta etica deviata da questi economisti. Il problema più grande rivelato (come possiamo vedere nell’ultima sezione) sarebbe l’epistemologia differenziata del TER, che protegge fortemente la costruzione di questo quadro scientifico.

In quest’ultima sezione, secondo gli autori citati, si nota l’esistenza dell’inconfutabilità dell’HRE degli agenti, a causa di questa premessa elaborata a livello quasi meta-teorico, oscurando, secondo gli autori che si sono occupati dell’argomento, la comprensione (su questo punto) e gli atteggiamenti dei ricercatori economici.

Così, l’organizzazione teorica dell’HRE degli agenti (rivelando la suprema esistenza dell’homo economicus) attorno a TER, la cui epistemologia differenziata non consente la confutazione, per evidenza empirica, potrebbe essere stata una forte ragione per cui gli economisti usano ancora questa ipotesi, come se fosse valida, nella produzione scientifica di modelli economici, per quanto riguarda la parte descrittiva delle azioni umane in relazione alla scelta nei processi decisionali dell’economia. Dimostrando la convinzione che, almeno per loro, l’HRE degli agenti, non può essere confutato, ciò che si può fare è, sempre più, specificare meglio i modelli in modo che possano calcolare più accuratamente la massimizzazione del problema della scelta ottimale.

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[1] Master in Economia, Specialista in Diritto Pubblico e Laurea in Economia.

[2] Advisor. Dottorato di ricerca in Economia. Laurea magistrale in Economia. Specializzazione in controllo e finanza. Laurea in Business Administration.

Inviato: ottobre, 2020.

Approvato: novembre 2020.

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